Pietro

Da Wiki Maria Valtorta.
Simone di Giona
Simon Pietro, di Lorenzo Ferri dal volume “Valtorta and Ferri

È un galileo di Betsaida. Si chiama Simone, ma Gesù lo soprannomina “Pietro” (Kefa in aramaico). È figlio di Giona, già deceduto al tempo della vita pubblica di Gesù. Della madre non si conosce il nome. Ha un solo fratello noto, Andrea. Pietro è sposato con Porfirea e non ha figli.

Carattere ed aspetto fisico

Simone di Giona
Simon Pietro, di Lorenzo Ferri dal volume “Valtorta and Ferri

Pietro è basso e tarchiato, con “la voce un poco rauca”[1]. Maria Valtorta lo descrive così:

Ugualmente con capelli corti, ma di un color pepe e sale, perché con diversi capelli bianchi fra il nero, è Pietro. Pare dai 45 anni in là. Basso e muscoloso. (Q44, 2 gennaio)

I suoi occhi sono espressivi e “un poco bovini”[2]mentre le sue mani, grosse e corte, hanno le vene in evidenza. È “un grande, un vecchio bambino!”[3], gli dice affettuosamente Gesù.

Pietro è loquace e piuttosto impulsivo: riesce a dominarsi solo compiendo grandi sforzi su sé stesso. Ciò è particolarmente vero nei confronti di Giuda, che ha il dono di farlo innervosire[4].

È schietto: “quel che penso dico, quel che ho in cuore ho sul labbro”[5] è una delle sue massime. La sua prontezza di spirito sfiora talvolta l’impertinenza: “Bada che mi sveglio, e sono come il lago. Dalla bonaccia alla tempesta non ci tengo che un attimo”[6]. Non nasconde i propri errori:

«Ah! no! Un sotterfugio al Maestro non lo faccio. Ho sbagliato. Merito il rimprovero. E subito. Non avrò pace se non confesso a Lui il mio errore». (EMV 441.3)

È curioso e scaltro, e questo talvolta diverte Gesù[7]. Pietro è concreto e sveglio, ma è anche un uomo dal cuore generoso[8].

È autoritario e talvolta prepotente, suo fratello Andrea ha infatti preso l’abitudine di farsi da parte davanti a lui[9]. Pietro è facilmente intransigente, la stessa Vergine Maria dice a Gesù che “Simone è buono, ma dolce no. È impulsivo e intransigente”[10].

La Vergine Maria, alla quale Gesù chiede le sue impressioni sugli apostoli, lo definisce così:

«Anche Pietro… è buono. Più duro perché più vecchio, ma schietto e convinto». (EMV 101.2)

Percorso apostolico

Simone di Giona
Simon Pietro, di Lorenzo Ferri dal volume “Valtorta and Ferri

È il quarto apostolo chiamato da Gesù insieme al fratello Andrea[11].

Insieme agli apostoli Giacomo e Giovanni di Zebedeo assiste alla risurrezione della figlia di Giairo[12], è testimone della Trasfigurazione di Gesù[13] e alla sua agonia nell’orto del Getsemani[14]. E come gli altri apostoli, è presente all’Ultima Cena[15], è testimone della Risurrezione[16], dell’Ascensione[17] e della Pentecoste[18].

Pietro si impone fin dall’inizio e interviene spesso. Commenta gli avvenimenti, prende iniziative, distribuisce i compiti. Il suo carattere schietto e senza mezzi termini si accorda male sia con gli interventi di Giuda sia con quelli dei farisei più o meno ostili: gli scontri sono numerosi, ma egli impara progressivamente a dominarsi seguendo le raccomandazioni di Gesù[4].

Chiamato a frequenti spostamenti, si trasferisce da Betsaida a Cafarnao, città natale di sua moglie Porfirea, che in questo modo potrà rimanere vicina alla propria famiglia. Il trasferimento offre alla suocera l’occasione di riprendere la litania dei rimproveri rivolti al genero, al quale attribuisce ogni sorta di difetto[19]. Il trasferimento a Cafarnao coinvolge anche Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, anch’essi apostoli. La permanenza, tuttavia, non dura a lungo: la convivenza tra genero e suocera si rivela troppo difficile. La famiglia torna quindi a stabilirsi a Betsaida.

L’istinto paterno di Pietro soffre per il fatto di non avere figli. Per questo è colmo di gioia quando, grazie all’intercessione della Beata Vergine Maria, diviene padre adottivo di Marziam[10], un giovane orfano che Gesù nomina a capo dei discepoli bambini[20].

Dopo l’elezione dei dodici apostoli, Gesù mette progressivamente Pietro nella condizione di assumere il ruolo di guida degli apostoli. Questo ruolo viene spontaneamente riconosciuto da tutti gli apostoli, ad eccezione di Giuda. Pietro, tuttavia, non si sente sicuro di sé in questa funzione, nonostante vi eccella.

Gesù sottolinea le sue qualità: il mestiere di pescatore gli ha dato quelle doti che Gesù utilizzerà per farne un “pescatore di uomini”[21]: la costanza, il coraggio, la vigilanza e la forza.

Gesù gli posa una mano sulla spalla e lo scuote guardandolo con affetto e con ammirazione, vera ammirazione di tanta semplicità, e dice: «E ti pare poco, Simon Pietro? Hai tutto quanto serve ad essere la mia “pietra”. Nulla va messo, nulla va tolto. Sarai il nauta eterno, Simone. E a chi verrà dopo di te dirai: “Occhio alla polare: Gesù. Mano ferma al timone, forza, coraggio, costanza, attenzione, sgobbare senza risparmio, avere occhio a tutto, e sapere stare ritti anche su onde agitate… ”». (EMV 132.7)

Gesù riconosce a Pietro i suoi sacrifici di apostolo:

[Dice Gesù:] «Senti, Simone. Giacché tu solo eri qui, di quanto è accaduto Io e te soli dobbiamo saperlo. Mi intendi?».

«Sì, Maestro. Non parlerò con nessuno dei compagni».

«Quanti sacrifici, non è vero, Simone?».

«Sacrifici? Quali? Qui si sta bene. Abbiamo il necessario».

«Sacrifici di non chiedere, di non parlare, di sopportare Giuda… di stare lontano dal tuo lago… Ma di tutto Dio ti darà compenso». (EMV 545.7)

Ciò non impedisce a Pietro di vivere con profonda umiltà il momento in cui Gesù gli affida, dopo di lui, la guida della Chiesa nascente[22]. Le sue lacrime esprimono molti sentimenti umili e buoni: sotto quel pianto si sgretola progressivamente “l’antico Simone”, lasciando emergere sempre più chiaramente il Pietro destinato a essere il “pontefice della Chiesa di Cristo”[23].

Quando alza il viso, timido e confuso, Pietro non trova parole per esprimere ciò che sente e, per promettere tutto al nuovo ministero, getta le braccia al collo di Gesù e lo bacia. Dal volto, dagli occhi e dal sorriso del Maestro riceve “dolcezza e grazia, sicurezza e forza”, preparandosi così ad assumere la missione che gli è stata affidata.

A questa elezione segue un’umiliazione: nel tentativo di dissuadere Gesù dal salire a Gerusalemme per affrontarvi la sua Passione, viene pubblicamente accusato di avere i pensieri di Satana[24].

Al momento dell’arresto di Gesù fugge insieme alla maggior parte degli apostoli[25] e non assiste direttamente agli eventi della Passione. Tuttavia, insieme a Giovanni, riesce a entrare nella corte della casa del sommo sacerdote Caifa durante il processo a Gesù. Dopo averlo rinnegato per tre volte, al canto del gallo incontra lo sguardo pietoso di Gesù e fugge via[26].

Il suo triplice rinnegamento durante la Passione di Gesù costituisce per lui una vera prova: ai suoi occhi conferma la propria indegnità. Il ricordo lo tormenta. Gesù Risorto lo perdona durante la sua prima apparizione agli apostoli nel Cenacolo, conducendolo a essere umile e caritatevole verso le future debolezze dei suoi “fratelli in Cristo” e dei futuri convertiti[27].

La venuta dello Spirito Santo, il giorno di Pentecoste, trasforma completamente questo pescatore dal linguaggio e dai modi rudi, facendone una guida sicura della Chiesa nascente:

[Scrive Maria Valtorta:] Pietro è pieno di maestà nel parlare. Non ha più nulla del pescatore alquanto rozzo di solo poco tempo prima. È salito su uno sgabello per parlare e per essere visto e sentito meglio, perché, bassotto come è, se fosse rimasto coi piedi sul suolo della stanza non avrebbe potuto essere visto dai più lontani, ed egli vuole invece dominare la folla. Parla misurato, con voce giusta e gesti da vero oratore. I suoi occhi, sempre espressivi, sono ora più parlanti che mai. Amore, fede, imperio, contrizione, tutto traspare da quel suo sguardo e anticipa e rinforza le sue parole. (EMV 641.2)

Infatti, già nei primi giorni dopo la Pentecoste, Pietro istituisce il culto domenicale della Santa Messa nel Cenacolo[28], prima chiesa dell’era cristiana, consacrata da Gesù stesso durante l’ultima Cena[29]. L’apostolo Giovanni riferisce alla Vergine Maria di Pietro:

[Dice Giovanni:] «Il quale, però, in verità si fa sempre più sicuro e, ora che sa a quale scopo Lazzaro ha adibito la casa del Cenacolo, ha deciso di iniziare le regolari agapi e celebrare i regolari misteri il dì dopo ogni sabato». (EMV 644.3)

Nonostante le modalità della sua morte, così come sono tramandate dalla Tradizione — la crocifissione a testa in giù — Pietro beneficia di una morte beata, predetta più volte da Gesù a Pietro nell’Opera di Maria Valtorta:

[Dice Gesù:] «Non è difficile, Simone. Sai un poco la Scrittura? Sì? Ebbene, pensa al profeta Michea. Dio da te vuole quello che dice[30] Michea. Non ti chiede di strapparti il cuore, né di sacrificare gli affetti più santi. Per ora non te lo chiede. Un giorno tu, senza richiesta da Dio, darai a Dio anche te stesso. Ma Egli attende che un sole e una rugiada, di te, filo di erba, abbiano fatto palma robusta e gloriosa. Per ora Egli ti chiede questo: praticare giustizia, amare la misericordia, mettere ogni cura nel seguire il tuo Dio. Sforzati a fare questo, e il passato di Simone sarà cancellato e tu diverrai l’uomo nuovo, l’amico di Dio e del suo Cristo. Non più Simone. Ma Cefa. Pietra sicura a cui mi appoggio». (EMV 49.7)

E ancora:

[Dice Gesù:] «Alzati, mio Pietro. Non avere paura. Ancor molto hai da camminare… e verrà l’ora che non vorrai che compiere l’ultima fatica. E allora avrai tutto, dal Cielo e da te stesso. Io ti starò a guardare ammirato». (EMV 103.2)

Più avanti, Gesù gli predice:

Gesù guarda Pietro e sorride. Poi si alza e lo bacia sul capo brizzolato.

«Perché, Maestro, questo tuo bacio?».

«Perché fosti profeta. Tu morrai dicendo il mio Nome. Ho baciato lo Spirito che parlava in te». (EMV 136.11)

Origine del suo nome

Simone è la forma greca del nome ebraico Shim‘on, affine a Simeone e derivato dalla radice ebraica š-m-ʿ, legata al verbo “ascoltare” o “udire”. Il significato del nome è quindi tradizionalmente associato a “colui che ascolta” o “colui che ha ascoltato”. Nella Genesi, il nome Simeone viene infatti spiegato in relazione al fatto che Dio ha ascoltato la sofferenza di Lia[31].

Pietro è invece il nome dato a Simone da Gesù. L’evangelista Giovanni riferisce che Gesù, incontrando Simone, gli disse: “Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa" - che significa Pietro”[32]. Il nome Cefa (Kēphas) deriva dall’aramaico kēpā’, “roccia”.

Questo nuovo nome assume un particolare significato quando Gesù dichiara a Cesarea di Filippo:

E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. (Matteo 16,18)

Dove lo incontriamo nell’Opera?

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Pietro è presente lungo l’intero arco de L’Evangelo come mi è stato rivelato: compare infatti in tutti e dieci i volumi dell’Opera, dal primo, dove diviene uno dei primi discepoli del Signore Gesù, fino al decimo, nel quale diventa il primo Pontefice della Chiesa di Cristo.

Di seguito sono riportati i capitoli nei quali Pietro è presente o viene citato negli avvenimenti narrati:

La chiamata dei primi apostoli: EMV 48 EMV 49 EMV 50 EMV 51 EMV 53 EMV 54 EMV 55 EMV 56

Inizio dell’apostolato in Galilea: EMV 57 EMV 58 EMV 59 EMV 60 EMV 61 EMV 62 EMV 64 EMV 65

Viaggio apostolico in Giudea: EMV 70 EMV 71 EMV 90

La scelta degli ultimi apostoli: EMV 91 EMV 92 EMV 93 EMV 94 EMV 95 EMV 96 EMV 97

Alla ricerca dei Pastori della Natività: EMV 98 EMV 99 EMV 100 EMV 101 EMV 102 EMV 103 EMV 104 EMV 105 EMV 108 EMV 109

In Giudea prima della vita comunitaria: EMV 110 EMV 111 EMV 112 EMV 115 EMV 116 EMV 117 EMV 118

I Discorsi dell’Acqua Speciosa: EMV 119 EMV 120 EMV 121 EMV 122 EMV 123 EMV 124 EMV 125 EMV 126 EMV 127 EMV 128 EMV 129 EMV 130 EMV 131 EMV 132

La festa delle Encenie: EMV 133 EMV 134 EMV 135 EMV 136 EMV 137 EMV 138 EMV 139 EMV 140 EMV 141 EMV 142

In Samaria: EMV 143 EMV 144 EMV 145 EMV 147 EMV 149

Le donne discepole: EMV 152 EMV 153 EMV 154 EMV 155 EMV 156 EMV 157 EMV 158

L’elezione dei Dodici ad apostoli: EMV 160 EMV 161 EMV 162 EMV 164 EMV 165 EMV 166

I Discorsi della Montagna: EMV 169 EMV 170 EMV 171 EMV 172 EMV 173 EMV 174 EMV 176

Apostolato in Galilea: EMV 177 EMV 178 EMV 179 EMV 180 EMV 181 EMV 182 EMV 183 EMV 184 EMV 185 EMV 186

In viaggio verso Gerusalemme per la Pasqua: EMV 187 EMV 188 EMV 189 EMV 190 EMV 191 EMV 192 EMV 193 EMV 194 EMV 195 EMV 196 EMV 197 EMV 198 EMV 199 EMV 200 EMV 201 EMV 202 EMV 203

Apostolato in Giudea: EMV 205 EMV 206 EMV 207 EMV 208 EMV 209 EMV 210 EMV 211 EMV 212 EMV 213 EMV 214 EMV 215

Apostolato in Filistea: EMV 216 EMV 217 EMV 218 EMV 219 EMV 220 EMV 221 EMV 222 EMV 223 EMV 224 EMV 225

La conversione di Maria Madddalena: EMV 228 EMV 230 EMV 231 EMV 232 EMV 233 EMV 235 EMV 237 EMV 238 EMV 239 EMV 240 EMV 241 EMV 242 EMV 243 EMV 244 EMV 247 EMV 248 EMV 249 EMV 250 EMV 251 EMV 252 EMV 253 EMV 254 EMV 255

Invio degli apostoli e dei discepoli in missione: EMV 256 EMV 257 EMV 258 EMV 260 EMV 261 EMV 262 EMV 263 EMV 265 EMV 268 EMV 269 EMV 271 EMV 272 EMV 273 EMV 274 EMV 275 EMV 276 EMV 277 EMV 278 EMV 279 EMV 280

Viaggio nei territori Oltre Giordano: EMV 281 EMV 282 EMV 283 EMV 284 EMV 285 EMV 286 EMV 287 EMV 288 EMV 289 EMV 290 EMV 291 EMV 292 EMV 293 EMV 294

Fine del secondo anno di Vita pubblica: EMV 306 EMV 310 EMV 311 EMV 312

La missione degli apostoli ad Antiochia: EMV 313 EMV 314 EMV 315 EMV 316 EMV 318 EMV 319 EMV 320 EMV 321 EMV 323 EMV 324 EMV 325 EMV 326

Ai confini della Fenicia: EMV 332 EMV 333 EMV 334 EMV 335 EMV 336 EMV 338 EMV 340 EMV 341 EMV 342 EMV 343 EMV 344 EMV 345 EMV 346 EMV 347

La Transfigurazione sul monte Tabor e il discorso sul Pane del Cielo: EMV 348 EMV 349 EMV 350 EMV 351 EMV 352 EMV 353 EMV 354 EMV 355 EMV 356 EMV 357 EMV 358 EMV 359 EMV 360 EMV 361 EMV 362 EMV 363

La penultima Pasqua: EMV 364 EMV 365 EMV 366 EMV 367 EMV 368 EMV 369 EMV 370 EMV 371 EMV 372 EMV 374 EMV 375 EMV 376 EMV 377 EMV 378

In Giudea: EMV 379 EMV 380 EMV 381 EMV 382 EMV 383 EMV 384 EMV 385

Addio in Giudea: EMV 386 EMV 387 EMV 388 EMV 389 EMV 390 EMV 391 EMV 392 EMV 393 EMV 394 EMV 395 EMV 396 EMV 397 EMV 398 EMV 399 EMV 400 EMV 401 EMV 402 EMV 403

La Piana di Saron: EMV 404 EMV 405 EMV 406 EMV 407 EMV 408 EMV 410 EMV 411 EMV 412

Pentecoste, Decapoli e Piana di Esdrelon: EMV 413 EMV 414 EMV 415 EMV 416 EMV 417 EMV 418 EMV 419 EMV 420 EMV 421 EMV 422 EMV 423 EMV 424 EMV 425 EMV 426 EMV 427 EMV 428 EMV 429 EMV 430 EMV 431 EMV 432

Estate a Nazaret: EMV 435 EMV 436 EMV 440 EMV 441 EMV 443 EMV 444 EMV 445 EMV 446 EMV 447 EMV 448 EMV 449 EMV 450 EMV 451 EMV 452 EMV 453 EMV 454 EMV 455 EMV 456 EMV 457 EMV 458 EMV 459 EMV 460 EMV 461 EMV 462 EMV 463 EMV 464 EMV 465

In siro-fenicia: EMV 466 EMV 467 EMV 469 EMV 470 EMV 471 EMV 472 EMV 473 EMV 474 EMV 475 EMV 477

In viaggio verso Gerusalemme: EMV 481 EMV 483

La festa dei Tabernacoli: EMV 488 EMV 489 EMV 493 EMV 494 EMV 495

A Moab e in Giudea: EMV 496 EMV 497 EMV 498 EMV 499 EMV 500 EMV 502 EMV 503 EMV 504 EMV 505 EMV 509 EMV 510 EMV 511 EMV 514 EMV 515 EMV 519 EMV 520 EMV 521 EMV 523 EMV 524 EMV 525

La festa della Dedicazione: EMV 527 EMV 528 EMV 529 EMV 531 EMV 532 EMV 533 EMV 534 EMV 536 EMV 537 EMV 538

Morte e resurrezione di Lazzaro: EMV 545 EMV 547

Esilio in Samaria: EMV 551 EMV 552 EMV 553 EMV 554 EMV 555 EMV 556 EMV 561 EMV 566 EMV 567 EMV 568 EMV 571 EMV 573 EMV 574

Preparazione alla Passione: EMV 577 EMV 578 EMV 580 EMV 582 EMV 584 EMV 586 EMV 587

La Settimana Santa: EMV 589 EMV 590 EMV 592 EMV 594 EMV 595 EMV 596 EMV 597 EMV 598 EMV 600

Passione e Morte: EMV 601 EMV 612 EMV 614 EMV 615

Domenica di Resurrezione: EMV 616 EMV 619 EMV 623 EMV 626 EMV 627

Dalla Resurrezione all’Ascensione: EMV 628 EMV 629 EMV 630 EMV 631 EMV 633 EMV 634 EMV 635 EMV 636 EMV 637 EMV 638

Fine del ciclo messianico: EMV 639 EMV 640 EMV 641 EMV 642 EMV 643 EMV 644 EMV 646 EMV 647 EMV 648

Da altre opere di Maria Valtorta

I Quaderni del 1943
Cover libro Centro Editoriale Valtortiano

[Dice Gesù]: «Quando fui arrestato, apostoli e discepoli, che avevano saputo seguirmi giurandomi fedeltà fino alla frazione del pane, fuggirono. Soltanto due mi seguirono. Giovanni l’amoroso e Pietro l’impulsivo. Però Pietro[33], come tutti gli impulsivi, franse il suo impeto davanti al primo scoglio della difficoltà e della paura e si fermò alla porta. Giovanni, il tutto amore, sfidò tutto e tutti ed entrò». (Q43, 14 giugno)

[Dice Gesù]: «Pietro fu il primo che nell’ora del pericolo, per una prudenza umana, giunse a negare[34] di conoscermi. Io lo permisi, questo, perché, ravveduto, potesse poi compatire e perdonare i fratelli pusillanimi. Ma quanti “Pietri” da allora a ora! Avete sempre davanti alla mente un interesse meschino, e quello anteponete e tutelate a discapito dell’interesse eterno che vi frutta la Verità coraggiosa e coraggiosamente professata». (Q43, 17 giugno)

[Dice Gesù]: «Non ho affidato mia Madre[35] a Pietro, ma a Giovanni perché la Vergine doveva stare col vergine. Ricorda bene questo: che Dio non si comunica con chi non ha purezza di cuore, conservata dalla nascita o riottenuta con assiduo lavoro di penitenza e d’amore, sostanze spirituali che rendono all’anima quella candida freschezza che attira il mio sguardo e ottiene la mia parola». (Q43, 28 giugno)

Dice Gesù: «La mia Chiesa è simile ad un grande giardino che circonda il palazzo di un grande re». […]

«Il re è Gesù Cristo. Il giardino è la sua Chiesa militante. Il giardiniere è il mio Pietro, e i suoi aiutanti sono i sacerdoti. I fiori e le piante, i consacrati fedeli, i battezzati. Le sostanze fertilizzanti, le virtù e soprattutto il Sangue mio, sparso tutto per fecondare il mondo e rendere fertile la terra alla semente di vita eterna. La fontana sono i sette sacramenti. I semi nocivi sono i vizi, le passioni, i peccati seminati da Satana in odio a Me». (Q43, 5 luglio)

[Dice Gesù:] «Guarda il nucleo apostolico. A chi detti il Potere? A Pietro. L’uomo che era venuto a Me nel culmine della virilità dopo aver avuto i trascorsi e le passioni della giovinezza e dell’età matura, l’uomo che era ancora tanto uomo, dopo tre anni di contatto mio, da essere rinnegatore e violento.

A chi detti la rivelazione e la Rivelazione? A Giovanni, alla carne che non conobbe donna, e che era sacerdote anche prima di esserlo. Era puro e innamorato.

A chi permisi di toccarmi le membra purissime e divine avanti e dopo la risurrezione? A Maria di Magdala e non a Marta.

Pietro e Maria, i convertiti. Giovanni, il puro. È sempre così.

Però a Pietro, in cui si annidava la superbia di sé - “Maestro, ancorché tutti ti tradiscano, io non ti tradirò” - non ho dato quanto ho dato a Giovanni. E Pietro, maturo e capo del nucleo, dovette chiedere a Giovanni - un ragazzo rispetto all’altro - di chiedere a Me chi fosse il traditore. E fu a Giovanni che rivelai i tempi ultimi, non a Pietro, capo della mia Chiesa.

Parlo dove voglio. Parlo a chi voglio. Parlo come voglio. Io non conosco limitazioni». (Q43, 19 luglio)

[Dice Gesù:] «Dunque: le ragioni per cui feci di Pietro il capo della Chiesa, invece di fare capo il mio Prediletto, sono diverse e tutte giuste. Non state a mettere sulla bilancia l’amore di Pietro e quello di Giovanni per trarre da questo il motivo della scelta. I vostri pesi e le vostre misure non hanno corso in Cielo. Furono due amori diversi come diverse erano le indoli, le età, le forme dell’amore. Diversi e ugualmente vòlti allo stesso scopo: Io, e ugualmente cari a Me. Dunque eliminate il ma e il se dell’amore da questo.

Pietro era il più maturo degli apostoli, già rispettato come capo da altri pescatori, divenuti poi apostoli; egli, come ho detto, conosceva la vita in tutte le sue pieghe di luce e di ombra, era dotato di forza di carattere, di ardimento e di una impulsività che ci voleva in quelle circostanze. Egli, per sua penosa esperienza, conobbe la debolezza di un’ora e poté capire le debolezze degli altri nelle ore di dubbio e pericolo.

L’ho già detto. Non era quello che mi amava di più. Era uno che mi amava con tutta la sua capacità d’amare, come del resto tutti gli altri dodici, Giuda compreso finché non prestò orecchio al Seduttore.

Nella Chiesa, che si doveva formare tra tante lotte e insidie, vi era bisogno di uno che per età, autorità, esperienza e irruenza, sapesse imporsi agli altri. E chi come Pietro, in queste quattro doti necessarie alla formazione della mia Chiesa?». […]

«Ecco perché la mia Intelligenza prescelse Pietro adulto, conoscitore delle miserie spirituali, impulsivo, autoritario, a Giovanni mite, sognatore, giovane, ignaro.

Pietro era la “pratica”, il genio pratico. Giovanni era la “poesia”, il genio poetico. Ma quando i tempi sono duri, ci vogliono non solo penne di poeta ma pugni di ferro per tenere dura la barra del timone». […]

«Ma credete però che in Cielo il mio fulgore incorona la fronte di Pietro e di Giovanni della stessa luce, e sarebbe bene per voi non fare confronti umani su esseri che sono sopraumani». (Q43, 20 luglio)

[Dice Gesù:] «Ma dimmi, Maria. Potete voi dire che Io non ho amato questa terra che è la patria vostra e nella quale ho mandato il mio Pietro a erigervi la Pietra[36] che non crollerà per soffiare di venti; questa terra dove, in un momento di prudenza umana, Io sono venuto per confermare Pietro al martirio, perché c’era bisogno di quel sangue in Roma per fare di Roma il centro del Cattolicesimo?». (Q43, 22 luglio)

  • ‘dettato’ del 12 agosto, 12 agosto, sera:

[Dice Gesù:] «Oh! troppo poco conosciuta beatitudine delle beatitudini, vivere con Me che so amare! Che se Pietro esclamò[37] sul Tabor, solo per vedermi trasfigurato: “Signore, è bene per noi lo stare qui”, che dovrebbe dire l’anima che è trasfigurata essa stessa divenendo molecola del mio Cuore di Dio?». (Q43, 12 agosto)

Dice Gesù: «Quando Io dico[38] d’essere “l’eterno Immolato” non dico un concetto nuovo. Coloro che furono a Me più vicini: Pietro e Giovanni, hanno lo stesso concetto. Né possono averlo diverso tutti coloro che meditano sulle opere del Padre, del Figlio e dello Spirito.

Talora a voi uomini fa stupore che Iddio, sapendo nella sua infinita Intelligenza tutte le cose, abbia proceduto a creare l’uomo, e quasi vi chiedete se Dio sapeva o non sapeva quanto l’uomo avrebbe commesso.

Oh! lo sapeva! Nulla è ignoto al Dio Uno e Trino. Tutti gli avvenimenti dell’Universo: nascite e morti di pianeti, formarsi e disgregarsi di nebulose, vita o morte sugli astri lanciati nello spazio, cataclismi, deflagrazioni sono conosciuti, in eterno, dall’Eterno. E ugualmente in eterno sono conosciuti tutti gli avvenimenti della Terra: uno dei milioni di mondi creati da Dio, quello che a voi è noto perché ne siete abitatori». (Q43, 28 agosto)

[Dice Gesù:] «Altro pernicioso errore. Il destino è conosciuto da Dio, sì. Ma voi lo conoscete? No. Non lo conoscete ora per ora.

Ti porto un esempio. Pietro mi rinnegò.[39] Nel suo destino era segnato che egli conoscesse questo errore. Ma egli si pentì di avermi rinnegato e Dio lo perdonò e lo fece suo Pontefice. Se egli avesse persistito nel suo errore, avrebbe potuto divenire il mio Vicario?

Non dire: era destinato. Non dimenticare mai che Dio conosce i vostri destini, ma il destino lo fate voi. Egli non violenta la vostra libertà d’azione. Vi dà i mezzi e i consigli, vi dà gli avvertimenti per rimettervi sulla via buona, ma se voi non ci volete stare su quella via, Egli non vi ci forza a restare.

Siete liberi. Vi ha creati maggiorenni. Gioia di Dio è se voi rimanete[40] nella casa del Padre, ma se dite: “Voglio andarmene” Egli non vi trattiene. Piange su voi e si accora sul vostro destino. E di più non vuole fare, ché facendo di più vi leverebbe quella libertà che vi ha dato. Gioia di Dio quando, comprendendo, sotto il morso della carestia, che solo nella casa del Padre è gioia, voi tornate a Lui. Gioia e riconoscenza di Dio a coloro che col loro sacrificio e le loro preghiere, soprattutto queste due cose, e poi con le loro parole, riescono a rendermi un figlio. Ma di più, no». (Q43, 17 settembre)

Dice Gesù: «Un esempio di fede limitata e delle conseguenze che essa porta lo abbiamo in Pietro.

Pietro, nella pesantezza del suo essere non ancora acceso dallo Spirito Santo e non corroborato dalla mia Immolazione che sarebbe scesa su lui come su tutti - perché Io lo amavo molto il mio generoso, impulsivo e anche così umano Pietro, nel quale erano tante doti e tanta umanità: campione vero dell’uomo umanamente buono e che per divenire santo ha bisogno di innestare la sua bontà nella Bontà di Dio - Pietro non aveva accettato totalmente la mia Parola. Il suo stesso grande amore per Me - e ciò lo ha assolto da ogni colpa - lo portava a rifiutare quelle verità di sangue che Io annunciavo come a Me riserbate.

“Signore, questo non sia mai”, aveva detto[41] una volta. E se anche dopo il mio rimprovero non l’aveva più ripetuto, nell’interno suo il cuore si rivoltava all’idea che il suo Signore potesse esser serbato a una sorte così orrenda e che il regno del suo Re avrebbe avuto per reggia la cima di un monte e per trono una croce». […]

«Giovanni, il puro e amoroso credente, restò fedele. Pietro, che voleva accogliere della Verità quelle verità che seducevano il suo spirito troppo ancora amalgamato alla carne, mi rinnegò.[42] E la sua colpa di quell’ora è una mancanza di coraggio, ma anche e soprattutto una mancanza di fede.

Se avesse creduto in Me fedelissimamente, avrebbe capito che il suo Maestro non era mai tanto Re, Maestro e Signore, come in quell’ora in cui pareva un delinquente comune.

Allora Io ho raggiunto l’apice dell’insegnamento, perché ho fatto del mio insegnamento non più una teoria, ma un fatto vero». (Q43, 28 settembre)

Dice Gesù: «Dei “Pietri” ce ne sono sempre stati e ce ne sono tanti. Essi vorrebbero da Me doni di benessere terreno che Io non ho mai promesso di dare, perché Io vi indirizzo al Cielo e non alle cose di quaggiù, e tutto quanto vi do di felicità terrena è un soprappiù che voi non meritate e non potete esigere, e che vi do unicamente perché il novanta su cento degli uomini è così carne e sangue che senza aver doni di questa Terra mi si rivolterebbero tutti contro». […]

«Questi numerosi e novelli Pietri - e mai come ora il mondo ne è pieno - quando vedono che Io non do loro quello che la loro umanità desidera, giungono a credere che Io non sono quello che dico di essere: ossia il Potente. E davanti a questa mia creduta impotenza giudicano che non vale la pena seguire Me e mi rinnegano, proprio come Pietro in quell’ora in cui le apparenze erano contro di Me.

Eppure, poveri figli miei, sono proprio le ore in cui, umanamente, sembra che Io sia assente, quelle in cui Io sono curvo sui miei figli e lavoro per essi. Se non aveste in voi uno spirito contrario a Dio, e molte volte già in possesso di Satana, sentireste la mia invisibile Presenza e il mio desiderio di aiutarvi. Ma voi mi fuggite. Voi preferite darvi all’amico di un’ora, che seduce la vostra carne con soddisfazioni dolci solo alla superficie, ma poi attossicanti nel profondo e dannose come un veleno mortale. Voi preferite darvi, mani e piedi legati, al Nemico in agguato». […]

«Come dovete fare coi miei rinnegatori? Quello che Io feci per Pietro. Piangere e pregare per ricondurli a Me». (Q43, 29 settembre)

[Dice Gesù]: «Semplicità, carità, castità, umiltà, amore al dolore sono le cinque gemme maggiori della corona sacerdotale. Distacco dalle sollecitudini, longanimità, costanza, pazienza sono le altre gemme minori. Fanno una corona di gemme pontute che stringono in un cerchio il cuore. Ma è proprio dall’essere stretto così, rimanendone ferito, che quel cuore aumenta il suo splendore e diviene rubino vivo fra un serto di diamanti.

Non vi dico neppure: “Abbiate il cuore del mio Pietro”; vi dico: “Abbiate il cuore del mio Giovanni”. Voglio quel cuore in voi, perché fu il cuore apostolico perfetto dall’alba del suo sacerdozio alla sua sera.

La mente di Pietro la infondo Io ai miei Vicari, ma il cuore ve lo dovete fare da voi. E quel cuore è indispensabile in chi mi è sacerdote […]». (Q43, 13 novembre)

Dice Gesù: «Mi pare di avere ripetuto più e più volte che o si crede o non si crede, che il mio tempo non si misura con la vostra misura, che saranno beati quelli che crederanno senza esigere prove.

Aggiungo ora che la profezia può avere dei periodi di ripetizione o di apparente negazione che poi invece risultano essere unicamente una prova data da Dio alla fede degli uomini.

Tutte le profezie antiche e moderne (dico antiche quelle da Adamo alla mia venuta e moderne quelle dalla mia venuta al momento presente, poiché i vostri venti secoli sono una frazione d’ora rispetto alla mia Eternità) presentano dei punti in cui sembrano errate, poiché secondo voi dovevano accadere in un dato periodo e non sono accadute. Ma l’occhio del mio servo vede col mio Occhio. Voi invece vedete col vostro. Onde il mio servo parla o ripete in mio Nome, e ciò che voi credete già superato può essere evento ancora da avverarsi nel futuro. Questo per tutte le profezie, anche quelle dei più grandi spiriti.

A chi guarda coi suoi occhi umani può parere errata e contraddetta dai fatti anche la Profezia perfetta: la mia. Non parrebbe, leggendo i Vangeli[43], che la fine del mondo segue di poco la distruzione di Gerusalemme? Ma quanti secoli sono intercorsi da allora? Eppure la fine del mondo verrà preceduta dai segni che dico e che all’ignoranza e alla paura vostra già tante volte sono parsi prossimi. Io solo so il momento che avranno inizio e non reputo necessario di dirlo. Anche per bontà verso i viventi di quell’ora.

Non vorrete certo pensare che Io, Profeta perfetto perché depositario dei segreti della Divinità, abbia errato! Come non vorrete credere che abbiano errato Pietro[44], Paolo e soprattutto Giovanni[45], che era rimasto fuso al suo Maestro anche oltre il tempo del mio soggiorno fra gli uomini. E non dice Pietro: “La fine d’ogni cosa è vicina”[46]? E Paolo: “... Noi viventi rimasti sino alla venuta del Signore”[47], e ancora: “Voi ben sapete che chi lo trattiene è il Signore, perché non si manifesti che a suo tempo. Già il mistero dell’iniquità è in azione”[48]? Parrebbe dunque che l’Anticristo fosse fin da allora in azione e solo Dio non gli permettesse di manifestarsi in pieno per essere da Me incenerito. Ed esorta i cristiani di allora a rimanere saldi nella fede per resistere all’iniquità in azione. E il mio Giovanni, infine, il più illuminato, colui al quale i Cieli furono cogniti con prospettive di eventi avvenire noti solo a Dio e fu aperto il mio Cuore con tutti i segreti più segreti, non termina il Libro così eccelso che pare scritto con penna rapita ad un arcangelo: “... il tempo è vicino... Ecco, Io vengo presto[49]. Colui che attesta queste cose dice: Sì, vengo presto”?

Or dunque dico a voi le stesse parole dei miei santi: “Davanti al Signore un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno. Non è che il Signore ritardi, ma usa pazienza...[50] Ci sono delle cose difficili a capirsi che gli ignoranti e i poco stabili travolgono a loro perdizione”[51].

Oh! beati i credenti e i contenti senza bisogno di troppe prove, beati coloro che riposano sulla parola del Signore anche se par loro oscura e non si procurano i tormenti di Tommaso[52], che soffrì più giorni degli altri per non credere alla mia Risurrezione, ed altri giorni poi per il pentimento di non aver creduto altro che dopo aver constatato!». […]

«“Le stupide questioni, le genealogie, le dispute e le battaglie, sfuggitele, essendo inutili e vane”, come dice Paolo. Ricordate che Giovanni a poca distanza di righe dice: “... Anche ora sono già molti gli anticristi, dal che possiamo capire che è l’ultima ora... Non ho scritto a voi (per voi) come a chi non conosce la verità, ma come a chi la conosce e sa che nessuna menzogna può venire dalla verità”. Infine vi ricordo che chi ripete le parole di Dio o parla direttamente non lo fa per umano volere “ma ispirato dallo Spirito Santo”, come dice Pietro nella sua seconda lettera». (Q43, 9 dicembre)


I Quaderni del 1944
Cover libro Centro Editoriale Valtortiano
  • ‘visione’ del 2 gennaio. Lo stesso giorno, ore 23:

[Scrive Maria Valtorta:] Ugualmente con capelli corti, ma di un color pepe e sale, perché con diversi capelli bianchi fra il nero, è Pietro. Pare dai 45 anni in là. Basso e muscoloso. (Q44, 2 gennaio)

[Scrive Maria Valtorta:] Distinguo gli apostoli Pietro e Paolo perché, per quanto luminosi e bianco- vestiti come tutti, hanno il volto già più distinguibile degli altri: un caratteristico volto ebraico. Mi guardano con benignità (meno male!). (Q44, 10 gennaio)

[Dice Gesù:] «Tenete presenti le parole[53] di Pietro: “Riconosco che Dio non fa distinzione di persone, ma in qualunque nazione gli è accetto chi lo teme e pratica la giustizia”. Senza perciò superbia di mente e anticarità di cuore guardate con spirito soprannaturale i fratelli divisi da Roma ed effondete su loro il vostro amore attivo per riunirli a Roma di Cristo. Quale che sia il loro errore». (Q44, 12 gennaio)

  • ‘visione’ della Passione di Gesù[54] del 11-12 febbraio. Venerdì 11-2-1944, ore 23,30:

[Scrive Maria Valtorta:] Gesù dice ai discepoli di attenderlo nella piazzola erbosa, ma poi chiama Pietro, Giovanni e Giacomo come fosse pentito di inoltrarsi solo o temesse qualcosa; e si inoltra con essi inerpicandosi per la prima balza.

Qui giunto dice ai tre: “Attendetemi qui voi, mentre Io prego. Ma non dormite. Potrei avere bisogno di voi. E, ve lo chiedo per carità, pregate. Il vostro Maestro è molto accasciato nello spirito…”. Calca molto sulla parola “molto” e dice le ultime due frasi con tono di profonda mestizia. Ha la voce come resa più profonda e afona da una pena interna. Una voce stanca. E triste.

Pietro, che ha preso la torcia da uno degli altri lasciati prima, risponde: “Sta’ tranquillo, Maestro. Vigileremo e pregheremo. Non hai che chiamarci che verremo”.

E Gesù li lascia. Cammina volgendo loro le spalle. Sale lentamente a testa china cercando il posto dove mettere i piedi al lume della luna, che ora è più alta e chiara. […]

Poi si incammina di nuovo. Torna ai tre discepoli. Questi hanno acceso un focherello, forse per sentire meno la frescura notturna, forse per resistere meglio al sonno. Ma in realtà dormicchiano già. Le teste, specie quella di Pietro, ciondolano sul petto.

“Dormite? Non avete saputo vegliare un’ora sola? Ed Io ho tanto bisogno del vostro conforto e della vostra preghiera!”. I tre si scuotono e si sfregano gli occhi. “Pregate e vigilate. Anche per voi ne avete bisogno”. E li lascia nuovamente tornando al suo posto. […]

Giovanni, con Pietro riluttante, entra esso pure e si accosta al fuoco acceso in mezzo al cortile, perché la notte si è fatta fredda e ventosa come per inizio di temporale. Si capisce che, dopo essere fuggiti in un primo tempo, sono poi tornati accodandosi alla turba schiamazzante. […]

Il Sinedrio prende le ultime decisioni e Gesù è condotto fuori. Mentre cammina sotto il portico che costeggia la sala, alto sul cortile di tre scalini, Gesù si volge a guardare Pietro che è rimasto solo. Giovanni non c’è più. Uno sguardo di così accorato dolore che mi squarcia il cuore già squarciato dall’agonia del Getsemani. Il canto del gallo fende la pura aria del primo mattino come uno squillo di luce. Pietro china il capo e barcollando esce. (Q44, 11-12 febbraio)

[Scrive Maria Valtorta:] Gesù va al suo posto. Al centro della tavola, avente alla sua destra Giovanni, alla sinistra Giacomo. Dopo Giovanni viene Pietro. Dopo Giacomo, Andrea. Di fronte, Gesù ha l’Iscariota, il quale ha vicino uno che non conosco. Dopo questo sconosciuto è Giuda Taddeo. Insomma, i commensali sono sette nel lato della tavola che volge le spalle alla porticina, e sei nel lato che la guarda. Gesù volge le spalle alla porticina. […]

I primi bocconi li mangiano in piedi e a turno attingono dalle insalatiere i radicchi, li intingono in una specie di brodetto rossastro che è in piccole coppe e li mangiano. Poi si siedono e la cena continua dopo che hanno bevuto tutti un sorso alla grande coppa posta davanti a Gesù, che la fa circolare cominciando da Giovanni, poi Pietro e così via. […]

E Gesù si alza in piedi, si leva la veste rossa; il manto se l’era già tolto, come tutti, e l’aveva collocato sul cassapanco. Va a questo, versa dell’acqua in un bacile, cinge sopra la tunica uno di quei purificatoi che erano là piegati, porta il bacile in mezzo alla stanza, sul davanti della tavola, e mette uno sgabello davanti ad esso.

Gli apostoli, che hanno guardato stupiti i preparativi, sono perplessi e Pietro dice: “Maestro, ci siamo già purificati”.

“Non importa. La mia purificazione servirà a chi è già puro ad esser più puro”. […]

Gesù fa il giro della tavola così, da destra. Quando arriva a Pietro, questo scatta. Si ribella. Ma Gesù lo placa e gli lava con tanto amore i piedi dicendo: “Simone, Simone! Tu hai bisogno di quest’acqua per la tua anima e per il tanto cammino che devi fare. Se non ti lavo non puoi aver parte nel mio regno”.

Pietro, sempre impulsivo, grida: “Ma lavami tutto, allora, Signore: i piedi, le mani, il capo!”. […]

Pietro ha un viso poco raccomandabile. Guarda specialmente Giuda e Matteo; so che è quello perché l’Iscariota lo ha chiamato, essi sono di fronte a Pietro che perciò li vede bene. Poi tira la veste a Giovanni, che udendo parlare di tradimento si è stretto al Maestro posando il capo sul suo petto per consolarlo facendogli sentire quanto l’ama, e gli dice piano, quando Giovanni si volge e si curva verso di lui: “Chiedigli chi è”. (Q44, 12 gennaio)

[Dice Gesù:] «Petronilla, figlia spirituale di Pietro, aveva assorbito dalla viva parola del mio Apostolo lo spirito di Fede. Petronilla. La gioia, la perla romana di Pietro. Sua prima conquista romana. Quella che, per la sua rispettosa e amorosa devozione all’Apostolo, lo consolò di tutti i dolori della sua evangelizzazione romana.

Pietro per amore mio aveva lasciato casa e famiglia. Ma Colui che non mente gli aveva fatto trovare in questa fanciulla – e in maniera sovrabbondante, colma, premuta, secondo le mie promesse[56] – conforto, cure, dolcezze femminili. Come Io a Betania, egli in casa di Petronilla trovava aiuti, ospitalità e soprattutto amore. La donna è uguale, nel suo bene e nel suo male, sotto tutti i cieli e in tutte le epoche. Petronilla fu la Maria[57] di Pietro, con in più la sua purezza di fanciulla che il Battesimo, ricevuto mentre ancora l’innocenza non aveva conosciuto oltraggio, aveva portato a perfezione angelica». […]

«Non conosci nessun’altra, Maria, alla quale il suo Maestro, come Pietro a Petronilla, non dica, quando gli occorre: “Sorgi, scrivi, sii forte” e, cessato il bisogno del Maestro, non torni una povera inferma in perpetua agonia?

Morto l’Apostolo e guarita Petronilla, ella trovò che la sua vita non era più sua. Ma del Cristo. Non era di quelle che, ottenuto il miracolo, se ne servono per offendere Dio. Ma la salute la usò per l’interesse di Dio». […]

«Il Cristo l’ha detto[58]: “Se avete tanta fede quanto un granello di senape, potrete dire ad un monte: ‘Levati e va’ più in là’”. Pietro gliel’ha detto tante volte. Ella non chiede al monte di muoversi. Chiede a Dio di levarla dal mondo prima che una prova superiore alle sue forze la schiacci. E Dio l’ascolta. La fa morire in un’estasi. In un’estasi, Maria, prima che la prova la schiacci. Ricordala questa cosa[59], piccola discepola mia». (Q44, 4 marzo)

  • ‘visione’ della resurrezione di Lazzaro[60] del 23 marzo:

[Scrive Maria Valtorta:] L’uomo parla a Pietro e questo si avvia verso un secondo ambiente, seguito dall’uomo. Entra in questa stanza, dove è Gesù seduto sulla sponda di un povero letto, che è anche l’unico mobile della stanza piccola e bassa. […]

L’uomo saluta e se ne va. Pietro lo riaccompagna e Gesù rimane solo.

Fin qui la prima parte della visione. La seconda parte è questa. […]

Pietro, con una manciata di foglie che mandano un odore amarognolo, spazza il tavolo dalla polvere che vi può esser sopra e vi appoggia sopra un pane, un’anfora piena d’acqua, una coppa per Gesù – che si versa subito da bere come avesse arsione dopo avere parlato per tutta la giornata alle turbe – e un’altra coppa per tutti loro. […]

Mangiano e parlano degli avvenimenti della giornata, e Giovanni ride di gusto rievocando lo sdegno di Pietro per la pretesa di quell’uomo che voleva che Gesù andasse da lui per guarire le sue pecore malate. Gesù sorride e tace.

Verso la fine del pasto, Gesù, come prendendo una decisione e annunciandola, disunisce le mani che teneva appoggiate al tavolo e, allargando gli avambracci (come per dire: “Dominus[61] vobiscum”), dice: “Eppure bisogna andare”.

“Dove, Maestro?” chiede Pietro. “Da quello delle pecore?”. Si capisce che questa faccenda delle pecore non gli va giù.

“No, Simone. Da Lazzaro. Torniamo in Giudea”.

“Maestro, ricorda che i giudei ti odiano” (Pietro). (Q44, 23 marzo)

  • ‘visione’ del 30 marzo dell’unzione dei piedi di Gesù alla cena di Betania[62]:

[Scrive Maria Valtorta:] I discepoli guardano. Giovanni sorride come incoraggiandola. Pietro tentenna il capo, ma… via, sorride anche lui fra la sua barba, e su per giù fanno così gli altri. Tommaso e un altro vecchiotto brontolano sottovoce. Ma Giuda, con uno sguardo indefinibile ma di certo brutto, esplode nel suo malumore: “Che stoltezza! Basta esser femmine per esser stolte. A che tanto spreco? (Q44, 23 marzo)

[Dice Gesù:] «Dice il mio Pietro:[63] “…Il diavolo, vostro avversario, come leone ruggente vi gira intorno cercando chi divorare; resistetegli forti nella fede, sapendo che i vostri fratelli dispersi nel mondo soffrono gli stessi vostri patimenti”.

Nelle contrade africane dove abita il leone sanno, uomini e bestie, come regolarsi con esso». (Q44, 11 maggio)

  • ‘visione’ della Discesa dello Spirito Santo[64] del 28 maggio. Pentecoste, ore 10:

[Scrive Maria Valtorta:] Al centro della tavola è seduta la Mamma. Alla sua destra Pietro, alla sinistra Giovanni. Davanti a sé la Madonna ha un cofano largo e basso, di stile orientale, chiuso. Contro questo sono appoggiati dei rotoli; fa così da leggìo. […]

Pietro si commuove nell’udirla e due lacrimoni scendono per le rughe che fiancheggiano il naso e si perdono nei baffi brizzolati. […]

Maria alza il capo, sorride a ciò che il suo spirito certo vede e poi scivola in ginocchio aprendo le braccia. Il manto le si apre ed Ella pare un angelo azzurro con due grandi ali che si stendono sul capo di Pietro e Giovanni, che l’hanno imitata inginocchiandosi. (Q44, 28 maggio)

  • ‘visione’ della Santa Messa dei primissimi tempi dopo la Pentecoste del 3 giugno. Primo sabato, ore 1,30 antimeridiane:

[Scrive Maria Valtorta:] Pietro parla istruendo gli accolti. Racconta ancora dell’ultima Cena. Dico “ancora” perché è lui stesso che dice: «Vi dico ancora una volta di questa Cena in cui, prima d’essere immolato dagli uomini, Gesù Nazzareno, come era detto, Gesù Cristo, Figlio di Dio e Salvatore nostro, come va detto e creduto con tutto il cuore e la mente perché in questo credere è la salvezza nostra, si immolò di sua spontanea volontà e per eccesso di amore, dandosi in Cibo e Bevanda agli uomini dicendo: “Fate questo in memoria di Me”. E questo facciamo. Ma, o uomini, come noi, suoi testimoni, crediamo essere nel pane e nel vino, offerti e benedetti, come Egli fece, in sua memoria e per obbedienza al suo comando, il suo Ss. Corpo ed il suo Ss. Sangue – quel Corpo e quel Sangue che sono di un Dio, Figlio di Dio altissimo, e che sono stati crocifissi e sparsi per noi – così voi lo dovete credere. Credete e benedite il Signore che a noi, suoi crocifissori, lascia questo eterno segno di perdono. Credete e benedite il Signore, che a coloro che non lo conobbero quando era il Nazzareno permette lo conoscano ora che è il Verbo incarnato ricongiunto al Padre. Venite e prendete. Udite le parole che Egli vi dice. Venite e prendete. Egli l’ha detto: “Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue avrà la vita eterna”. E noi allora non capimmo… (Pietro piange). Non capimmo perché eravamo tardi d’intelletto. Ma ora lo Spirito ha acceso la nostra intelligenza, fortificato la fede, infuso la carità, e noi comprendiamo. E nel Nome altissimo di Dio, del Dio di Abramo, di Giacobbe, di Mosè, nel Nome altissimo del Dio che parlò a Isaia, Geremia, Ezechiele, vi giuriamo che questa è verità e vi scongiuriamo di credere per avere vita eterna.»

Pietro è pieno di maestà nel parlare. Non ha più nulla del pescatore alquanto rozzo di solo poco tempo prima. È montato su uno sgabello perché, bassotto come è, non sarebbe visto dai più lontani se stesse coi piedi al suolo, ed egli vuol dominare la folla. Parla misurato, con voce giusta e gesti da vero oratore. I suoi occhi, espressivi sempre, sono ora parlanti più che mai: amore, fede, imperio, contrizione, tutto traspare dallo sguardo e anticipa e rinforza le parole.

Adesso scende dallo sgabello e passa dietro il tavolone fra il muro e questo, e attende. […]

Pietro riceve da Giovanni, che sta inginocchiato al di qua del tavolo – mentre Pietro è sempre fra il tavolo e il muro, col volto verso la folla – il vassoio coi pani, e Pietro lo alza e offre. Poi lo benedice e lo posa sul cofano. Giuda porge, stando anche lui in ginocchio, il calice (non quello di Gesù) e due anfore dalle quali Pietro mesce nel calice e offre. Poi benedice e posa sul cofano.

Pregano ancora, poi Pietro spezza i pani in molti bocconi, mentre la folla si prostra più ancora, e dice: «Questo è il mio Corpo. Fate questo in memoria di Me».

E poi esce da dietro il tavolo portando seco il vassoio carico di bocconi di pane e per prima cosa va da Maria e le dà un boccone. Poi passa sul davanti del tavolo e distribuisce il pane. Ne restano pochi bocconi che vengono, sempre sul loro vassoio, deposti sul cofano. Poi prende il calice e lo gira, cominciando da Maria, fra i convenuti. Giovanni e Giuda lo seguono con le anforette e mescono quando il calice è vuoto.

Quando tutto è distribuito, gli apostoli consumano i bocconi rimasti e il vino. Indi cantano un altro inno e poi Pietro benedice e la folla se ne va poco a poco. (Q44, 3 giugno)

  • ‘dettato’ sulle indulgenze del 4 agosto:

[Dice Gesù:] «Temete invece che chi li applica li applichi con errore? Io ho detto a Pietro[65]: “Ciò che scioglierai in Terra sarà sciolto anche nei Cieli”. Se Io dunque ho dato facoltà al mio Pietro, e a coloro che da lui vengono, di assolvere dalle colpe, e sciogliervi perciò dal nodo del Maligno, è logico che Io gli abbia dato anche la facoltà di prendere fra i tesori del Cielo quelle ricchezze che vi condonano anche il debito, o parte dello stesso, che resta dopo la assoluzione dalla condanna. Se è possibile all’investito del mio spirito di giudicare e assolvere, come non deve esser possibile di applicare ricchezze certe?». (Q44, 4 agosto)

[Dice Gesù:] «E così i tre Savi d’Oriente, e Simeone e Anna, e così Andrea e Giovanni alla manifestazione del Giordano, e pienezza di santità a Pietro, Giacomo e Giovanni al Tabor; e Maria di Magdala nell’orto di Giuseppe d’Arimatea la domenica pasquale; e perfezione di santità sull’Oliveto per gli undici perdonati del loro attimo di smarrimento e tornati fedeli per l’amore che li ardeva». (Q44, 8 agosto)

  • ‘visione’ della Passione di Gesù del 11 agosto. Ore 12:

[Scrive Maria Valtorta:] L’inizio è in tutto uguale alla visione prima che ho avuto, in febbraio[66]. […]

Quando Gesù, svegliati i tre, va verso l’uscita del Getsemani per riunirsi agli altri otto e incontra Giuda e le guardie, rivedo lo sguardo di Gesù e odo le sue parole come in febbraio. Ma posso anche notare l’atteggiamento degli apostoli. Pietro è avanti a tutto il gruppo che è alla sinistra di Gesù.

Il volto di Pietro è angosciato, spaurito e irritato insieme. Gli altri apostoli sono addossati alle sue spalle come un branchetto di pecore spaurite. Sono 22 occhi sbarrati e undici bocche socchiuse in undici visi resi pallidi dalla sorpresa, dal dolore e dal raggio di luna.

Posso notare anche che Pietro e Matteo sono i due più bassi di statura, che l’onestà di Pietro appare limpidamente dal suo rude volto di popolano. Vedo anche quando il suo sangue popolano si scalda e gli fa fare un balzo da pantera e calare il fendente a Malco.

Vedo anche che il gesto buono di Gesù, troppo mite secondo il desiderio e il concetto che di Lui si erano fatti i suoi seguaci, è quello che provoca la fuga generale. Devono aver pensato che era inutile combattere per un imbelle che, avendo potestà su tutto, anche sugli elementi, si lasciava prendere come una pecora da un pugno di mercenari, di plebei raffazzonati da soldati. Una grande delusione

Poi ancora tutto uguale per la via.

Nell’aula del Sinedrio ho modo di notare meglio ancora la faccia scimmiesca e furente di Caifas e la calma di Gesù. E poi il suo sguardo di dolore a Pietro che si scalda presso il fuoco. Il volto di Pietro, già rosso nello sforzo di mentire alla serva che lo interroga, diviene di porpora quando Gesù, passando sul marciapiede elevato del portico, lo guarda. Le fiamme del fuoco mi permettono vedere bene. (Q44, 11 agosto)

Dice Gesù: «Quando Io ti svelo episodi sconosciuti della mia vita pubblica, sento già il coro dei dottori difficili dire: “Ma questo fatto non è nominato nei Vangeli. Come può dire costei: ‘io ho visto questo’?”. A costoro rispondo con parole[67] dei Vangeli». […]

«Non vorrete già pensare che in tre anni Io abbia fatto i pochi miracoli narrati? Non vorrete pensare che siano state le poche donne nominate quelle guarite, né i pochi prodigi nominati i soli compiuti. Ma se l’ombra di Pietro serviva a sanare[68], che avrà fatto la mia ombra? Che il mio alito? Che il mio sguardo? Ricordatevi l’emorroissa[69]: “Se riesco a sfiorare il lembo della sua veste io sono guarita”. E fu così». (Q44, 20 agosto)

[Dice Gesù:] «Quando ti imponessero silenzio non riconoscendo che per mio nome e volontà tu fai quanto fai, rispondi ciò che risposero[70] Pietro e Giovanni al Sinedrio dopo la guarigione dello storpio: “Se sia giusto dinnanzi a Dio l’ubbidire a voi piuttosto che a Dio, giudicatelo voi stessi. Noi (io) non possiamo (non posso) non parlare di quello che abbiamo (che ho) visto e udito”. Non potresti del resto impedire a Me di venire a te e di forzarti a vedere e udire. E sarebbe stoltezza in te udire il mondo che vuole imporre silenzio a Dio, anziché Dio che vuole dare luce al mondo. Se Io voglio, chi contro di Me?» (Q44, 16 ottobre)


I Quaderni del 1945-1950
Cover libro Centro Editoriale Valtortiano

Mi dice Gesù: «Abbi pazienza, anima mia, per la doppia fatica. È tempo di sofferenza. Sai come ero stanco gli ultimi giorni?! Tu lo vedi. Mi appoggio nell’andare a Giovanni, a Pietro, a Simone, anche a Giuda… Sì. Ed Io che emanavo miracolo, solo sfiorando con le mie vesti, non potei mutare quel cuore!» (Q45, 4 marzo)

[Dice Gesù:] «Il brano scritto in questo quadernetto[71], aggiunto all’altro, va messo dalla fine del brano che parla dell’alba pasquale nella pagina segnata di rosso. Ossia così: “… Pietro e Giovanni ecc. ecc. vedendola così assorta ecc. ecc. si ritirano chiudendo la porta e tornano spauriti al Cenacolo”». (Q45, 1 aprile)

[…] penso sia l’Angelo mio custode che me la porta — viene questa parola: “Sono affidati in buone mani i tuoi genitori. Tuo padre ha reclinato il capo sul grembo dell’Apostolo al quale è stato conferito ogni potere assolutorio[72] e del quale tu conosci la schietta e affettuosa bontà popolana. È venuto a prenderlo Pietro, tuo padre, perché Pietro ben poteva comprendere la giustizia di tuo padre. San Giuseppe, San Pietro… E tremi per lui? No! Tua madre, è venuto il Serafico a raccoglierne l’anima fra le palme ferite. Francesco, l’amato di Gesù, quello al quale nulla si nega in Cielo e dal Cielo. In fondo tua madre aveva venerazione di lui ed egli è venuto. Non ricordi che si dice che egli salva i suoi devoti?…”». (Q45, 4 ottobre)

[Scrive Maria Valtorta:] Risorgo ora da una crisi tremenda. Lei l’ha vista e tanto basta. Ma forse ciò che le può interessare è che, proprio quando mi sentivo morire e le ho chiesto la S. Comunione come Viatico, non solo si sono sollevate le mie pene e fatte meno gravi le mie condizioni, ma sono stata confortata prima da Gesù solo, poi da Maria e poi, in ordine di presenza, da S. Giovanni Apostolo, S. Pietro Apostolo, il mio Angelo custode, S. Francesco e ultimo S. Giuseppe. Avrei desiderato tanto S. Teresina del B. Gesù. Ma non è venuta per nulla. E sono rimasti anche dopo che lei è andato via. Gesù al capezzale a destra, la Mamma al capezzale a sinistra dicendo: “Facciamo assistenza alla nostra figliolina ammalata”. L’angelo adorava. Strano! Lo vedo sempre presso la Vergine! Vicino alla scrivania, in piedi, S. Giuseppe col suo dolcissimo sguardo un po’ mesto. Seduto su una sedia, un po’ curvo in avanti, S. Pietro, vicino a S. Giuseppe. Fra S. Pietro e l’angelo, in piedi, S. Giovanni. Non so se ha visto quando ho sorriso al cereo S. Francesco che tutto umile si nascondeva quasi nell’angolo presso la porta. Mi sentivo assistita. Tanto. Ma quanto male! Però, venendo i miei amici, Satana se ne va. (Q45, 5 ottobre)

Mi appare la spiritualizzata e gloriosa figura di S. Pietro. Ordina: «Scrivi questo per il tuo Padre: “Io, Capo del Sacerdozio, ti dico: Vèglia, perché Satana, come un leone ruggente[73], ti gira intorno cercando di divorare e distruggere. Guai a noi sacerdoti se per sbadataggine lasciamo divorare il gregge di Dio e il cibo di Dio dal perpetuo avversario!”. Non c’è altro da dire. A te, piccola voce, sempre maggior grazia e conoscenza del Signor nostro Gesù Cristo». (Q46, 4 gennaio)

[Scrive Maria Valtorta:] E così, dal 5 dicembre a oggi, sono molte le voci spirituali o umane che dicono la stessa cosa. Per prima la voce angelica; poi la voce di una persona molto in grazia di Dio; poi la voce dell’anima mia sempre; poi delle parole del Maestro che richiamano sull’instabilità del caso e sulla sua duplicità, sui pericoli celati in esso rispetto anche all’opera che Egli fa, con me per strumento; poi parole di S. Pietro… È un continuo sfrecciare di voci che dicono: “Attenta! Per te e il Padre, attenta!”. […]

Oggi, 11 gennaio, ore 16, sento chiaramente di doverle dire questo, di doverle ricordare che Gesù lo ha già richiamato[74] a non perdere tempo e freschezza di mente in altre cose che non siano quelle che lei da quasi tre anni ha nelle mani, di doverle dire che ho l’impressione lucida e netta che tanto l’avviso di S. Pietro[75] come gli ordini del Signore siano per renderlo vigilante contro l’insidia celata in questo caso. Sarebbe un vero, imperdonabile errore, che per una leggerezza si facesse da leva, si mettesse la leva in mano ai nemici per distruggere la già troppo insidiata opera del Signore dei dettati e visioni». (Q46, 11 gennaio)

  • commento di Maria Valtorta del 7 aprile 1946. Domenica di Passione:

[Scrive Maria Valtorta:] Mi sveglio da un calmo sonno nel quale sognavo di essere su di un prato di erba corta, novella, smeraldina, limitato da un muro già alto ma che, per non so che ragione, io stessa dicevo: “Va alzato ancora” e specificavo: “a difesa”; e infatti il muro si alzava fino ad essere alto almeno 5 metri. Proprio insuperabile così liscio e alto… Non vedevo che questo grande prato, vergine di pedate umane, e questo muro altissimo, e in alto un cielo gremito di stelline che l’alba avanzante faceva sempre più piccole e pallide. E chi mi sveglia è il Signor mio che mi chiama e tocca sul capo. Apro gli occhi e dico: “Eccomi, Signore. Dormivo…” e mi trovo un poco confusa pensando che ho imitato Pietro, Giacomo e Giovanni che hanno dormito un po’ troppe volte nelle ore più solenni del loro Maestro: al Tabor[76] e al Getsemani. (Q46, 7 aprile)

[Dice il Signore:] «Non mi rivolgo al mio servo Romualdo, né ad alcun altro servo in particolare e che al presente rivesta cariche che lo distinguono e lo fanno potente nell’Ordine. Parlo all’Ordine. Come nel gruppo apostolico e dei discepoli, finché Io fui fra loro, non permisi distinzioni né a Me stesso né agli altri, e dottrina e amore e rimprovero erano dati in uguale misura perché Io vedevo non Pietro o Giacomo, Giovanni o Matteo, Andrea o l’Iscariote, non Stefano o Elia, non Mattia o Abele, ma vedevo la mia Chiesa, quella Chiesa dove, se è necessaria una gerarchia, questa non è separazione e differenza ma fratellanza sempre, essendo la Chiesa l’organismo perfetto ed omogeneo dove Io, Cristo, sono Capo e voi tutti membra; così ora all’Ordine, al quale la mia Carità ha voluto dare un dono e una missione in questi tempi in cui le tenebre anticristiane salgono a far ciechi gli spiriti, e le febbri delle dottrine maledette si inoculano a uccidere mentre il gregge del quale ho misericordia languisce di fame e di gelo, così all’Ordine dei Servi della Beatissima mia Madre Io parlo». (Q46, 2 giugno)

[Dice Gesù:] «Ed in te, e per sempre, il mio Corpo e il mio Sangue siano quelle Cose preziose e incorruttibili per le quali, come dice[77] Simon Pietro, sei stata riscattata, affinché tu esalti le virtù di Colui che dalle tenebre ti chiamò all’ammirabile sua luce. La mia pace a te, piccola sposa, anelante all’Amore. La pace a te. La pace a te. La pace a te». (Q47, 19 gennaio)

[Dice Gesù:] «Il “siate perfetti come il Padre” che Io ho detto[78], non era parola vana né esagerata. L’uomo stava per essere nuovamente elevato allo stato di Grazia. Potevo dunque, a piena ragione, dare questo comando di perfezione. Poiché per la perfezione eravate stati creati. E questo desiderio dei giusti ad una perfezione è un desiderio spirituale veniente direttamente da Dio, che giunge a darvene il comando: “Cammina alla mia presenza e sii perfetto” (Genesi 17 v. 1). E, più ampio sebbene implicito, ve lo ripete nelle leggi del Sinai, e nelle lezioni dei Sapienziali, e nelle parole dei patriarchi, dei profeti, degli ispirati tutti, nei quali Io sono che parla. È infine, come più diretto né più esplicito non può essere, nel mio comando: “Siate perfetti come il Padre vostro”. E, come eco della mia eterna Parola, è nelle parole dei miei Santi, da Pietro in poi». (Q47, 28 gennaio)

Dice Gesù: «Hai mai meditato su quanto vuol dire l’espressione che ricorre sulle labbra dei teologi parlando di tutti gli scritti dell’Antico e Nuovo Testamento: “Dice la Sapienza, dice il Signore”? Poco fa hai sentito dire da un predicatore: “Dice il Signore: ‘Quando io parlassi le lingue degli uomini e degli angeli….’”. Non ha detto: “Dice Paolo”[79]. Ma “dice il Signore”.

Perché? Per rispetto pensando che Dio è l’informatore di ogni azione dell’uomo? Anche. Ma soprattutto perché va detta la verità. E la verità è che nei suoi amatori Dio tanto è presente che la personalità, e soprattutto il pensiero di essi, si annulla in quello di Dio, e non è più Paolo, Pietro, Giovanni, Giacomo o Giuda. Pietro Paolo Giovanni Giacomo Giuda, portavoce di Dio, dicono ciò che Dio parla in loro: voce di Dio, dicono le sue parole. E così, in tempi più lontani, Isaia, Geremia, Jesai bar Sirac, Sofonia, Michea, Zaccaria… e in tempi più vicini tutte le voci del Signore, sparse nei secoli per dire agli uomini le parole di Dio. Quelle parole che sono altrettante luci, altrettante medicine, altrettante grazie». (Q47, 14 settembre)

[Dice Gesù:] «Il Maestro è in Matteo (vedere discorso della Montagna, le istruzioni agli apostoli, l’elogio al Battista e il resto di questo capitolo, il primo episodio del 15° capitolo e il segno del Cielo, e il divorzio, 19° cap., e i tre cap. 22-23-24). Il Maestro è soprattutto nel luminoso Vangelo di Giovanni, l’Apostolo innamorato, fuso nella carità al suo Cristo-Luce. Confrontate quanto disvela della potenza del Cristo oratore questo Vangelo con quanto ne disvela la esiguità essenziale del Vangelo di Marco, esatto negli episodi sentiti da Pietro, ma ridotto ad un minimo, e vedrete se Io, il Verbo, usavo solo uno stile molto umile o se non sfolgorava sovente in Me la potenza della perfetta Parola. Sì, in Giovanni Essa brilla, per quanto molto ridotta in pochi episodi.

Ora, se al piccolo Giovanni Io ho voluto dare un aumento di conoscenza di Me e del mio insegnamento, perché dovrebbe questo farvi increduli e duri? Aprite, aprite intelletto e cuore, e beneditemi per quanto vi ho dato». (Q47, 30 settembre)

[Dice Gesù:] «Direttore tu? No. Io ho dovuto raddrizzare il timone e la vela di questa povera anima, perché la tua condotta era aquilone che la dirottava e faceva cozzare contro gli scogli di certe conoscenze, di certe delusioni che Io le volevo risparmiare per non dare scandalo a questo fanciullo che è il piccolo Giovanni, a questo fanciullo che aveva ferma fede che ogni Sacerdote fosse un altro Cristo.

Un altro Cristo! In verità, se Io fossi stato così non avrei attirato a Me neppure il mite Andrea e l’amoroso Giovanni! In verità Io, se fossi stato come tu sei, non avrei attirato a Me i fanciulli, non i peccatori, non i Gentili. E non ti è bruciante come una scottatura il dirti: “Io ho distrutto l’opera del mio Signore, che aveva ricondotto alla Chiesa, al Sacerdozio, i Belfanti?”. Almeno Pietro pianse sullo scandalo che aveva dato nella notte della mia cattura, sino ad averne scavate le guance. Ma tu! Oh! che in verità tu hai portato le anime lontano da Me, quelle anime che mi ero conquistate con l’aiuto del piccolo Giovanni!». (Q47, 30 settembre)

[Dice Gesù:] «“Un giorno[81] Gesù, presi in disparte Pietro, Giacomo e Giovanni, salì sul monte e si trasfigurò…”. Ecco, Io prendo in disparte il mio piccolo Giovanni e la sorella sua, che sarà Giacomo in questo caso, e a loro sole mostrerò come tu sia in Me ed Io in te sino ad essere tu un piccolo Me». […]

«E procediamo per altre regioni, e incontro ad una altra classe di nemici nascosti. Quelli che Io chiamerò “gli amici instabili”. Quelli che sono sedotti dal miracolo, dal fiammeggiare della verità e potenza, da un sogno di speranza e da speranze di trionfo. Quelli che seguono sinché non c’è pericolo a seguire, pronti domani ad andarsene se pensano che il seguire non dà utile, anzi che può dare dei fastidi.

Il primo chi è, non in ordine di tempo, ma di gravità nel suo peccato? È Pietro. Il primo degli Apostoli, la Pietra su cui fondavo la mia Chiesa. Così pronto nel venire a Me, così audace nel difendermi, nel professare la verità su Me! E poi? E poi eccolo, vile, menzognero, traditore, nello spirito, del suo Gesù. “Io non conosco quest’Uomo. Non sono un suo discepolo”.

In verità, in verità ti dico che in quel momento Pietro fu più vile di Giuda. Perché Giuda ebbe l’audacia del suo delitto e, pur sapendo di disvelarsi in tutto il suo orrore e di marchiarsi per sempre dello sprezzo del mondo sinché il mondo sarà, sfidò tutto e venne, alla presenza di un popolo, di cui ignorava le reazioni, ad indicarmi ai carnefici. Si professò mio discepolo con quell’atto, non negò di esserlo, fu e volle essere noto come il “traditore”e il “deicida”.

Pietro, invece, non ebbe il coraggio di dire: “Sono suo discepolo, lo conosco”. Avrebbe dovuto aggiungere: “E professo che Egli è il Giusto come si conviene al Figlio vero di Dio vero”. Non avrebbe fatto che rendere onore alla verità, a quella verità nella quale aveva sempre creduto sinché era non pericoloso il crederle, a quella verità che era gloria anche per lui, perché è onore seguire e amare i giusti, e sommo onore essere discepoli di Dio. Ma egli rinnega…

Ora il suo Maestro viene trascinato davanti al Sinedrio come malfattore, sacrilego, demonio; e andare contro al Sinedrio è pericoloso, e andare contro una plebe che si rivolta contro al fino ad ieri acclamato è pure pericoloso. Ci vuole eroismo a difendere uno caduto in disgrazia. E l’eroismo viene da vita interiore fortemente nutrita di carità, ossia sostenuta dall’unione con Dio, e da fede amorosa e certa nell’Amico.

Pietro non è ancora confermato nella carità e nella grazia. Pietro è ancora “l’uomo”, e dell’uomo ha l’egoismo e la viltà, la fede instabile, l’amicizia labile. Pensa a difendersi da possibili pericoli, e non a difendere, almeno con la parola, l’Amico. Lascia che di Lui parlino solo i nemici ed i comperati testimoni. Contro le loro menzogne non alza la sua parola franca e giusta. E così anche Pietro, che solo poche ore prima aveva intinto il suo pane nel mio piatto, s’era nutrito di Me, e m’aveva professato d’esser pronto a dar per mio amore la vita, alza contro Me il calcagno col rinnegarmi dicendo: “Non lo conosco”.

Perché Pietro ha fatto quel peccato, lui, il già designato Pontefice della Chiesa che già era all’alba della sua fondazione? Perché era “l’uomo carnale” che la prova e il pentimento non avevano ancora potuto convertire ad “uomo interiore”. Perché Dio permise quel peccato nel primo Pontefice della Chiesa di Cristo? Perché, “ravveduto[82] che fosse, confermasse i suoi fratelli”, ossia, ricordando la sua debolezza, la sua, di lui che per tre anni s’era nutrito della mia carità e sapienza, sapesse giudicare con giustizia vera, senza intransigenze di antico israelita e senza debolezze di imperfetto sacerdote, le colpe dei suoi agnelli, sempre meno colpevoli di lui sol per non essersi direttamente nutriti della mia Parola. E anche perché, ad esempio di lui che peccò e fu perdonato e poscia, umiliato e ravveduto, fatto “uomo interiore e sacerdote santo”, vero Padre e Pastore dei figli di Dio e degli agnelli del mio Gregge, ogni Pontefice sia, come il Pietro primo, giudice e padre, senza intransigenze e senza debolezze, Pastore buono, altro Me, perché il mio Gregge non perisca e non sia calpestata la mia Dottrina». […]

«E il grande Nicodemo, luce del Sinedrio, accolse il mio invito e rinacque, tanto da essere apertamente mio amico allorquando un Pietro mi rinnegava. Perché non avrei dunque dovuto richiamare i discepoli che mi seguivano per troppe cose che erano vanità e non spirito e verità?». […]

«È la sorte che avviene per tutti coloro che hanno lasciato le vie del Signore. Sono giunti alla simonia di Simon Mago[83], e ambedue meritano le risposte di Pietro. Ma essi non sanno dire, con sincerità di pensiero, la risposta di Simon Mago a Pietro, anzi si dicono autor di miracoli». […]

«I falsi giudici e veri carnefici mi trascinarono poi da Pilato perché egli, non loro, si macchiasse del mio Sangue innocente. Inutile raggiro farisaico. Il mio Sangue, benché materialmente fatto versare da un romano, ricadde sugli ebrei, tanto che Roma fu ed è Sede di Pietro e cuore del mondo cristiano, e Gerusalemme, da 20 secoli, non è – no, neanche ora lo è – capitale del Popolo uccisore del suo Dio». (Q49, Marzo 1949)

[Dice Gesù:] «Gesù, infinita Misericordia, che perdonasti a Pietro d’averti rinnegato, perdona i nostri peccati di infedeltà, perché l’averti offeso è il nostro dolore». (Q49, 26 maggio)

  • nel ‘Commento’ all’Apocalisse”. Cap. II San Pietro viene citato quattro volte:

Eppure gli stessi Apostoli, direttamente ammaestrati dalla parola e dall’esempio del Maestro, per il sempre rinascente orgoglio d’essere “ebrei”, hanno ostacolo a trattare coi Gentili. L’esempio di Pietro col centurione Cornelio mostri a tutti come l’orgoglio possa rallentare la conquista delle anime o permettere che delle anime non vengano alla Vita. È dovuto intervenire Iddio con un miracolo per persuadere l’Apostolo che “Dio non fa distinzione di persone, ma in qualunque nazione gli è accetto chi lo teme e pratica la giustizia”.

Gesù, e prima di Lui i Profeti, avevano chiaramente istruito sulla sorte del Cristo. Eppure, venuta la sera del Giovedì, per quanto fortificati dalla purificazione e dalla Eucaristia date loro dal Pontefice eterno, ecco che la debolezza dell’uomo, che non viene annullata dalla consacrazione, li fa fuggire pavidi e vergognosi, li fa rinnegare; ed è proprio Pietro, il successore di Gesù nel governo della Chiesa, colui che lo rinnega. E poscia, benché investito dallo Spirito Santo una e una volta, non fu senza incomprensione verso i fratelli nell’esercizio sacerdotale, e debole al punto di avere due modi di vivere per paura di incontrare biasimo o inimicizie.

L’uomo è l’uomo. “Come fanciullini di fresco nati” che bramano al latte spirituale sincero per crescere e divenire “stirpe eletta, regale sacerdozio, nazione santa, popolo di Dio”, così Pietro da uomo si fece santo, eroicamente santo, sempre più santo, divenendo veramente “un altro Cristo” con un lavoro assiduo. Ma prima fu “l’uomo”. Come Paolo fu “l’uomo” in cui la legge della carne lottava contro quella dello spirito. L’uomo che dopo esser stato rapito al terzo cielo conobbe ancora lo schiaffo dell’angelo di Satana, lo stimolo della carne. Come “uomo” furono tanti altri servi di Dio, martiri del loro io, beati per aver vinto l’io ed essersi rigenerati in Cristo.

“Quante volte dovrò perdonare?” chiese un giorno Pietro a Gesù. E Gesù rispose: “Settanta volte sette”, ossia un numero illimitato di volte. Perché Gesù sapeva che l’uomo, anche se rigenerato dalla Grazia, anche se nutrito dall’Eucarestia, anche se confermato nella Grazia dalla Confermazione, anche se elevato dal Sacerdozio, sempre sarebbe stato “l’uomo”, l’uomo bisognoso di compatimento e perdono, perché facile all’errare. (Commento all’Apocalisse)


Quadernetti
Cover libro Centro Editoriale Valtortiano

Nel volume dei Quadernetti sono presenti appunti, ‘dettati’ e ‘visioni’ che riguardano scritti di Maria Valtorta sulla Tomba di San Pietro. Un vero quaderno, di cm 14,5x20, sulla cui targhetta di copertina Maria Valtorta ha scritto “Sulla Tomba di S. Pietro”.

  • ‘visione’ del 23 agosto 1943:

[Scrive Maria Valtorta:] Mi pare che alla mia affannosa domanda: «Dove vai, Signore?», dia una risposta simile a quella data a Pietro. «Vado a morire per molti miei figli che non sanno più morire (con Fede, Speranza e Carità)». (Quadernetti, 13.8.43)

  • ‘dettato’ del 18 novembre 1947:

[Dice Gesù:] «La Messa è la Frazione del Pane. È il sacrificio eucaristico. Sì. Ricorda anche il Sacrificio del Calvario. […] Ma la Messa è soprattutto il sacrificio del mio amore, il ricordo e la perpetuazione del mio divinamente, e perciò infinitamente, folle amore per gli uomini.

E la Frazione del Pane, o se più vi piace chiamarla: Messa, è quella che avete avuta nella visione della Pasqua supplementare, quando Io, Io stesso insegnai al Vescovo della Chiesa di Cristo e al Vescovo di Gerusalemme: Pietro e Giacomo d’Alfeo, a celebrarla». (Quadernetti, 18.11.47)

  • ‘dettato’ del 25 Aprile 1948:

[Dice Gesù:] «Gridare: “Gesù, salvaci che noi periamo”[84], quando la bufera già prende di traverso la barca di Pietro, può ottenere il miracolo una volta. Ma non si deve abusare della misericordia mia e attendere solo da Me soccorso, e nel momento che può esservi naufragio. Armate naviglio e naviganti mentre ne avete tempo e modo.

Tornate ai metodi catacombali, così come avevo detto al piccolo Giovanni dal 20 novembre 1943.

Uscite dalla nicchia nella pietra. Uscitene per umilmente, faticosamente, caritativamente operare. Se non lo farete non vi servirà nicchia elevata, torre di diaspro, porfido e acciaio, a salvarvi, quando l’Anticristo, non combattuto con le armi di vittoria da voi e [non] vinto nel cuore di molti, soffierà il suo nemico vento, e coloro che meditano nel loro cuore di “lanciarti, o Pietro, come una palla in piazza larga e spaziosa e là farti morire” [Is 22,18] – la piazza: quella di S. Pietro, dall’alto della quale Tu, Vicario mio (perpetuo Vicario da Pietro all’ultimo dei Papi) parli e benedici, o sempre solo buono, solo Pastore d’amore anche in queste epoche di lupi d’orrore – si muoveranno a farlo, capitanando i traviati, gli illusi, gli ignoranti, coloro che le demagogie, ma non esse soltanto, bensì e più ancora l’inerzia, l’indifferenza, lo stolto sdegno, l’inutile orgoglio, la viltà di un clero che non è più lucerna sul monte e sale atto a dar sapore agli animi, hanno scristianizzato. Lo faranno se voi dormirete.

E se lasciate che sia levato Cristo dal cuor degli uomini, chi vi subentrerà? L’Anticristo. Ciò è legge. E guai a voi per questo». (Quadernetti, 25.4.48)

  • ‘dettato’ del 4 agosto 1948:

[Dice Gesù:] «Al termine dell’opera ho dato le ragioni di essa e ho risposto in anticipo alle stolte e superbe eccezioni di ora. Quelle ragioni e non altra cosa andavano fatte conoscere. Non i pizzichi di questo o quel brano, una tessera del meraviglioso mosaico che rappresenta la vita mia e di mia Madre, e che presa così, a caso, non è che un pezzetto di colore e valore relativo, talora incomprensibile o creduto tale, mentre è necessario e bello nel quadro generale. Ma si è voluto autogiudicare il meglio da farsi e censurare le linee date dal Maestro.

Ora Io chiedo, a quelli che trovano poco men che eretica la richiesta di Gesù, a sua Madre, di aiutarlo con la preghiera: “Come allora spiegate che Io mi sia ritirato in preghiera nei momenti più gravi della vita (nel deserto, nel Getsemani)? Come che Io abbia chiesto a tre uomini (Giovanni, Pietro, Giacomo) di vegliare e pregare in unione spirituale con Me? Come che abbia sempre ricorso all’orazione prima dei principali miracoli, o delle lotte più fiere coi miei nemici (Lazzaro, prima e dopo la congiura per tentarmi al trono)? E perché ho pregato che si allontanasse il calice e perché ho urlato sulla croce il mio ‘Eloi! Eloi, lamma shebactani’”?». (Quadernetti, 4.8.48)

  • ‘dettato’ del 17 maggio 1953:

[…] «E poiché da ormai cinque anni mi si ferisce senza sosta, con l’ingiusta azione verso l’Opera, ho chiuso il fiume della Divina Sapienza che volevo riversare in te, mia cisterna d’amore e di grazia per le anime, dandoti le spiegazioni dell’Apocalisse, delle altre Epistole Paoline e di quelle di Pietro, Giacomo e Giuda d’Alfeo. Tutte le lettere apostoliche». (Quadernetti, 17.5.53)

  • ‘dettato’ del 1 giugno 1953:

[Dice Gesù:] «Anima mia crocifissa, vilipesa, schernita, incompresa come Me, amami del tuo amore santo per darmi il balsamo che l’Angelo Consolatore del Getsemani mi dette in quella ora cruciale della mia esistenza d’Uomo-Dio[85]. Sii una volta ancora il mio Giovanni, fedele, amante, sincero come il figlio di Zebedeo, l’Apostolo inferiore di grado a Pietro, ma superiore ad esso per perfezione d’amore». (Quadernetti, 1.6.53)

  • ‘dettato’ senza data, s.d.1 - G. C.:

[…] «Dice lo Spirito Santo, investendo di spirito profetico Pietro presso Cesarea di Filippo: “Tu sei il Cristo, Figlio di Dio vivente” [86], e ancora sulle labbra di Pietro subito dopo la discesa pentecostale: “Gesù, esaltato alla destra del Padre suo Dio e ricevuta dal Padre suo promessa dello Spirito Santo…”, e ancora nei dì seguenti: “Dio avendo risuscitato il suo Figlio”[87] e vedere Atti 3[88] e seguenti». (Quadernetti, 1.6.53)

Cover libro Centro Editoriale Valtortiano
  • Lettera di padre Berti del 11 luglio 1948. P.S.:

Lei sa come io rifugga dal far certe domande. Ma quel sacerdote della Segreteria mi ha pregato di chiederLe che domandi a qualche Angioletto o che so io DOVE È IL CORPO DI SAN PIETRO. Scavi ne hanno fatti tanti, in S. Pietro di Roma, ma per ora non hanno trovato nulla... Naturalmente ciò non fa piacere. Mi aspetto una risposta. Certo che gioverebbe molto anche all’Opera in cui si parla tanto di S. Pietro (ricordo di aver letto anche un’omelia di S. Pietro ad una Messa). (Quadernetti, 11-VII-1948)

  • Lettera di Maria Valtorta del 14 luglio 1948:

[…] O quest’altro che vuole sapere dove è il corpo di S. Pietro? Ma lasciate quelle povere ossa in pace! Le vedremo ricomposte alla fine del mondo! Non basta che il povero Simone di Giona abbia tanto faticato col suo corpo e patito nella vita terrena? Ora che riposa in attesa di risorgere lo volete disturbare per spargerne gli ossicini in qua e là a finir male? Gesù sa dove è il suo Pietro-pietra sulla quale è costruita la Chiesa. Ma non credo che Gesù si faccia servo ad accontentare le curiosità che resterebbero tali perché, avuta la risposta, direbbero: parola di donnette isteriche. E Gesù è stanco che il suo piccolo Giovanni sia colpito da continue ferite... (Quadernetti, 14-7-48)

  • appunti e ‘visioni’ dell’agosto 1948:

L’angelo su S. Pietro. 25-7-48 “E sono sicuri che sia stato sepolto sul Vaticano? Tra i pagani, in luogo immondo, e in balìa dei pagani?”.

1-8-48 “Ricordati che c’era l’Ostriano per i martiri”.

7-8-48 “S. Pietro evangelizzava all’Ostriano e là aveva la sua cattedra”.

27-8-1948 “E venuta che fu la notte i cristiani tolsero il corpo di là e lo portarono al primo cimitero cristiano che era l’Ostriano, là dove Pietro aveva evangelizzato, nella prima catacomba scavata in Roma per radunarvi i cristiani, ammaestrarli, impartire loro il Battesimo e gli altri Sacramenti”.

Su San Pietro. 26-8-48 Vedo due uomini procedere da sud-est verso nord-est per una via campestre che congiunge due vie consolari, dalla caratteristica pavimentazione romana a pietre quadrate. Altre vie sono più lontano e fanno ruota come un ventaglio aperto con l’Appia antica (vedere schizzo). […]

L’altro è un vecchio (75-80 anni) curvo per età e come per vita di fatiche, calvo, gote scavate pallidissime, una rada barbetta bianca come i pochi capelli che fanno una coroncina da orecchio a orecchio intorno al capo, occhi velati, infossati, stanchi, di vecchio, e vecchio afflitto. Ha una veste di lana bigiognola, non molto lunga, forse per non incespicare. Un vestito da popolano. Procede lentamente, aiutandosi con un lungo bastone col quale tasta il suolo, specie là dove sono ciuffi d’erbacce, come se ci vedesse poco e volesse evitare ostacoli di sassi smossi, nascosti fra l’erba, pericolosi al suo piede stanco. Tiene con la sinistra una sacca semivuota che gli pende dietro la spalla. Il mio interno ammonitore mi dice: «Venera l’Apostolo Pietro». […]

S. Pietro si ferma, guardandomi, quando è a circa due terzi della via. Lascia che il compagno vada avanti. Ma lui, S. Pietro, scende nel campo incolto che è a sinistra di chi va verso nord, vi si inoltra diagonalmente un 100, 150 metri circa. Si ferma. Mi guarda fisso come per richiamare bene la mia attenzione. Poi picchia per tre volte col bastone a terra, fra le erbacce. Passa il bastone a sinistra, mi fa un cenno di saluto e, tagliando di nuovo di sbieco il campo, torna sulla stradetta campestre e raggiunge il compagno che è fermo in attesa presso la via consolare più a nord. […]

Mi scompaiono del tutto dietro un ciuffo di alberelli. Ma ormai vedevo solo il sommo della testa di S. Pietro e dell’altro solo le spalle e il capo. […]

Scomparsi che sono, il mio interno ammonitore mi dice, e lo dice come se leggesse su un libro: «Venuta che fu la notte, i cristiani tolsero il corpo di là e lo portarono nel luogo dove Pietro evangelizzava il Signore, che era l’Ostrianum, nel quale già erano deposti i corpi di quelli che avevano confessato col sangue la loro fede in Gesù Cristo durante le prime persecuzioni». Ore 16. La visione si ripete alle 19 e alle 22,30 sempre uguale.

27-8-48. San Pietro, solo, mi riappare allo stesso luogo e curvandosi a fatica verso il suolo batte per tre volte con la mano a terra nello stesso punto di ieri.

29-8-48. Alle ore 22 il mio ammonitore mi dice il nome delle due vie consolari congiunte dalla stradetta. Quella più a sud è la Tiburtina e nei suoi pressi sono gli archi di un acquedotto. L’altra più a nord, sulla quale ha camminato S. Pietro prima di scendere nell’altro campo e scomparire, è la Nomentana. (Quadernetti, agosto 1948)

  • appunti e ‘visioni’ del settembre 1948:

7-9-48. La voce angelica dice: «Ricordati dell’Ostrianum».

18-9-48, ore 15 e 30. Un interno semioscuro di catacomba. A malapena distinguo le linee generali. Non so in che punto cardinale perché, essendo là dentro, non ho punti di orientamento. Sono in un ambiente largo su per giù 6 metri e lungo almeno il doppio. […]

Poi il luogo deserto si illumina di una luce misteriosa che mi permette di vedere a m. 1,50 dal suolo, e presso lo sbocco della galleria di nord-est, un corpo steso in un loculo. Riconosco nel vegliardo ivi deposto l’Apostolo Pietro visto il 26-8.

Mani pietose lo hanno composto e ravviato nei pochi capelli e nella barba rada, rivestendolo delle vesti adatte al suo grado: una lunga tunica di lana biancastra quasi totalmente ricoperta da un drappo di stoffa preziosa di un rosso quasi violaceo che, simile ad un bizzarro mantello, scende a ricoprire le membra irrigidite sin quasi al ginocchio, nascondendo le mani che si intuiscono, dalle pieghe che fa il manto, incrociate come le aveva Gesù nel Sepolcro. Ma le mani io non le vedo. Non vedo neppure i piedi ricoperti della lunga tunica e da una sindone che si vede spuntare da sotto al corpo, in attesa di essere stesa sullo stesso.

Direi che fra le mani S. Pietro ha qualcosa come un rotolo, un tubo; non so bene perché è coperto.

Sul viola porpureo del prezioso mantello, o stoffa preziosa disposta a mantello, vedo qualcosa di bianco, come un nastro. Ma vedo male perché il corpo è all’altezza del mio sguardo. È bello più che da vivo. Sereno. Riposa in pace dopo tante fatiche.

Il mio interno ammonitore mi dice: «Questa è la cripta catacombale dei martiri Tito e Marcelliano, i primi deposti qui. Egli riposò presso questi».

Forse quello che accompagnava S. Pietro era uno dei due? L’angelo non dice di più e, sparendo la luce misteriosa, non vedo più nulla e cessa ogni cosa.

19-9-48, ore 16 S. Pietro in veste ponteficale (ma senza mitria) così come era deposto, ma con in mano un pastorale e con la bellezza dei Beati, mi appare sempre sul posto dove batté in terra. […]

19-9-48. Da capo S. Pietro in quella sua prima sepoltura…

23-9. S. Pietro in gloria su quel punto della prima visione. (Quadernetti, settembre 1948)

  • Lettera di padre Berti del 14 settembre 1948:

Ma la bomba atomica è la notizia sul corpo di S. Pietro... Lui dice che, avute precise indicazioni, certamente si procederà agli scavi. Quanto dunque a ciò che mi ha detto sul corpo di S. Pietro sta bene.

a) Nella Basilica Vaticana non hanno trovato nulla […];

b) A S. Sebastiano, ove gli archeologi dicono si può dire unanimamente che i corpi di S. Pietro e Paolo vi siano stati per un certo tempo (forse dalla metà del III sec. al VI), non è stato trovato nulla (dei corpi stessi), quantunque gli scavi forse non siano stati così completi come si converrebbe;

c) Antichi testi parlano del Cimitero Ostriano, che si troverebbe realmente nei pressi della via Nomentana, quantunque nessuno finora abbia determinato con esattezza la sua ubicazione. Parimenti, al Cim. Ostriano è legato il ricordo di S. Pietro che ivi avrebbe battezzato. […]

Conclusione: Va bene che il corpo di S. Pietro magari non si trovi in Vat. o nella cerchia dell’antica Roma; va bene il Pietro che per tre volte batte col bastone in terra, va bene anche che si indichi l’Ostriano. […]

Il S. Padre e tutti in Vat. sono rimasti addolorati per l’esito negativo degli scavi in S. Pietro. Ovunque la notizia da me data, quantunque ancora forse incompleta, ha destato gioia, speranza, stima per l’Opera... ed ha messo in movimento. All’Anticamera Pontificia mi hanno fatto riempire un modulo per richiedere l’Udienza privata del S. Padre e quel Monsignore incontrandomi stamani mi ha salutato per il primo in modo tutto nuovo, dandomi viva speranza per questo mese o per il prossimo; il P. Bea, come ho detto, è stato contentissimo ed ha aggiunto che, una volta avuta l’indicazione precisa, certamente si procederebbe […]. (Quadernetti, 14-IX-1948)

  • Lettera di Maria Valtorta del 21 settembre 1948:

5°) Osservando la pianta vedo segnato presso la Salaria una via che ha nome Ostriana. Forse la chiamano così perché vi si suppone vicino l’Ostriano? In tal caso devo dire che quel prato in discesa, dove vidi andare S. Pietro e il suo compagno e che intuisco conducesse all’Ostriano, è molto più vicino a Via Nomentana che a Via Salaria, che io non vedevo affatto, presso S. Agnese, ma più a nord-est e lontano dall’Aniene che non vedevo. […]

6°) Come Lei può notare si direbbe che S. Pietro batté col bastone e con la mano nella zona compresa fra Villa Torlonia e Villa Massimo. Forse che lì sotto ci sono diramazioni dell’Ostriano? Se sì, si potrebbe pensare che S. Pietro fu deposto lì sotto, in origine. […]

Ma faccio notare, e raccomando quindi di tenere ben presente, perché accendendosi di eccessive speranze non si cada poi in delusioni e in conseguenti… anatemi su me che non c’entro, che io:

1°) Non ho avuto indicazione di dove S. Pietro è sepolto attualmente, ma di dove fu trasportato il corpo del I° Pontefice nella notte seguente al Suo Martirio (“e venuta che fu la notte i cristiani tolsero il corpo di là e lo portarono nel luogo dove Pietro evangelizzava il signore, che era lo Ostrianum, nel quale già erano deposti i corpi di quelli che avevano confessato col sangue la loro fede in gesù cristo durante le prime persecuzioni” - Parole angeliche, e l’angelo pareva che leggesse qualche cronaca cristiana contemporanea dei tempi di S. Pietro. Questa esiste ancora o si è perduta?).

2°) Che né S. Pietro né il suo compagno, che direi essere stato un Romano di nobile famiglia, né il mio Angelo hanno aggiunto parola a quanto io ho riferito fedelmente.

Né io aggiungerò parola suggerita da un mio proprio pensiero. Sarebbe certamente errata, riprovata da Dio e d’inganno agli uomini. […]

Perciò torno a dire di non lasciarsi travolgere da sogni propri, suscitati da una non giusta interpretazione di quanto io ho potuto dire, che è ancora molto parziale. Se Dio vorrà, completerà le informazioni. Per ora si è degnato di farci sapere dove fu portato dopo il Martirio il corpo di S. Pietro e la zona dove fu deposto. Preghiamo molto, preghiamo tutti, chiedendo al Signore che dica dove attualmente è il sepolcro di S. Pietro. Se amorevolmente Dio accederà alla nostra richiesta, sapremo. Altrimenti… Egli è il Signore e noi i sudditi.

Per quanto sta a me, se mi dicesse chiaramente il luogo subito lo notificherò, ben lieta di servire il Signore, il Suo Vicario e quanti vogliono onorare l’Apostolo Pietro. Ma se non fa Iddio io certo non posso fare. (Quadernetti, 21-9-48)

  • ‘dettato’ del 3 ottobre 1948:

[Dice Gesù:] «Aggiunge: «Di’, non dare, ma di’ di S. Pietro sin dove sai, aggiungendo questo: che con l’andare dei secoli il nome di Marcelliano si mutò in quello di Marcellino, per un errore di colui che scalfì la II pietra tombale al martire Marcelliano» (che è quello che era con S. Pietro sulla viottola… nota mia: lo so perché Gesù me lo fa rivedere).

Chiedo: «Ma dove?».

Risponde: «Dove ti fu detto».

«E poi? È là?».

Risponde: «Anche le polveri dei capi sono fiamma ai seguaci, e odio ai nemici che cercano disperderle perché non resti ciò che tiene viva la fiamma nei fedeli. Quindi la necessità di confondere le tracce e occultare le reliquieNecessità di tutti i tempi…».

«Signore, parla, te ne prego. Dove è?».

Gesù sorride e se ne va. […]

Da quanto ho visto deduco:

I) che S. Pietro dopo morto fu portato all’Ostriano in un primo loculo presso la tomba di Tito e Marcelliano o Marcellino.

II) che questa chiesa sotterranea corrispondeva al punto su cui picchiò S. Pietro.

III) che da lì, con o senza i compagni, venne traslato in altra cripta molto più verso la città (vedere carta). Forse avevano spinto le gallerie dell’Ostriano sin lì. (Quadernetti, 3-10-48)

  • ‘dettato’ del 26 ottobre 1948:

Sempre sul sepolcro di S. Pietro dice Gesù:

«Il discepolo non è da più del Maestro. Se per un impossibile caso il Corpo del Verbo, fattosi Carne per essere Redentore, non fosse risorto, sarebbe avvenuto di Esso ciò che è avvenuto del corpo del mio Cefa. Una peregrinazione senza pace dovuta all’astio dei nemici, e all’amore o fanatismo degli amici che, per difendere la reliquia del mio Corpo dalle sacrileghe mani dei nemici di Cristo e della sua Chiesa, avrebbero dovuto occultare i resti qua e là, sempre più lontano, sempre più nascosti, a disorientare i nemici profanatori, né si saprebbe più quanti luoghi avrebbero accolto le sue ossa.

Non ha avuto pace il corpo del mio Simon Pietro neppure dopo la morte. Pace ebbe il suo spirito. La sua spoglia, no.

Evangelizzando, percorse tanto mondo di allora. Morto, santificò delle sue spoglie tanto sottosuolo di Roma.

Ma per tua pace e di quelli che cercano, dico.

Dall’Ostriano presso la Nomentana all’altro cemeterio presso la Tiburtina, e poscia a quello sulla Labicana, quante, quante deposizioni ebbe il mio Pietro! […]

Ma coloro che cercano dovrebbero ben sapere, sanno, che vi è un luogo detto cimitero dei S. Pietro e Marcellino.

S. Pietro. Non meglio identificato per prudenza reverenziale a quelle sante spoglie, dove ebbe requie il corpo del Primo Pontefice.

Non insistano oltre. Non insistano mai. Io so se dire, quando dire, con giustizia.

Ma vorrei che più dell’affannosa preoccupazione di ricercare delle ossa, sante ma sempre ossa, il cuore della mia Chiesa si sforzasse a ritrovare lo spirito che animava Pietro e a farsene il suo spirito. Questo sarebbe onorare Pietro e Colui che fece di Cefa il Principe degli Apostoli, il Pontefice, la Pietra sulla quale l’incrollabile Chiesa di Cristo si fonda. […]

Quelle ossa sono tanto; ma ancora un nulla rispetto all’essenziale. Per quelli che credono, basta la fede. Per gli increduli, non servirebbe neppure rivedere Pietro vivente condotto al martirio sul colle, e da lì trasportato là dove evangelizzava dalla sua cattedra di maestro della fede cristiana. Per te basti ciò che hai scritto, cooperando con pazienza, sofferenza, fatica a che gli uomini abbiano una nuova, ampia conoscenza di Me che li salvi, li salvi, li salvi.

Puoi leggere questo a chi sai. Ma l’importante per tutti è possedere lo spirito di Pietro…». (Quadernetti, 26-10-48)

  • ‘visione’ del 13-14-15 novembre 1948:

Ancora S. Pietro.

Ma in un luogo solitario, direi secondario delle catacombe. O almeno, se non secondario, nascosto, quasi per celare ancor più e meglio le venerabili spoglie.

Un ambiente largo m. 3, o 3,50 x 5[89] al massimo, poco alto: direi 3 metri circa, con un altare semplicissimo in uno dei lati stretti, nessun graffito o pittura o altro. Unica nota chiara le quattro colonnine di marmo che sorreggono la Mensa eucaristica. La solita porta a fianco dell’altare e vicino a questa un loculo (aperto certo per farmi vedere cosa contiene) con entro la salma incorrotta, ma ridotta ad una pelle simile a scura pergamena stesa sullo scheletro. […]

[Segue la descrizione particolareggiata del corpo essiccato ma incorrotto di San Pietro]

Non so dove sono, vedendo solo quanto è sotterra. (Quadernetti, 13-14-15/11/48)

  • ‘dettato’ del 29 novembre 1948:

Dopo aver ricevuto da Bianca Bracci Bottai il trafiletto sulla tomba di S. Pietro (Tirreno del 24-11-48).

Mentre lo leggo, e precisamente là dove si dice: “… Basilica costantiniana eretta sulla tomba del primo successore di Cristo”, la voce potente di Gesù, proprio nel tono di quando controbatte una tesi errata, o vuole imporre la sua Volontà, o rimprovera o compie miracoli, prorompe forte dicendo:

«No! Lo stesso Costantino comprese l’inopportunità di erigere la basilica sul luogo (il Circo di Nerone e gli Orti Neroniani), putente ancora delle depravazioni neroniane, del martirio del mio Pietro. E non “tomba” neppur là dove ora si erige la chiesa.

Il mio Pietro, santificato dal suo perfetto volere e dal martirio, dopo esser stato da Me consacrato e dallo Spirito di Dio purificato e posseduto con l’assoluta pienezza dei fuochi Paracliti, non poteva esser deposto là dove, sin sui materiali dei mausolei, era la professione dei culti più sozzi del paganesimo.

Meglio la nuda, povera cripta della catacomba Ostriana, povera, nuda come la grotta della mia Nascita. Conforme allo spirito evangelico che è solo di carità, fede, speranza, e delle 4 cardinali virtù, e d’ogni altra virtù minore, deve esser ricco. […]

No. Non tomba di Pietro, del mio Simone di Giona, che Io feci “Pietra”. Pietra intatta, squadrata, angolare, inattaccabile alla corruzione e alle lusinghe degli uomini e dei tempi. […]

«No, dico a voi. No. Pietro non fu sepolto dopo il martirio altro che là dove già si era martirizzato evangelizzando». (Quadernetti, 29-11-48)

  • ‘dettato’ del 3 febbraio 1949:

Dice Gesù: «Anche se qualche disonesto, per fine impuro, facesse apparire delle ossa come ossa di Pietro, od occultamente, in base alle tue indicazioni sulle successive deposizioni di Pietro, scoprisse il loculo catacombale di Pietro, vi prendesse i resti e li portasse in S. Pietro dicendo che erano là, per opprimere il mio portavoce e trarre in inganno il mio Vicario e il mondo tutto, Io-Verità qui dico che questa azione sarebbe inganno che Dio condanna. Pietro è dove tu sai. Ogni altro resto non è di Pietro». (Quadernetti, 3-2-49)

  • Lettera di mons. Alfonso Carinci del 29 settembre 1949:

… a proposito degli scritti, mi si diceva che Ella sa ove riposi il corpo di S. Pietro. Siccome ora si sta preparando una relazione sugli scavi eseguiti nelle Grotte Vaticane sotto l’altare centrale, La pregherei di comunicare al Santo Padre ciò che Ella sa: volentieri presenterei al S. P. lo scritto, che porterebbe luce su questo tema tanto importante a tutta la cristianità. (Quadernetti, S. Michele Arc. 1949)

  • Lettera di Maria Valtorta del 1 ottobre 1949:

Riguardo al Corpo di S. Pietro, posso dirle questo.

Il 5 febbraio, con molte insistenze e facendomi, fra molti altri nomi di Eccellenze e Monsignori e altri importanti Sacerdoti, anche quello dell’E.V., il R.P. Berti mi persuase a dargli un quinterno dove erano scritte le successive traslazioni delle spoglie del I° Pontefice-Martire; nonché mi spinse a scrivere una lettera a S. Santità, lettera della quale mi scrisse lo schema, che conservo tuttora. Lettera e quinterno dovevano venire poi consegnati al S. Padre.

Io avevo avuto da N.S. l’ordine di parlarne solo a P. Berti e che questi tacesse sino a quando Dio voleva, ma di non dare il quinterno o me ne sarebbe accaduto del male. Anzi, circa l’ultimo luogo – dopo non ne vidi altri – N.S. mi impose il segreto e un termine allo stesso. Ho disubbidito col dare il quinterno. Ma mi si diceva che S. Santità lo desiderava tanto per por fine a lavori costosi e a dispute coi protestanti ecc. ecc.

Me ne è venuto del male, come Gesù diceva, perché il 7 febbraio spedii la lettera che fu consegnata il 9 o 10 febbraio insieme al quinterno, e 5 giorni dopo l’opera fu bloccata, in conseguenza, mi si disse, di quella lettera, che non era irriverente, lo creda. Ne leggevo la brutta copia anche il 1° c.m.

Quindi come posso esser più tentata a disubbidire a N.S. e a scrivere a S. Santità?

In quella lettera e in quel quinterno c’era già materia per poter asserire, senza tema di errare, che S. Pietro fu martirizzato a Roma sul colle Vaticano. E ciò sarebbe stato sufficiente per smentire coloro che negano che S. Pietro sia mai stato a Roma e che quindi la sede del Pontificato sia Roma. E materia per rendere venerabilissimo il Tempio sorto nel colle del martirio dell’Apostolo.

(Quadernetti, S.T.B.G. 49[90])

  • ‘dettato’ del 28 giugno 1953:

S. Pietro: «Parlo oggi, senza attendere domani, giorno di mia festa, perché altri oggi mi commemoreranno. […]

Se il mondo non muterà, specie quella parte di mondo che è l’Italia, non sorgerà mai l’ora in cui i resti della “Pietra su cui Cristo edificò la sua Chiesa” verranno tratti, dalle tenebre ove sono, alla luce del culto, dalla trascuranza, perché io sono celato, alla venerazione dei fedeli.

Gesù insegnò: “Date e vi sarà dato, e più darete più vi sarà dato, in maniera strabocchevole”[91]. Il ritrovamento del vero mio Corpo, la sua traslazione nella Basilica a me dedicata, vero cuore della Cristianità, per essere eretta sul luogo dove confessai eroicamente il mio fedele amore a Cristo, Chiesa Madre di tutte le Chiese cattoliche, sarebbe veramente dono di grazia strabocchevole. Ma per averlo occorre dare vero eroico amore a G., a M. Ss., alla Chiesa tutta. Rinascere per avere. Accendersi per avere. Ascendere per avere. Dio dà a chi sa meritare il dono. A quelli soli. A questi, che neppure furono giusti per l’Opera, nulla va dato».

Pietro, essendo, anzi apparendo come corpo glorificato, è molto più bello di quanto non fosse, ma anche molto più triste di quanto, da vivo, non fosse. (Quadernetti, 28-6-53)


Libro di Azaria
Cover libro Centro Editoriale Valtortiano
  • ‘dettato’ del 28 aprile 1946, Domenica in Albis:

Dice Azaria: «Uniamo la candida frase del grande Apostolo Pietro[92] al gaudioso pensiero della innocente[93] che oggi si rigenera al S. Battesimo e, cessando di essere solo un nato d’uomo che trae vita dal latte che gli viene porto per nutrire il suo corpicciuolo, passa ad un nutrimento più perfetto: quello dello spirito, e sugge dalla inesausta mammella dei meriti del Cristo la sua prima poppata rigenerante in lui la Vita dell’anima con la Grazia infusa dal Sacramento». (Azaria, Lezione X)

  • ‘dettato’ del 5 maggio 1946, Seconda domenica dopo Pasqua:

[Dice S. Azaria:] «Il beato apostolo Pietro conferma con la sua epistola[94] le mie parole. Uditelo: “Cristo ha patito per noi, lasciandovi l’esempio affinché ne seguiate le orme”. […]

«Perciò soffrire non soltanto per i fratelli cattolici, ma per i fratelli “separati”, per le pecore erranti, perché possano ritornare al Pastore e Vescovo istituito da Cristo: al Successore di Pietro, Capo degli agnelli e agnello Esso pure dell’Agnello eterno». (Azaria, Lezione XI)

  • ‘dettato’ del 12 maggio 1946, Terza domenica dopo Pasqua:

Dice Azaria: «Ed ora meditiamo gli insegnamenti[95] di Pietro, che da maestro può parlare, e per la sua esperienza d’uomo e per essere stato ammaestrato dal Verbo e illuminato dallo Spirito Paraclito per essere capace di essere il perpetuo docente della Chiesa apostolica. Simone di Giona di Cafarnao, Cefa di Gesù Signor Nostro, può parlare agli uomini, da uomo che volle e seppe divenire Apostolo e da Apostolo sul quale scese la Fiamma Pentecostale a consacrarlo all’insegnamento perfetto». […]

«Ed ora che ti ho spiegato il simbolo della frazione del Fuoco Paraclito in tante lingue e della ardenza delle stesse sul capo degli Apostoli, torniamo a Pietro apostolo, il quale, divenuto spirituale dopo la Comunione dello Spirito, ricordava di essere stato uomo, e con carità e conoscenza e verità diceva e dice agli uomini suoi discepoli e fratelli le regole per raggiungere la spiritualità che fa santi.

Dice: “Vi scongiuro di guardarvi, come forestieri e pellegrini, dai desideri carnali”.

Infatti l’uomo cristiano è un forestiero e pellegrino fra turbe pagane. Il mondo, pagano nei suoi costumi, e l’umanità stessa latente più o meno, o violenta più o meno anche nel cristiano, fa sì che lo spirito proceda come un pellegrino e forestiero per contrade non sue, ignote e pericolose.

Ed ecco che Pietro avvisa: “Guardatevi dai desideri carnali” come esseri di altra nazione che potrebbero prendervi e farvi poi schiavi di essi.

Procedete guardinghi. Perché non conoscete il vero volto delle cose che vi circondano. Possono avere aspetto buono ed essere abbiette, aspetto innocente ed essere malandrine. State a voi. Non stringete facili alleanze. Carità, ma non lasciate penetrare in voi ciò che è di altri, non della vostra stirpe eletta». […]

«E Pietro dice: “State soggetti ad ogni autorità per riguardo a Dio”.

E che? Forse che Dio protegge certe autorità nefaste? Oh! non lo pensate! Ma ciò che accumula meriti su voi: la vostra ubbidienza ad ogni autorità umana - onde non si possa dire che siete ribelli e turbolenti e di scandalo agli altri - accumula in pari tempo condanne su chi, avendo autorità, la usa con nefando modo. Perciò siate soggetti. E fin dove? Fin dove giunge il diritto umano. Ma quando un’autorità umana volesse penetrare nel dominio di Dio e imporvi leggi contrarie alla Legge divina, allora siate liberi e sappiate morire ma non tradire Dio e la sua Legge per paura di un uomo o di più uomini». (Azaria, Lezione XII)

  • ‘dettato’ del 2 giugno 1946, Domenica fra l’Ottava dell’Ascensione:

[Dice Azaria:] «Ascoltiamo ora l’Apostolo Pietro, il grande e buono Simone di Giona che si è formato con costante e penoso lavoro di buona volontà per divenire degno del suo Maestro, senza calcoli per il futuro, con l’unico sprone di dar gioia al suo Rabbi e Dio. Ascoltiamo l’uomo che di tutto quanto viveva umanamente in lui ha saputo fare dote per il suo ministero futuro, mutando l’umano in spirituale per forza d’amore. E padre di genti è divenuto, pastore, maestro e nauta della Chiesa, ma soprattutto padre, padre di dolcissima e ferma paternità per tutti i figli che il suo Gesù gli aveva affidati con le tre raccomandazioni dopo le tre professioni d’amore: “Pasci i miei agnelli e pasci le mie pecorelle”. E Pietro, apostolo e pastore, ti parla, agnellina del gregge di Cristo. Ascolta. “Siate prudenti e vegliate nella preghiera. Ma soprattutto abbiate continuamente tra voi la mutua carità, perché la carità copre la moltitudine dei peccati”[96].

Aveva ben compresa la lezione del suo Signore, l’adulto israelita! E la trasmette ai suoi figli e fratelli che perfetti non sono, che hanno bisogno di continue assoluzioni per le loro mancanze, e che non sempre hanno pronto l’assolutore. Perché la morte è in agguato in mille modi e ogni momento può suonare l’appello davanti al Giudice eterno. Eccolo allora l’assolutore: l’amore. Ogni peccato, ogni omissione, ogni imperfezione cosa è se non un momentaneo o un pertinace collasso dell’amore nell’uomo?». […]

«“Praticate l’ospitalità... senza mormorazioni”[97]. Ecco, Pietro nomina una delle forme materiali di amor di prossimo.

Ma per tutte vale lo stesso consiglio. La carità deve essere silenziosa, pudica, comprensiva, prudente. Il Ss. Signore Nostro Gesù lo ha detto: “Non sappia la vostra sinistra ciò che fa la destra”[98].

E non solo per le elemosine, ma anche per altri soccorsi a più alte sventure, ossia a quelle morali e spirituali, la carità deve saper fare e tacere per essere pura da ogni scoria, perché anche il semplice stupore, l’intimo pensiero: “Che cosa è mai questa del fratello?” è, sebbene lievemente, lesione alla carità. Non giudicate, mai, neppure nel vostro cuore, perché anche nel cuore vostro scende l’Occhio divino e legge». […]

«Ed ora, proprio per le voci, ecco la parola di Pietro: “Ciascuno secondo il dono ricevuto lo metta al servizio di tutti gli altri come buoni dispensatori della multiforme grazia di Dio”[99]. Voi, voci, avete avuto il dono di ricevere le parole Ss. per passarle ai fratelli. Orbene, fatelo con gioia, umiltà, solerzia, generosità». […]

«Sentite Pietro? Allora era il tempo in cui le “voci”, per decreto giusto di Dio e per ardenza dei primi cristiani che veramente amavano con eroismo, spesseggiavano. Ecco Pietro che dice: “Se uno parla, parli come chi espone gli oracoli di Dio; se uno esercita un ministero, lo faccia per virtù comunicata da Dio, affinché in tutto sia glorificato Dio per Gesù Cristo di cui è la gloria e l’impero nei secoli dei secoli”[100]». (Azaria, Lezione XV)

  • ‘dettato’ del 30 giugno 1946, Domenica fra l’Ottava del S. Cuore e Commemorazione di S. Paolo:

[Dice Azaria:] «Ieri parlava il Signore Ss. e io ho taciuto. Se ti avessi potuto parlare ti avrei fatto considerare che Pietro è un perfetto esemplare dell’anima che è in equilibrio di santità tra la fiducia che annulla il timore e l’umiltà che tiene l’anima nelle condizioni che sono necessarie per servire il Signore e avere da Lui aiuto. Pietro aveva peccato come uomo e come apostolo. Ma i suoi peccati di uomo, avanti l’elezione ad apostolo, non gli furono di ostacolo a divenire l’Apostolo perché anzi, per essi, la sua umiltà si irrobustì e la sua fiducia nella Giustizia Divina, che lo eleggeva ad apostolo, si manifestò». […]

«Pietro canta la potenza dell’umiltà. “Umiliatevi sotto la potente mano di Dio affinché Egli vi esalti nel tempo della visita”.

Pietro sapeva per esperienza come l’onore di essere stato toccato dalla mano di Dio e segnalato come suo servo possa indurre l’uomo a superbia. E come la superbia, assopendo la vigilanza dell’anima, possa permettere al Tentatore di indurre l’uomo al peccato. Egli lo aveva provato. Si era creduto sicuro di sé. Si sentiva sicuro. Era il Capo degli Apostoli. Perciò Dio lo aveva riconosciuto il migliore. Quella sera, poi, si sentiva come un soldato in una fortezza sicura: aveva Gesù Eucarestia nel suo petto. Si poteva perciò rallentare la vigilanza, compiacersi di sé, cedere all’umanità un pochetto, lasciando Gesù nel suo petto a lottare per lui.

Ecco un esempio di fiducia sbagliata. Dio può tutto. Ma l’uomo non deve abbandonarsi a ciò che può Dio, quasi che il potere di Dio in favore dell’uomo sia un obbligo da parte di Dio. Anche l’uomo deve lavorare di suo, unire il suo lavoro a quello di Dio. Da questo mutuo aiuto, da questa cooperazione nasce l’operazione santa e perfetta. Pietro quella sera dimenticò di cooperare con Dio e “si addormentò”. Tre volte. Che simbolico sonno e che simbolico numero! Tre le concupiscenze: tre i sonni dell’Apostolo che aveva ceduto all’umanità e si era perciò abbandonato, come uno che dorme, al Malandrino in agguato. E come Sansone dopo che per essersi addormentato sul seno della Tentazione aveva perduto l’unione con Dio, anche Pietro fu uno zimbello senza forza nelle mani di Satana che lo portò a mentire, a rinnegare, a fuggire vilmente.

Pietro dunque sapeva il male che un pensiero di compiacimento semina e che poi nasce e cresce con forme sempre più peccaminose, e dice: “Umiliatevi sotto la mano di Dio”[101]. Che il dono di Dio non vi sia rovina, vuol dire, ma anzi per l’umiltà che conserva il dono e l’unione con Dio, Egli, il Signore, vi esalti nel tempo della visita.

Il tempo della visita è quello della venuta di Dio per premiare o punire all’ultimo giorno. Altre visite vi sono: le manifestazioni di Dio in voi con consigli, ispirazioni o missioni. Ma la visita di cui parla Pietro è il Giudizio finale. Ogni visita di Dio è esaltazione perché è elevazione della creatura a Lui. E se la creatura ne usa male, di questi doni senza prezzo, ne avrà pena e dolore. Ma può sempre rimediare con atti di riparazione finché ha vita. Mentre la venuta ultima è senza riparo o modifica. O è esaltazione o è condanna eterna dell’uomo. Fate perciò di vivere in modo che Dio vi possa esaltare nel tempo della visita». […]

«Oh! Pietro li conosceva gli improvvisi attacchi dell’Avversario! E conosceva come occorre essere sobri in ogni cosa per poter essere svegli a respingerlo». (Azaria, Lezione XX)

  • ‘dettato’ del 14 luglio 1946, Quinta domenica dopo Pentecoste:

[Dice S. Azaria:] «“Siate perfetti come è perfetto il Padre mio”. Come si giunge a questa perfezione? Oh! sempre attraverso l’amore. Non ha insegnato altro mezzo il Maestro vostro Ss., non ne ha insegnato altro il suo primo Vicario, il Beato Pietro. “State tutti concordi, compassionevoli, amanti dei fratelli, misericordiosi, modesti, umili”[102]». […]

«Da queste prime virtù ecco che Pietro passa a virtù più difficile: quella del perdono. Il perdono alle offese è il saggio della vostra carità e della vostra unione al Verbo. “Ché se voi amate quelli che vi amano, che merito avete? Amate quelli che vi odiano e porgete l’altra guancia a chi vi schiaffeggia”. Così ha detto il Signor Nostro Gesù. Perché vi vuole salvi». […]

«Pietro, eco fedele del suo Maestro, ripete: “Non rendete male per male, né maledizione per maledizione, ma anzi benedite; perché per questo siete stati chiamati: per ereditare la benedizione”[103]». […]

«“Chi dunque vuole amare la Vita e vedere giorni felici raffreni la sua lingua dal male e le sue labbra dal parlare fraudolento, schivi il male, faccia il bene, cerchi la pace, si sforzi di conseguirla”[104].

Non la povera vita di un’ora, ma la Vita eterna nomina il Beato Pietro, e parla dei giorni eterni, quelli che per i “vivi” nel Signore saranno veramente felici. Oh! merita saper tacere, ché il parlare tante volte trascina fuor dalla carità, facendo sbalordito lo spirito col frastuono delle parole proprie e altrui, e, nello sbalordimento, può uscir fraudolenza pur di primeggiare nel combattimento coll’avversario, e la disputa può degenerare da giusta in ingiusta, e chi ha ragione può passare dalla parte del torto passando la misura del rispetto e dell’amore, e soprattutto altera la pace e la altera nel cuore altrui». […]

«Tu, chiusa nel padiglione sapienziale di Dio, nel tabernacolo del suo Cuore, del suo Amore, sei come in una Chiesa vivente “e le forze del male non prevarranno”. Io te lo dico perché il mio Signore mi comanda di dirtelo insieme al Beato Pietro, che vi assicura che nessuno potrà nuocere a chi è zelante nel bene e chiama, con verità, beatitudine il soffrire per la giustizia, ricordando ancora una volta le parole del suo Maestro che ha promesso il Regno dei Cieli a chi soffre persecuzione per causa della giustizia.

E con l’Apostolo e Pontefice ti dico: Non temere le loro minacce, non ti turbare, ma santifica nel tuo cuore Cristo Signore, dandogli la lode della tua giustizia onde gli uomini abbiano a proclamare: “Veramente in lei era vivo Cristo, il Santificatore, e per questo ella fu vittoriosa sulla sua umanità e sulle tentazioni e su coloro che la perseguitarono senza ragione, come perseguitarono il Cristo, suo Sposo, Maestro e Signore”». (Azaria, Lezione XXII)

  • ‘dettato’ del 1 settembre 1946, Dodicesima domenica dopo Pentecoste:

[Dice Azaria:] «Ascolta. “Ma grazie sian rese a Dio che ci fa sempre trionfare in Cristo Gesù e per mezzo nostro spande in ogni luogo il profumo della sua conoscenza. Noi siamo infatti davanti a Dio il buon odore di Cristo per quelli che si salvano e per quelli che si perdono, per questi un odore di morte che dà la morte, per quelli un odore di vita che dà la vita”[105].

Ecco ciò che sono i servi di Dio, i suoi strumenti nelle diverse missioni alle quali Dio li consacra. Sia che siano apostoli o vittime, sia che siano dottori o fedeli, sia che siano “voci”, devono essere gli altari dell’incenso e dell’olocausto dai quali deve esalare a Dio non già l’odore di Paolo o di Pietro, di Benedetto o Bonaventura, di Maddalena o Teresa, di Maria, te, o di altri, ma unicamente il profumo di Cristo. Spargerlo in onore a Dio, spargerlo per profumare i fratelli e impregnarli di esso. Apostoli o vittime, strumenti o voci, i servi di Dio devono essere talmente un’unica cosa col Cristo Gesù da portarlo fra gli uomini in una perpetua incarnazione, onde il mondo lo conosca e di libera volontà si dia vita o morte, accettando o respingendo il Signore senza poter dire a sua scusa: non lo abbiamo conosciuto». (Azaria, Lezione XXIX)


Lezioni sull’Epistola di Paolo ai Romani
Cover libro Centro Editoriale Valtortiano
  • ‘dettato’ del 6 gennaio 1948, Lezione 3ª:

[Dice l’Autore Ss.:] «Quando? Quando? Già siete in quest’ora o state per entrarvi? Temete. Ve lo chiedete... Ma non vi pentite. Non vi sarà detto il quando. Esso è scritto nel cuore dei presenti profeti, “ma è sigillato quel che hanno detto i sette tuoni ad essi, ed essi non lo diranno”.

E allora, come astro pacifico sull’orrore e terrore delle onde in tempesta - tutta la Terra sommossa come mare in tempesta e tutti gli uomini naufraganti come in mare in tempesta, meno i servi di Dio raccolti sulla barca di Pietro, fedeli al Nauta santo - e allora verrà l’aurora della Stella del Mare, precorritrice al sorgere, all’apparire ultimo della Stella del Mattino». (Lezione 3ª: Rm 1,18)

  • ‘dettato’ del 22 gennaio 1948, Lezione 11ª:

[Dice l’Autore Ss.:] «Nel comando d’amore è detto: “Ama con tutto te stesso”. Questo “te stesso” cambia da persona a persona. C’è chi ama come un serafino e chi sa amare soltanto come un pargolo, molto embrionalmente. Ma il Maestro, posto che la maggioranza sa amare come i pargoli - molto embrionalmente - mentre seraficamente sanno amare soltanto creature di eccezione, ecco che vi ha proposto a modello un fanciullo. Non Se stesso. Non sua Madre. Non il padre suo putativo. No. Un fanciullo. Ai suoi Apostoli, a Pietro, capo della Chiesa, ha proposto a modello un fanciullo». (Lezione 11ª: Rm 3,1-20)

  • ‘dettato’ del 12 febbraio 1948, Lezione 15ª:

[Dice il Divinissimo Autore:] «Primogenito di tutte le creature, immagine dell’invisibile Iddio, come lo definisce Paolo; Agnello immacolato e senza macchia, preordinato dalla creazione del mondo per fare gli uomini partecipi della divina natura, come scrive Pietro; vincitore, Re dei re e Signore dei signori, come lo canta Giovanni: Novello Adamo, non concepito da uomo ma dallo Spirito del Signore Eterno, posto in Maria, paradiso vivo dove la Trinità prende le sue compiacenze, l’amore di Dio prese carne, il Verbo amato dal Padre s’incarnò per essere offerto vittima per la salute del mondo». (Lezione 15ª: Rm 5,1-5)

  • ‘dettato’ del 27 febbraio 1948, Lezione 19ª:

[Dice il Divinissimo Autore:] «Nel tempo della Misericordia, quando la Grazia rinverginizza gli spiriti dei suoi divini candori; nel tempo dello spirito, nel quale i valori umani sono alla base, ma al vertice sono i valori sovrumani, e questi più che quelli sono offerti a Dio e accettati come dono da Dio; nel tempo in cui la carne è veste all’anima regina, mezzo a conseguire vittoria, ma è lo spirito colui che domina, o dovrebbe dominare; nel tempo in cui “per le virtù di Colui che dalle tenebre vi chiamò all’ammirabile luce, facendo dei cristiani la nazione santa, il nuovo popolo di Dio, a Dio acquistato col Sangue dell’Uomo-Dio, la stirpe eletta, il regale sacerdozio”, come scrive Pietro, sono decadute le limitazioni della Legge mosaica, e ogni uomo che sia segnato del segno di Cristo, unto suo servo dal Pontefice eterno, santo, innocente e immacolato, può, deve essere ostia e sacerdote, materia e ministro del sacrificio spirituale che è a Dio gradito». (Lezione 19ª: Rm 6,11-23)

  • ‘dettato’ del 21-28 maggio 1948, Lezione 23ª:

[Dice il Dolce Ospite:] «Il Cristo che rimprovera Pietro chiamandolo “Satana”, perché lo tenta a non fare la volontà del Padre suo. Il Cristo del Sermone del Monte. Il Cristo che dice l’ultima beatitudine: “Beati quelli che mettono in pratica la parola di Dio”, ossia ancora la Legge». (Lezione 23ª: Rm 7,14-25)

  • ‘dettato’ del 19 gennaio 1950, Lezione 28ª:

[Dice lo Spirito Santo:] «Dio chiama. Satana chiama. Dio ispira. Satana ispira. Dio offre i suoi doni. Satana i suoi. E tra Dio e Satana sta l’uomo. L’uomo nel quale sono due nature già in lotta fra loro. Quella carnale in cui sono i fomiti della Colpa. Quella spirituale in cui sono le voci della Grazia. E se Dio si volge alla parte che da Lui ha somiglianza, perché è il Padre che ama la sua creatura e ad essa si vuole riunire dopo la prova terrena di essa, Satana, l’Avversario, l’Odiatore di Dio e dell’Uomo creatura di Dio, all’una e all’altra parte si volge, ed aizza la carnale mentre tenta sedurre la spirituale, per vincere e fare preda, da quel “leone ruggente che vuol divorare”, di cui parla l’apostolo Pietro». (Lezione 28ª: Rm 8,6-8)

  • ‘dettato’ del 29 gennaio 1950, Lezione 30ª:

[Dice lo Spirito Santo:] «Ed è la dottrina di Pietro in questa lezione[106]: “…Al quale (il Signore)... accostandovi, siete anche voi come pietre vive, edificate sopra di Lui, per essere casa spirituale (del Signore, essendo che il corpo di un giusto è tempio allo Spirito di Dio), sacerdozio santo per offrire vittime spirituali (essendo che ogni uomo giusto offre se stesso in perpetua immolazione di ubbidienza alla Legge per amore a Dio e può essere maestro spirituale, con la parola e l’esempio, che porta a Dio altri uomini)... La divina potenza di Cristo ci ha donato tutto ciò che riguarda la vita e la pietà... per farvi partecipi della divina natura”». (Lezione 30ª: Rm 8,9-11)

  • ‘dettato’ del 24 luglio 1950, Lezione 42ª:

[Dice il Divinissimo Autore:] «E anni dopo, quando già Saul era Paolo, e Pietro era Pontefice e ripieno di Spirito Santo da tempo, ancor così viva era la prevenzione verso i Gentili che Dio, a far persuaso Pietro di non respingere il centurione Cornelio di Cesarea, dovette operare un duplice miracolo[107] e una conferma, sia per Pietro che per gli altri Apostoli e fratelli di Giudea, pronti a rimproverare Pietro per il suo operato[108]». (Lezione 42ª: Rm 9,30-33)

  • ‘dettato’ del 1 settembre 1950, Lezione 43ª:

[Dice il Divinissimo Autore:] «Il Maestro parlava per tutti. Ma chi aveva presente, chi era indicato sotto il velame delle parabole e delle lezioni? Pietro: l’umile che fu esaltato per la sua umiltà semplice e buona; Giuda di Keriot, che fu abbassato per la boria, la concupiscenza triplice, l’esteriorità della Legge e dell’amicizia al Cristo, il calcolo di adulto - e adulto astuto - per cui anche un sospiro era fatto con duplice fine. Pietro: il fanciullo, anche se adulto, al quale fu dato il Regno spirituale come Papa e quello celeste come santo. Giuda: il sapiente vanaglorioso, il quale, per esser divenuto malevolo al Re infinitamente benevolo, fu gettato fuori dal Regno di Dio nel buio e nel tormento infernale.

Occorrerebbe meditare il Vangelo e i caratteri degli apostoli[109], molto più profondamente di quanto generalmente non si faccia. Se ne ricaverebbero risposte e luminose lezioni atte a guidare gli spiriti di buona volontà sulle vie della vera Sapienza che conduce al Cielo». (Lezione 43ª: Rm 10,1)

  • ‘dettato’ del 8 novembre 1950, Lezione 47ª:

[Dice il Divinissimo Autore:] «Dio non punisce e non punirà chi è punito ingiustamente dagli uomini che hanno una qualsiasi autorità; non lo punisce neppure se l’oppresso ha giustificate reazioni. Ma sarà inesorabile verso chi, col suo modo di agire da prepotente, attenta allo spirito degli umili, vi suscita dubbi, ribellioni o altro.

E li punirà perché costoro colpiscono ancora Dio. Sì. Dio. Il quale può esser privato di un figlio, o sentirsi mettere in dubbio da un figlio, per la libertà di male azioni dei “potenti”. Infatti il colpito che pensa? “Ma Dio, che è onnipotente, perché non interviene?”. “Allora non è vero che la preghiera fidente ottiene aiuto da Dio?”. Lo comprendono i “potenti” chi colpiscono, colpendo ingiustamente un suddito? Dio colpiscono. Dio che soffre con e in chi patisce ingiustizia. Dio che è colpito ogni volta che si manca alla carità.

E la carità sia anche regola nei rapporti dei sudditi verso le autorità. Non le giudichino, lasciando a Dio il giudicarle. Non si ribellino loro, purché però i loro ordini non siano contrari alla religione e alla morale, per la collettività, o ad un precedente e immutato ordine divino, nel qual caso, a costo di patire martirio cruento o incruento, occorre prendere esempio dal Cristo che non si piegò ai disordinati voleri del Sinedrio e dei Farisei in genere, né a quelli di Erode; ad esempio del Battista che servì la giustizia anche sapendo che così agendo avrebbe perso la vita; ad esempio di Pietro e Giovanni davanti al Sinedrio, di Giacomo, poi di tutto il popolo sterminato dei martiri d’ogni tempo, da quelli sbranati, arsi, straziati nei circhi e altrove, a quelli bruciati sui roghi come servi del demonio o eretici per aver fatto ciò che Dio loro ordinava.

Saper dire: “Bisogna ubbidire a Dio solo” e “Dio va servito per primo”, come seppero dire gli eroi di Dio, da Pietro a Giovanna d’Arco. Saper dire, per altre persecuzioni incruente, ciò che dissero Bernarda di Lourdes, Lucia di Fatima e i suoi piccoli cugini, e molti, molti altri». (Lezione 47ª: Rm 12-13)

Per saperne di più su questo personaggio

Dizionario dei personaggi dell’Evangelo secondo Maria Valtorta

Questo paragrafo è parzialmente estratto dal volume in lingua francese: Dizionario dei personaggi dell’Evangelo secondo Maria Valtorta[110]:

San Pietro è celebrato il 29 giugno insieme a san Paolo. Il suo nome è citato 150 volte negli scritti del Nuovo Testamento.

Di lui sono conservate due lettere. La seconda è talvolta contestata quanto alla sua attribuzione. Il Vangelo di Marco, suo discepolo, riflette il suo insegnamento. Due scritti apocrifi del II secolo portano il suo nome: il Vangelo di Pietro e gli Atti di Pietro.

Secondo gli Atti degli Apostoli, Pietro presiede l’assemblea che elegge l’apostolo Mattia in sostituzione di Giuda. I battesimi da lui amministrati al centurione Cornelio e alla sua famiglia aprono la Chiesa ai pagani[111].

Verso il 42, imprigionato dal re Erode Agrippa, viene miracolosamente liberato da un angelo[112]. Pietro prosegue quindi la sua attività in Giudea e in Samaria. Si reca poi ad Antiochia di Siria, terza città dell’Impero, dove un dibattito lo contrappone a Paolo[113].

Nel 48/49 presiede insieme a Giacomo il Minore il primo concilio di Gerusalemme[114].

In seguito, secondo una tradizione, sarebbe rimasto per sette anni ad Antiochia di Siria, della quale sarebbe divenuto il primo vescovo, prima di recarsi a Roma. Giunge infine a Roma in due occasioni.

Verso il 65-67, sotto l’imperatore Nerone, viene arrestato. Viene crocifisso nei giardini dell’imperatore, sul colle Vaticano. Su sua richiesta, l’esecuzione avviene a testa in giù.

Nel IV secolo l’imperatore Costantino fece costruire una basilica in Vaticano nel luogo ritenuto essere quello della sua tomba. Essa sarebbe diventata l’attuale Basilica di San Pietro di Roma.

Nel 1939, su iniziativa di Pio XII, furono intrapresi degli scavi sotto la basilica per localizzare la tomba di Pietro. Nel 1948, in seguito all’udienza con Pio XII, un sacerdote della Segreteria di Stato fece chiedere a Maria Valtorta se avesse ricevuto la rivelazione del luogo di sepoltura di Pietro. Ella rispose affermativamente, ma la leggerezza con cui all’epoca i Servi di Maria trattavano l’Opera avrebbe interrotto la rivelazione.

Dai frammenti dei testi menzionati nei Quadernetti[115], si dedurrebbe, senza certezza, che la sua tomba si trovi nelle catacombe dell’Ostriano, sulla via Nomentana, a nord-est di Roma, nel luogo in cui egli insegnava.

Tuttavia, tutte le ricerche condotte dalla Santa Sede portarono, il 26 giugno 1968, al riconoscimento ufficiale da parte di Paolo VI delle ossa rinvenute nella basilica. Lo scheletro è privo del capo, poiché quest’ultimo era venerato fin dal IX secolo in San Giovanni in Laterano[116].

Note

  1. EMV 93.2
  2. EMV 577.2
  3. EMV 55.4
  4. 4,0 4,1 EMV 403.2-4
  5. EMV 97.4
  6. EMV 123.6
  7. EMV 132.7-8
  8. EMV 50.2
  9. EMV 153.2
  10. 10,0 10,1 EMV 199.8
  11. EMV 49.7
  12. EMV 230.5
  13. EMV 349.2
  14. EMV 602.9
  15. EMV 600
  16. EMV 627 EMV 629
  17. EMV 638.16-23
  18. EMV 640
  19. EMV 60.6
  20. EMV 308.5
  21. Vangelo di Luca: Lc 5,10
  22. EMV 343.5
  23. EMV 343.6
  24. Vangelo di Matteo: Mt 16,23; Vangelo di Marco: Mc 8,33; EMV 346.6
  25. EMV 621.3
  26. EMV 604.15
  27. EMV 627.16
  28. EMV 641.1
  29. EMV 600.15
  30. in: Michea 6,8
  31. Libro del Genesi: Gen 29,33
  32. Vangelo di Giovanni: Gv 1,42
  33. nel racconto di Matteo 26,58; Marco 14,54; Luca 22,54-55; Giovanni 18,15-16.
  34. come si narra in Matteo 26,69-75; Marco 14,66-72; Luca 22,56-62; Giovanni 18,17.25-27.
  35. in Giovanni 19,26-27.
  36. come in Matteo 16,18, che non crollerà, come nella similitudine di Matteo 7,24-27; Luca 6,47-49.
  37. come si narra in Matteo 17,4; Marco 9,5; Luca 9,33.
  38. il 17 agosto; stesso concetto, per esempio, in 1 Pietro 1,18-20 e in Apocalisse 13,8.
  39. come già ricordato il 17 giugno e, insieme con la sua elezione, il 19 luglio, con i relativi rinvii biblici in nota; conoscesse è qui nel significato non di sapere ma di sperimentare, conoscere per esperienza.
  40. alludendo alla parabola del figlio prodigo, già ricordata il 7 settembre.
  41. in Matteo 16,21-23; Marco 8,31-33.
  42. come già ricordato il 17 giugno, il 19 luglio e il 17 settembre.
  43. per esempio: Matteo 24,34; Marco 13,30; Luca 21,32.
  44. 2 Pietro 1,21
  45. 1 Giovanni 2,18-21
  46. 1 Pietro 4,7
  47. 1 Tessalonicesi 4,15
  48. 2 Tessalonicesi 2,6-7
  49. Apocalisse 22,20.
  50. 2 Pietro 3,8-9
  51. 2 Pietro 3,16
  52. Giovanni 20,24-29
  53. riportate in Atti 10,34-35.
  54. che comprende scene della Passione di Gesù, per le quali si può rinviare a Matteo: Mt 26,36-75; Mt 27,1-31; Marco: Mc 14,32-72; Mc 15,1-20; Luca: Lc 22,39-71; Lc 23,1-25; Giovanni: Gv 18; Gv 19,1-22. La stessa ‘visione’ si ripresenterà, sommariamente ma accentuando alcuni dettagli, in data 11 agosto. L’una e l’altra stesura, come quelle di altre scene, che pure riportiamo, sulla Passione e Resurrezione di Gesù e sull’Assunzione di Maria, non appartengono alla grande opera “L’Evangelo come mi è stato rivelato”, nella quale entreranno stesure successive, ancora più particolareggiate.
  55. è la continuazione immediata di una ‘visione’ che dividiamo in due parti. Non riportiamo la prima parte, che è nell’opera maggiore (intero capitolo 599). Riportiamo invece la seconda parte, che inizia qui e riguarda l’Ultima Cena: Matteo 26,17-35; Marco 14,12-31; Luca 22,7-38; Giovanni 13-17. Nell’opera maggiore è stata messa una sua più ampia stesura del 9 marzo 1945 (brani 1-38 del capitolo 600.1-38).
  56. enunciate in Luca 6,38.
  57. cioè Maria di Betania o di Magdala, sorella di Lazzaro e di Marta, come in Giovanni 11,5 e come, soprattutto, nell’opera “L’Evangelo come mi è stato rivelato”.
  58. in Matteo 17,20.
  59. che potrebbe essere collegata con la predizione che incontreremo al termine del ‘dettato’ del 12 settembre 1944 e con la promessa del 14 marzo 1947, riportata alla fine dello scritto del successivo giorno 16.
  60. che riguarda la resurrezione di Lazzaro (Giovanni 11,1-46). Di nuovo ‘vista’ e scritta nel dicembre 1946 in forma molto più ampia e particolareggiata, occupa tre capitoli dell’opera maggiore: EMV 545, EMV 547 e EMV 548. A chiusura del capitolo 548 è messo il ‘dettato’ scritto alla fine della ‘visione’ odierna.
  61. è nostra correzione da Domine. Dominus vobiscum significa “il Signore sia con voi” ed è il saluto che il sacerdote rivolge ai fedeli, allargando le braccia, durante la celebrazione della Messa, che ai tempi della scrittrice era in latino.
  62. EMV 586
  63. in 1 Pietro 5,8-9, cui rinvia la stessa scrittrice con un’annotazione a matita all’inizio del ‘dettato’. Il commento si prolungherà nel ‘dettato’ del giorno seguente.
  64. Anche la presente ‘visione’ della Discesa dello Spirito Santo (Atti 2,1-4) sarà ripresentata più ampiamente nel 1947 e, in questa seconda stesura, formerà il capitolo 640 dell’opera maggiore.
  65. in Matteo: Mt 16,19; Mt 18,18.
  66. in data 11-12 febbraio.
  67. che, seguendo l’ordine in cui vengono citate, sono in: Matteo: Mt 4,23; Mt 9,35; Mt 11,4-5 (Luca 7,22); Mt 11,21-23 (Luca 10,13-15); Marco 3,7-8; Luca 8,1-2; Giovanni: Gv 6,1-2; Gv 21,24-25.
  68. come si narra in Atti 5,15.
  69. di cui si narra in Matteo 9,20-22; Marco 5,25-34; Luca 8,43-48.
  70. come si legge in Atti 4,19.
  71. si tratta di istruzioni (senza data) per Padre Migliorini per la corretta composizione del capitolo 616 del “L’Evangelo come mi è stato rivelato”, vedi EMV 616.17
  72. in Matteo 16,13-19. Il padre della scrittrice si chiamava Giuseppe ed era morto il giorno successivo a quello della festa di San Pietro, il 30 giugno 1935.
  73. come in 1 Pietro 5,8.
  74. nell’ultimo dei dettati del 25 dicembre 1945.
  75. del 4 gennaio 1946.
  76. in Luca 9,32; e al Getsemani, in Matteo 26,40.43; Marco 14,37.40; Luca 22,45.
  77. in 1 Pietro 2,9.
  78. in Matteo 5,48.
  79. infatti l’espressione è in 1 Corinzi 13,1.
  80. La Passione redentrice di Gesù e quella di Maria Valtorta e dell’Opera
  81. è citazione da Matteo 17,1-2; Marco 9,2; Luca 9,28-29.
  82. come in Luca 22,32.
  83. di cui si parla in Atti 8,9-25.
  84. [Mt 8,25]
  85. [Lc 22,43]
  86. [Mt 16,16]
  87. [At 2,33; At 3,15]
  88. [At 3,15]
  89. [corretto in 6?]
  90. S. Teresa del Bambino Gesù: 1 ottobre
  91. [Lc 6,38]
  92. Prima Lettera di Pietro: 1Pt 2,2
  93. Alla fine del “dettato” la scrittrice aggiunge tra parentesi: L’innocente della quale parla in questa S. Messa Azaria è la figliolina di Paola Belfanti: Marcella, oggi battezzata. Paola Belfanti, sposata Cavagnera, era la figlia di Giuseppe Belfanti, cugino della mamma della scrittrice, che di loro parla nell’Autobiografia e nei tre volumi dei Quaderni.
  94. Prima Lettera di Pietro: 1Pt 2,21
  95. Prima Lettera di Pietro: 1Pt 2,11-19
  96. Prima Lettera di Pietro: 1Pt 4,7-8
  97. Prima Lettera di Pietro: 1Pt 4,9
  98. Vangelo di Matteo: Mt 6,3
  99. Prima Lettera di Pietro: 1Pt 4,10
  100. Prima Lettera di Pietro: 1Pt 4,11
  101. Prima Lettera di Pietro: 1Pt 5,6
  102. Prima lettera di Pietro: 1Pt 3,8
  103. Prima lettera di Pietro: 1Pt 3,9
  104. Prima lettera di Pietro: 1Pt 3,10-11
  105. Seconda Lettera ai Corinzi: 2Cor 2,14
  106. Prima Lettera di Pietro: 1Pt 2,4-5
  107. ( Atti c. X v. 11-16 e c. X v. 25-33)
  108. (Atti c. X v. 44-48 e c. XI v. 2 e versetti 15-17)
  109. i caratteri degli apostoli, così come altre particolarità che ogni tanto emergono dalle “lezioni”, si ricavano non tanto dal testo stringato ed essenziale dei quattro Vangeli canonici, quanto piuttosto dall’opera L’Evangelo come mi è stato rivelato, che lo illustra ampliandolo.
  110. Dictionnaire des personnages de l'évangile selon Maria Valtorta, di mons. René Laurentin, François-Michel Debroise, Jean-François Lavère, Éditions Salvator, 2012.
  111. Atti degli Apostoli: At 10,47
  112. Atti degli Apostoli: At 12,1-19
  113. Lettera ai Galati: Gal 2,11-16
  114. Atti degli Apostoli: At 15
  115. Quadernetti: 25 luglio 1948, 1 agosto 1948, 7 agosto 1948, 26 e 27 agosto 1948, 29 agosto 1948.
  116. André-Marie Gérard, Dictionnaire de la Bible, Robert Laffont, 1989.