Antigonio
Antigonio è una piccola città dell’antica Siria, situata nei pressi di Antiochia e della valle di Dafne. Nell’Opera è ricordata soprattutto per la proprietà di Lazzaro di Betania, ereditata dal padre Teofilo, e per essere il luogo in cui trovano rifugio i discepoli Sintica e Giovanni di Endor. Attorno a loro si forma una piccola comunità cristiana, indicata nell’Opera di Maria Valtorta come il nucleo originario della futura comunità cristiana di Antiochia.
Abitanti o nativi del luogo
Antigonio è il luogo di rifugio di Sintica, che in seguito si trasferirà ad Antiochia[1], e, per un breve periodo, di Giovanni di Endor, che vi morirà[2].
Gli abitanti di Antigonio presentati nel L’Evangelo come mi è stato rivelato sono prevalentemente i servitori di Lazzaro, incaricati di amministrare e lavorare la sua proprietà di famiglia. All’arrivo della delegazione apostolica nella tenuta “i sudditi del piccolo regno”[3] vengono riuniti per le presentazioni ufficiali. Maria Valtorta descrive così le persone radunate:
Il piccolo popolo di uomini, dalle corte tuniche, dalle mani terrose che sorreggono arnesi di giardinaggio, di donne, di fanciulli d’ogni età, ascolta stupito, poi bisbiglia, infine si inchina profondamente. (EMV 323.7)
A capo della tenuta vi è Tolmai di Antigonio, intendente[4] di Lazzaro e nipote del vecchio Filippo di Antiochia, che era stato il precedente intendente di Teofilo, padre di Lazzaro, Marta e Maria di Betania. Giuseppe di Antiochia, figlio di Filippo, muore prematuramente e Tolmai subentra nell’incarico di intendente dei beni Lazzaro. Mentre la buona Berenice di Antiochia, che era stata l’ancella di Eulcheria e moglie di Giuseppe, aiuta il figlio Tolmai nella gestione della casa di Filippo ad Antiochia.
- Famiglia di Tolmai: è composta dalla moglie Anna e dai quattro figli: Teocheria, primogenita, Giuseppe di Tolmai, Nicolai, che in seguito diventerà discepolo, e Dositeo.
- Famiglia di Dositeo: è composta dalla moglie Ermione di Alessandroscene e dai quattro figli: Lazzaro di Antigonio, primogenito, Erma di Antigonio, Mirtica di Antigonio e Alfeo di Antigonio, ultimogenito ancora lattante.
I servitori addetti alla coltivazione dei campi e alla cura dei fiori nei giardini di Antigonio si distinguono tra israeliti e proseliti[5], convertiti alla fede ebraica da Eucheria madre di Lazzaro, Marta e Maria di Betania.
- Solone e la sua famiglia: Solone figlio di Elateo, originario di Tessalonica, è un proselita che era stato schiavo di un servo di Roma. Eucheria lo prese con sé insieme al padre morente e lo sottrasse al paganesimo. È sposato con Priscilla, già liberta di una romana, ed è padre di Mario, Cornelia e delle gemelle Maria e Martilla. Priscilla è esperta nella preparazione delle essenze.
- Famiglia di Amiclea: Amiclea di Antigonio, figlia di proseliti, appartiene alla comunità dei proseliti di Antigonio. I suoi figli Cassio e Teodoro sono anch’essi proseliti.
- Famiglia di Marcello: Marcello di Antigonio è sposato con Tecla, anch’essa figlia di proseliti. Il dolore di Tecla è la sterilità.
Tra gli altri abitanti presentati da Tolmai vi sono Miriam e Silviano, indicati esplicitamente come due fratelli di Israele della tribù di Neftali, e Elbonide Danita[6] e Simeone giudeo.
Tra i coloni sono infine ricordati Lucio di Antigonio e Plauto di Antigonio, il vecchio pedagogo morto da pochi mesi[7]. Il suo posto sarà preso da Giovanni di Endor, che insegnerà ai fanciulli di Antigonio.
Descrizione
Antigonio era una cittadina a nord-est di Antiochia, lungo il fiume Oronte che viene così descritta:
La cittadina è presto raggiunta. Seppellita nell’ubertosità dei suoi giardini, riparata dalle correnti per le catene di monti che ha intorno, abbastanza lontane per non opprimerla ma abbastanza vicine per proteggerla e per versare su di essa gli effluvi dei suoi boschi di piante resinose ed essenziali, tutta piena di sole, rallegra vista e cuore solo a traversarla. (EMV 323.5)
Ad Antigonio “era la casa abitata da Eucheria e dai suoi figli, allora bambini…”[8]. La famiglia di Lazzaro vi possiede una tenuta agricola ereditata dal padre Teofilo, con una numerosa comunità di servitori che si occupano della gestione dell’azienda:
I giardini di Lazzaro sono al sud della città e sono preceduti da un viale per ora spoglio, lungo il quale sono le case degli addetti ai giardini. Casette basse, ma ben tenute, sulle soglie delle quali si affacciano visi di bimbi e di donne che osservano curiosi e salutano sorridendo. Le razze diverse appaiono nelle diversità dei volti. (EMV 323.6)
Eventi principali
All’inizio del Terzo anno della Vita pubblica di Gesù[9], a causa delle delazioni di Giuda al Sinedrio, il Signore è costretto ad allontanare dal gruppo apostolico i discepoli Sintica e Giovanni di Endor per inviarli lontano, ad Antiochia, dove contribuiranno alla fondazione della prima comunità cristiana in Asia minore[10]. Gli apostoli Pietro, Simone Zelote, Giacomo e Giovanni di Zebedeo, Giacomo di Alfeo e Giuda Taddeo, Andrea e Matteo accompagneranno i due fuggitivi ad Antiochia per via mare, mentre Gesù si ritirerà in preghiera e digiuno[11] per aiutare spiritualmente la buona riuscita della missione[12]. È Gesù stesso, durante la permanenza a Nazaret, prima della dolorosa partenza, a spiegare le modalità del viaggio e le disposizioni da osservare, affidando la missione alla guida di Pietro:
[Dice Gesù:] «Ma parliamo di ciò che dobbiamo fare. Ascoltatemi bene, perché poi ci dovremo lasciare. Partiremo questa sera, a metà della prima vigilia[13]. Partiremo come persone che fuggono… perché sono colpevoli. Invece noi non andiamo a fare del male, non fuggiamo perché lo abbiamo fatto. Ma ce ne andiamo per impedire che altri lo faccia a chi non avrebbe forza di sopportarlo. Partiremo dunque… Andremo per la via di Sefori… E sosteremo in una casa a mezza strada per partire all’alba. È una casa con molti porticati per le bestie. Vi sono pastori amici di Isacco. Li conosco. Mi ospiteranno senza chiedere nulla. Poi dovremo assolutamente raggiungere Jiftael entro sera e sostarvi. […] Al mattino di poi andremo a Tolemaide e ci separeremo. Voi, sotto la guida di Pietro, che è il vostro capo e che dovrete ubbidire ciecamente, anderete per mare fino a Tiro. Là troverete una nave in partenza per Antiochia. Vi salirete dando questa lettera da vedere al padrone della nave. È di Lazzaro di Teofilo. Voi passate per suoi servi, mandati alle sue terre di Antiochia, o meglio ai suoi giardini di Antigonio. Così siete per tutti. Sappiate essere attenti, seri, prudenti e silenziosi. Giungendo ad Antiochia andate subito da Filippo, l’intendente di Lazzaro, al quale darete questa lettera…». (EMV 313.8)
Giunti ad Antiochia e preso contatti con Filippo, l’intendente di Lazzaro, gli otto apostoli si recano ad Antigonio con Sintica e Giovanni di Endor. La bellezza dei giardini di Lazzaro, l’opportunità di poter insegnare come pedagogo e perfino la vista delle gallinelle, che gli ricordano quelle della sua casa, rallegrano l’animo di Giovanni di Endor e lo predispongono ad accettare la separazione dal Maestro e chiede alla compagna di sventura di poter rimanere ad Antigonio:
«Sì, Sintica! Qui! È più bello! Antiochia mi opprime di ricordi…», prega piano Giovanni alla compagna.
Dopo che ciascuno degli otto apostoli ha tenuto un discorso di commiato nella casa di Filippo ad Antiochia, con riuniti “tutti gli uomini di Antigonio”[14], vi è lo straziante addio a Sintica e Giovanni di Endor. Gli apostoli lasciano la città per rientrare in Palestina e riunirsi al Signore.
La missione degli otto apostoli si conclude ad Aczib, che è il luogo del ricongiungimento tra Gesù, dopo circa due settimane trascorse in solitudine e in penitenza, e la delegazione apostolica inviata per la prima volta in una missione lontano dalla Palestina. Gli otto apostoli si riuniscono a Gesù dopo essere rientrati via mare, sbarcando nel porto di Tolemaide e scoprono che Gesù è smagrito e invecchiato perché ha pregato e digiunato in una grotta. “La vostra missione è finita”[15].
Toponimi
Nella tradizione greca: il nome Antigonio deriva dal greco Antigóneia, denominazione formata a partire dal nome personale Antigonos, in riferimento al re macedone Antigono Monoftalmo, che fondò la città nel 307 a.C. Il nome può quindi essere interpretato come “città di Antigono” o “luogo di Antigono”. Nella documentazione latina: il toponimo compare nella forma Antigonia e in forme affini. La città è nota nelle fonti antiche come Antigoneia presso Antiochia, per distinguerla dalle altre città omonime fondate dai sovrani ellenistici.
Antigono Monoftalmo: la città fu fondata nel 307 a.C. da Antigono I Monoftalmo (Monoftalmo, «il Guercio»), in una posizione naturalmente fortificata nei pressi della valle di Dafne. Dopo la sconfitta e la morte di Antigono nella battaglia di Ipso, nel 301 a.C., Seleuco I Nicatore ne dispose la distruzione e trasferì parte degli abitanti nella nuova Antiochia e a Seleucia di Pieria. Il sito continuò tuttavia a essere abitato.
Attualmente: l’esatta ubicazione di Antigonio non è stata identificata con certezza. Le indicazioni riportate nell’Opera la collocano tra Antiochia e la valle di Dafne, a breve distanza da Antiochia; la tradizione degli studi ottocenteschi ha proposto, tra gli altri, il sito di Zeghaïb.
Dove se ne parla nell’Opera?
Volume 4: EMV 285
Volume 5: EMV 313 EMV 314 EMV 322 EMV 323 EMV 324 EMV 325 EMV 328
Volume 7: EMV 461
Per saperne di più su questo luogo
Estratto dal Dizionario geografico dell’Evangelo secondo Maria Valtorta di Jean-François Lavère[16].
Antigonio
Piccola città presumibilmente situata a 7-8 km da Antiochia. Lazzaro vi possiede una proprietà ereditata dal padre Teofilo: “Gli amati giardini della madre mia. Li abbiamo conservati per suo ricordo. Aveva portato in essi le piante dei suoi giardini giudei, dalle essenze rare…”[17].
È qui che trovano rifugio i discepoli Sintica e Giovanni di Endor. La piccola comunità che si costituisce allora attorno a loro è all’origine della fiorente Chiesa di Antiochia.
Fondata nel 307 a.C. dal re macedone Antigono Monoftalmo (il Guercio), in un sito naturalmente fortificato. Alla morte di Antigono, nel 301 a.C., la città fu distrutta da Seleuco e i suoi abitanti furono trasferiti ad Antiochia e a Seleucia di Pieria. La città continuò tuttavia a essere abitata. È menzionata da Lucio Cassio Dione (40, 29, 1-2), che precisa che Antigonio era ancora abitata nel 53 a.C. Le coordinate qui proposte si basano sulle indicazioni di Maria Valtorta: “quel luogo prossimo a Dafne”[18], tra questa città e Antiochia. È esattamente ciò che supponeva Émile Isambert nel 1861, il quale afferma di averne visto i resti a Zeghaïb[19]. L’ubicazione esatta resta da scoprire, a 40 stadi da Antiochia (secondo Libanio di Antiochia, Orazioni, 11, 85).
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- 36° 09’ 15’’ N / 36° 09’ 19’’ E
- +85 m
Note
- ↑ EMV 461.15
- ↑ EMV 461.12
- ↑ EMV 323.7
- ↑ Nel contesto della Palestina del I secolo, l’intendente (dal greco epítropos) era l’amministratore di fiducia di un ricco proprietario terriero o di un sovrano. Sovrintendeva alla gestione delle proprietà, dirigeva il lavoro dei contadini e dei servi, amministrava i raccolti e aveva il compito di far eseguire gli ordini del padrone.
- ↑ Il proselito era il pagano convertito alla religione giudaica e circonciso.
- ↑ L’appellativo “Danita” potrebbe indicare un’appartenenza alla tribù di Dan, una delle dodici tribù d’Israele.
- ↑ Nell’Opera è detto che Plauto è “morto da tre lune”. L’espressione indica approssimativamente tre mesi lunari, cioè circa 88 giorni.
- ↑ EMV 322.6
- ↑ nel primo periodo di 4 mesi
- ↑ EMV 316.4
- ↑ EMV 317
- ↑ EMV 325.4
- ↑ può corrispondere, nei nostri tempi, alle ore sette/otto circa della sera.
- ↑ EMV 324.1
- ↑ [EMV 325.8]
- ↑ Jean-François Lavère, Dictionnaire géographique de l'Évangile d’après Maria Valtorta, Éditions Maria Valtorta, 2017, pag. 42
- ↑ EMV 285.3
- ↑ EMV 323.2
- ↑ Itinéraire descriptif, historique et archéologique de l'Orient, p. 619.