Giovanni di Zebedeo
È uno dei Dodici apostoli e futuro evangelista.
Giovanni di Zebedeo è originario di Betsaida, località situata presso il lago di Galilea. È figlio di Zebedeo, proprietario di un’attività di pesca, e di Maria Salome. Appartiene a una famiglia numerosa, nella quale sono presenti diversi fratelli e sorelle tra i quali Giacomo di Zebedeo, anche egli apostolo di Gesù. Una parte della parentela risiede inoltre a Gerusalemme, circostanza che contribuisce a spiegare la familiarità di Giovanni con il sommo sacerdote Anna. Ciò permette a Giovanni, durante la Passione, di entrare nel palazzo del sommo sacerdote e di introdurre anche Pietro[1].
Insieme al fratello Giacomo, viene soprannominato “figlio del tuono”[2] da Gesù, a causa del suo carattere impetuoso:
Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè «figli del tuono» (Mc 3,17)
Lo dimostra quando, dopo essere stati respinti da un villaggio samaritano, propone insieme al fratello di far scendere un fuoco dal cielo sul villaggio ribelle[3].
Giovanni occupa un posto particolarmente vicino a Gesù nel gruppo degli apostoli ed è tradizionalmente identificato con il “discepolo che Gesù amava”, figura anonima che compare più volte nel Vangelo secondo Giovanni.
[Dice Gesù:] È il mio prediletto? Sì. Ma non ha anche questa somiglianza con Me? Puro, amoroso, ubbidiente, ma anche umile. Io mi specchiavo in lui e vedevo in lui le virtù mie. Lo amavo perciò come un secondo Me. Vedevo su lui lo sguardo del Padre che lo riconosceva un piccolo Cristo. E mia Madre mi diceva: “In lui io sento un secondo figlio. Mi par di vedere Te, riprodotto in un uomo”.
Oh! la Piena di Sapienza come ti ha conosciuto, o mio diletto! E i due azzurri dei vostri cuori di purezza si sono fusi in un unico velario per farmi protezione d’amore, e un solo amore sono divenuti, prima ancora che Io dessi la Madre a Giovanni e Giovanni alla Madre. S’erano amati perché s’erano riconosciuti simili: figli e fratelli del Padre e del Figlio». (EMV 49.11)
Questo discepolo è presente nell’Ultima Cena, ai piedi della croce e presso il sepolcro vuoto; nel racconto della pesca sul lago di Tiberiade è inoltre il primo a riconoscere nel Risorto il Signore.
La tradizione cristiana lo identifica anche con l’autore del Quarto Vangelo e lo associa alle tre lettere attribuite a Giovanni e all’ultimo libro della Sacra Bibbia: l’Apocalisse o Rivelazione.
Carattere ed aspetto fisico
Nel L’Evangelo come mi è stato rivelato, la giovane età di Giovanni di Zebedeo contribuisce a mettere in risalto la sua purezza, la dolcezza e la spontaneità. Già nel Primo anno della Vita pubblica[4] la Beata Vergine Maria lo considera un angelo:
Poi, a bruciapelo, le chiede: «Mamma, hai visto i discepoli? Che ne pensi?».
Maria, che sta per portare alla bocca il terzo fico, alza il capo, sospende il gesto, trasale, guarda Gesù.
«Che ne pensi, ora che te li ho mostrati tutti?», incalza Gesù.
«Credo che ti amino e che potrai ottenere da loro molto. Giovanni… amalo Giovanni come Tu sai amare. È un angelo. Io sono in pace quando penso che è con Te». (EMV 101.2)
Maria Valtorta lo descrive fisicamente come un giovane uomo appena formato, con occhi azzurro scuro e capelli biondo-castani portati lunghi, secondo l’uso galileo:
Giovanni, tanto nella visione di ieri come oggi, è tutt’affatto giovanetto. Un volto roseo e imberbe di uomo appena fatto, e biondo per giunta. Perciò non un segno di baffi o di barba, ma solo il rosato delle guance liscie e delle rosse labbra e la luce ridente del suo bel sorriso e dello sguardo puro, non tanto per il suo colore di turchese cupa, quanto per la limpidità dell’anima vergine che vi traspare. I capelli biondo castani, lunghi e soffici, ondeggiano nel passo, veloce quasi quanto una corsa. (EMV 49.1)
La sua statura è modesta poiché Gesù “è più alto di lui di tutto il collo e il capo”[5]. La sua fisionomia giovanile è completata da “il suo sorriso di eterno fanciullo buono”[6], da uno sguardo limpido e ridente e da una voce gioiosa:
[Scrive Maria Valtorta:] Ho sempre notato la luminosità che sembra accendersi dove è Giovanni. Il suo sorriso così dolce, franco, di fanciullo, il suo occhio limpido e ridente come un bel cielo d’aprile, la sua voce gioconda nel saluto affettuoso ai compagni, sono come un raggio di sole o un arcobaleno di pace. (EMV 553.2)
La dolcezza e la purezza non escludono tuttavia in Giovanni un carattere impetuoso. Al contrario, egli manifesta talvolta una forte reattività, soprattutto quando ritiene che qualcuno abbia offeso Gesù o la sua missione. Proprio il suo temperamento, condiviso dal fratello Giacomo di Zebedeo, è all’origine del soprannome Boanèrghes, “Figli del tuono”, attribuito loro da Gesù[7]:
Gesù si pone tra i due, li afferra alle braccia per trattenerli e dice: «Ma uditeli! Ed Io, che ho predicato per tanto tempo? Oh! sorpresa delle sorprese! Anche Giovanni, la mia colomba, mi è divenuto sparviero! Guardatelo, voi, come è brutto, torbo, rabbuffato, svisato dall’odio. Oh! vergogna! E vi stupite se dei fenici restano indifferenti, se degli ebrei sono astiosi, se dei romani mi intimano lo sfratto, quando voi, i primi, non avete ancora capito niente dopo due anni che siete con Me, quando voi siete fatti di fiele per l’astio che avete in cuore, quando voi mettete fuori dai vostri cuori la mia dottrina d’amore e perdono, la sfrattate come cosa stolta e accogliete come buona alleata la violenza! Oh! Padre santo! Questa sì che è una sconfitta! Invece di essere come tanti sparvieri arrotanti rostro e unghioni, non sarebbe meglio foste angeli oranti il Padre di dare conforto al Figlio suo? Quando mai si è visto che un temporale faccia del bene colle sue folgori e le sue grandinate? Ebbene, a ricordo di questo vostro peccato contro la carità, a ricordo di quando ho visto affiorare sul vostro viso l’animale-uomo al posto dell’uomo-angelo che voglio sempre vedere in voi, vi soprannominerò “i figli del tuono”».
Gesù è semiserio mentre parla ai due infiammati figli di Zebedeo. Ma il suo rimprovero non dura davanti al loro pentimento, e con viso luminoso di amore se li stringe al cuore dicendo: «E mai più brutti così. E grazie del vostro amore». (330.3)
La sua impetuosità emerge anche durante il viaggio attraverso la Samaria. Dopo che Gesù e i suoi discepoli vengono respinti dal villaggio samaritano di Tersa, Giovanni e Giacomo propongono di invocare il fuoco dal cielo contro gli abitanti ribelli[8]. L’episodio mostra quanto il giovane apostolo sia ancora chiamato a trasformare il proprio temperamento ardente in una forma più alta di amore e di misericordia:
Ma Giacomo e Giovanni di Zebedeo, che si sono parlati fitto fitto, là, un poco avanti degli altri, tornano indietro e dicono: «Maestro, se Tu per la tua perfezione d’amore non vuoi ricorrere al castigo, vuoi che noi lo si faccia? Vuoi che diciamo al fuoco del Cielo di discendere e consumarli questi peccatori? Tu ci hai detto che tutto possiamo di ciò che chiediamo con fede e…».
Gesù, che camminava un poco curvo, come stanco, si raddrizza di scatto e li fulmina con due sguardi che balenano alla luce della luna. I due arretrano, tacendo impauriti davanti a quello sguardo. Gesù, sempre fissandoli così, dice: «Voi non sapete di quale spirito siete. Il Figlio dell’uomo non è venuto a perdere le anime, ma a salvarle. Non ricordate ciò che vi ho detto? Ho detto nella parabola[9] del grano e del loglio: “Lasciate per ora che il grano e il loglio crescano insieme. Perché, a volerli separare ora, rischiereste di sbarbare col loglio anche il grano. Lasciateli perciò sino alla mietitura. Al tempo della messe dirò ai mietitori: raccogliete ora il loglio e legatelo in fasci per bruciarlo, e riponete il buon grano nel mio granaio”».
Gesù ha già temperato il suo sdegno verso i due che, per una ira suscitata da amore per Lui, chiedevano di punire quelli di Tersa e che ora stanno a capo basso davanti a Lui. (575.8)
Proprio l’amore diventa, infatti, il centro della sua maturazione spirituale. Giovanni confida a Gesù il desiderio di chiedere al Padre di farne un uomo capace soltanto di amare e questo desiderio raggiunge una particolare intensità nel rapporto con Giuda Iscariota. Giovanni è disposto a rinunciare a ciò che gli è più caro pur di ottenere la salvezza dell’anima del compagno, mostrando così come la sua impulsività venga progressivamente trasformata in una carità capace di sacrificio:
«Non ti accasciare così, Maestro. Pensa a quanti peccatori, induriti nel peccato, sono tornati buoni. Così farà Giuda. Oh! Tu lo salverai certo! Questa notte la passerò in orazione per questo. Dirò al Padre di fare di me uno che sa solo amare, non voglio più che questo. Sognavo di dare la vita per Te o di fare brillare la tua potenza attraverso alle mie opere. Ora non più di questo. Rinuncio a tutto, scelgo la vita più umile e comune e chiedo al Padre di dare tutto il mio a Giuda… per farlo contento… e perché così si volga alla santità… ». (EMV 356.6)
La sua sensibilità verso Gesù e verso Maria emerge con particolare forza durante la Passione. Tornando dal sepolcro, Giovanni incontra Elchia, membro del Sinedrio, che rivolge parole ingiuriose contro la Beata Vergine Maria. L’apostolo reagisce con la sua consueta irruenza, aggredendo l’uomo e intimandogli di chiederle perdono:
Elchia fugge e va a urtare contro le donne. Comprende e dice un atroce insulto a Maria.
Giovanni non fa parola. Con un balzo di pantera gli si avvinghia e l’atterra e, tenendolo premuto coi ginocchi, le mani intorno al collo, gli dice: «Chiedile perdono o ti strozzo, demonio». E non lo lascia altro che quando l’altro, premuto e mezzo strangolato dalle mani di Giovanni, non arrangola: «Perdono». (EMV 611.10)
La scena mostra ancora una volta la duplice dimensione del carattere di Giovanni nell’Opera: un giovane di straordinaria purezza e dolcezza, ma anche ardente e impulsivo, la cui maturazione consiste nel trasformare questa forza naturale in amore, fedeltà e capacità di sacrificio.
Percorso apostolico
Nel L’Evangelo come mi è stato rivelato di Maria Valtorta, Giovanni di Zebedeo è il primo dei discepoli a riconoscere Gesù e a seguirlo. Al momento del loro primo incontro ha circa vent’anni. Giovanni è ancora discepolo di Giovanni Battista e si trova presso il Giordano insieme al fratello Giacomo di Zebedeo e ad Andrea. Dopo il ritorno di Gesù dal deserto[10], dove ha trascorso quaranta giorni, è proprio Giovanni a riconoscerlo e a proclamarlo come “l’Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo”:
[Dice Gesù:] «Ma chi sei?».
«Giovanni di Zebedeo sono, e questo è Giacomo mio fratello. Siamo di Galilea. Pescatori siamo. Ma siamo pure discepoli di Giovanni. Egli ci diceva parole di vita e noi lo ascoltavamo, perché vogliamo seguire Dio e con la penitenza meritare il suo perdono, preparando le vie del cuore alla venuta del Messia. Tu lo sei. Giovanni l’ha detto, perché ha visto il segno della Colomba posarsi su Te. A noi l’ha detto: “Ecco l’Agnello di Dio”. Io ti dico: Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, dàcci la pace, perché non abbiamo più chi ci guidi e l’anima è turbata». (EMV 47.2)
Dopo aver parlato con Gesù, Giovanni gli chiede insieme agli altri discepoli di poterlo seguire: “Lasciaci venire con Te, Maestro. Mostraci dove abiti”[11]. Da quel momento inizia il suo percorso alla sequela di Cristo.
Insieme al fratello Giacomo e all’apostolo Pietro, Giovanni assiste alla risurrezione della figlia di Giairo[12], è testimone della Trasfigurazione di Gesù[13] e alla sua agonia nell’orto del Getsemani[14]. E come gli altri apostoli, è presente all’Ultima Cena[15], è testimone della Risurrezione[16], dell’Ascensione[17] e della Pentecoste[18]. Al momento dell’arresto di Gesù non fugge come la maggior parte degli apostoli[19] ma segue il Maestro lungo tutta la dolorosa Passione fino alla Morte in Croce.
Dopo la chiamata e l’elezione tra i Dodici apostoli[20], Giovanni manifesta precocemente le proprie qualità apostoliche. È tra i primi discepoli a predicare per incarico di Gesù e sviluppa il tema dell’amore rivelato in Cristo[21].
Nell’Opera gli viene attribuito anche il primo miracolo compiuto da un apostolo nel nome di Gesù: presso Jabnia, segretamente, Giovanni guarisce un uomo morente mediante l’unzione e la preghiera[22]. Gesù presenta questo episodio come un gesto compiuto “per amore”:
[Dice Gesù:] «Giovanni presso Jabnia fece miracolo per amore, guarendo un morente con l’ungerlo pregando». (EMV 259.11)
A proposito di Giovanni, Gesù dice a Maria Valtorta:
«L’apostolo di Pietro, e perciò il primo degli apostoli miei, fu Giovanni. Primo nel riconoscermi, primo nel rivolgermi la parola, primo nel seguirmi, primo nel predicarmi.». (EMV 49.9)
Durante la Passione e Morte di Gesù, Giovanni dimostra un coraggio particolare:
[Dice Gesù:] «Quando fui arrestato, apostoli e discepoli, che avevano saputo seguirmi giurandomi fedeltà fino alla frazione del pane, fuggirono. Soltanto due mi seguirono. Giovanni l’amoroso e Pietro l’impulsivo. Però Pietro[23], come tutti gli impulsivi, franse il suo impeto davanti al primo scoglio della difficoltà e della paura e si fermò alla porta. Giovanni, il tutto amore, sfidò tutto e tutti ed entrò.
Vi fu più coraggio in Giovanni in quell’attimo che in tutto il resto della sua vita». (Q43, 14 giugno)
È presente al momento della cattura di Gesù e, insieme a Pietro, entra nel cortile del sommo sacerdote durante il processo[24]. Dopo aver ricevuto la notizia della condanna, raggiunge la Vergine Maria[25] e la accompagna lungo la Via dolorosa rimanendo accanto a lei durante la salita al Calvario[26] e ai piedi della Croce[27]. Giovanni, infatti, è l’unico dei Dodici apostoli a seguire il Maestro fino ai piedi della Croce. Secondo il racconto dell’Opera, Gesù morente gli affida la propria Madre[28], che Giovanni accoglie da quel momento nella propria vita, assumendo nei suoi confronti il ruolo di figlio. Insieme a Maria, ai familiari, ai discepoli e alle donne fedeli, assiste alla deposizione di Gesù dalla Croce e partecipa alla sua sepoltura.
La domenica della Risurrezione, Giovanni corre al sepolcro insieme a Pietro. Entrato nel sepolcro vuoto “vide e credette”[29].
Giovanni rimane accanto alla Madonna e si stabiliscono a Gerusalemme, nella casa dell’orto del Getsemani donata da Lazzaro di Betania. Nell’Opera valtortiana assiste, molti anni più tardi, alla Dormizione e Assunzione in Cielo della Beata Vergine Maria.
Origine del suo nome
Giovanni deriva dall’ebraico Yochanan, attraverso il greco Ioànnes, e significa “Il Signore ha fatto grazia”, “Il Signore è stato benevolo” oppure “Il Signore ha mostrato il suo favore”. È un nome di origine teoforica[30], molto diffuso nella tradizione biblica ebraica e successivamente nella tradizione cristiana.
Il nome è già attestato nella tradizione biblica ebraica[31] e compare nel Nuovo Testamento in particolare nella figura di San Giovanni Battista.
Dove lo incontriamo nell’Opera?
Preparazione alla vita pubblica: EMV 45
La chiamata dei primi apostoli: EMV 47 EMV 47 EMV 48 EMV 49 EMV 49 EMV 50 EMV 51 EMV 52 EMV 53 EMV 54 EMV 55 EMV 56
Inizio dell’apostolato in Galilea: EMV 57 EMV 60 EMV 58 EMV 61 EMV 62 EMV 64 EMV 65
Viaggio apostolico in Giudea: EMV 70 EMV 70 EMV 71 EMV 72 EMV 73 EMV 74 EMV 75 EMV 76 EMV 77 EMV 78 EMV 79 EMV 80 EMV 81 EMV 82 EMV 83 EMV 85 EMV 86
La scelta degli ultimi apostoli: EMV 87 EMV 88 EMV 89 EMV 90 EMV 91 EMV 92 EMV 93 EMV 94 EMV 95 EMV 96 EMV 97
Alla ricerca dei Pastori della Natività: EMV 98 EMV 99 EMV 100 EMV 101 EMV 102 EMV 103 EMV 104 EMV 105 EMV 108 EMV 109
In Giudea prima della vita comunitaria: EMV 110 EMV 111 EMV 112 EMV 113 EMV 114 EMV 115 EMV 116 EMV 117 EMV 118
I Discorsi dell’Acqua Speciosa: EMV 119 EMV 120 EMV 121 EMV 122 EMV 123 EMV 124 EMV 125 EMV 126 EMV 127 EMV 128 EMV 129 EMV 130 EMV 131 EMV 132
La festa delle Encenie: EMV 133 EMV 134 EMV 135 EMV 136 EMV 137 EMV 138 EMV 139 EMV 140 EMV 141 EMV 142
In Samaria: EMV 143 EMV 144 EMV 145 EMV 146 EMV 147 EMV 149
Le donne discepole: EMV 152 EMV 153 EMV 154 EMV 156 EMV 157 EMV 158
L’elezione dei Dodici ad apostoli: EMV 159 EMV 160 EMV 161 EMV 162 EMV 164 EMV 165 EMV 166
I Discorsi della Montagna: EMV 169 EMV 170 EMV 171 EMV 172 EMV 173 EMV 174 EMV 176
Apostolato in Galilea: EMV 180 EMV 181 EMV 182 EMV 183 EMV 184 EMV 185 EMV 185 EMV 186
In viaggio verso Gerusalemme per la Pasqua: EMV 187 EMV 188 EMV 189 EMV 190 EMV 191 EMV 192 EMV 193 EMV 194 EMV 195 EMV 196 EMV 197 EMV 198 EMV 199 EMV 200 EMV 201 EMV 202 EMV 203
Apostolato in Giudea: EMV 204 EMV 205 EMV 206 EMV 206 EMV 207 EMV 208 EMV 210 EMV 211 EMV 212 EMV 212 EMV 214 EMV 215
Apostolato in Filistea: EMV 216 EMV 217 EMV 218 EMV 219 EMV 220 EMV 221 EMV 222 EMV 223 EMV 224 EMV 225
La conversione di Maria Madddalena: EMV 228 EMV 230 EMV 231 EMV 232 EMV 233 EMV 235 EMV 236 EMV 237 EMV 239 EMV 240 EMV 241 EMV 242 EMV 243 EMV 244 EMV 247 EMV 248 EMV 249 EMV 250 EMV 251 EMV 252 EMV 253 EMV 254 EMV 255
Invio degli apostoli e dei discepoli in missione: EMV 256 EMV 257 EMV 258 EMV 259 EMV 260 EMV 261 EMV 262 EMV 265 EMV 268 EMV 269 EMV 270 EMV 271 EMV 272 EMV 273 EMV 274 EMV 274 EMV 275 EMV 276 EMV 277 EMV 278 EMV 280
Viaggio nei territori Oltre Giordano: EMV 281 EMV 284 EMV 285 EMV 286 EMV 287 EMV 288 EMV 289 EMV 290 EMV 291 EMV 292 EMV 293 EMV 294 EMV 295 EMV 296 EMV 297 EMV 298 EMV 299 EMV 300 EMV 301 EMV 302
Fine del secondo anno di Vita pubblica: EMV 303 EMV 312
La missione degli apostoli ad Antiochia: EMV 313 EMV 314 EMV 315 EMV 316 EMV 318 EMV 319 EMV 320 EMV 321 EMV 322 EMV 323 EMV 324 EMV 325 EMV 326
Ai confini della Fenicia: EMV 327 EMV 328 EMV 329 EMV 330 EMV 331 EMV 332 EMV 333 EMV 334 EMV 335 EMV 336 EMV 338 EMV 339 EMV 340 EMV 341 EMV 342 EMV 343 EMV 344 EMV 345 EMV 346 EMV 347
La Transfigurazione sul monte Tabor e il discorso sul Pane del Cielo: EMV 348 EMV 349 EMV 350 EMV 351 EMV 352 EMV 353 EMV 354 EMV 355 EMV 356 EMV 357 EMV 358 EMV 359 EMV 360 EMV 361 EMV 362 EMV 363
La penultima Pasqua: EMV 364 EMV 365 EMV 366 EMV 367 EMV 368 EMV 369 EMV 370 EMV 371 EMV 372 EMV 374 EMV 375 EMV 376 EMV 377 EMV 378
In Giudea: EMV 379 EMV 380 EMV 381 EMV 382 EMV 383 EMV 384
Addio in Giudea: EMV 386 EMV 387 EMV 388 EMV 389 EMV 390 EMV 391 EMV 392 EMV 393 EMV 394 EMV 397 EMV 398 EMV 399 EMV 402 EMV 403
La Piana di Saron: EMV 404 EMV 405 EMV 406 EMV 407 EMV 408 EMV 410 EMV 411 EMV 412
Pentecoste, Decapoli e Piana di Esdrelon: EMV 413 EMV 414 EMV 415 EMV 416 EMV 417 EMV 418 EMV 419 EMV 420 EMV 421 EMV 422 EMV 423 EMV 424 EMV 425 EMV 426 EMV 427 EMV 428 EMV 429 EMV 430 EMV 431 EMV 432
Estate a Nazaret: EMV 435 EMV 436 EMV 440 EMV 441 EMV 443 EMV 444 EMV 445 EMV 446 EMV 447 EMV 448 EMV 449 EMV 450 EMV 451 EMV 452 EMV 453 EMV 454 EMV 455 EMV 456 EMV 457 EMV 458 EMV 459 EMV 460 EMV 461 EMV 462 EMV 463 EMV 464 EMV 464 EMV 465
In siro-fenicia: EMV 466 EMV 467 EMV 469 EMV 470 EMV 471 EMV 475 EMV 473 EMV 474 EMV 475 EMV 476 EMV 477 EMV 478 EMV 479
In viaggio verso Gerusalemme: EMV 480 EMV 481
La festa dei Tabernacoli: EMV 488 EMV 489 EMV 494 EMV 494
A Moab e in Giudea: EMV 496 EMV 497 EMV 498 EMV 499 EMV 500 EMV 503 EMV 504 EMV 508 EMV 511 EMV 514 EMV 515 EMV 517 EMV 520 EMV 524 EMV 525
La festa della Dedicazione: EMV 527 EMV 528 EMV 529 EMV 532 EMV 535 EMV 538 EMV 539 EMV 540
Morte e resurrezione di Lazzaro: EMV 547 EMV 550
Esilio in Samaria: EMV 551 EMV 552 EMV 553 EMV 554 EMV 557 EMV 559 EMV 560 EMV 565 EMV 566 EMV 567 EMV 568 EMV 571 EMV 574 EMV 575 EMV 576
Preparazione alla Passione: EMV 577 EMV 582 EMV 584 EMV 586 EMV 601 EMV 106 EMV 587
La Settimana Santa: EMV 589 EMV 590 EMV 593 EMV 594 EMV 595 EMV 596 EMV 597 EMV 598 EMV 599
Passione e Morte: EMV 600 EMV 602 EMV 604 EMV 604 EMV 605 EMV 607 EMV 608 EMV 609 EMV 611
Domenica di Resurrezione: EMV 616 EMV 616 EMV 619 EMV 625 EMV 626
Dalla Resurrezione all’Ascensione: EMV 628 EMV 629 EMV 630 EMV 631 EMV 632 EMV 633 EMV 635 EMV 636 EMV 638
Fine del ciclo messianico: EMV 639 EMV 640 EMV 641 EMV 642 EMV 643 EMV 644 EMV 646 EMV 647 EMV 648 EMV 649 EMV 650 EMV 651
Per saperne di più su questo personaggio
Questo paragrafo è parzialmente estratto dal volume in lingua francese: Dizionario dei personaggi dell’Evangelo secondo Maria Valtorta[32]:
Giovanni di Zebedeo
Ultimo sopravvissuto degli apostoli, sarebbe stato arrestato a Efeso nel 95 d.C. e condotto in catene a Roma, per ordine dell’imperatore Domiziano. Condannato a essere immerso in un calderone di olio (o di acqua) bollente, ne sarebbe uscito miracolosamente illeso. Fu esiliato nell’isola di Patmos[33].
Secondo Ireneo di Lione, qui avrebbe scritto l’Apocalisse, per poi tornare a Efeso, dove sarebbe morto in età molto avanzata, sotto l’imperatore Traiano, intorno al 101-104 d.C. Secondo l’abate Migne, aveva 94 anni. Sarebbe quindi nato intorno all’anno 7 e avrebbe avuto circa vent’anni all’inizio della vita pubblica di Gesù[34].
Giovanni evangelista è considerato autore del quarto Vangelo e di una delle lettere. La paternità dell’Apocalisse e delle altre due lettere è stata contestata da alcuni esegeti, che le hanno attribuite a Giovanni il Presbitero. Papa Benedetto XVI, nel suo libro Gesù di Nazaret, accenna a questo dibattito senza tuttavia respingerlo categoricamente. La maggioranza degli esegeti gli attribuisce comunque la totalità di queste opere, mentre un gruppo consistente lo considera l’ispiratore o il primo redattore dell’Apocalisse.
Anche le circostanze della sua morte sono oggetto di discussione. Sant’Ippolito, teologo del III secolo, riteneva che fosse stato assunto in cielo come Enoch ed Elia[35]. Si basava sul versetto: “Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto”[36].
Ireneo di Lione (II secolo) lo riteneva morto di morte naturale. Il Menologio greco colloca invece la sua morte alle calende di ottobre[37]. Altri, come san Gregorio di Nissa (IV secolo) e san Giovanni Crisostomo (anch’egli del IV secolo), lo ritenevano martire. Si basavano in particolare sulla promessa fatta ai due figli di Zebedeo, secondo la quale avrebbero bevuto alla coppa dalla quale Gesù stesso avrebbe bevuto[38].
Nell’Opera di Maria Valtorta, Gesù insiste sulla traduzione di questa frase[39]. Quasi tutte le Bibbie francesi[40] riportano “bere la coppa”. Numerosi autori, tuttavia, commentano effettivamente il testo scrivendo “alla coppa”. Maria Valtorta opta per quest’ultima interpretazione: Gesù predice che tutti gli apostoli subiranno il martirio, ad eccezione di uno solo: Giuda, che si impiccherà[41]. Giovanni può dunque aver subito il martirio senza morirne direttamente.
Eusebio di Cesarea riferisce che a Efeso vi erano due tombe venerate: quella dell’apostolo Giovanni e quella di Giovanni il Presbitero[42]. La Basilica di San Giovanni a Efeso conserva ancora oggi la tomba di “Giovanni il Teologo (l’Evangelista)”.
Note
- ↑ Cfr. Gv 18,15
- ↑ in aramaico: Boanèrghes
- ↑ EMV 575.7
- ↑ nel terzo periodo di 4 mesi
- ↑ EMV 590.5
- ↑ EMV 212.8
- ↑ Vangelo di Marco: Mc 3,17
- ↑ Vangelo di Luca: Lc 9,51-56
- ↑ parabola, che è in EMV 181.3-4.
- ↑ Vangelo di Matteo: Mt 4,1-11; Vangelo di Marco: Mc 1,12-13; Vangelo di Luca: Lc 4,1-13
- ↑ EMV 47.3
- ↑ EMV 230.5
- ↑ EMV 349.2
- ↑ EMV 602.9
- ↑ EMV 600
- ↑ EMV 627 EMV 629
- ↑ EMV 638.16-23
- ↑ EMV 640
- ↑ EMV 621.3
- ↑ EMV 165.8
- ↑ EMV 166.8
- ↑ EMV 222
- ↑ nel racconto di Matteo 26,58; Marco 14,54; Luca 22,54-55; Giovanni 18,15-16
- ↑ EMV 604.9
- ↑ EMV 607
- ↑ EMV 608.11
- ↑ EMV 609.8
- ↑ EMV 609.15
- ↑ Vangelo di Giovanni: Gv 20,8
- ↑ Un nome teoforico (dal greco antico theophoros, “portatore di Dio”) è un nome proprio che contiene il nome di una divinità. La sua funzione originaria era quella di invocare la protezione del dio sulla persona o di consacrarla alla divinità stessa.
- ↑ tra cui Giovanni figlio di Eliasìb in Esdra 10,6; Giovanni figlio di Elisama in 1 Cronache 12,5; Giovanni figlio di Karèach in Geremia 40,13
- ↑ Dictionnaire des personnages de l'évangile selon Maria Valtorta, di mons. René Laurentin, François-Michel Debroise, Jean-François Lavère, Éditions Salvator, 2012.
- ↑ Tertulliano, Trattato contro gli eretici, 36; Girolamo di Stridone, Matteo, XX, a3; Contro Gioviniano, I, 26; Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica, VI, 5.
- ↑ Abate Migne, Dizionario agiografico, 1850.
- ↑ Sant’Ippolito, De consummatione mundi.
- ↑ Vangelo di Giovanni: Gv 21,23
- ↑ Léon Morery, Grande dizionario storico, 1692, volume 3, p. 208.
- ↑ Vangelo di Matteo: Mt 20,22-23; Vangelo di Marco: Mc 10,38-39
- ↑ EMV 577.11
- ↑ Émile Osty, Bibbia TOB (Traduction Oecuménique de la Bible), Louis Segond, David Martin
- ↑ EMV 605
- ↑ Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica, III, § 39, 4-6.