Giuda
È un giovane giudeo originario di Keriot, a sud di Gerusalemme. È figlio unico di Simone[1] e di Maria.
Giuda Iscariota è l’apostolo che ha tradito il Cristo e occupa un posto di grande rilievo nel L’Evangelo come mi è stato rivelato di Maria Valtorta. Nel Commiato all’Opera, l’ultima delle sette ragioni del dono[2] dell’Opera valtortiana è dedicata proprio al mistero rappresentato da Giuda:
VII. Infine: farvi conoscere il mistero di Giuda, quel mistero che è la caduta di uno spirito che Dio aveva beneficato straordinariamente. Un mistero che in verità si ripete troppo sovente e che è la ferita che duole nel Cuore del vostro Gesù. Farvi conoscere come si cade mutandosi da servi e figli di Dio in demoni e deicidi che uccidono il Dio in loro coll’uccidere la Grazia, per impedirvi di mettere il piede sui sentieri dai quali si cade nell’Abisso, e per insegnarvi come usare per vedere di trattenere gli agnelli imprudenti che si spingono verso l’abisso. Applicate il vostro intelletto a studiare l’orrenda e pur comune figura di Giuda, complesso in cui si agitano serpentini tutti i vizi capitali che voi trovate e avete da combattere in questo o in quello. È la lezione che dovete maggiormente imparare, perché sarà quella che vi è più utile nel vostro ministero di maestri di spirito e direttori d’anime. Quanti mai, in ogni stato della vita, imitano Giuda dandosi a Satana e incontrando la morte eterna!
In uno dei suoi ‘dettati’, Gesù raccomanda al lettore:
[Dice Gesù:] «Ma anche per voi, e questo dico specialmente per coloro che sono preposti alla cura dei cuori, è necessario imparare studiando Giuda». (EMV 83.7)
Più avanti, Gesù giustifica l’importanza attribuita a questo apostolo nelle ‘visioni’ e nei ‘dettati’ donati a Maria Valtorta:
Perché illustro la figura di Giuda? Molti se lo chiederanno. Rispondo.
La figura di Giuda è stata troppo svisata nei secoli. E ultimamente snaturata del tutto. Ne hanno, in certe scuole, fatto quasi l’apoteosi come dell’artefice secondo e indispensabile della Redenzione.
Molti, poi, pensano che egli piegò ad un improvviso, feroce assalto del Tentatore. No. Ogni caduta ha premesse nel tempo. Più la caduta è grave e più ha una preparazione. Gli antefatti spiegano il fatto. Non si precipita e non si sale d’improvviso. Né nel bene. Né nel male. Vi sono coefficienti lunghi e insidiosi alle discese, e pazienti e santi alle ascese. E lo sventurato dramma di Giuda può darvi tanti insegnamenti per salvarvi, e conoscere il metodo di Dio e le sue misericordie per salvare e perdonare coloro che scendono verso l’Abisso. Non si arriva al delirio satanico, in cui hai visto dibattersi Giuda dopo il Delitto, se non si è tutti corrotti da aliti di Inferno, aspirati per anni con voluttà. Quando uno compie anche un delitto, ma tratto ad esso da un improvviso evento che ne sconvolge ragione, soffre ma sa espiare; perché ancor delle parti del cuore sono sane da veleno infernale.
Al mondo che nega Satana, perché l’ha tanto in sé da non accorgersi più di esso, l’ha aspirato ed è divenuto parte dell’io, Io mostro che Satana è. Eterno e immutabile nel metodo usato per fare di voi le sue vittime.
Basta ora. Tu sta’ con la mia pace». (EMV 468.7)
Carattere ed aspetto fisico
Giuda è “sorridente, bello e giovane, leggero e ambizioso”[4]. Ha circa 25 anni e un’altezza simile a quella di Gesù. È “bruno di capelli e di carnagione”[5], e gli “occhi neri” e i “capelli ricci”[6].
Marta di Betania lo descrive come il discepolo “giovane, alto, bruno e senza barba”[7], mentre Lorenzo Ferri, che lo raffigura sulla base delle indicazioni di Maria Valtorta, lo rappresenta barbuto. Probabilmente seguì la moda di un determinato periodo, anche se occorre precisare che Maria Valtorta stessa afferma: “Giuda Iscariota non ha barba”[8].
Ha una voce da “schietto tenore”[9], “non comune in potenza e bellezza”[10].
È sempre vestito in modo elegante, caratteristica che condivide con Matteo, Simone Zelote e Bartolomeo[11].
Ha il carattere di un “grande bambino capriccioso”[12] anche a causa dell’orgoglio del padre che ha voluto allontanare “il figlio dalla madre troppo presto”, allo scopo di farlo affermare a Gerusalemme[13]. Giuda, invece, diventa “ambizioso, avido e vizioso”[14].
Giuda è dotato di capacità, ma è anche astuto e tortuoso:
[Dice Gesù:] «Tu sei semplicemente un disordinato. Hai in te tutti gli elementi migliori. Ma non li hai ben fissi. E il minimo soffio di vento li scompagina. […] Tu hai intelligenza, ardimento, istruzione, prontezza, prestanza, tante, tante cose hai. Ma sono selvaggiamente disposte in te e tu tali le lasci. Vedi: tu abbisogni di un lavoro paziente e costante su te stesso per mettere ordine, che è poi anche robustezza, nelle tue qualità, di modo che, quando venga bufera di tentazione, il buono che in te hai non divenga un male per te e per gli altri». (EMV 139.2)
Molto più tardi, quando Giuda sarà ormai insatanassato e vicino al tradimento finale, Gesù gli dice:
«No. Non una spia. Sei un demonio. Hai rubato al Serpente la sua prerogativa di sedurre e ingannare per staccare da Dio. Il tuo comportamento non è né sasso né bastone. Ma mi ferisce più di percossa di sasso o bastone. Oh! nel mio atroce patire non ci sarà cosa più grande del tuo comportamento, atta a dare martirio al Martire». (EMV 565.11)
Giuda è anche spergiuro: arriva a mentire sotto giuramento, invocando Dio come testimone delle proprie affermazioni[15]. Anche nei suoi momenti migliori “è sempre violento e imperioso”[16]. Sotto l’effetto dell’agitazione parla da solo ad alta voce, è sprezzante, in un monologo riferendosi alla Vergine Maria dice:
Quella sono sicuro di… raggirarla in ogni senso. È tarda come una pecora… E io devo riparare a quel che è avvenuto a Tiberiade. Perché se Lei parla… Avrà poi parlato o taciuto? Se ha parlato… è più difficile aggiustare le cose… Ma non avrà parlato… Confonde la virtù con la stoltezza. Tale la Madre, tale il Figlio… E gli altri lavorano mentre essi dormono. (EMV 442.2)
Giuda è inoltre soggetto a bruschi cambiamenti d’animo, provocati dalle sue prese di coscienza:
Anche Giuda sente questo e, con uno di quei bruschi trapassi della sua anima presa da due forze contrarie, si getta a terra colpendosi al capo, al petto e urlando: «Perché sono un demonio. Un demonio io sono. Salvami, Maestro, come salvi tanti indemoniati. Salvami! Salvami!».
«Non sia inerte la tua volontà di esser salvato».
«C’è. Lo vedi. Io voglio essere salvato».
«Da Me. Pretendi che Io faccia tutto. Ma Io sono Dio e rispetto il tuo libero arbitrio. Ti darò le forze per giungere a “volere”. Ma volere non essere schiavo deve venire da te». (EMV 422.5)
Gesù lo richiama continuamente alla sua volontà. Ma le sue buone disposizioni non durano. Il suo temperamento, non adeguatamente indirizzato, lo porta a soccombere alle seduzioni del mondo:
[Dice Gesù:] «L’oro è la tua rovina. Per l’oro sei diventato lussurioso e traditore…». (EMV 567.18)
Maria Valtorta osserva: “Giuda è un essere talmente speciale che non è decifrabile. Solo Dio può capirlo”[17]. La stessa madre di Giuda in un dialogo intimo e privato con la Vergine Maria, le aveva confessato il proprio dolore:
Ma io ti giuro che delle volte ho pensato e penso, guardando il mio Giuda bello, sano, intelligente, ma non buono, non virtuoso, non dritto di animo, non sano di sentimenti, che preferirei piangerlo morto piuttosto che saperlo… che saperlo molto inviso a Dio. (EMV 214.6)
E quando Gesù interroga la Madre, dopo averle presentato i discepoli, Maria esprime al Figlio i propri timori su Giuda:
«Ma l’uomo di Keriot… quello non mi piace, Figlio. Il suo occhio non è limpido e il suo cuore meno ancora. Mi fa paura».
«Con te è tutto rispetto».
«Troppo rispetto. Anche con Te è tutto rispetto. Ma non è per Te Maestro; è per Te futuro Re, da cui spera utile e lustro. Era un nulla, appena un poco da più degli altri a Keriot. Spera di avere al tuo fianco un ruolo di importanza e… oh! Gesù, non voglio offendere la carità, ma penso, anche se pensare non lo voglio, che in caso che Tu lo deluda egli non esiterà a sostituirsi a Te, a cercare di farlo. È ambizioso, avido e vizioso. Più adatto ad essere cortigiano di un re terreno che un apostolo tuo, Figlio mio. Mi fa paura!». E la Mamma guarda il suo Gesù con due occhi sgomenti nel viso pallido. (EMV 101.2)
In un ‘dettato’ a Maria Valtorta, Gesù traccia un ritratto severo e profondo di Giuda:
[Dice Gesù:] «Il mio sguardo aveva letto nel cuore di Giuda Iscariota.
Nessuno deve pensare che la Sapienza di Dio non sia stata capace di comprendere quel cuore. Ma, come ho detto a mia Madre, egli ci voleva. Guai a lui per esser stato il traditore! Ma un traditore ci voleva. Doppio, astuto, avido, lussurioso, ladro, e intelligente e colto più della massa, egli aveva saputo imporsi a tutti. Audace, mi spianava la via, anche se era via difficile. Gli piaceva, oltre tutto, emergere e far risaltare il suo posto di fiducia presso di Me. Non era servizievole per istinto di carità. Ma unicamente perché era uno di quelli che voi chiamereste “faccendoni”. Ciò gli permetteva anche di tenere la borsa e di avvicinare la donna. Due cose che, insieme alla terza, la carica umana, amava sfrenatamente.
La Pura, l’Umile, la Distaccata dalle ricchezze terrene, non poteva non avere ribrezzo di quel serpe. Io pure ne avevo ribrezzo. Ed Io solo ed il Padre e lo Spirito sappiamo quali superamenti ho dovuto sostenere per poterlo sopportare vicino. Ma te li spiegherò in altro tempo. (EMV 106.9)
Giuda è mal accetto dagli altri apostoli, soprattutto da Pietro che diffida di lui[18]. Anche gli altri apostoli sopportano a fatica i suoi sbalzi d’umore. Sarebbe quindi emarginato dal gruppo apostolico se Gesù non si preoccupasse personalmente di favorirne costantemente l’integrazione:
[Dice Gesù:] «È il più debole dei miei apostoli. Ma non è, per ora, più che un debole. Ha impulsi buoni, ha volontà rette, ha amore per Me. Deviato nella sua forma, ma amore sempre. Voi non lo aiutate a dimalgamare queste parti buone dalle parti non buone che formano il suo io, ma sempre più le aggravate gettandovi dentro le vostre incredulità e limitatezze umane». (EMV 303.3)
Paradossalmente, è l’apostolo che Gesù ha amato più di tutti, ma di un amore sofferto. Mentre Giuda si radica progressivamente in un cammino di perdizione, Gesù, in un dialogo doloroso con il Padre, chiede di vivere una seconda Passione unicamente per salvare l’anima di Giuda. Ma Dio non lo permette[19].
Percorso apostolico
Giuda di Keriot è per un breve periodo fidanzato con Joanna, una ragazza di Keriot. La abbandona nel tentativo di sposare una ricca ereditiera di Gerusalemme. Joanna ne rimane profondamente colpita e muore[20]; in seguito Giuda si reca al Tempio.
Qui assiste, insieme a Tommaso, alla cacciata dei mercanti dal Tempio da parte di Gesù[21]. Ammirati da quanto hanno visto, entrambi chiedono di poterlo seguire. Gesù accetta Tommaso, mentre a Giuda concede un tempo per riflettere, poiché comprende che il suo desiderio di seguirlo è ancora legato a un’idea umana del Messia:
[Dice Gesù:] «Tu mi segui per un’idea che è umana, Giuda. Io te ne devo dissuadere. Non sono venuto per questo». (EMV 66.2])
Dopo aver riflettuto, Giuda conferma comunque la sua volontà di mettersi alla sequela di Gesù, che accetta di accoglierlo tra i suoi discepoli:
[Dice Gesù:] «Io non respingo nessuno, perché chi respinge non ama». […]
[Dice Giuda:] «Prendimi, Maestro. Non mi puoi rifiutare. Se sei il Salvatore e vedi che io sono peccatore, pecora sviata, cieco fuori del giusto cammino, perché ricusi di salvarmi? Prendimi. Io ti seguirò fino alla morte…». (EMV 66.3)
Anche se, come successivamente gli fa notare l’apostolo Andrea, è Giuda ad essersi imposto come discepolo, a differenza degli altri apostoli, che sono stati scelti da Gesù:
Ma Andrea, il sempre mite Andrea, perde la pazienza e rosso, inviperito, molto simile al fratello una volta tanto, urla: «Ma vattene! E non fare più brutte figure per causa del Maestro! E chi ti ha chiamato? Noi ci ha voluti. Ma te no. Hai dovuto insistere più volte perché ti accettasse. Ti sei imposto tu. Non so chi mi tiene da riferire tutto agli altri…». (EMV 210.2)
Giuda diviene così il decimo apostolo. La sua accoglienza nel gruppo apostolico avviene profeticamente al Getsemani, nello stesso luogo in cui, tre anni più tardi, avrà inizio la Passione di Gesù.
Quando nel Primo anno della Vita pubblica[22] Gesù con il gruppo apostolico si reca a Betlemme, luogo della sua nascita, gli abitanti lo accolgono con ostilità, a causa del ricordo ancora vivo della strage degli innocenti[23], e cacciano Gesù. In quell’occasione Giuda si pone a scudo del Signore:
Vola un sasso fra fischi e dileggi.
Giuda ha uno scatto bello… oh! fosse stato sempre così! Si butta davanti al Maestro, ritto sul muretto del poggiolo, a manto spiegato, e riceve imperterrito i colpi di pietra, ne sanguina anche, e urla a Giovanni e Simone: «Portate via Gesù. Dietro quelle piante. Io verrò. Andate, in nome del Cielo!». E alla folla: «Idrofobi cani! Sono del Tempio, e al Tempio e a Roma vi denuncerò».
La folla ha un attimo di paura. Ma poi riprende la sassaiola, per fortuna, maldestra. E Giuda imperterrito la riceve, rispondendo con contumelie alle maledizioni della folla. Anzi, afferra a volo un sasso e lo spedisce sulla testa di un vecchietto urlante come una gazza spennata viva. E, siccome tentano di dar la scalata al suo piedistallo, svelto raccoglie un ramo secco che è al suolo (ora è sceso dal muretto) e lo rotea sulle schiene, teste, mani, senza pietà.
Accorrono delle milizie e con le lance si fanno largo. «Chi sei? Perché questa rissa?».
«Un giudeo assalito da questi plebei. Era con me un rabbi noto ai sacerdoti. Parlava a questi cani. Si sono scatenati e ci hanno assaliti».
«Chi sei?».
«Giuda di Keriot, già del Tempio, ora discepolo di Rabbi Jesù di Galilea. Amico del fariseo Simone, del sadduceo Giocana, del consigliere del Sinedrio Giuseppe di Arimatea, e infine, ciò lo puoi confrontare, di Eleazar ben Anna, il grande amico del Proconsole».
«Verificherò. Dove vai?».
«Col mio amico a Keriot, e poi a Gerusalemme».
«Vai. Noi ti difenderemo le spalle».
Giuda allunga delle monete al soldato. Deve essere cosa illecita… ma usuale, perché il milite prende, svelto e guardingo, saluta e sorride. Giuda balza giù dal suo podio. Va a salti per il campo incolto, raggiunge i compagni. (EMV 74.9)
È invece a Keriot, il villaggio di origine di Giuda, che Gesù inaugura ufficialmente il ministero apostolico, affidando agli apostoli il compito di parlare in suo nome[24]. Giuda aveva preparato l’accoglienza di Gesù da parte della madre e degli abitanti di Keriot, presentandolo come il Cristo, il Re promesso a Israele. Gesù non approva questa presentazione, poiché vede in essa una deformazione della propria missione. In privato, per non umiliarlo davanti agli altri, gli rimprovera di averlo presentato come un potente della terra e come un uomo ambizioso alla ricerca del potere:
[Dice Gesù:] «Giuda, che hai fatto? Tanto poco mi hai capito sin qui? Perché abbassarmi al punto di fare di Me solo un potente della Terra, anzi, di uno che briga per esser potente? E non capisci che ciò è offesa alla mia missione e ostacolo anzi? Sì. Non negare. Ostacolo». (EMV 78.3)
L’ambiguità tra la gloria terrena e quella celeste emerge nell’insegnamento di Giuda quando prende la parola in pubblico[25]. La sua visione deformata della missione di Gesù lo porta dapprima a danneggiarne la reputazione presso i notabili di Nazaret[26]. In seguito si fa delatore presso il Sinedrio della presenza nel seguito di Gesù di Ermasteo di Ascalona, perché incirconciso, di Sintica, in quanto schiava fuggitiva, e di Giovanni di Endor perché è un ex galeotto[27].
Giuda è convinto che il regno terreno di Gesù sia ormai imminente quando Claudia Procula, moglie di Ponzio Pilato, promette a Gesù la propria protezione[28]. Da quel momento moltiplica le sue affermazioni ambigue, tanto da suscitare i timori di Claudia Procula e di Cusa, intendente di Erode Antipa, che temono una possibile sedizione[29]. Gesù deve quindi rassicurarli circa la propria missione. Deluso dalle aspettative riposte nella protezione di Claudia Procula, Giuda torna a frequentare le sue conoscenze del Tempio, i membri del Sinedrio Elchia e Simone di Elianna, che colgono l’occasione per agire contro Gesù.
Durante il Primo anno della Vita pubblica di Gesù, Giuda aveva tuttavia cercato di conformarsi alle aspettative di Gesù[30]. Prima di diventare il tesoriere del gruppo apostolico, riconosceva in sé la pericolosa attrazione per il denaro:
[Dice Giuda:] «L’oro mi è sempre stato serpente. Non voglio avere il suo fascino più. Perché sto tanto bene ora che sono buono. Libero mi sento. E sono felice». (EMV 134.4)
Giuda, però, non persevera nel proposito e la sua inclinazione finisce per prevalere nuovamente. Comincia ad allontanarsi dal gruppo apostolico con motivazioni false e pretestuose[31]. In occasione di una malattia, curata dalle donne discepole, Giuda ha modo di interrogarsi sulla propria condotta e ammette: “Di me diffido”[32]. La malattia lo porta inoltre a riflettere sulla morte.
Gesù continua a esortare Giuda a scegliere liberamente tra la sua via e quella che egli sta seguendo:
[Dice Gesù:] «Devo credere, o Giuda, che tu sei come loro? Tu che rimproveri Me delle verità che dico? O devo pensare che tu sei in pensiero per la tua vita? Chi mi segue non deve avere preoccupazioni umane. Io l’ho detto. Sei a tempo ancora, Giuda, di scegliere fra la mia via e quella dei giudei che approvi. Però pensa: la mia va a Dio. L’altra al Nemico di Dio. Pensa e decidi. Ma sii schietto». (EMV 416.5)
In un momento di pentimento, Giuda confessa a Gesù la propria difficoltà nel riconoscere di aver peccato:
Giuda gli scivola ai piedi, col volto sulle ginocchia e le braccia strette ai fianchi, e geme: «Tienimi con Te, Maestro… tienimi… La mia carne urla come un demonio… e se cedo ecco che viene tutto il male… So che Tu sai e che però attendi che io dica… Ma è duro, Maestro, dire: “Ho peccato”».
«Lo so, amico. Per questo bisognerebbe agire bene. Per non dover poi avvilirsi a dire: “Ho peccato”. Ma però, Giuda, è anche in questo una grande medicina. Il dover fare sforzo nel dire la colpa trattiene dalla stessa; e se si è compiuta, la pena dell’accusarsi è già penitenza che redime. Se poi uno soffre non tanto per orgoglio di sé e per paura del castigo, ma perché sa che mancando ha dato dolore, allora, Io te lo dico, la colpa si annulla. È l’amore che salva». (EMV 468.4)
Il proposito di Giuda, tuttavia, non dura a lungo. Inizia a sottrarre denaro dalla borsa comune[33] e si dedica alla negromanzia. La sua separazione spirituale da Gesù si accentua quando si accorge di aver perso la capacità di compiere miracoli che era stata concessa agli apostoli[34]. Giuda attribuisce la perdita del proprio potere a Gesù, accusandolo di averlo riservato agli altri apostoli:
Giuda ha un sussulto, alza il capo, lo guarda… ma non dice nulla.
Anche Gesù lo guarda… e poi chiede: «Giuda, a chi parlo?».
«A me, Maestro. È per Te che io non ho più potere. Perché Tu me lo hai levato per aumentarlo a Giovanni, a Simone, a Giacomo, a tutti, fuorché a me. Non mi ami, ecco! E finirò per non amarti e per maledire l’ora in cui ti ho amato, rovinandomi agli occhi del mondo per un re imbelle che si lascia soverchiare anche dalla plebe. Non questo speravo da Te!». (EMV 338.8)
Il ricorso alla negromanzia, che implica l’evocazione dei morti e, secondo la prospettiva dell'Opera, il coinvolgimento di forze oscure, segna un ulteriore passo nella sua caduta. Gesù gli dice:
«Disgraziato! Che hai fatto dell’anima tua?».
«Maestro… io…».
«Va’! Ammorbi di inferno più dello stesso Satana! Taci!… E pentiti se puoi». (EMV 334.8)
Giuda, tuttavia, è ormai giunto a non credere più né all'Inferno né a Satana. Gesù lo avverte:
«Mi fai ribrezzo! Satana non lo vedi e senti perché è tutt’uno con te. Va’ via, demonio!». (EMV 356.4)
La sua condotta si fa progressivamente più perversa. Cerca persino di trascinare nella dissolutezza Giovanni, il più giovane degli apostoli, la cui purezza è particolarmente amata da Gesù[35]. Continua inoltre a sottrarre denaro dalla cassa comune, utilizzandolo per ostentare una falsa generosità agli occhi del Maestro[36]. La magia e la negromanzia diventano per lui un modo per compensare la perdita del potere di compiere miracoli[37]. Arriva anche a definire malata sua madre[38], salvo poi riconciliarsi con lei.
Gesù individua nella sua condotta il segno di una progressiva incapacità di amare:
[Dice Gesù:] «Giuda giunse a odiare Dio non avendo mai amato di vero amore padre e madre né alcun altro suo prossimo». (EMV 632.7)
In un monologo, Giuda mostra di essere pienamente consapevole delle conseguenze della propria decisione di tradire Gesù[39]. Nonostante ciò, compie una scelta definitiva, davanti alla quale Gesù non può più nulla:
«Che voglio!! Vorrei non aver preso inutilmente una Carne per te. Questo vorrei! Ma ormai tu sei di un altro padre, di un altro paese, parli un’altra lingua… (EMV 533.3)
La possessione di Giuda diviene quindi evidente quando Gesù e Giovanni lo sorprendono mentre sta rubando[40]. In quel momento è Satana stesso a parlare attraverso la bocca di Giuda[41].
Pochi giorni prima della Passione, Gesù cerca di impedire a Giuda di entrare a Gerusalemme. Il dialogo è duro. Giuda non ascolta più nulla: si considera eternamente perseguitato e non prova né rimorso né pentimento. Gesù, sopraffatto dal dolore, si lascia cadere a terra:
Gesù, altezza bianca nella veste di lino al limitare del prato verde-rosso, alza le braccia al cielo sereno e alza il volto afflittissimo, e alza l’anima al Padre suo gemendo: «Oh! Padre mio! E mi potrai forse accusare di aver lasciato cosa atta a salvarlo? Tu sai che per la sua anima, non per la mia vita, Io lotto per impedire il suo delitto… Padre! Padre mio! Io te ne supplico! Affretta l’ora delle tenebre, l’ora del Sacrificio, perché troppo mi è atroce vivere presso l’amico che non vuole esser redento… Il più grande dolore!», e Gesù si siede nel trifoglio folto, alto, bellissimo, china il capo sui ginocchi sollevati e stretti dalle braccia e piange… (EMV 582.13)
Poco dopo, Gesù attualizza per i suoi apostoli la profezia presente nel libro della Genesi[42]:
Il demone più astuto si è fuso all’uomo più corrotto e, come il veleno chiuso nei denti dell’aspide, sta chiuso in lui che può avvicinare la Donna e così, proditoriamente, morderla.
Maledetto sia l’ibrido mostro che è Satana e che è uomo! Lo maledico? No. Non è da Redentore questa parola. (EMV 589.9)
Gesù omette tuttavia il nome dell’uomo così corrotto che ha appena descritto.
Giuda è testimone soltanto di un grande avvenimento: l’Ultima Cena. Ma la “comunione” al Corpo e al Sangue di Cristo accelera in lui il processo della possessione satanica[43]. In un ‘dettato’ Gesù commenta:
Mia Madre, ed era la Grazia che parlava e la mia Tesoriera che largiva perdono in mio Nome, glielo disse: “Pentiti, Giuda. Egli perdona…”.
Oh! se lo avrei perdonato! Se si fosse gettato ai piedi della Madre dicendo: “Pietà!”, Ella, la Pietosa, lo avrebbe raccolto come un ferito e sulle sue ferite sataniche, per le quali il Nemico gli aveva inoculato il Delitto, avrebbe sparso il suo pianto che salva e me lo avrebbe portato, ai piedi della Croce». (EMV 605.17)
Mentre il corpo di Cristo risorge nella gloria, quello di Giuda, che si è suicidato impiccandosi[44], va incontro a una decomposizione accelerata. Il suo corpo in putrefazione viene gettato nel Tempio, probabilmente dai pagani. Allo stesso modo, le sue viscere vengono scagliate contro la casa del sommo sacerdote Anna[45]. In seguito a ciò, il Sinedrio decide di seppellire i suoi resti ai piedi dell’olivo al quale si era impiccato.
Non vi era alcuna predestinazione dell’anima di Giuda, volontariamente ha scelto di seguire il Male:
[Dice Gesù:] «Fra l’anima di Giovanni, dico il Battista, e la tua, non c’era differenza, quando furono infuse alla carne. […] Tu invece… Tu hai devastato e disperso la tua anima e i doni ad essa dati da Dio. Che ne hai fatto della tua libertà d’arbitrio? Che del tuo intelletto? Hai conservato al tuo spirito la libertà che era sua? Hai usato l’intelligenza della tua mente con intelligenza? No. Tu, tu che non vuoi ubbidire a Me, non dico a Me-Uomo, ma neppure a Me-Dio, tu hai ubbidito a Satana. Tu hai usato l’intelligenza della tua mente e la libertà del tuo spirito per comprendere le Tenebre. Volontariamente. Ti è stato posto davanti il Bene ed il Male. Hai scelto il Male». (EMV 567.16)
E ancora:
[Dice Gesù:] «Giovanni era il sole del gruppo apostolico. Giuda era le tenebre. Era figlio della Menzogna. La mia Luce e Verità non poterono penetrare in lui. E se nonostante le sue prevenzioni potei fare di Natanaele un convinto e di Levi un convertito, perché non era nel primo frode e nel secondo resistenza alla grazia, nulla potei in Giuda, poiché il suo animo era posseduto né Io potevo penetrarvi perché egli me ne interdiva l’entrata. Mi seguì per speranza umana. Mi tradì per avidità umana. Vendette il Cristo ai suoi crocifissori e la sua anima a Satana che da anni era il suo istigatore, perché Satana non è Dio che dà anche se non date per conquistarvi a Sé. Satana vuole il cento per uno. Vuole voi, in eterno, in cambio di un’ora di trionfo bugiardo. Ricordatevelo. Ho sopportato questa serpe nel gruppo per insegnare agli uomini a sopportare e ad insistere per salvare. Non un pensiero di Giuda m’era ignoto. Ed è stata una anticipata passione l’averlo vicino. Un tormento che voi non contemplate, ma che non fu meno amaro degli altri. Vi ho insegnato a sopportare le cose e le persone moleste, perché quale persona è più ripulsiva di chi tradisce?». (Q44, 2 gennaio)
Sul monte Tabor, dove appare ai cinquecento discepoli[46], Gesù Risorto soffre ancora per la dannazione di Giuda e si confida con Giovanni:
«Ma Tu soffri, Signore!?! Oh! io non credevo Tu potessi soffrire più! Tu soffri per Giuda, ancora! Dimenticalo, Signore!», grida Giovanni che non torce per un attimo gli sguardi dal suo Signore.
Gesù apre le braccia, nel suo abituale atto di rassegnata conferma ad un fatto penoso, e dice: «Così è… Giuda è stato ed è il dolore più grande nel mare dei miei dolori. È il dolore che resta… Gli altri dolori sono finiti col finire del Sacrificio. Ma questo resta. L’ho amato. Ho consumato Me stesso nello sforzo di salvarlo… Ho potuto aprire le porte del Limbo e trarne i giusti, ho potuto aprire le porte del Purgatorio e trarne i purganti. Ma il luogo d’orrore era chiuso su lui. Per lui inutile il mio morire». (EMV 634.7)
Gesù precisa che Giuda è dannato in eterno:
Eppure, chi come Giuda fu amato da Me? Ma non ebbe Me-Dio nel suo cuore. Ed è il dannato deicida, l’infinitamente colpevole come israelita e come discepolo, come suicida e come deicida, oltre che per i suoi sette vizi capitali e ogni altra sua colpa. (EMV 630.22)
Giuda è quindi nell’Inferno:
Dice Gesù: «Orrenda, ma non inutile. Troppi credono che Giuda abbia commesso cosa da poco. Alcuni giungono anzi a dire che egli è un benemerito perché senza di lui la Redenzione non sarebbe venuta e che, perciò, egli è giustificato al cospetto di Dio. In verità vi dico che, se l’Inferno non fosse già esistito, ed esistito perfetto nei suoi tormenti, sarebbe stato creato per Giuda ancor più orrendo e eterno, perché di tutti i peccatori e i dannati egli è il più dannato e peccatore, né per lui in eterno vi sarà ammolcimento di condanna. (EMV 605.14)
Origine del suo nome
Giuda deriva dall’ebraico Yehudah, attraverso il greco Ioudas e il latino Iudas. Il nome è tradizionalmente interpretato nel senso di “lodato” o “colui che loda Dio” ed è legato al nome della tribù di Giuda e, successivamente, della Giudea.
Nella Bibbia il nome è portato, tra gli altri, da Giuda figlio di Giacobbe[47], capostipite della tribù di Giuda, e da Giuda Maccabeo[48], protagonista della rivolta dei Maccabei contro il dominio seleucide.
Dove lo incontriamo nell’Opera?
La Natività: EMV 35
La chiamata dei primi apostoli: EMV 54
Viaggio apostolico in Giudea: EMV 66 EMV 67 EMV 68 EMV 69 EMV 70 EMV 71 EMV 72 EMV 73 EMV 74 EMV 75 EMV 76 EMV 77 EMV 78 EMV 79 EMV 80 EMV 81 EMV 82 EMV 83 EMV 85 EMV 86 EMV 87 EMV 88 EMV 89 EMV 90
La scelta degli ultimi apostoli: EMV 91 EMV 92 EMV 93 EMV 94 EMV 95 EMV 96 EMV 97
Alla ricerca dei Pastori della Natività: EMV 98 EMV 99 EMV 100 EMV 101 EMV 102 EMV 104 EMV 106
In Giudea prima della vita comunitaria: EMV 112 EMV 115 EMV 116 EMV 117 EMV 118
I Discorsi dell’Acqua Speciosa: EMV 119 EMV 120 EMV 121 EMV 122 EMV 123 EMV 124 EMV 125 EMV 126 EMV 127 EMV 128 EMV 132
La festa delle Encenie: EMV 133 EMV 134 EMV 135 EMV 136 EMV 137 EMV 138 EMV 139 EMV 140 EMV 141 EMV 142
In Samaria: EMV 143 EMV 144 EMV 145 EMV 146 EMV 147 EMV 149
Le donne discepole: EMV 152 EMV 153 EMV 154 EMV 155 EMV 157 EMV 158
L’elezione dei Dodici ad apostoli: EMV 160 EMV 161 EMV 162 EMV 163 EMV 164 EMV 165 EMV 166
I Discorsi della Montagna: EMV 169 EMV 170 EMV 171 EMV 172 EMV 173 EMV 174 EMV 176
Apostolato in Galilea: EMV 177 EMV 178 EMV 179 EMV 180 EMV 181 EMV 182 EMV 183 EMV 184 EMV 186
In viaggio verso Gerusalemme per la Pasqua: EMV 187 EMV 188 EMV 189 EMV 190 EMV 191 EMV 192 EMV 193 EMV 194 EMV 195 EMV 196 EMV 197 EMV 198 EMV 199 EMV 200 EMV 201 EMV 202 EMV 203
Apostolato in Giudea: EMV 205 EMV 206 EMV 207 EMV 208 EMV 210 EMV 211 EMV 212 EMV 213 EMV 214 EMV 215
Apostolato in Filistea: EMV 216 EMV 217 EMV 218 EMV 219 EMV 220 EMV 221 EMV 222 EMV 223 EMV 224 EMV 225
La conversione di Maria Madddalena: EMV 227 EMV 228 EMV 230 EMV 232 EMV 233 EMV 235 EMV 237 EMV 238 EMV 239 EMV 240 EMV 241 EMV 242 EMV 243 EMV 244 EMV 247 EMV 248 EMV 249 EMV 250 EMV 251 EMV 252 EMV 253 EMV 254 EMV 255
Invio degli apostoli e dei discepoli in missione: EMV 256 EMV 257 EMV 260 EMV 261 EMV 262 EMV 264 EMV 265 EMV 268 EMV 269 EMV 271 EMV 272 EMV 273 EMV 274 EMV 275 EMV 276 EMV 277 EMV 278 EMV 279 EMV 280
Viaggio nei territori Oltre Giordano: EMV 281 EMV 282 EMV 283 EMV 284 EMV 285 EMV 294 EMV 296 EMV 297 EMV 298 EMV 299 EMV 300 EMV 301 EMV 302
Fine del secondo anno di Vita pubblica: EMV 303 EMV 309 EMV 310
La missione degli apostoli ad Antiochia: EMV 313 EMV 317
Ai confini della Fenicia: EMV 333 EMV 334 EMV 335 EMV 336 EMV 338 EMV 339 EMV 340 EMV 341 EMV 342 EMV 343 EMV 344 EMV 345 EMV 346 EMV 347
La Transfigurazione sul monte Tabor e il discorso sul Pane del Cielo: EMV 348 EMV 349 EMV 350 EMV 351 EMV 352 EMV 353 EMV 354 EMV 355 EMV 356 EMV 357 EMV 358 EMV 359 EMV 360 EMV 361 EMV 362 EMV 363
La penultima Pasqua: EMV 364 EMV 365 EMV 366 EMV 367 EMV 368 EMV 369 EMV 370 EMV 371 EMV 372 EMV 374 EMV 375 EMV 376 EMV 377 EMV 378
In Giudea: EMV 379 EMV 380 EMV 381 EMV 382 EMV 383 EMV 384 EMV 385
Addio in Giudea: EMV 386 EMV 387 EMV 388 EMV 393 EMV 394 EMV 395 EMV 398 EMV 399 EMV 400 EMV 401 EMV 402 EMV 403
La Piana di Saron: EMV 404 EMV 405 EMV 406 EMV 407 EMV 408 EMV 410 EMV 411 EMV 412
Pentecoste, Decapoli e Piana di Esdrelon: EMV 413 EMV 414 EMV 415 EMV 416 EMV 417 EMV 418 EMV 419 EMV 420 EMV 421 EMV 422 EMV 423 EMV 426 EMV 427 EMV 428 EMV 429 EMV 430 EMV 431 EMV 432
Estate a Nazaret: EMV 435 EMV 437 EMV 438 EMV 439 EMV 440 EMV 441 EMV 442 EMV 445 EMV 446 EMV 447 EMV 448 EMV 449 EMV 450 EMV 451 EMV 452 EMV 453 EMV 454 EMV 455 EMV 456 EMV 457 EMV 458 EMV 459 EMV 460 EMV 461 EMV 465
In siro-fenicia: EMV 466 EMV 467 EMV 468 EMV 469 EMV 470 EMV 475 EMV 477
In viaggio verso Gerusalemme: EMV 481 EMV 482 EMV 483 EMV 485
La festa dei Tabernacoli: EMV 490 EMV 491 EMV 492 EMV 493 EMV 495
A Moab e in Giudea: EMV 496 EMV 497 EMV 498 EMV 499 EMV 500 EMV 501 EMV 502 EMV 503 EMV 504 EMV 505 EMV 507 EMV 509 EMV 510 EMV 511 EMV 514 EMV 515 EMV 517 EMV 518 EMV 519 EMV 520
La festa della Dedicazione: EMV 527 EMV 528 EMV 529 EMV 530 EMV 531 EMV 532 EMV 533 EMV 535 EMV 536 EMV 537 EMV 538
Morte e resurrezione di Lazzaro: EMV 547 EMV 550
Esilio in Samaria: EMV 551 EMV 552 EMV 553 EMV 554 EMV 555 EMV 556 EMV 557 EMV 559 EMV 560 EMV 561 EMV 564 EMV 565 EMV 566 EMV 567 EMV 568 EMV 571 EMV 573 EMV 574 EMV 575 EMV 576
Preparazione alla Passione: EMV 577 EMV 579 EMV 580 EMV 582 EMV 584 EMV 586 EMV 587 EMV 588
La Settimana Santa: EMV 589 EMV 590 EMV 591 EMV 592 EMV 593 EMV 594 EMV 595 EMV 596 EMV 597 EMV 598 EMV 600
Passione e Morte: EMV 601 EMV 602 EMV 603 EMV 604 EMV 605 EMV 606 EMV 607 EMV 611 EMV 612 EMV 614 EMV 615
Domenica di Resurrezione: EMV 616
Dalla Resurrezione all’Ascensione: EMV 628 EMV 630 EMV 632 EMV 634 EMV 635
Fine del ciclo messianico: EMV 647 EMV 648 EMV 649
Commiato all’Opera: EMV 652
Da altre opere di Maria Valtorta
Il personaggio di Giuda Iscariota ricorre anche nelle altre opere di Maria Valtorta, nelle quali sono numerosi i riferimenti alla sua figura. In questa sezione ci limitiamo a ricordare due ‘visioni’ nei quali Giuda è presente: la prima nell’Autobiografia e la seconda nei Quadernetti.
Già prima dell’inizio della sua esperienza mistica, nell’Autobiografia, Maria Valtorta racconta di un sogno avvenuto nella notte tra il 17 e il 18 di giugno 1916, quando aveva appena diciannove anni e si trovava, come lei stessa afferma, “sulla sponda opposta e più lontana da Dio”. Da quell’esperienza trae un profondo insegnamento, destinato a rimanere vivo nella sua memoria per tutta la vita e che, per alcuni aspetti, anticipa il ciclo di ‘dettati’ e ‘visioni’ che confluiranno nella sua opera letteraria principale: L’Evangelo come mi è stato rivelato.
Nel sogno, Maria Valtorta si trova in una bella campagna, tra prati e fiori, dove incontra un giovane bellissimo e seducente: “alto, bruno, coi capelli ricciuti, occhi nerissimi, brillanti come stelle, bocca tumida e sorridente”, vestito con “una tunica lunga fino a terra” e dai tratti orientali. Il giovane le si avvicina con gentilezza e le coglie i fiori più belli, perché “non appena lui toccava qualcosa, essa diveniva bellissima”.
Ma nel sogno compaiono tre persone maestose e il bel giovane cambia improvvisamente espressione, diventando brutto per la paura e la collera. Cerca di allontanare Maria Valtorta e le ordina di non guardare quelle figure che si stanno avvicinando, ma lei riesce a liberarsi dalla sua presa. Il giovane “era furente, brutto ormai, con un volto feroce, bieco, stravolto” e continua a ripeterle: “Vieni via, vieni via. Quei tre ti sono nemici e ti vogliono fare del male”, tentando di trascinarla lontano. Maria Valtorta, però, resiste e lo combatte “graffiandolo, mordendolo”, mentre i tre personaggi si fanno sempre più vicini. I loro volti emanano amore e bontà e Maria Valtorta ne rimane affascinata:
Compresi chi fossero: Gesù, San Pietro e San Giovanni apostolo. Con un ultimo sforzo mi divincolai dal mio compagno che ora mi appariva mio nemico e corsi a gettarmi ai piedi di Cristo. «Signore, salvami!», gridai afferrando l'orlo della sua veste.
Il nemico — potrei scrivere il Nemico perché ormai capivo chiaramente chi era, il suo volto essendo divenuto un vero volto di demonio — mi corse vicino di nuovo, talmente inferocito da superare anche il ribrezzo che gli suscitava la vista di Gesù, e mi afferrò brutalmente una spalla. Sentivo la sua mano, divenuta artiglio, conficcarsi nella mia carne.
Ripetei piangendo: «Signore, salvami!». (Autobiografia, parte Terza)
Mentre il Nemico urlava: “No, è mia. Non la lascio. Me la sono presa e me la tengo!”, Maria Valtorta implorava il perdono e faceva presente che “il male vero e proprio” non l’aveva compiuto. Gesù la perdona e la libera dal Nemico, che fugge via con un urlo disperato. Il sogno si conclude con questo ammaestramento:
Allora Gesù parlò e disse: «Maria, sappi che il male non basta non farlo; bisogna anche non desiderare di farlo». (Autobiografia, parte Terza)
Maria Valtorta trae forza da questa esperienza e supera le tentazioni di quel periodo giovanile, comprendendo progressivamente il senso profondo di quelle parole. Anni dopo, nei I Quaderni del 1944[49], è lei stessa ad affermare che il bel giovane apparso nel sogno del 1916 era proprio Giuda di Keriot:
[Scrive Maria Valtorta:] Segue per età Giuda Iscariota, nel quale ritrovo il volto di quel tale sogno fatto tanti anni fa e che le ho descritto nelle mie note personali. Un bello che, se si scruta bene, ripugna e spaurisce, perché si sente essere cattivo e falso. Un bello satanico. (Q44, 2 gennaio)
Pochi mesi dopo, nell’ottobre dello stesso anno, Maria Valtorta annota su un foglio di carta un lungo ‘dettato’, successivamente raccolto nel volume dei Quadernetti. Si tratta di una ‘visione’ di particolare intensità e drammaticità, nella quale il Signore ci rivela l’esistenza di una triade infernale, che si oppone alla Divina Trinità, di cui Giuda di Keriot fa parte:
[Dice Gesù:] «La Redenzione, come la guerra attuale, era lotta di Dio contro Satana. Antagonisti Dio e Satana. Perciò anche senza l’Iscariota si sarebbe compita perché era venuta l’ora di Dio e Satana non voleva quest’ora. Ma guai a quello che si fece, essendo del Cristo, strumento di Satana. Già ho parlato in merito. Leggi i dettati. Avrei perdonato se, per un impossibile caso, avesse avuto rimorso e avesse chiesto perdono. Ma non può, uno giunto a quel profondo, più avere ricordo e ansia di emergere. È asfissiato nel suo peccato.
No. Non salirà. Una è la vita che avete. Una e non più. Emergerà dall’inferno, a fianco di Satana, secondo Satana che attende il terzo Satana: l’Anticristo veniente perché si compia nel Basso la Trinità oscena messa a confronto della Santissima, Perfetta, Divina Trinità nostra che fu, è e sarà eterna, luminosa, immutabile. Emergerà per un’ora: l’Ultimo Giorno!». (Quadernetti, 17.10.44)
Per saperne di più su questo personaggio
Questo paragrafo è parzialmente estratto dal volume in lingua francese: Dizionario dei personaggi dell’Evangelo secondo Maria Valtorta:[50]
Giuda di Keriot
Nel Vangelo di Giuda, un racconto apocrifo del II secolo, l’apostolo è presentato come un iniziato che si dedica a denunciare Gesù per ordine di quest’ultimo, al fine di compiere la Scrittura.
Secondo Ireneo di Lione, II secolo[51], e Epifanio di Salamina, IV secolo[52], questo testo faceva parte degli scritti dei Cainiti, una comunità che venerava Caino e i sodomiti. Essa derivava dagli Ofiti, che trovavano nelle parole del serpente della Genesi l’invito alla gnosi (conoscenza esoterica).
La dannazione di Giuda era considerata evidente fino all’inizio del XX secolo. Da allora Giuda è stato talvolta presentato come una vittima scusabile delle proprie inclinazioni, oppure come salvato dalla Misericordia divina in ragione del suo ruolo nella Redenzione, cosa che, come si è potuto leggere, Maria Valtorta smentisce: Giuda è dannato per l’eternità.
Note
- ↑ Vangelo di Giovanni: Gv 13,26
- ↑ EMV 45.9
- ↑ 3,0 3,1 3,2 (Immagine generata con IA)
- ↑ EMV 66.1
- ↑ EMV 567.1
- ↑ EMV 78.2
- ↑ EMV 112.6
- ↑ Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 2 gennaio
- ↑ EMV 195.4
- ↑ EMV 174.2
- ↑ EMV 100.2
- ↑ EMV 210.6
- ↑ EMV 567.4
- ↑ EMV 101.2
- ↑ EMV 511.6
- ↑ EMV 577.1
- ↑ EMV 483.2
- ↑ EMV 410.2-3
- ↑ EMV 317.5
- ↑ EMV 214.6
- ↑ EMV 53
- ↑ nel secondo periodo di 4 mesi
- ↑ vedi I Quaderni del 1945-1950: 28 febbraio 1947
- ↑ EMV 213.2
- ↑ EMV 219.4; EMV 260.5
- ↑ EMV 264.10-11
- ↑ EMV 282
- ↑ EMV 371.3
- ↑ EMV 400.5-6
- ↑ EMV 85.4
- ↑ EMV 102.1; EMV 112.2
- ↑ EMV 228.2
- ↑ EMV 296.4
- ↑ Vangelo di Matteo. Mt 10,1
- ↑ EMV 357.4
- ↑ EMV 357.5
- ↑ EMV 338.1
- ↑ EMV 370.18
- ↑ EMV 442.2
- ↑ Vangelo di Giovanni: Gv 12,6
- ↑ EMV 567.13
- ↑ Gen 3,15
- ↑ EMV 600.42
- ↑ EMV 605.13
- ↑ EMV 628.2
- ↑ Prima lettera ai Corinzi: 1Cor 15,6
- ↑ Genesi: Gen 29,35; Gen 37,26-27; Gen 38; Gen 49,8-12
- ↑ 1 Maccabei 2,4; 1 Maccabei 3; 1 Maccabei 4
- ↑ nelle considerazioni finali a margine di una ‘visione’ e di un ‘dettato’ del 2 gennaio 1944
- ↑ Dictionnaire des personnages de l'évangile selon Maria Valtorta, di mons. René Laurentin, François-Michel Debroise, Jean-François Lavère, Éditions Salvator, 2012.
- ↑ Ireneo di Lione, Adversus haereses (“Contro le eresie”)
- ↑ Epifanio di Salamina, Panarion 1,31