Matteo
Matteo (o Levi), apostolo ed evangelista.
Galileo di Cafarnao, è il dodicesimo e ultimo apostolo chiamato da Gesù. È figlio di Alfeo[1] e ha una sorella che nell’Opera rimane anonima.[2]
Matteo è un pubblicano, cioè un esattore delle imposte, e per questa sua attività è tutt’altro che benvoluto dalla popolazione, costretta a subire le esazioni fiscali. Tra coloro che lo guardano con ostilità vi sono anche alcuni dei futuri apostoli.
Prima della conversione, la sua condotta di vita è moralmente discutibile: è dedito ai piaceri e, secondo l’opinione comune, approfitta della propria posizione per arricchirsi a spese di coloro dai quali riscuote le imposte. Quando Gesù lo incontra, Matteo è quindi un uomo lontano dalla vita che il Maestro propone ai suoi discepoli. I farisei e lo stesso Pietro lo scansano così:
Due impaludati farisei raccolgono studiatamente i loro ampli manti, come avessero paura di raccattare la peste sfiorando con essi il vestimento di Matteo.
Gesù, entrando, lo fissa per un attimo e per un attimo sosta. Ma Matteo china il capo e basta.
Pietro, appena passati oltre, dice piano a Gesù: «Sai chi è quell’uomo arricciato, profumato più di una femmina? È Matteo, il nostro esattore… Che ci viene a fare qui? È la prima volta. Forse non ha trovato i compagni, e le compagne soprattutto, con i quali passa il sabato, spendendo in orgie quel che ci succhia in tasse duplicate e triplicate per averne per il fisco e per il vizio».
Gesù guarda Pietro così severamente che Pietro diventa rosso come un papavero e china il capo, fermandosi, in modo che da primo diventa l’ultimo nel gruppo apostolico. (EMV 94.6)
La chiamata di Matteo suscita perciò stupore anche nel gruppo apostolico. Gli apostoli non comprendono immediatamente la scelta di Gesù, che successivamente ne spiegherà il significato e il valore nel percorso di conversione del nuovo discepolo.
Matteo racconta il proprio cammino di conversione[3]. La sua trasformazione non avviene all’improvviso, ma è preceduta da un progressivo cambiamento interiore, favorito dall’ascolto dell’insegnamento di Gesù, che predica frequentemente a Cafarnao.
In un primo momento Matteo cerca di rimediare, almeno in parte, al male compiuto attraverso l’uso delle proprie ricchezze. Per mezzo del piccolo Giacomo, invia anonimamente delle borse di denaro per aiutare i poveri. Ascoltando Gesù, comprende progressivamente la necessità del pentimento, della misericordia[4] e del corretto uso delle ricchezze[5]. Questi insegnamenti preparano il terreno alla sua definitiva decisione di abbandonare la vita precedente.
Quando Gesù gli rivolge infine l’invito: “Matteo, figlio di Alfeo, l’ora è suonata. Vieni. Seguimi!”[6], Matteo obbedisce immediatamente. Lascia il banco della riscossione senza neppure raccogliere le monete sparse e senza nemmeno chiudere il forziere.
La sua reazione manifesta la radicalità della scelta: non si limita ad abbandonare il proprio lavoro, ma rinuncia senza esitazione alla vita che fino a quel momento aveva condotto. In seguito, rivolgendosi agli apostoli, esprime il dolore per il proprio passato:
«Quanto ho pianto… Quanto, in questi mesi… Sono quasi tre mesi che piango… Non sapevo come fare… volevo venire… Ma come venire da Te, Santo, con la mia anima sporca?…». (EMV 97.4)
Dopo essere stato accolto da Gesù, Matteo chiede perdono anche agli apostoli. Lo fa in ginocchio, riconoscendo le ingiustizie commesse nei loro confronti quando era ancora pubblicano:
«Lo so. Vi ho ingiustamente tassati. Ma ecco, io mi inginocchio davanti a voi tutti e vi dico: non mi cacciate! Egli mi ha accolto. Non siate da più di Lui nella severità». (EMV 97.4)
Divenuto il dodicesimo e ultimo apostolo, Levi-Matteo vuole celebrare la propria rinascita spirituale. La sera stessa organizza un banchetto al quale invita alcuni dei suoi amici di Cafarnao, persone considerate malfamate e lontane dalla rispettabilità religiosa. Tra gli invitati vi sono Giosia, il procacciatore di femmine di Cafarnao, Simon d’Isacco, adultero e Azaria, gestore di una bisca[7].
La presenza di queste persone al banchetto provoca lo scandalo dei farisei di Cafarnao, tra i quali Eli, Simone e Gioacchino.
Il banchetto assume così un significato che va oltre la semplice festa per la conversione di Matteo: l’ex pubblicano, appena accolto da Gesù, desidera condividere la gioia della propria rinascita proprio con coloro che appartengono all’ambiente dal quale egli stesso proviene.
Matteo assume temporaneamente anche il ruolo di tesoriere del gruppo apostolico, sostituendo Giuda Iscariota quando Gesù gli toglie provvisoriamente tale incarico.[8]. La sua precedente esperienza nella gestione del denaro e nella riscossione delle imposte gli consente di svolgere questo compito con competenza.
Matteo è inoltre uno dei quattro evangelisti.
Carattere ed aspetto fisico
Il primo vero incontro tra Gesù e Matteo avviene a Cafarnao, davanti al banco delle imposte[9]. Gesù si reca eccezionalmente a pagare la tassa relativa alla pesca di Pietro.
Matteo, che era seduto al suo banco, […] si alza in piedi. Basso e già anzianotto, su per giù come Pietro, mostra però il viso stanco del gaudente ed una palese confusione. Sta a capo chino sul principio, poi lo alza e guarda Gesù. E Gesù lo guarda fisso, serio, dominandolo con tutta la sua imponente statura. (EMV 95.3)
Matteo, dunque, è di bassa statura e tarchiato, già di età matura, all’incirca come Pietro, quindi sulla quarantina. Anche nel volume dei I Quaderni del 1944 Maria Valtorta annota:
Posso notare anche che Pietro e Matteo sono i due più bassi di statura. (Q44, 11 agosto)
È un uomo piuttosto raffinato ed elegante. Pietro, quando Matteo è ancora l’odiato esattore delle imposte, lo descrive con ironia come un uomo “arricciato, profumato più di una femmina”[10]. La conversione non lo porta ad abbandonare completamente questa cura per il proprio aspetto. Maria Valtorta osserva infatti, in una delle scene dell’Opera, che gli apostoli sono vestiti in modo molto semplice, “meno Giuda Iscariota, Matteo, Simone e Bartolommeo”, elencati in ordine decrescente di eleganza[11].
Matteo mostra inoltre un carattere fermo, come dimostra la decisione con cui affronta la propria conversione e la porta fino in fondo: “il fermo Matteo che si è voluto cambiare ed è cambiato”[12].
La Beata Vergine Maria riassume così il suo ritratto:
«Matteo l’umile che, memore del suo passato, cercava di passare inosservato». (EMV 649.6)
Percorso apostolico
Matteo è testimone dell’Ultima Cena[13], della Risurrezione[14], dell’Ascensione[15] e della Pentecoste[16].
Matteo descrive così il proprio percorso di conversione:
Ero un peccatore. Un grande peccatore. Vivevo nell’errore completo. Mi ci ero indurito e non ne sentivo disagio. Se qualche volta i farisei o il sinagogo mi sferzavano dei loro insulti o dei loro rimproveri, ricordandomi Dio Giudice inesorabile, avevo un momento di terrore… e poi mi adagiavo nella stolta idea: “Tanto ormai io sono un dannato. Godiamo perciò, o sensi miei, finché lo possiamo”. E più che mai sprofondavo nel peccato. Due primavere fa venne un Ignoto a Cafarnao. Anche per me era un ignoto. Lo era per tutti poiché era all’inizio della sua missione. Solo pochi uomini lo conoscevano per ciò che era realmente. […]
Egli mi cercava. O ne avevo l’impressione. Non passava una volta vicino al mio banco senza guardarmi col suo occhio dolce e un poco mesto. E ogni volta era come un soprassalto della coscienza intorpidita, che non tornava più allo stesso livello di torpore. […]
E poi,… e poi… Oh! quel giorno non fu uno sguardo di mestizia, ma di imperio. Mi lacerò il cuore, mise a nudo l’anima mia, la cauterizzò, la prese in pugno questa povera anima malata, la torturò col suo amore esigente… ed ebbi un’anima nuova. Sono andato verso di Lui con pentimento e desiderio. Non attese che gli dicessi: “Signore, pietà!”. Disse Lui: “Seguimi!”. Il Mite aveva vinto Satana nel cuore del peccatore. (EMV 324.5)
Gesù definisce Matteo “la mia vittoria”[17]. Una sera gli spiega anche il significato della sua esperienza passata in vista della missione che gli sarà affidata:
«Resta con Me, Matteo. In cielo non vi è luna, ma almeno brillano le stelle. Nel mio cuore questa sera non ci sono che lacrime. La tua compagnia sia la stella dell’afflitto Maestro tuo…».
«Ma, Maestro, se posso… figurati! È che io sono un grande infelice sempre, un povero inetto. Ho troppo peccato per poterti piacere. Non so parlare. Non so ancora parlare le parole nuove, pure, sante, ora che ho lasciato il mio antico linguaggio di frode e lussuria. E temo che non sarò mai capace di parlare con Te e di Te».
«No, Matteo. Tu sei l’uomo, con tutta la tua penosa esperienza d’uomo. Sei perciò quello che, per aver mangiato il fango ed ora per mangiare il miele celeste, puoi dire i due sapori e dare, di essi, la vera analisi, e capire, capire, e far capire ai tuoi simili di ora e di poi. E ti crederanno, perché appunto tu sei l’uomo, il povero uomo che, per sua volontà, diviene l’uomo, il giusto uomo sognato da Dio. Lascia che Io, l’Uomo-Dio, mi appoggi a te, umanità che amo fino a lasciare il Cielo per te ed a morire per te».
«No, morire no. Non dirmi che per me muori!».
«Non per te, Matteo, ma per tutti i Mattei della Terra e dei secoli. Abbracciami, Matteo, bacia il tuo Cristo, per te, per tutti. Solleva la mia stanchezza di Redentore incompreso. Io ti ho sollevato dalla tua di peccatore. Asciuga il mio pianto… perché di essere da così pochi capito, Matteo, è la mia amarezza».
«Oh! Signore, Signore! Sì! Sì!…»; e Matteo, seduto presso il Maestro che cinge con un braccio, lo consola col suo amore… (EMV 162.8)
Il passato di Matteo diventa così parte integrante della sua missione apostolica. Proprio perché ha conosciuto personalmente la condizione del peccatore, egli può comprendere e accogliere chi si trova nella medesima situazione. Giuda Taddeo lo descrive infatti come:
«Matteo, l’unico fra noi che non ha ribrezzo per nessun peccatore o peccatrice». (EMV 520.3)
Gesù gli affida inoltre un ruolo particolare in vista della sua futura attività di evangelista. Lo chiama “mio buon cronista” e gli indica alcune delle parabole che dovrà trasmettere:
Poi si volge a Matteo: «Tu, mio buon cronista, ripeterai a costoro la parabola delle dieci vergini savie e delle dieci stolte, e quella del padrone che dà dei talenti ai suoi tre servi perché li facciano fruttare, e due ne guadagnano il doppio e l’infingardo lo sotterra. Ricordi?».
«Sì, Signor mio, esattamente».
«Allora ripetile a questi. Non tutti le conoscono. E anche quelli che le sanno avranno piacere a riascoltarle. Passate così in sapienti discorsi il tempo sino al mio ritorno. Vegliate! Vegliate! Tenete desto il vostro spirito. Quelle parabole sono appropriate anche a ciò che dissi. Addio. La pace sia con voi». (EMV 596.51)
Origine del suo nome
Matteo deriva dall’ebraico Mattityāh attraverso le forme greche Matthaîos e latine Matthaeus. Il nome significa “dono dell’Eterno”, oppure “dono di Dio”. Alla stessa radice appartengono anche i nomi Mattatia, Mattia e le forme Mattathias e Matthias, tutti riconducibili all’idea di un dono ricevuto da Dio.
Il nome Levi deriva invece dall’ebraico Lēwî, nome tradizionalmente associato alla radice ebraica l-w-h, con il significato di “unito”, “associato” o “collegato”. È il nome di Levi, figlio di Giacobbe e Lia, dal quale prende nome la tribù di Levi.
Nei Vangeli, Matteo e Levi sono due nomi riferiti alla stessa persona: il pubblicano di Cafarnao che Gesù chiama a seguirlo e che diviene il dodicesimo apostolo. Nei Vangeli sinottici, il pubblicano chiamato da Gesù a seguirlo è indicato con il nome Matteo nel Vangelo secondo Matteo[18], mentre nei Vangeli secondo Marco[19] e secondo Luca [20] è chiamato Levi.
Dove lo incontriamo nell’Opera?
Matteo è presente lungo l’intero arco de L’Evangelo come mi è stato rivelato: compare infatti in tutti e dieci i volumi dell’Opera, dal primo, quando viene convertito dal Signore, fino al decimo, nel quale è testimone della Resurrezione di Cristo assieme agli altri apostoli.
Di seguito sono riportati i capitoli nei quali Matteo è presente o viene citato negli avvenimenti narrati:
La Natività: EMV 35
Inizio dell’apostolato in Galilea: EMV 60
Viaggio apostolico in Giudea: EMV 70
La scelta degli ultimi apostoli: EMV 94 EMV 95 EMV 96 EMV 97
Alla ricerca dei Pastori della Natività: EMV 98 EMV 99 EMV 100 EMV 101 EMV 102 EMV 103 EMV 104 EMV 105 EMV 108 EMV 109
In Giudea prima della vita comunitaria: EMV 110 EMV 111 EMV 112 EMV 115 EMV 116 EMV 117 EMV 118
I Discorsi dell’Acqua Speciosa: EMV 119 EMV 120 EMV 121 EMV 122 EMV 123 EMV 124 EMV 125 EMV 126 EMV 127 EMV 128 EMV 129 EMV 130 EMV 131 EMV 132
La festa delle Encenie: EMV 133 EMV 134 EMV 135 EMV 136 EMV 137 EMV 138 EMV 139 EMV 140 EMV 141 EMV 142
In Samaria: EMV 143 EMV 144 EMV 145 EMV 146 EMV 147 EMV 149
Le donne discepole: EMV 152 EMV 153 EMV 154 EMV 157 EMV 158
L’elezione dei Dodici ad apostoli: EMV 160 EMV 162 EMV 164 EMV 165 EMV 166
I Discorsi della Montagna: EMV 169 EMV 170 EMV 171 EMV 172 EMV 173 EMV 174 EMV 175 EMV 176
Apostolato in Galilea: EMV 177 EMV 178 EMV 179 EMV 180 EMV 181 EMV 182 EMV 183 EMV 184 EMV 186
In viaggio verso Gerusalemme per la Pasqua: EMV 187 EMV 188 EMV 189 EMV 190 EMV 191 EMV 192 EMV 193 EMV 194 EMV 195 EMV 196 EMV 197 EMV 198 EMV 199 EMV 200 EMV 201 EMV 202 EMV 203
Apostolato in Giudea: EMV 205 EMV 206 EMV 207 EMV 208 EMV 210 EMV 211 EMV 212 EMV 213 EMV 214 EMV 215
Apostolato in Filistea: EMV 216 EMV 217 EMV 218 EMV 219 EMV 220 EMV 221 EMV 222 EMV 223 EMV 224 EMV 225
La conversione di Maria Madddalena: EMV 228 EMV 230 EMV 232 EMV 233 EMV 235 EMV 237 EMV 238 EMV 239 EMV 240 EMV 241 EMV 242 EMV 243 EMV 244 EMV 247 EMV 248 EMV 249 EMV 250 EMV 251 EMV 252 EMV 253 EMV 254 EMV 255
Invio degli apostoli e dei discepoli in missione: EMV 256 EMV 257 EMV 260 EMV 261 EMV 262 EMV 265 EMV 266 EMV 267 EMV 268 EMV 269 EMV 271 EMV 272 EMV 273 EMV 274 EMV 275 EMV 276 EMV 277 EMV 278 EMV 279 EMV 280
Viaggio nei territori Oltre Giordano: EMV 281 EMV 284 EMV 285 EMV 286 EMV 287 EMV 288 EMV 289 EMV 290 EMV 292 EMV 293 EMV 294 EMV 295 EMV 296 EMV 297 EMV 298 EMV 299 EMV 300 EMV 301 EMV 302
Fine del secondo anno di Vita pubblica: EMV 312
La missione degli apostoli ad Antiochia: EMV 313 EMV 314 EMV 315 EMV 316 EMV 318 EMV 319 EMV 320 EMV 321 EMV 322 EMV 323 EMV 324 EMV 325 EMV 326
Ai confini della Fenicia: EMV 327 EMV 328 EMV 329 EMV 330 EMV 331 EMV 332 EMV 333 EMV 334 EMV 335 EMV 336 EMV 337 EMV 338 EMV 339 EMV 340 EMV 341 EMV 342 EMV 343 EMV 344 EMV 345 EMV 346 EMV 347
La Transfigurazione sul monte Tabor e il discorso sul Pane del Cielo: EMV 348 EMV 349 EMV 350 EMV 351 EMV 352 EMV 353 EMV 354 EMV 355 EMV 356 EMV 357 EMV 358 EMV 359 EMV 360 EMV 361 EMV 362 EMV 363
La penultima Pasqua: EMV 364 EMV 365 EMV 366 EMV 367 EMV 368 EMV 369 EMV 370 EMV 371 EMV 372 EMV 375 EMV 376 EMV 377 EMV 378
In Giudea: EMV 379 EMV 380 EMV 381 EMV 382 EMV 383 EMV 384 EMV 385
Addio in Giudea: EMV 386 EMV 387 EMV 388 EMV 389 EMV 390 EMV 391 EMV 392 EMV 393 EMV 394 EMV 398 EMV 399 EMV 402 EMV 403
La Piana di Saron: EMV 404 EMV 405 EMV 406 EMV 407 EMV 408 EMV 409 EMV 410 EMV 411 EMV 412
Pentecoste, Decapoli e Piana di Esdrelon: EMV 413 EMV 414 EMV 415 EMV 416 EMV 417 EMV 418 EMV 419 EMV 420 EMV 421 EMV 422 EMV 423 EMV 424 EMV 425 EMV 426 EMV 427 EMV 428 EMV 429 EMV 430 EMV 431 EMV 432
Estate a Nazaret: EMV 435 EMV 436 EMV 437 EMV 440 EMV 441 EMV 443 EMV 444 EMV 445 EMV 446 EMV 447 EMV 448 EMV 449 EMV 450 EMV 451 EMV 452 EMV 453 EMV 454 EMV 455 EMV 456 EMV 457 EMV 458 EMV 459 EMV 460 EMV 461 EMV 462 EMV 463 EMV 465
In siro-fenicia: EMV 466 EMV 467 EMV 468 EMV 469 EMV 470 EMV 471 EMV 472 EMV 473 EMV 474 EMV 475 EMV 476 EMV 477
La festa dei Tabernacoli: EMV 495
A Moab e in Giudea: EMV 499 EMV 500 EMV 503 EMV 504 EMV 510 EMV 511 EMV 514 EMV 515 EMV 517 EMV 520 EMV 521
La festa della Dedicazione: EMV 529 EMV 531 EMV 532 EMV 535 EMV 536 EMV 537 EMV 538
Morte e resurrezione di Lazzaro: EMV 547
Esilio in Samaria: EMV 551 EMV 552 EMV 554 EMV 566 EMV 567 EMV 568 EMV 571 EMV 574 EMV 575 EMV 576
Preparazione alla Passione: EMV 577 EMV 582 EMV 584 EMV 586 EMV 587
La Settimana Santa: EMV 592 EMV 594 EMV 595 EMV 597 EMV 600
Domenica di Resurrezione: EMV 621 EMV 626
Dalla Resurrezione all’Ascensione: EMV 628 EMV 629 EMV 630 EMV 631 EMV 634 EMV 635 EMV 638
Da altre opere di Maria Valtorta
Nel contesto di un ‘dettato’[21] dedicato al grande Giudizio finale, Gesù indica Matteo, insieme agli altri tre evangelisti, come coloro che saranno accanto a Lui nel momento del Giudizio[22].
[Dice Gesù:] «A questo Giudizio, ai lati del Giudice che Io sono, saranno i miei quattro Evangelisti. Consumarono se stessi per portare la legge della Carità nei cuori, e oltre la morte continuarono la loro opera coi loro Vangeli, dai quali il mondo ha vita poiché conoscere il Cristo è avere in sé la Vita. Giusto dunque che Giovanni, Luca, Matteo e Marco siano meco quando sarete giudicati per avere o non avere vissuto il Vangelo. Io non sono un Dio geloso e avaro. Vi chiamo a condividere la mia gloria. Non dovrei dunque, a questi miei servi fedeli che vi divulgarono la mia Parola e la sottoscrissero col loro sangue e colle loro pene, dare la compartecipazione alla gloria del Giudizio?». (Q44, 31 gennaio)
La Beata Vergine Maria, a sua volta, in un ‘dettato’[23] per Madre Teresa Maria di S. Giuseppe, annovera Matteo tra le grandi conversioni operate da Gesù:
[Dice Maria:] Le più belle conquiste di Gesù furono Matteo, Maria di Magdala, Zaccheo e Disma, ossia dei grandi peccatori. Grandi. Ma che non si gettarono spiritualmente a terra, inerti, dicendo: “Tanto sono cattivo”, ma anzi col loro spirito sorsero e corsero verso il Perdono e l’Amore con fiducia». (Q50, 11 settembre)
Per saperne di più su questo personaggio
Nella celebre Legenda aurea di Iacopo da Varazze, composta nel XIII secolo, Matteo viene presentato attraverso un’interpretazione simbolica dei suoi due nomi, Matteo e Levi:
«San Matteo ebbe due nomi, Matteo e Levi. Matteo significa dono pronto, oppure colui che dà consigli. Oppure Matteo deriva da magnus, grande, e Theos, Dio, come a dire “grande davanti a Dio”, oppure da manus e Theos, “mano di Dio”. Infatti fu un dono pronto, poiché la sua conversione fu sollecita. Diede consigli attraverso le sue salutari predicazioni. Fu grande davanti a Dio per la perfezione della sua vita e fu la mano di cui Dio si servì per scrivere il suo Vangelo. Levi significa “tolto”, “posto”, “aggiunto”, “apposto”. Fu tolto dal suo banco delle imposte, posto nel numero degli apostoli, aggiunto alla comunità degli evangelisti e apposto al catalogo dei martiri».
Queste spiegazioni appartengono all’interpretazione allegorica medievale della Legenda aurea e non costituiscono l’etimologia storica dei nomi Matteo e Levi.
Matteo viene inoltre caratterizzato attraverso alcune virtù, tra cui la prontezza nell’obbedienza, la generosità e liberalità e l’umiltà.
Il suo Vangelo è uno dei più conosciuti e letti tra i quattro Vangeli canonici.
Note
- ↑ Vangelo di Marco: Mc 2,14
- ↑ EMV 296.5
- ↑ EMV 324.5
- ↑ EMV 94.8
- ↑ EMV 95.4
- ↑ EMV 97.3
- ↑ EMV 97.7
- ↑ EMV 567.13
- ↑ EMV 95.3
- ↑ EMV 94.6
- ↑ EMV 100.2
- ↑ EMV 214.7
- ↑ EMV 600
- ↑ EMV 627 EMV 629
- ↑ EMV 638.16-23
- ↑ EMV 640
- ↑ EMV 119.9
- ↑ Mt 9,9
- ↑ Mc 2,14
- ↑ Lc 5,27
- ↑ Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 2ª edizione, Centro Editoriale Valtortiano, Isola del Liri (2006), 31 gennaio, pag. 104.
- ↑ Il Giudizio universale, o giudizio finale, avrà luogo alla fine dei tempi, quando Cristo verrà nella sua Gloria e tutti gli uomini risorgeranno. Esso si distingue dal giudizio particolare, che avviene al momento della morte di ciascuno e nel quale viene stabilita la sorte eterna della persona. Nel Giudizio universale sarà manifestato pubblicamente il senso ultimo della vita di ciascuno e saranno rese evidenti anche le conseguenze del bene e del male compiuti nella storia (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1021-1022; 1038-1041).
- ↑ Maria Valtorta, I Quaderni del 1945-1950, 2ª edizione, Centro Editoriale Valtortiano, Isola del Liri (2006), 11 settembre 1950, pag. 503.