La presunta rivelazione privata di Maria Valtorta

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Maria Valtorta (1897-1961) ha messo per iscritto i “dettati” e le “visioni” che riceveva[1]

Nel 2008, a conclusione del Sinodo La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa[2], i vescovi avevano riassunto il tema delle rivelazioni private in una semplice frase inserita in una proposta interamente dedicata al fenomeno delle sette[3] (o nuovi movimenti religiosi). Essi si proponevano di “aiutare i fedeli a distinguere bene la Parola di Dio dalle rivelazioni private”. Questa formulazione negativa, che non definisce che cosa siano le rivelazioni private, è stata riformulata in senso positivo da Benedetto XVI nell’esortazione apostolica post-sinodale Verbum Domini del 30 settembre 2010. Egli supera infatti la formula sintetica utilizzata dai vescovi per arrivare a precisarne la natura. È proprio in questo secondo approccio che risiede il vero discernimento, ed è precisamente quanto viene affermato nella seconda parte dell’Esortazione Apostolica post-sinodale del Santo Padre Benedetto XVI al punto § 14[4]:

Il criterio per la verità di una rivelazione privata è il suo orientamento a Cristo stesso. Quando essa ci allontana da Lui, allora essa non viene certamente dallo Spirito Santo, che ci guida all’interno del Vangelo e non fuori di esso. La rivelazione privata è un aiuto per questa fede, e si manifesta come credibile proprio perché rimanda all’unica rivelazione pubblica.

Benedetto XVI riprende qui i termini del suo “Commento Teologico” al Messaggio di Fatima[5] pubblicato dieci anni prima come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Si tratta quindi di una costante del suo pensiero teologico.

Per stabilire la verità dell’Opera di Maria Valtorta in quanto autentica rivelazione privata, significa dunque valutare:

  • se essa è orientata verso Cristo oppure se se ne allontana;
  • se conduce al Vangelo oppure ne distoglie;
  • se rimanda all’unica Rivelazione pubblica oppure pretende di emanciparsene.

Sette caratteristiche per valutarne l’autenticità

Nella sua esortazione apostolica post-sinodale, Benedetto XVI, richiama l’affermazione della costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione Dei Verbum § 2 di Paolo VI (18 novembre 1965): Gesù Cristo è “il mediatore e la pienezza di tutta intera la Rivelazione”.

L’autore del Breve avvertimento della Commissione dottrinale della Conferenza Episcopale Francese trae, dalla stessa costituzione, un passo che contrappone agli scritti di Maria Valtorta[6]:

Così Dio, il quale ha parlato in passato non cessa di parlare con la sposa del suo Figlio diletto, e lo Spirito Santo, per mezzo del quale la viva voce dell’Evangelo risuona nella Chiesa e per mezzo di questa nel mondo, introduce i credenti alla verità intera e in essi fa risiedere la parola di Cristo in tutta la sua ricchezza. (cfr. Col 3,16).

Difficilmente si sarebbe potuto scegliere un documento più adatto da proporre al discernimento dei lettori di Maria Valtorta, poiché esso mostra, già molti anni prima, la particolare pertinenza della sua Opera.

1 - Grado di conformità al Vangelo canonico

L’Opera di Maria Valtorta comprende la totalità delle 373 unità narrative (pericope[7]) del Vangelo canonico, senza omissioni, senza incoerenze e senza contraddizioni, poiché Gesù ha vissuto una sola vita terrena e non quattro vite differenti corrispondenti ai racconti dei quattro evangelisti.

L’Opera di Maria Valtorta manifesta così una fedeltà al Vangelo che non si ritrova nelle comuni biografie di Gesù, le quali generalmente si fondano soltanto su alcuni versetti selezionati. L’Opera valtortiana, invece, copre circa il 98,5% dei 3.781 versetti evangelici[8]. Non vi sarebbe quindi spazio, all’interno di questa narrazione, per l’immaginazione o per l’ipotesi di un diverso Vangelo.

Più delle moderne ricostruzioni della vita di Gesù, che spesso riducono i riferimenti biblici, l’Opera di Maria Valtorta si richiama costantemente alla Sacra Scrittura, in conformità con l’insegnamento del Magistero, ricordato da papa Pio XII nell'enciclica Divino Afflante Spiritu (1943)[9]

2. Grado di assimilazione della Bibbia

Ma vi è di più: l’Opera di Maria Valtorta contiene riferimenti espliciti o impliciti a 1.166 capitoli della Bibbia sui 1.334 che la compongono[10], pari all’87% del totale. Tale copertura riguarda tutti i 73 libri della Bibbia e l’intero Salterio con i suoi 150 Salmi.

Mentre il Vangelo canonico cita 113 versetti dell’Antico Testamento, David Amos, lettore e studioso dell’Opera di Maria Valtorta, ha individuato 3.133 richiami pertinenti alla Bibbia dei Settanta[11], distribuiti in quasi tutti i 46 libri dell’Antico Testamento.

L’Opera di Maria Valtorta realizza pertanto, in modo strutturale e centrale, quella “lettura tipologica”[12] che caratterizza l’approccio cristiano alla Bibbia e che permette di cogliere l’unità del disegno divino[13] nei due Testamenti (Antico e Nuovo Testamento). Tale unità si illumina alla luce del Vangelo e spiega, in gran parte, il forte legame che molti lettori sviluppano con l’Opera, la quale li conduce in modo vivo e ampio alla Sacra Scrittura[14], dove trovano “la forza della loro fede, il nutrimento dell'anima, la sorgente pura e perenne della vita spirituale”[15].

3. Fedeltà dell’Opera all’insegnamento tradizionale della Chiesa

Inoltre, come Gesù stesso afferma esplicitamente negli Scritti di Maria Valtorta[16], la Chiesa sarebbe stata voluta fin dall’inizio nella forma che possiede oggi, nella sua struttura, nella sua dottrina, nei suoi fondamenti e nei suoi sacramenti. Questa visione si contrappone a quelle correnti contemporanee che interpretano tali realtà come il risultato di una costruzione esclusivamente umana e progressiva.

Per analogia, così come la Creazione è stata compiuta da Dio nella sua pienezza[17] e affidata all’uomo perché la custodisse e la facesse fruttificare, allo stesso modo la Chiesa sarebbe stata donata nella sua integrità fin dalle origini.

Il lettore di Maria Valtorta viene quindi guidato verso una percezione della pienezza della Rivelazione e verso una migliore comprensione della sua concreta realizzazione nella Chiesa.

In tale prospettiva, risulta difficile sostenere che l’Opera di Maria Valtorta voglia «completare» la Rivelazione pubblica[18], poiché essa si limiterebbe a esplicitare ciò che già esiste; allo stesso modo, non si presenterebbe come una «nuova» rivelazione[19], ma come un approfondimento fondato sull’unica Rivelazione ricevuta.

4 - Fedeltà comprovata dell'autrice alla Chiesa

Come il cardinale Lercaro disse a proposito di Padre Pio, Maria Valtorta dovette soffrire, come lui, per la Chiesa ma anche a causa della Chiesa[20]. Tali sofferenze furono provocate sia dall’eccessivo zelo umano di alcuni Servi di Maria incaricati di promuovere l’Opera, sia dall’ostilità di alcuni membri del Sant’Uffizio. Secondo questa interpretazione, i primi disobbedirono alle indicazioni ricevute, mentre i secondi si opposero al parere del Sommo Pontefice.

Per diventare lo «strumento» che riteneva di essere chiamata a essere, Maria Valtorta affrontò numerose prove e sofferenze – estendendosi alle stigmate invisibili - fino a offrire a Dio ciò che le rimaneva: il dono della propria intelligenza. Costretta a letto e rimasta orfana, interpretò la propria condizione come una partecipazione alle sofferenze causate dalle incomprensioni e dalle opposizioni sorte attorno alla sua opera.

In una lettera indirizzata a mons. Alfonso Carinci[21], stretto collaboratore di Pio XII e sostenitore dell’Opera, Maria Valtorta testimonia il suo turbamento di fronte a determinate vicende ecclesiastiche:

Mi si insegnò che il Papa è infallibile nel giudicare cose di fede e di morale, che è il Capo Supremo della Chiesa e il Padre comune di tutti i cattolici. Mi si insegnò che gli Eccellentissimi Vescovi ricevono la pienezza del Sacerdozio, e perciò dei lumi dello Spirito Santo, e quindi il loro giudizio è illuminato da Dio. Questo me lo insegnarono col catechismo i miei insegnanti di religione, e questo io ho sempre creduto e credo.

Il Divino Maestro, poi, m’insegnò che la Sapienza, ossia ancora lo Spirito Santo, non può dare ispirazioni contrastanti circa una sola cosa, essendo uno solo lo Spirito che ispira, […] E ancora mi ha insegnato che è per questo che Egli, costituendo la Sua Chiesa, prese Pietro e lo fece Capo, e così volle che si perpetuasse fino alla fine dei secoli, perché la parola del Capo, in casi di contrasto, fosse sentenza che ponesse fine ad ogni contrasto. Infine mi ha detto, e mi ripete incessantemente, che Colui che l’Elezione alla Cattedra di Pietro fa altro Cristo non può non riconoscere il Cristo parlante nelle pagine dottrinali dell’opera. […] Ora, ecco, quanto avviene è in aperta opposizione con tutto questo, ed è come tutto un mondo, il mondo della mia fede assoluta negli insegnamenti della Chiesa, che mi crolla ed è uno stupore doloroso che si fa nell’anima mia che ne rimane turbata.

5 – Un’Opera ispirata per favorire la comprensione

Quarantacinque anni prima della pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, negli Scritti di Maria Valtorta Gesù avrebbe spiegato il significato dell’Opera rispetto al Vangelo canonico[22]:

L’opera che viene data agli uomini attraverso il “piccolo Giovanni” [Maria Valtorta] non è un libro canonico. Ma è sempre un libro ispirato, che Io dono per aiutarvi a comprendere certi passi dei canonici e specie a comprendere ciò che fu il mio tempo di Maestro e a conoscermi: Io, Parola, nelle mie parole. (Q45-50, 28 gennaio 1947)

Questa affermazione viene accostata alla definizione contenuta nel Catechismo della Chiesa Cattolica (§ 67):

Lungo i secoli ci sono state delle rivelazioni chiamate « private », alcune delle quali sono state riconosciute dall'autorità della Chiesa. Esse non appartengono tuttavia al deposito della fede. Il loro ruolo non è quello di « migliorare » o di « completare » la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica.

Lo stesso articolo del Catechismo aggiunge:

Guidato dal Magistero della Chiesa, il senso dei fedeli sa discernere e accogliere ciò che in queste rivelazioni costituisce un appello autentico di Cristo o dei suoi santi alla Chiesa.

La sinergia di una lettura parallela

L’autore del Breve avvertimento della Commissione dottrinale della Conferenza Episcopale Francese temeva legittimamente che i lettori di Maria Valtorta potessero smarrirsi in una ricerca individuale del significato della fede, quasi come una ripresa di antiche diffidenze che, in passato, portarono persino all’inserimento della Bibbia nell’Indice dei libri proibiti: ai fedeli non era consentito possederne una copia e l’Antico Testamento era in larga misura assente dalla liturgia.

Tuttavia, come evidenzia il presente articolo, i lettori non sono lasciati a se stessi: essi si confrontano con il Magistero, sono “guidati” da dieci teologi autorevoli (tra i quali tre papi), da dodici santi o fondatori di movimenti ecclesiali, dal Vangelo che essi riscoprono quasi integralmente, dal riferimento all’87% della Bibbia, dal costante richiamo al Catechismo della Chiesa Cattolica che ne sintetizza l’insegnamento, dalla tradizione esegetica, storica e scientifica, secondo le circostanze, nonché dal proprio direttore spirituale, quando presente.

I lettori di Maria Valtorta hanno dunque più che delle “guide”: essi camminano, in questo pellegrinaggio nel tempo alla sequela di Gesù, lungo sentieri sicuri.

I fatti inediti come arricchimento

L’Opera di Maria Valtorta contiene episodi e dettagli che non compaiono nei Vangeli canonici[23], ma che i sostenitori ritengono coerenti con essi. Tali elementi aggiuntivi vengono accostati ad altri dati provenienti dalla Tradizione cristiana, come:

  • il velo della Veronica, venerato nella sesta stazione della Via Crucis ma non menzionato nei Vangeli;
  • il nome di Disma, il “buon ladrone”, assente dai testi evangelici;
  • le figure di sant’Anna e san Gioacchino, non citate nei racconti evangelici dell’infanzia di Gesù ma presenti nella tradizione della Chiesa.

Secondo gli studi citati dagli autori valtortiani, dei 736 personaggi menzionati nell’Opera, circa 250 troverebbero conferma in fonti storiche o talmudiche. Vengono inoltre richiamati circa 20.000 elementi considerati degni di interesse sotto il profilo storico, geografico e scientifico.

La notevole estensione dell’Opera di Maria Valtorta, viene inoltre paragonata a quella di altri grandi scritti mistici della tradizione cattolica, come il Tesoro nascosto il celebre diario spirituale di Santa Veronica Giuliani (1660–1727) clarissa cappuccina, oppure i libri della Beata Concepción Cabrera de Armida (1862-1937) che scrisse 65.000 pagine manoscritte, suddivise in 66 volumi.

6 – Un’opera che non trova spiegazione nel solo piano umano

Secondo i sostenitori dell’Opera, nessun’altra opera moderna dedicata alla vita di Gesù presenta una corrispondenza tanto ampia con il testo evangelico e una struttura così articolata. È umanamente impossibile riscrivere il Vangelo nella sua coerenza, perché la Bibbia è la Parola stessa di Dio. Chiunque tentasse di farlo si scontrerebbe rapidamente con le proprie contraddizioni. Gesù lo afferma e l’Opera lo dimostra: essa conferma ed esplicita la Tradizione che ci ha trasmesso “il Vangelo eterno”[24]; non lo altera, non lo impoverisce, non lo trasforma[25]. Si può forse trovare un’altra opera letteraria, scritta da una sola persona, che sia così coerente alle Sacre Scritture e che sia stata redatta in un tempo tanto breve: tre anni e tre mesi, ossia la durata della vita pubblica di Gesù?

Inoltre, l’Opera di Maria Valtorta colloca gli avvenimenti riportati dai quattro Vangeli canonici in una successione perfettamente cronologica e coerente. Si tratterebbe di un’impresa senza precedenti, poiché, da quasi due millenni, nessuno era riuscito a ricollocare i 373 episodi (pericopi[7]) dei quattro Vangeli canonici all’interno di una cronologia ordinata e precisa della vita di Gesù, corroborata dalle fonti storiche e dalle indicazioni della Scrittura.

L’Evangelo come mi è stato rivelato riporta tutti gli episodi contenuti nei quattro Vangeli canonici, senza proporre apparati critici o commenti storici esterni. I fatti vengono narrati come se fossero osservati direttamente (‘visioni’), mentre le spiegazioni dottrinali sono affidate principalmente alle parole attribuite a Gesù stesso (‘dettati’).

7 – Un’Opera profondamente evangelizzatrice

L’Opera di Maria Valtorta viene accostata non tanto alle moderne ricostruzioni storiche della vita di Gesù, quanto alla tradizione delle cosiddette “vite rivelate”, rappresentata, ad esempio, da La Mistica Città di Dio di Suor Maria di Ágreda (1602-1665) e dalle ‘visioni’ della della Passione della Beata Anna Caterina Emmerick (1774-1824), entrambe, in misura diversa, hanno ricevuto visioni della vita di Cristo e commenti provenienti dal Cielo.

Si potrebbe temere che una narrazione così vicina ai testi evangelici, ma arricchita da elementi inediti, induca i lettori a trascurare il Vangelo canonico a favore dell'Opera di Maria Valtorta. I sostenitori dell’Opera ritengono invece che le due letture siano complementari e che si illuminino reciprocamente.

L’autore del Breve avvertimento della Commissione dottrinale della Conferenza Episcopale Francese, ha frainteso il motivo per cui alcuni siti valtortiani pubblicano un ‘parallelo’ tra il Vangelo del giorno, così come proposto dalla liturgia della Chiesa, e il corrispondente testo dell’Opera di Maria Valtorta. Ciò avviene perché l’uno guida la lettura dell’altro, che a sua volta lo illumina chiaramente su molti punti che interrogano tanti esegeti. Secondo tale impostazione, il testo valtortiano è un ‘commento’ che aiuta a comprendere meglio il Vangelo, mentre il Vangelo resta il criterio fondamentale di riferimento.

Come illustrato nei punti precedenti, la lettura dei 652 capitoli che compongono l’Opera di Maria Valtorta conduce il lettore attraverso il 98,5% del contenuto dei Vangeli canonici e l’87% del contenuto della Scrittura. In questa prospettiva, l’Opera viene presentata come un aiuto alla conoscenza e alla comprensione della Sacra Bibbia.

In sintesi

Sette caratteristiche sostengono l’attendibilità dell’Opera di Maria Valtorta:

  1. essa si sovrappone, quasi integralmente, al Vangelo canonico (98,5%);
  2. essa integra un’ampia coerenza biblica (87%);
  3. essa promuove la fedeltà all’insegnamento tradizionale della Chiesa;
  4. Maria Valtorta ha dimostrato fedeltà alla Chiesa nelle prove affrontate;
  5. i passaggi inediti dell’Opera di Maria Valtorta non alterano il contenuto del Vangelo;
  6. l’Opera di Maria Valtorta non sarebbe spiegabile soltanto con cause umane;
  7. l’Opera di Maria Valtorta contribuisce in modo evidente all’evangelizzazione.

Il discernimento ecclesiale: attendere e osservare

Esiste una tendenza naturale a credere che la propria convinzione personale sull’Opera di Maria Valtorta coincida con il giudizio della Chiesa. Poiché si trovano opinioni diverse tra loro che confermano la posizione personale di chi le scrive: «L’Opera di Maria Valtorta è riconosciuta, la prova è che...», oppure: «No! È condannata, la prova è che...».

Ma ciò significa dimenticare che tra un’approvazione prudente e una condanna esplicita, peraltro piuttosto rara, esiste una lunga fase di osservazione dell’Autorità Ecclesiale. Questa è, di gran lunga, la situazione più frequente. Per comprenderlo, occorre, anche in questo caso, tornare ai testi di riferimento del Magistero.

Nel novembre 1974, la Congregazione per la Dottrina della Fede (erede del Sant’Uffizio) dovette affrontare il crescente numero di “problemi relativi alle presunte apparizioni e alle rivelazioni spesso loro connesse”. Non essendo più possibile seguire il ritmo di tali fenomeni, decise di adottare un approccio più pragmatico, pubblicando un vademecum accompagnato da una posizione di principio generale[26]:

  1. Oggi, più che in passato, la notizia di queste apparizioni si diffonde rapidamente tra i fedeli grazie ai mezzi di informazione (mass media). Inoltre, la facilità degli spostamenti favorisce e moltiplica i pellegrinaggi. L'Autorità ecclesiastica è perciò chiamata a pronunciarsi in merito senza ritardi.
  2. D’altra parte, la mentalità odierna e le esigenze scientifiche e quelle proprie dell’indagine critica rendono più difficile, se non quasi impossibile, emettere con la debita celerità i giudizi che concludevano in passato le inchieste in materia (constat de supernaturalitate, non constat de supernaturalitate) e che offrivano agli Ordinari la possibilità di autorizzare o proibire il culto pubblico o altre forme di devozione tra i fedeli.

Per queste ragioni, affinché la devozione suscitata tra i fedeli da fatti di questo genere possa manifestarsi nel rispetto della piena comunione con la Chiesa e portare frutti, dai quali la Chiesa stessa possa in seguito discernere la vera natura dei fatti, i Padri hanno ritenuto di dover promuovere in materia la seguente procedura.

Quando l’Autorità ecclesiastica venga informata di qualche presunta apparizione o rivelazione, sarà suo compito:

  1. in primo luogo, giudicare del fatto secondo criteri positivi e negativi (esposti nel seguito del documento);
  2. in seguito, se questo esame giunge ad una conclusione favorevole, permettere alcune manifestazioni pubbliche di culto o di devozione, proseguendo nel vigilare su di esse con grande prudenza (ciò equivale alla formula: «pro nunc nihil obstare»[27]);
  3. infine, alla luce del tempo trascorso e dell’esperienza, con speciale riguardo alla fecondità dei frutti spirituali generati dalla nuova devozione, esprimere un giudizio de veritate et supernaturalitate[28], se il caso lo richiede.

Tuttavia, nelle nuove Norme per procedere nel discernimento di presunti fenomeni soprannaturali[29] pubblicate dal Dicastero per la Dottrina della Fede il 17 maggio 2024, il giudizio dell’Autorità Ecclesiale circa l’autenticità e il carattere soprannaturale è stato limitato e riservato esclusivamente all’iniziativa del Papa[30].

Se l’Opera di Maria Valtorta ricevette un’accoglienza favorevole da parte di Pio XII e del suo entourage, dovette anche affrontare una forte opposizione che, poco dopo la morte del Pontefice, condusse all’inserimento dell’Opera nell’Indice dei libri proibiti. Queste due correnti, piuttosto comuni nell’ambito delle rivelazioni private, ebbero sviluppi che portarono infine a una situazione di osservazione: né le iniziative contrarie né quelle favorevoli sono infatti giunte a una conclusione definitiva.

Nessuno può pretendere di conoscere il disegno di Dio sull’Opera di Maria Valtorta. Solo “luce del tempo trascorso e dell’esperienza, con speciale riguardo alla fecondità dei frutti spirituali generati” lo manifesterà, secondo il testo sopra citato e secondo la profezia di Gamaliele riportata in epigrafe (Atti 5,38-39)[31]. Coloro che si limitano alle sole rivelazioni private «riconosciute» non dovrebbero dimenticare una verità evidente: prima di essere riconosciute, anch’esse non lo erano. Eppure, fin dall’inizio, erano autentiche. Il riconoscimento non ha fatto altro che renderne manifesta l’autenticità. Per questo la Chiesa, seguendo l’insegnamento della Scrittura, osserva i frutti spirituali. Ma come raccogliere tali frutti se non li si coltiva e se li si trascura?

I ‘dettati’ e le ‘visioni’ di Maria Valtorta si rivolgono alla nostra epoca e hanno una portata universale. Fino a quando serviranno il disegno di Dio? Su chi, su che cosa e in quale modo? Dio solo lo sa, e Maria Valtorta, che ora riposa in Lui.

Oltre all’intima convinzione dei suoi lettori, i sostenitori dell’Opera ricordano una ‘profezia’ ricevuta da don Ottavio Michelini[32] (1906-1979), in merito agli Scritti di Maria Valtorta don Michelini ha affermato che Gesù stesso, il 19 settembre 1975, dettò a lui la seguente citazione[33]:

Ho dettato a Maria Valtorta, Anima vittima, un’opera meravigliosa. Di quest’opera Io ne sono l’Autore. Tu stesso ti sei reso conto delle reazioni rabbiose di Satana.

Tu hai constatato la resistenza che molti sacerdoti oppongono a quest’opera che se fosse, non dico letta, ma studiata e meditata porterebbe un bene grandissimo a tante anime. Essa è fonte di seria e solida cultura.

Ma a quest’opera, a cui è riservato un grande successo nella Chiesa rigenerata, si preferisce il pattume di tante riviste e di libri di presuntuosi teologi.

Contro l’Opera di Maria Valtorta... sette idee diffuse da correggere

Le opposizioni incontrate dall’Opera principale di Maria Valtorta, L’Evangelo come mi è stato rivelato, sono state una benedizione. Infatti, tali opposizioni, sia sul piano teologico sia su quello dei dati materiali, hanno sempre suscitato un dibattito (talvolta molto acceso) che ha portato ad approfondire le questioni sollevate, facendo emergere le ricchezze contenute in quest’Opera ispirata.

Occorre tuttavia constatare che spesso tali opposizioni sono guidate da un atteggiamento di condiscendenza nei confronti di “certa letteratura” e del suo pubblico ritenuto credulone e alla ricerca del meraviglioso. Ci sia consentito ricordare che la condiscendenza è la forma socialmente educata del disprezzo, di fronte al quale è difficile rimanere impassibili.

La censura ha costituito per lungo tempo una componente importante delle strutture della Chiesa. Tuttavia, il ricorso alla condanna — che non rientra tra le finalità primarie della missione di Gesù[34] — può talvolta generare una duplice illusione: quella di esercitare la stessa autorità di Dio e quella di ritenersene degni in virtù della propria presunta perfezione. Per questo la Chiesa, riformando il Sant’Uffizio[35], ha progressivamente sostituito una logica di censura con una prospettiva pastorale[36]:

Ma, poiché la carità esclude il timore (1Gv 4,18), alla difesa della fede ora si provvede meglio col promuovere la dottrina, in modo che, mentre si correggono gli errori e soavemente si richiamano al bene gli erranti, gli araldi del vangelo riprendono nuove forze. Inoltre il progresso della cultura umana, la cui importanza nel campo religioso non dev'essere trascurata, fa sì che i fedeli seguano con maggiore adesione ed amore le direttive della Chiesa, se, per quanto è possibile in materia di fede e di costumi, vengono fatti loro intendere con chiarezza i motivi delle definizioni e delle leggi.

Papa Giovanni Paolo II promulgando il Catechismo della Chiesa Cattolica, che contiene “un’esposizione della fede della Chiesa e della dottrina cattolica, attestate o illuminate dalla Sacra Scrittura, dalla Tradizione apostolica e dal Magistero della Chiesa”, ne precisò l’orientamento[37]:

Al Concilio il Papa Giovanni XXIII aveva assegnato come compito principale di meglio custodire e presentare il prezioso deposito della dottrina cristiana, per renderlo più accessibile ai fedeli di Cristo e a tutti gli uomini di buona volontà. Pertanto il Concilio non doveva per prima cosa condannare gli errori dell'epoca, ma innanzi tutto impegnarsi a mostrare serenamente la forza e la bellezza della dottrina della fede.

È alla luce di queste due prospettive che si possono richiamare i fatti seguenti, approfonditi in altre pagine di Wiki Maria Valtorta, l’enciclopedia valtortiana:

1. L’Indice dei libri proibiti - L’iscrizione nell’Index costituisce l’unica condanna che abbia colpito l’Opera di Maria Valtorta. È l’unica misura figurante negli Acta Apostolicae Sedis del 1960[38]. Tuttavia essa fu abolita giuridicamente e cessò di avere effetti sei anni più tardi.

2. Il valore morale della condanna - Il “valore morale” che tale condanna conserva consiste in un richiamo alla coscienza di ciascuno, che resta l’unico giudice della propria scelta, senza che questa si possa imporre ad altri.

3. Il motivo ufficiale della condanna - La motivazione ufficiale della condanna fu per una mancanza disciplinare relativa all’obbligo dell’imprimatur[39]. Anche tale obbligo è stato successivamente abolito per questa tipologia di opere, quando la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicò la nuova normativa relativa alla vigilanza dei pastori della Chiesa sui libri[40].

4. L’articolo del L’Osservatore Romano - L’articolo anonimo del L’Osservatore Romano del 6 gennaio 1960 intitolato “Una vita di Gesù malamente romanzata” che commentò la decisione della messa all’Indice, rappresenta un’opinione autorevole, ma non individua alcuna violazione formale della fede o della morale e non cita nessuno dei presunti ‘errori storici’ ai quali fa riferimento.

5. La lettera del cardinale Ratzinger - In qualità di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il card. Joseph Ratzinger, in una lettera privata al card. Siri, Arcivescovo di Genova, espresse un giudizio autorevole e molto chiaro, ma che non costituisce un divieto. In seguito, negli anni Novanta, il cardinale ebbe occasione di leggere personalmente l’Opera di Maria Valtorta e, non trovandovi nulla da eccepire, ne autorizzò la diffusione, giudicandola un buon libro[41].

6. La lettera di mons. Dionigi Tettamanzi - La lettera della Conferenza Episcopale Italiana del 1992, a firma del suo Segretario Generale mons. Tettamanzi, concede un imprimatur condizionato, riprendendo la posizione tradizionale della Chiesa cattolica riguardo alle rivelazioni private: esse non devono essere credute con “fede cattolica”, ma con una prudente “fede umana”[42]. Si tratta dunque di un invito rivolto direttamente all’editore Emilio Pisani e non di un giudizio sull’Opera stessa.

7. Le contraddizioni dei critici - Restano infine da ricordare le contraddizioni dei detrattori dell’Opera di Maria Valtorta che, come Balaam chiamato a maledire Israele ma costretto da Dio a benedirlo[43], finiscono involontariamente per mettere in luce le qualità dell’Opera valtortiana.

  • I censori del Sant’Uffizio la iscrissero nell’Indice dei libri proibiti per una presunta mancanza di imprimatur; ma leggendo l’articolo de L’Osservatore Romano che accompagna tale decisione, si ha l’impressione di un attacco condotto con ogni mezzo per ridurre l’Opera in cenere. Eppure, nonostante ciò, gli autori furono costretti a riconoscerne per ben tre volte l’eccezionale valore teologico. Vi si legge infatti che Gesù vi espone “lezioni di teologia con gli stessi termini che userebbe un professore dei nostri giorni”; che la Vergine Maria impartisce “lezioni di teologia mariana, aggiornatissima fino agli ultimissimi studi degli attuali specialisti in materia”; e che l’Opera contiene “tanta ostentata cultura teologica”. Come si può allora sostenere che un’Opera, ritenuta degna delle migliori università pontificie di teologia di Roma, sia tanto nociva da meritare un divieto?
  • Più recentemente, un giovane teologo francese ritenne a sua volta di assestarle il colpo finale mediante uno studio critico documentato di cinquanta pagine[44]. Tuttavia, nella conclusione dell’introduzione, egli scrive nello stesso paragrafo due affermazioni che l’autore considera sorprendentemente contraddittorie: “Molti testimoniano di aver trovato la fede attraverso la lettura di Valtorta […] È dunque contrario alla natura della fede riferirsi a fonti che non hanno nulla di divino”. Se la lettura di Maria Valtorta permette a “molti” di trovare la fede, perché distruggerla? E se dona la fede a tante persone, perché considerarla una fonte che non avrebbe “nulla di divino”?

Alta qualità teologica, numerose conversioni e ritorni alla pratica della fede: è quanto hanno confermato teologi e santi.

A favore dell’Opera di Maria Valtorta: il giudizio di autorevoli teologi

La conformità dell’Opera di Maria Valtorta alla Rivelazione pubblica fu il primo aspetto sottoposto a verifica. Teologi di riconosciuta autorevolezza la studiarono, in parte o integralmente; in ogni caso, in misura sufficiente per esprimere un giudizio pubblico che li impegnava personalmente.

Essi valutarono, inoltre, la coerenza degli episodi inediti contenuti nell’Opera di Maria Valtorta con il Vangelo canonico, così come delle opinioni originali in essa espresse. Una delle funzioni proprie delle rivelazioni private consiste, infatti, nel mettere in luce aspetti particolari della Rivelazione pubblica[45]; sotto questo profilo, l’Opera di Maria Valtorta non costituisce un’eccezione.

Va osservato che alcuni incontrano difficoltà nell’accostarsi alle numerose descrizioni che caratterizzano l’Opera valtortiana. Tuttavia, proprio questo aspetto che può inizialmente disorientare, è ciò che colpisce molti lettori per la capacità di rendere ‘vivi’ e attuali i racconti evangelici.

I teologi esaminarono infine l’interesse dell’Opera per l’evangelizzazione e, di conseguenza, la sua efficacia nell’annuncio della “Buona Novella” attraverso i frutti spirituali da essa generati. Su questo punto, il loro giudizio trovò conferma anche presso numerosi vescovi in diverse parti del mondo.

Papa Pio XII

1. Papa Pio XII (1876-1958). Il 26 febbraio del 1948 papa Pio XII concesse un’udienza speciale[46] a tre padri serviti[47], di cui due erano promotori dell’Opera di Maria Valtorta. Al termine dell’incontro, il papa avrebbe detto “pubblicate quest'opera così come sta; chi legge capirà”, lasciando al lettore la libertà di attribuirle l’origine che riteneva opportuna. Le parole annotate all’uscita dell’udienza furono rese pubbliche in tre diverse occasioni da padre Berti[48], senza che ciò desse luogo a smentite o precisazioni ufficiali. Il Sommo Pontefice aveva personalmente preso conoscenza dell’Opera nella forma di pagine dattiloscritte a lui consegnate tramite mons. Francesco Norese, archivista della Segreteria di Stato[49]. Questo orientamento favorevole alla pubblicazione è stato attestato da diverse testimonianze concordanti[50].

Già quando era cardinale, Eugenio Pacelli — il futuro papa Pio XII — aveva dimostrato, in questo campo, una notevole libertà di giudizio:

  • Il 25 marzo 1930 scrisse, a nome di papa Pio XI (1857-1939), una lettera di sostegno a padre Marie-Joseph Lagrange (1855-1938), domenicano e fondatore della Scuola Biblica di Gerusalemme[51], in occasione della pubblicazione del suo libro L'Evangelo di Gesù Cristo[52], la cui impostazione metodologica era stata criticata sotto il pontificato di papa Benedetto XV (1854-1922)[53].
  • Nel 1937 accolse Luigina Sinapi, la quale gli aveva annunciato due anni prima, da parte della Vergine Maria, la sua futura elezione al pontificato (1939) e le apparizioni mariane delle Tre Fontane (1947). Divenuto Papa, ricevette regolarmente Luigina Sinapi in Vaticano.
  • Nell’aprile del 1938 scrisse la prefazione al libro Invito all’Amore, opera contenente le rivelazioni private di suor Josefa Menéndez (1890-1923).

Per tutte e tre queste persone è stata avviata la causa di beatificazione.

2. Papa Paolo VI (1897-1978). Il card. Giovanni Battista Montini fu uno dei più stretti collaboratori di papa Pio XII durante il periodo in cui il Sant’Uffizio tentò di ostacolare la la pubblicazione e la diffusione dell’Opera di Maria Valtorta. Divenuto Arcivescovo di Milano (1954-1963), aveva letto uno dei quattro volumi dell’Opera di Maria Valtorta e aveva donato l’opera completa al Seminario maggiore di Milano. Una volta eletto Papa, fece pervenire a padre Gabriele Roschini O.S.M., autore di un libro particolarmente favorevole agli Scritti di Maria Valtorta[54], una lettera di incoraggiamento. Fu, inoltre, il Pontefice che abolì l’Indice dei libri proibiti nel 1966.

Papa Benedetto XVI

3. Papa Benedetto XVI (1927-2022). Può sorprendere trovare il card. Josef Ratzinger tra i testimoni favorevoli all’Opera, considerata l’ampia risonanza avuta dalla sua lettera privata del 1985 al card. Siri, generalmente interpretata in senso critico. Tuttavia, la vicenda ebbe sviluppi successivi poco conosciuti. Lettore della rivista francese L’Homme Nouveau, il cardinale Ratzinger ebbe modo di seguire gli articoli che l’abbé André Richard dedicava a Maria Valtorta. Chiese quindi a Marcel Clement, direttore della rivista, una sospensione temporanea della loro pubblicazione, affinché potesse verificare personalmente alcuni aspetti della questione. Circa un anno dopo, lo ringraziò e gli fece sapere che la pubblicazione e la diffusione degli articoli potevano riprendere, non sussistendo più alcun motivo di opposizione. Due collaboratori della rivista hanno successivamente confermato questi fatti, tra cui la giornalista Geneviève Esquier, che ne ha lasciato una testimonianza scritta. Nel 1992 l’editore dell’Opera, ignaro di tale corrispondenza, si recò presso il Palazzo del Sant’Uffizio, dove un segretario di sua conoscenza lo informò che “in Alto” era stato deciso che l’Opera poteva essere letta “come un buon libro”[55]. Secondo tale testimonianza, lo stesso segretario avrebbe comunicato questa “nuova posizione” favorevole anche alla Conferenza Episcopale Italiana, circostanza che avrebbe dato origine alla nota lettera con la quale si autorizzava la prosecuzione della pubblicazione dell’Opera, precisando tuttavia che essa non doveva essere letta come oggetto di “fede cattolica” quanto alla sua origine divina (origine soprannaturale dell’Opera), ma come opera suscettibile di un assenso fondato sulla prudente “fede umana” (ossia come opera letteraria di Maria Valtorta). Mons. Roman Danylak, amministratore apostolico della Chiesa greco-cattolica in Canada, attestò nel proprio imprimatur del 13 febbraio 2002 che il cardinale Ratzinger, “in lettere private”, aveva riconosciuto che quest’Opera “è esente da errori di dottrina e di morale”. Egli non indicò la fonte di tale informazione, che gli autori ritengono tuttavia provenire da ambienti vaticani[56].

Le lettere originali della corrispondenza intercorsa tra il cardinale Ratzinger e Marcel Clement, direttore della rivista francese L’Homme Nouveau sono tuttora oggetto di ricerche.

Nell’ultimo anno del suo pontificato, Benedetto XVI ha beatificato due noti promotori dell’Opera di Maria Valtorta[57].

Mons. Alfonso Carinci[58]

4. Mons. Alfonso Carinci (1862-1963). Mons. Alfonso Carinci fu un prelato particolarmente vicino a papa Pio XII. Possedeva una vasta esperienza nel discernimento dei fenomeni spirituali e delle presunte manifestazioni soprannaturali. In qualità di segretario della Congregazione dei Riti (oggi Dicastero delle Cause dei Santi), seguì infatti circa 200 processi di beatificazione e 62 di canonizzazione, tra cui quello di san Pio X, del quale era stato confidente.

Intrattenne una corrispondenza epistolare con Maria Valtorta[59] e si recò due volte da Roma a Viareggio per incontrarla.

Fu lui che, insieme al futuro cardinale Augustin Bea, allora confessore di Pio XII, consigliò di sottoporre i dattiloscritti dell’Opera di Maria Valtorta all’attenzione del Sommo Pontefice. Nel suo Attestato indirizzato al Papa il 17 gennaio 1952, egli formulò alcuni criteri che sarebbero poi divenuti caratteristici del discernimento delle rivelazioni private ritenute autentiche, riportiamo alcuni passaggi del suo Attestato[60]:

Nulla ho trovato in essi che sia contrario al Vangelo, ma sono come un buon complemento che ne dichiara bene il senso. […] I discorsi, poi, che non si trovano nel Vangelo ma invece sono riportati in quest’Opera, sono, per forma e per dottrina, coerenti a quelli già noti o alla dottrina approfondita e proposta dalla Chiesa cattolica sotto l’influsso dello Spirito Santo. […] I discorsi poi di Nostro Signore nulla contengono che non sia conforme al Suo spirito, eppure non pochi di essi esprimono dottrina che suppone una scienza teologica ignota alla Signorina Maria, che ha studiato soltanto il Catechismo del Beato Pio X.

Nello stesso Attestato mons. Carinci esprime il proprio apprezzamento per quello che considera un dono del Cielo — ringraziando il Signore per averlo concesso —, riconoscendone il valore spirituale maturato attraverso la sofferenza dell’autrice. Egli attesta altresì la conformità dottrinale dell’Opera, da lui definita “così dottrinalmente e spiritualmente elevata”, pur giudicando superflue alcune descrizioni.

5. Padre Corrado Berti O.S.M. (1911-1980), a partire dal 1960 intraprese l’annotazione completa de Il Poema dell’Uomo-Dio (oggi L’Evangelo come mi è stato rivelato). Egli attestò che Maria Valtorta aveva utilizzato nelle sue ‘visioni’ circa 600 riferimenti biblici e che, da parte sua, nelle note dottrinali a piè di pagina e nelle appendici teologiche da lui redatte (5.675 in totale), ne aveva indicati circa 7.000. Padre Berti insegnava teologia sacramentaria presso la Facoltà Pontificia di Teologia Marianum di Roma. Lesse integralmente tutti gli Scritti di Maria Valtorta.

6. Mons. Ugo Lattanzi (1899-1969). Professore di teologia fondamentale, fu Decano della Pontificia Università Lateranense dal 1960 al 1968 e perito della Concilio Vaticano II, dove operò nella Commissione Teologica costituita su richiesta del cardinale Ottaviani per la preparazione di uno schema conciliare sulla Chiesa[61]. Consultore al Sant’Uffizio e di altri organismi vaticani, era era inoltre membro della Pontificia Accademia Teologica.

Si espresse favorevolmente nei confronti dell’Opera di Maria Valtorta, della quale riconobbe il valore teologico. L’aveva studiata per «oltre un anno»[62], in vista della concessione dell’imprimatur, su richiesta di mons. Michele Fontevecchia, vescovo di Sora, suo conterraneo e amico. Non vi riscontrò nulla di contrario alla fede cattolica e giunse alla conclusione che l’Opera avesse un’origine preternaturale[63]. Tuttavia, non si mostrò particolarmente sensibile alle ampie descrizioni che tanto colpiscono i lettori. Allo stesso modo, manifestò alcune riserve riguardo a determinate posizioni originali presenti nell’Opera, senza però approfondirle ulteriormente. Nella sua “dichiarazione” dattiloscritta e firmata del 18 gennaio 1952 leggiamo[64]:

Non ritengo assolutamente possibile che la donna che ne è l’autrice — donna di cultura media inferiore — abbia potuto scrivere tanta materia, currenti calamo, senza aver subìto l’influsso di un potere preternaturale. […] In questi volumi ci sono pagine veramente splendide per pensiero e per forma; […] Mentre ci sono scene nelle quali il Signore e la Madonna si mostrano in modo degno di Loro, ce ne sono altre — ma poche — che lasciano perplessi. Così pure, vicino a pagine di una profondità teologica straordinaria, si notano espressioni insolite che non vedo come possano comporsi con la dottrina comune. […] Ho infatti la convinzione che la lettura di questi volumi, così trattati, possa condurre più di un’anima indifferente a dissetarsi alle sorgenti di acqua viva: alla Sacra Scrittura.

Mons. Michele Fontevecchia — e anche il suo successore — era disponibile a concedere l’imprimatur all’Opera se il Sant’Uffizio non glielo avesse impedito.

Padre Gabriele Roschini

7. Padre Gabriele M. Roschini O.S.M. (1900-1977). Mariologo di fama internazionale, padre Gabriele M. Roschini fu consultore del Sant’Uffizio e fondatore della Pontificia Facoltà Teologica Marianum. Conobbe l’Opera completa di Maria Valtorta soltanto in una fase avanzata della sua vita. Le parole con cui introduce il suo libro La Madonna negli scritti di Maria Valtorta[65] riassumono efficacemente il giudizio che ne trasse:

È da mezzo secolo che mi occupo di Mariologia: studiando, insegnando, predicando e scrivendo. Ho dovuto leggere perciò innumerevoli scritti mariani, d’ogni genere: una vera «Biblioteca mariana».

Mi sento però in dovere di confessare candidamente che la Mariologia quale risulta dagli scritti, editi e inediti, di Maria Valtorta, è stata per me una vera rivelazione. Nessun altro scritto mariano, e neppure la somma degli scritti mariani da me letti e studiati, era stato in grado di darmi, del Capolavoro di Dio, un’idea così chiara, così viva, così completa, così luminosa e così affascinante: semplice e sublime insieme.

Tra la Madonna presentata da me e dai miei colleghi (i Mariologi) e la Madonna presentata da Maria Valtorta, a me sembra trovare la stessa differenza che corre tra una Madonna di cartapesta e una Madonna viva, tra una Madonna più o meno approssimativa e una Madonna completa in ogni sua parte, sotto tutti i suoi aspetti.

Questo giudizio sembra confermare, sia pure in senso opposto a quello inteso dai censori del Sant’Uffizio, quanto essi stessi avevano scritto quattordici anni prima, in tono derisorio, nell’articolo anonimo “Una vita di Gesù malamente romanzata”, pubblicato nella prima pagina de L’Osservatore Romano del 6 gennaio 1960:

Nel racconto dei Vangeli noi ammiriamo l’umiltà ed il silenzio della Madre di Gesú; invece per l’autore (o l’autrice) di quest’opera la Vergine SS.ma ha la facondia di una moderna propagandista, è sempre presente dappertutto, è sempre pronta ad impartire lezioni di teologia mariana, aggiornatissima fino agli ultimissimi studi degli attuali specialisti in materia

Mons. Mercati

8. Mons. Angelo Mercati (1870-1955), fu archivista e storico presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, poi custode dell’Archivio Segreto Vaticano dal 1925 al 1955. Suo fratello, il cardinale Giovanni Mercati, ricoprì l’incarico di Prefetto della Biblioteca Vaticana. Entrambi svolsero il loro servizio durante i pontificati di Pio XI e di Pio XII. Dopo aver letto circa seicento pagine dell’Opera di Maria Valtorta, in particolare quelle di carattere più strettamente dottrinale, mons. Mercati dichiarò a padre Berti nel 1950[66]:

Sono stato professore di Teologia dogmatica per 18 anni e devo dire che si tratta di un’opera perfettamente cattolica, in tutto e per tutto. Ne sono rimasto sbalordito. Non so che cosa dire. Da molti anni ormai mi dedico unicamente alla storia, e rimango profondamente colpito da tutta questa moltitudine di notizie, di dettagli ecc, ecc, che si notano nel volume che mi avete passato. Ormai mi sono fatto un’idea chiara dell’opera: non è necessario che legga altro. Ho avuto occasione di occuparmi degli scritti di Maria d’Agreda e di Anna Caterina Emmerich. L’opera che mi avete presentato appartiene alla categoria delle rivelazioni private. L’opera si deve stampare con l’imprimatur, con una dichiarazione con cui si afferma che la Chiesa non intende pronunziarsi ma soltanto ne permette la stampa perché non contiene nulla di riprovevole.

L’omelia di mons. Piergiacomo De Nicolò a Firenze

9. Mons. Piergiacomo De Nicolò (1929-2021). Questo nunzio apostolico, Arcivescovo titolare di Martana (Umbria), presiedette il 12 ottobre 2011, sotto il pontificato di papa Benedetto XVI, la commemorazione del Cinquantesimo Anniversario della Morte di Maria Valtorta. La cerimonia si svolse nel complesso della Basilica della Santissima Annunziata di Firenze, luogo emblematico dell’Ordine dei Servi di Maria, che in tale occasione rese un sentito omaggio alla terziaria del proprio Ordine. Al termine della sua omelia[67], mons. De Nicolò dichiarò tra l’altro:

L’opera di Maria Valtorta – da cui sono assenti errori dogmatici e morali, come rilevato da più parti – conosce da circa mezzo secolo una vasta e silenziosa diffusione tra i fedeli (circa trenta le traduzioni in lingue straniere) di ogni classe sociale del mondo intero, e ciò senza particolare pubblicità. La sublimità, l’elevatezza e la sapienza dei contenuti hanno suscitato numerosissimi frutti di bene e di conversione; anche persone immerse nel turbinio del mondo e lontane dalla fede cristiana, ma peraltro bramose di raggiungere solide certezze, si sono aperte all’incontro con l’Assoluto, col Dio-Amore, e vi hanno trovato piena conferma dell’insegnamento bimillenario della Chiesa.

Le esequie di mons. De Nicolò si svolsero nella Basilica di San Pietro in Vaticano e furono presiedute dal cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede dal 15 ottobre 2013.

L’abbé René Laurentin

10. Abbé René Laurentin, mariologo (1917-2017). Prelato di Sua Santità sotto il pontificato di Benedetto XVI — che lo cita più volte in una delle sue opere — René Laurentin fu un teologo ed esegeta francese, noto in particolare per i suoi studi sulle apparizioni mariane. Fu consultore della commissione teologica preparatoria e successivamente esperto al Concilio Vaticano II. Membro, tra gli altri incarichi, della Pontificia Accademia Teologica Marianum, dedicò al caso di Maria Valtorta tre opere scritte in collaborazione con altri autori. Nelle conclusioni del primo di questi studi[68] scriveva:

Maria Valtorta si presenta in una forma privilegiata in quanto la redazione autografa, scritta di suo pugno, è stata conservata. […] Maria Valtorta ha condotto una vita da santa, un dono totale e vittimale che ne impone la stima. […] Quanto dice converge o è sempre in conformità con il Vangelo. È ancora più sorprendente che lei racconti così tanti episodi marginali peraltro ignorati. […] È quella che megliio si accorda con le innumerevoli scoperte dell’esegesi attuale. […] A questo si aggiungono l’ampiezza e l’importanza delle adesioni a questa vita «rivelata». Pio XII, tanto autorevole quanto esigente nella sua fede, nel suo discernimento e nella sua prudenza pontificia, nutriva grande stima per questa vita che aveva letto e di cui sospese, fino all’inizio del pontificato successivo, la messa all’Indice per opera del Sant’Uffizio […] Ad ogni modo, non si tratta di una rivelazione paragonabile a quella della produzione degli apostoli e delle Scritture. Si tratta di una rivelazione privata sottoposta ai limiti dalle percezioni ricevute interiormente. […] È nel quadro di tali limiti che la Chiesa ha accettato la diffusione di questa vita che emerge per così tanti motivi tra le altre.

In sintesi

Secondo i pareri dei dieci teologi autorevoli, nell’Opera di Maria Valtorta:

  • Non si individua alcuna affermazione contraria alla fede o alla morale, pur rilevando talvolta alcune posizioni originali. Quattro di essi ne sottolineano, in particolare, il notevole valore dottrinale (mons. Carinci, padre Gabriele M. Roschini, mons. Mercati e mons. De Nicolò).
  • Essi evidenziano la liceità della lettura dell’Opera e, in alcuni casi, anche la sua capacità benefica di condurre il lettore al Vangelo (mons. Lattanzi, mons. Carinci e mons. De Nicolò).
  • Non rilevano elementi inediti contrari al Vangelo canonico, sebbene due di loro manifestino una certa riserva nei confronti delle numerose descrizioni presenti nell’Opera (mons. Lattanzi e mons. Carinci).
  • Non si pronunciano sull’origine divina (ossia soprannaturale) dell’Opera, ma riconoscono l’esistenza di una fonte ispiratrice, talvolta in modo esplicito, come nel caso di Pio XII (“origine straordinaria o meno”) o di mons. Carinci (“il Signore”).

Tali valutazioni risultano conformi ai criteri che il Magistero della Chiesa indica per il discernimento dell’autenticità delle presunte rivelazioni private.

Le testimonianze dei Santi e dei fondatori di movimenti ecclesiali

La testimonianza dei Santi — e dei fondatori di movimenti ecclesiali — riveste un particolare interesse, poiché proviene da persone la cui vita costituisce una prova concreta di fedeltà alla Chiesa e al Vangelo.

Alcuni di essi si limitarono a leggere l’Opera di Maria Valtorta. Già questo rappresenta un segno significativo, poiché un Santo non si nutre abitualmente di letture nocive o superficiali. Altri, invece, ne raccomandarono esplicitamente la lettura o ne favorirono la diffusione.

Per quanto ci è noto, nessun Santo ha condannato o semplicemente respinto l’Opera di Maria Valtorta. Fa eccezione il caso di San Giovanni XXIII, nel cui nome fu promulgata l’iscrizione dell’Opera all’Indice dei libri proibiti; sarebbe tuttavia eccessivo considerare tale decisione come una presa di posizione personale e meditata del Pontefice. L’articolo anonimo de L’Osservatore Romano che accompagnò il provvedimento censurava, infatti, l’ingenuità di diversi prelati appartenenti all’entourage di Pio XII, tra cui il cardinale Augustin Bea che, nominato da Giovanni XXIII, sarebbe poi divenuto uno dei protagonisti della riforma conciliare avviata in quegli stessi anni.

Tra i santi che ebbero occasione di conoscere l’Opera di Maria Valtorta si ricordano:

1. Venerabile Pio XII, servo di Dio (già trattato nella sezione precedente).

2. San Paolo VI, (già trattato nella sezione precedente).

Padre Yannik Bonnet

3. San Giovanni Paolo II. Secondo la testimonianza di padre Yannick Bonnet, la cui vocazione sacerdotale è legata alla lettura dell’Opera di Maria Valtorta, durante i suoi studi a Roma[69] egli incontrò in tre occasioni il cardinale Stanisław Dziwisz, segretario personale del Sommo Pontefice. Padre Bonnet riferisce che il porporato gli confermò di aver visto frequentemente le opere di Maria Valtorta sul comodino di papa Giovanni Paolo II[70].

Giovanni Paolo II non si pronunciò pubblicamente sul caso di Maria Valtorta. Tuttavia canonizzò Padre Pio da Pietrelcina, che ne raccomandava la lettura, e beatificò Madre Teresa, che leggeva quest’Opera e la portava con sé nei suoi viaggi.

San Pio da Pietrelcina

4. San Pio da Pietrelcina O.F.M. Cap. (1887-1968). Maria Valtorta beneficiò, secondo diverse testimonianze, delle bilocazioni di Padre Pio, che le furono di conforto. In queste occasioni avrebbe anche sperimentato il cosiddetto «profumo di santità»[71] di Padre Pio.

L’opinione di Padre Pio sulle ‘visioni’ di Maria Valtorta è attestata da diverse testimonianze. Tra le più note vi è quella di Elisa Lucchi, sua figlia spirituale, che un anno prima della morte del santo — quindi nel 1967 — gli chiese consiglio sulla lettura de L’Evangelo come mi è stato rivelato. Padre Pio le rispose: “Non te lo consiglio, ma te lo ordino!”.

Tuttavia il suo giudizio sull’Opera di Maria Valtorta è conosciuto grazie alla testimonianza di Suor Maria Veronica Algranati (1901-1985), conosciuta dal grande pubblico con lo pseudonimo di “Nonna Susanna”, il nome con cui la religiosa si firmava sulla rivista Vita Femminile di Bologna. In una lettera del 1972 indirizzata all’editore Emilio Pisani, ella riferisce che Padre Pio da Pietrelcina, alcuni mesi prima della sua morte, le aveva chiesto di leggere l’Opera di Maria Valtorta e di pubblicarne alcuni capitoli nella rivista. Padre Pio desiderava inoltre che la rivista fosse sempre disponibile presso la Casa Sollievo della Sofferenza, l’Ospedale da lui fondato a San Giovanni Rotondo. A tale scopo gli venivano inviati, ogni settimana, circa 900 esemplari della rivista.

Madre Teresa di Calcutta

5. Santa Teresa di Calcutta (1910-1997). Secondo la testimonianza firmata resa il 25 aprile 2016 da padre Leo Maasburg, direttore nazionale delle Opere Missionarie Pontificie in Austria e confessore di Madre Teresa per quattro anni, la santa portava sempre con sé tre libri durante i suoi viaggi: la Sacra Bibbia, il Breviario e un terzo volume. Alla domanda di padre Maasburg sull’identità di quest’ultimo libro, Madre Teresa rispose che si trattava di libro dell’Opera di Maria Valtorta. Quando egli le chiese ulteriori spiegazioni sul contenuto, ella si limitò a dirgli: “Leggilo”, e ripeteva semplicemente questo.

Madre Teresa di Calcutta è stata beatificata da papa Giovanni Paolo II, successivamente è stata canonizzata da papa Francesco.

6. Beata María Inés Teresa del Santissimo Sacramento (1904 1981). Religiosa messicana e fondatrice di una congregazione missionaria. Il 19 luglio 2001 la consorella suor Maria Uranga confermò all’editore dell’opera Emilio Pisani che la fondatrice del loro istituto, Madre Maria Inés del Santissimo Sacramento, successivamente beatificata da Benedetto XVI, aveva fatto distribuire gli scritti di Maria Valtorta in ciascuna delle trentacinque case da lei fondate, “perché a lei piaceva molto”. Ella ne promosse inoltre la diffusione presso sacerdoti e vescovi, raccomandandone la lettura.

Padre Gabriele Allegra

7. Beato Gabriele M. Allegra O.F.M. (1907 1976). Apostolo della Parola di Dio in Oriente, missionario francescano e biblista di grande prestigio, nonché autore della prima traduzione integrale della Sacra Bibbia in lingua cinese, il beato Gabriele Maria Allegra dedicò uno studio agli Scritti di Maria Valtorta, nei quali riconobbe un’ispirazione che attribuiva allo “Spirito di Gesù”.

Dalle note autografe del suo diario leggiamo[72]:

E noto pure che certi discorsi del Signore, dei quali nei Vangeli è solo accennato l’argomento principale, sono sviluppati in quest’opera con una naturalezza, con una concatenazione di pensiero così logica, così spontanea, così aderente al tempo, al luogo, alle circostanze, che non ho trovato nei più famosi esegeti. (Martedì e Mercoledì Santo, 9-10 Aprile 1968, Macao)

E successivamente aggiunge:

Circa l’esegesi della Valtorta ci sarebbe da scrivere un libro; qui mi limito a riaffermare che non trovo altre opere di insigni scritturisti che, come il “Poema” della Valtorta, completino e chiariscano così naturalmente, così spontaneamente, così vivacemente i Vangeli Canonici. In questi si parla di folle, di miracoli a getto continuo, si hanno degli schemi dei discorsi del Signore. Nel “Poema dell’Uomo-Dio”, le folle si muovono, gridano, agiscono; i miracoli, direi, si vedono; i discorsi del Signore, anche i più difficili per la loro concisione, diventano di una chiarezza solare.

E ciò che più mi fa meraviglia si è che la Valtorta non cade mai in errori teologici, ché al contrario rende i misteri rivelati più facili al lettore, trasponendoli in un linguaggio popolare e moderno. […]

Doni di natura e doni mistici armoniosamente congiunti spiegano questo capolavoro della letteratura religiosa italiana, e forse dovrei dire della letteratura cristiana mondiale. (25-26 Agosto 1968)

8. Beato Luigi Novarese (1914-1984). Mons. Luigi Novarese prestò servizio presso la Segreteria di Stato vaticana dal 1942 al 1970. Fu proprio negli ambienti della Segreteria di Stato che venne a conoscenza dell’Opera di Maria Valtorta attraverso mons. Alfonso Carinci, con il quale era legato da rapporti di amicizia[73]. Fondatore della Lega Sacerdotale Mariana e del Centro Volontari della Sofferenza[74], accolse Maria Valtorta tra gli aderenti dell’Associazione e le fece visita personalmente.

Dichiarato Venerabile il 27 marzo 2010 da Benedetto XVI, è stato beatificato l’11 maggio 2013 da papa Francesco.

Giorgio La Pira

9. Venerabile Giorgio La Pira, servo di Dio (1904-1977). Soprannominato “il sindaco santo”, Giorgio La Pira fu una figura di spicco del cattolicesimo sociale italiano, deputato della Democrazia Cristiana al Parlamento italiano e sindaco di Firenze per tre mandati non consecutivi[75], dal 1951 al 1957 e, successivamente, dal 1961 al 1965. È particolarmente ricordato per la sua intensa attività a favore della pace e per le numerose iniziative diplomatiche internazionali da lui promosse.

Terziario domenicano e francescano, fu invitato a partecipare ai lavori del Concilio Vaticano II. Papa Francesco ne ha riconosciuto le virtù eroiche il 5 luglio 2018, conferendogli il titolo di Venerabile.

Nel 1976 partecipò ad alcuni incontri di spiritualità nei quali venivano letti e commentati brani dell’Opera di Maria Valtorta. Tali appuntamenti mensili si svolgevano presso la Basilica della Santissima Annunziata di Firenze[76], dove Maria Valtorta è sepolta.

Il suo giudizio sull’Opera valtortiana è sintetizzato in una breve dichiarazione firmata[77]:

Firenze, 12/2/1952. Nell’opera sul Vangelo intitolata “Parole di vita eterna” non vi sono scorrettezze teologiche e si tratta di una esperienza di singolarissimo interesse. Questo è il mio parere. (Prof. Giorgio La Pira)

Luigina Sinapi

10. Venerabile Luigina Sinapi, serva di Dio (1916-1978). Come Maria Valtorta, Luigina Sinapi è stata una mistica e veggente laica italiana, Terziaria francescana e del Terz’Ordine dei Servi di Maria. Il 22 maggio 2009, al termine di un’inchiesta durata cinque anni, il Vicariato di Roma (ossia la Cancelleria diocesana di Roma, diocesi del Papa) ha trasmesso la sua Positio — il dossier conclusivo della causa — alla Congregazione delle Cause dei Santi, avviando così l’iter per la sua beatificazione[78].

Luigina Sinapi godeva di un accesso diretto a Pio XII, al quale aveva annunciato in anticipo sia la sua futura elezione al pontificato sia le apparizioni mariane delle Tre Fontane a Roma.

In alcune lettere scritte da Maria Valtorta, viene fatta menzione di una mistica trentenne di nome Luciana che era in stretti rapporti con il Santo Padre e che perorò la pubblicazione dell’Opera di Maria Valtorta.

In particolare, nel gennaio del 1950[79], durante una visita in Vaticano, Luciana portò al Sant’Uffizio un messaggio dal Cielo: li avvisava del male che stavano facendo alle anime ostacolando l’Opera di Maria Valtorta all’insaputa del Papa. La reazione fu violenta, arrivando a minacce, brutalità fisiche e persino a una minaccia esplicita di stupro da parte di un prelato, che però rimase come paralizzato fino a quando non confessò pubblicamente quella violenza.

È possibile congetturare che, dietro al nome di Luciana (magari utilizzato per motivi di discrezione), vi possa essere proprio la figura della mistica Luigina Sinapi che, effettivamente, ebbe in quegli stessi anni un intenso rapporto d’amicizia con papa Pio XII e anche con Padre Pio da Pietrelcina.

Padre Giandomenico Mucci

11. Padre Giandomenico Mucci S.J. (1938-2020). Gesuita, teologo ed erudito, fu per trentasei anni uno degli autori più prestigiosi della rivista La Civiltà Cattolica[80], pubblicazione tradizionalmente ritenuta particolarmente vicina alla Santa Sede[81]. Per trent’anni svolse inoltre il ministero di padre spirituale presso la Pontificia Accademia Ecclesiastica, la scuola che forma i diplomatici della Santa Sede.

Fu anche tra i fondatori del movimento dei Servi inutili del Buon Pastore (SI).

Il 23 aprile 1996, rispose a nome del direttore de La Civiltà Cattolica, a un lettore che si interrogava sul significato morale della precedente iscrizione dell’Opera di Maria Valtorta all’Indice dei Libri Proibiti. Questo il suo commento[82]:

Poiché è chiaro che i libri di Maria Valtorta non solo non costituiscono per Lei un pericolo per la fede, ma anzi irrobustiscono la Sua fede, e in questa lettura la Sua coscienza è tranquilla anche a motivo del conforto che Le proviene dalle autorevoli testimonianze da Lei citate, mi sembra che Lei possa continuare questa Sua lettura senza cedere a dubbi o a scrupoli o, tanto meno, al dissenso che alcuni studiosi esprimono sull’opera della Valtorta.

Dieci anni prima, nel 1986, aveva recensito in termini piuttosto severi un volume apertamente ostile a Maria Valtorta e concludeva[83]:

Pensiamo, tuttavia, che occorra ancora del tempo per portare un giudizio definitivo, equo e sereno, sul complesso delle opere valtortiane, anche se notiamo in esse, con perplessità e disagio, l’assenza di quella pura adesione alla Rivelazione scritta, di quella semplicità di eloquio, di quel controllo del sentimento e della fantasia, che è gloria e segno della vera mistica cattolica.

“Nonna Susanna”

12. Suor Maria Veronica Algranati (1901-1985), Già menzionata in precedenza, era conosciuta con lo pseudonimo di “Nonna Susanna”. Tra le sue attività vi era la cura di una rubrica sulla rivista Vita Femminile.

In tale contesto, su esplicita richiesta di Padre Pio da Pietrelcina, si occupò della diffusione di estratti dell’Opera di Maria Valtorta e ne intraprese personalmente la lettura. Quando obiettò di non avere il tempo necessario per leggere i dieci volumi dell’Opera valtortiana, Padre Pio, sorridendo, le rispose: “Li leggerà e mi ascolterà”.

Suor Maria Veronica Algranati fu inoltre fondatrice della comunità religiosa “Figlie di Madre Umilissima, serve della Redenzione”, i cui membri conducono una vita dedicata alla preghiera e al servizio della Chiesa. Il loro carisma centrale è l'assistenza e il sostegno ai sacerdoti, ispirandosi alla figura della Veronica per “asciugare il volto di Cristo” nel ministero sacerdotale.

In sintesi

Dodici santi, beati, venerabili o fondatori di movimenti ecclesiali hanno letto l’Opera di Maria Valtorta. Alcuni la raccomandarono esplicitamente (Pio XII, Paolo VI, Padre Pio da Pietrelcina, Madre Teresa di Calcutta); altri la difesero pubblicamente (Gabriele M. Allegra, Luigina Sinapi, padre Giandomenico Mucci); altri ancora ne favorirono attivamente la diffusione (Padre Pio, madre Maria Inés Arias, suor Maria Veronica Algranati).

Bibliografia

  • Padre Berti – punti cruciali, Centro Editoriale Valtortiano, Isola del Liri, 2025.
  • Edmea Dusio, Indice biblico dell’opera «Il poema dell’Uomo-Dio», Edizioni Pisani, Isola del Liri, 1970.
  • René Laurentin e François-Michel Debroise, Indagine su Maria, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2011.
  • Emilio Pisani, Pro e contro Maria Valtorta, 7ª edizione, Centro Editoriale Valtortiano, Isola del Liri, 2022.
  • Gabriele Roschini, La Madonna negli scritti di Maria Valtorta, 4ª edizione, Centro Editoriale Valtortiano, Isola del Liri, 2017.
  • Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 2ª edizione, Centro Editoriale Valtortiano, Isola del Liri, 2006.
  • Maria Valtorta, I Quaderni del 1945-1950, 2ª edizione, Centro Editoriale Valtortiano, Isola del Liri, 2006.
  • Maria Valtorta, L’Evangelo come mi è stato rivelato, 4ª edizione, Centro Editoriale Valtortiano, Isola del Liri, 2001.
  • Maria Valtorta, Lettere a Mons. Carinci, Centro Editoriale Valtortiano, Isola del Liri, 2006.
  • Maria Valtorta, Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo, Centro Editoriale Valtortiano, Isola del Liri, 2013.


Note

  1. immagine rielaborata con AI
  2. Vaticano, 5-26 ottobre 2008: documento
  3. Elenco finale delle proposizioni: Proposizione 47: La Bibbia e il fenomeno delle sette.
  4. Verbum Domini: documento sul sito della Santa Sede
  5. Il Messaggio di Fatima: alla fine del documento
  6. Dei Verbum § 8: documento sul sito della Santa Sede
  7. 7,0 7,1 Una pericope è un gruppo di versi estratti da un testo che formano un’unità o un filo di pensiero coerente, generalmente in un testo sacro. Su 373 pericopi, 111 sono proprie di un solo Vangelo (4 in Marco, 30 in Matteo, 36 in Luca, 41 in Giovanni), mentre le altre 262 sono comuni a tre o due evangelisti (a volte quattro, soprattutto per la Passione). I due Vangeli dell’Infanzia (Matteo 1-2 e Luca 1-2) non condividono nemmeno un episodio.
  8. Maria Valtorta non propone una trascrizione letterale del Vangelo, nella quale ogni singolo versetto venga riportato integralmente nella sua opera. Talvolta si limita a rinviare il lettore al testo evangelico, come avviene, ad esempio, per la preghiera sacerdotale di Gesù durante l’Ultima Cena (EMV 600.37). I ventisei versetti di Giovanni 17 sono pertanto considerati compresi nel computo del 98,5% dei versetti evangelici ripresi dall’opera. Alcuni versetti, invece, non sono riportati, come quelli relativi alla genealogia di Gesù in Matteo 1,1-17 e Luca 3,23-38. Nei racconti vengono menzionati dai personaggi soltanto i nonni di Giuseppe secondo la genealogia di Matteo, una scelta che corrisponde maggiormente alle situazioni della vita quotidiana. Tali omissioni sono conteggiate tra i versetti mancanti.
  9. Pio XII, Divino Afflante Spiritu, per promuovere gli studi biblici, 30 settembre 1943. Dall’Introduzione: “Perciò il sacro Concilio di Trento con solenne decreto stabilì doversi riconoscere "per sacri e canonici i Libri interi con tutte le loro parti, quali si usò leggerli nella Chiesa cattolica e stanno nell'antica edizione latina volgata" (Sessione IV, decr. I; Ench. Bibl. n. 45). Nell’età nostra il Concilio Vaticano, a riprovazione delle false dottrine intorno all’ispirazione, dichiarò che la ragione del doversi quei medesimi Libri tener dalla Chiesa per sacri e canonici “non è che, dopo essere stati composti per sola industria umana, la Chiesa li abbia poi con la sua autorità approvati, ne soltanto il fatto che contengono la rivelazione senza alcun errore, ma bensì che, scritti sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, hanno Dio per autore e come tali alla stessa Chiesa furono affidati” (Sessione III, Cap. 2; Ench. Bibl. n. 62).
  10. Indice biblico dell’opera «Il poema dell’ Uomo-Dio», pag. 3 ; ripreso anche da: La Madonna negli scritti di Maria Valtorta, pag. 41. La Bibbia contiene 1.334 capitoli nella versione utilizzata dai cattolici e dagli ortodossi, e un numero leggermente inferiore nelle tradizioni protestante e anglicana. Il Nuovo Testamento, in tutti i casi, comprende 260 capitoli.
  11. detta Septuaginta, la traduzione in lingua greca delle Sacre Scritture in uso al tempo di Gesù
  12. La “lettura tipologica” o “esegesi tipologica” caratterizza l’approccio cristiano alla Bibbia. Essa consiste nel riconoscere nell’Antico Testamento (la Bibbia precedente alla venuta di Gesù) l’annuncio e la prefigurazione del Nuovo Testamento (la Bibbia che testimonia Cristo). Non si tratta di due storie separate, ma di un unico disegno salvifico. Questa unità tra Antico e Nuovo Testamento è una delle ragioni per cui il cristianesimo riconosce le proprie radici nel giudaismo biblico. Nei Vangeli, Gesù si richiama costantemente all’Antica Legge, affermando di essere venuto non per abolirla, ma per portarla a compimento. Nell’opera di Maria Valtorta numerosi episodi mostrano come Gesù annunci il suo Vangelo a partire dai testi dell’Antico Testamento, che i Giudei e i Galilei conoscevano bene poiché facevano parte integrante dell’insegnamento religioso del loro tempo. Questa lettura tipologica costituisce una caratteristica costante e ricorrente dei racconti di Maria Valtorta.
  13. Catechismo della Chiesa Cattolica: L’unità dell’Antico e del Nuovo Testamento § 128-129]: “La Chiesa […] ha messo in luce l'unità del piano divino nei due Testamenti grazie alla tipologia. Questa nelle opere di Dio dell'Antico Testamento ravvisa prefigurazioni di ciò che Dio, nella pienezza dei tempi, ha compiuto nella Persona del suo Figlio incarnato”.
  14. CCC §131 | Dei Verbum 22.
  15. CCC §131 | Dei Verbum 21.
  16. EMV 652, dal Commiato all’Opera (3 febbraio 1947). Dice Gesù: “La ragione più profonda del dono di quest’opera, fra le molte altre che il mio portavoce conosce, è che in questi tempi, nei quali il modernismo condannato dal mio S. Vicario Pio X si corrompe in sempre più dannose dottrine umane, la S. Chiesa, rappresentata dal mio Vicario, abbia materia di più a combattere coloro che negano: la soprannaturalità dei dogmi; la divinità del Cristo; la verità del Cristo Dio e Uomo, reale e perfetto così nella fede come nella storia che di Lui è stata tramandata (Vangelo, Atti degli Apostoli, Epistole apostoliche, tradizione); la dottrina di Paolo e Giovanni e dei Concili di Nicea, Efeso e Calcedonia, e altri più recenti, come mia vera dottrina da Me verbalmente insegnata o ispirata; la mia sapienza illimitata perché divina; l’origine divina dei dogmi, dei sacramenti e della Chiesa una, santa, cattolica, apostolica; l’universalità e continuità, sino alla fine dei secoli, del Vangelo da Me dato per tutti gli uomini; la natura, perfetta dall’inizio, della mia dottrina, che non si è formata quale è attraverso successive trasformazioni, ma tale è stata data: dottrina del Cristo, del tempo di Grazia, del Regno dei Cieli e del Regno di Dio in voi, divina, perfetta, immutabile, Buona Novella per tutti i sitibondi di Dio”.
  17. Legge della conservazione della massa: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, di Antoine-Laurent de Lavoisier
  18. CCC § 67 - Non ci sarà altra rivelazione: “Lungo i secoli ci sono state delle rivelazioni chiamate « private », alcune delle quali sono state riconosciute dall’autorità della Chiesa. Esse non appartengono tuttavia al deposito della fede. Il loro ruolo non è quello di « migliorare » o di « completare » la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica”.
  19. CCC § 66 - Non ci sarà altra rivelazione: “L’economia cristiana, in quanto è Alleanza nuova e definitiva, non passerà mai e non c'è da aspettarsi alcuna nuova rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore nostro Gesù Cristo”.
  20. San Giovanni Rotondo, 8 dicembre 1968. Discorso di commemorazione di Padre Pio da Pietrelcina del card. Giacomo Lercaro (1891-1976): “Ma ciò che lo afflisse nel più profondo dell’anima, ciò che lo faceva agonizzare come il Salvatore nel giardino degli Ulivi, non fu tanto il soffrire “per” la Chiesa, ma “attraverso” la Chiesa […] Provò l’amarezza delle loro procedure arbitrarie, delle misure durissime, ingiuriose, maligne, senza reagire o reclamare…
  21. Lettere a Mons. Carinci, 9 gennaio 1949, pag. 20
  22. I Quaderni del 1945-1950, 28 gennaio 1947, pag. 309.
  23. Giovanni 20,30 | Giovanni 21,25
  24. Apocalisse 14,6
  25. È il caso dei versetti soppressi nella Nova Vulgata del 1979 (testo di riferimento ufficiale della Chiesa cattolica) e della menzione del «secondo-primo sabato» scomparsa da Luca 6,1. Le “visioni” di Maria Valtorta consentono di comprenderne il significato, pur senza fornirne una spiegazione esplicita. Infatti, al tempo di Gesù non vi era bisogno di spiegare ciò che tutti conoscevano.
  26. “Norme per procedere nel discernimento di presunte apparizioni e rivelazioni”, emanate nel 1978 dalla Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede: documento ufficiale
  27. per il momento nulla vi si oppone
  28. giudizio sulla verità e sulla soprannaturalità
  29. “Norme per procedere nel discernimento di presunti fenomeni soprannaturali”, emanate nel 2024 dal Dicastero per la Dottrina della Fede: documento ufficiale
  30. Art. 27: Le presenti Norme abrogano e sostituiscono quelle precedenti. In particolare, gli articoli § 11 e § 23 stabiliscono che, come regola generale, né il vescovo diocesano né il Dicastero per la Dottrina della Fede si pronunciano sull’origine soprannaturale di un fenomeno; tale giudizio resta riservato all’eventuale iniziativa del Sommo Pontefice.
  31. At 5,38-39
  32. Sacerdote cattolico appartenente al Movimento Sacerdotale Mariano fondato dal sacerdote Stefano Gobbi il 13 ottobre 1972, ma è considerato anche un mistico in quanto, per tutti gli ultimi quattro anni di vita, ha affermato di aver ricevuto dei ‘messaggi’ in forma di locuzioni interiori e ‘visioni’ di Gesù e della Madonna. I ‘messaggi’ vennero poi pubblicati in una serie di sei volumetti intitolati Confidenze di Gesù ad un sacerdote.
  33. sito web ufficiale: www.micheliniottavio.it Confidenze di Gesù ad un sacerdote, volume 1: Tu sai che io ti amo, capitolo: Basterebbe uno sguardo, paragrafo Io amo le anime del 19 settembre 1975
  34. vedi Giovanni 3,17 | Giovanni 12,47
  35. Durante i lavori del Concilio Vaticano II, l’8 novembre 1963, il cardinale arcivescovo di Colonia mons. Josef Frings (1887-1978) intervenne criticamente sui metodi del Sant’Uffizio, denunciando i “metodi immorali” del Sant’Uffizio con queste parole: «la cui modalità procedurale per molti aspetti non si accorda più con il nostro tempo ed è per la Chiesa un danno e per molti uno scandalo».
  36. Papa Paolo VI, Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio Integrae servandae del 7 dicembre 1965
  37. Papa Giovanni Paolo II, Costituzione Apostolica Fidei Depositum dell’11 ottobre 1992
  38. (AAS) a pag. 60
  39. L’Opera di Maria Valtorta fu censurata in applicazione dell’articolo 1385, §1, n. 2 del Codice di diritto canonico del 1917, allora vigente, secondo il quale nessun libro riguardante materie religiose poteva essere pubblicato senza imprimatur
  40. Decreto Ecclesiae pastorum, promulgato dalla Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede il 19 marzo 1975
  41. Lettera del card. Joseph Ratzinger alla rivista L’Homme nouveau
  42. «Un assentimento di fede cattolica non è dovuto a rivelazioni approvate in tal modo; non è neppure possibile. Queste rivelazioni domandano piuttosto un assentimento di fede umana conforme alle regole della prudenza, che ce le presenta come probabili e piamente credibili». Già citato: “Commento Teologico” al Messaggio di Fatima del card. Ratzinger
  43. Nm 23,11
  44. Don Guillaume Chevallier, L’inspiration chez Maria Valtorta, Charitas n°14, p. 94, marzo 2021.
  45. Papa Benedetto XVI, Esortazione apostolica post-sinodale Verbum Domini § 14 del 30 settembre 2010
  46. vedi documento: L’Osservatore Romano del 27 febbraio 1948
  47. si trattava di Padre Migliorini, padre Berti e padre Cecchin dell’Ordine dei Servi di Maria.
  48. Conferenza di Roma (1970); Compendio (1978); Testimonianza oculare (1980).
  49. Padre Berti – punti cruciali, lettera di P. Berti a Maria Valtorta del 15 luglio 1947, pag. 124
  50. tra le quali la testimonianza di mons. Alfonso Carinci, stretto collaboratore di Pio XII che intrattenne una corrispondenza con Maria Valtorta
  51. École biblique et archéologique française de Jérusalem (EBAF)
  52. Marie-Joseph Lagrange, L’Évangile de Jésus-Christ, Paris (1928), Lecoffre-Gabalda
  53. Benedetto XV, enciclica Spiritus Paraclitus in occasione del XV centenario della morte di san Girolamo, 15 settembre 1920. Il metodo esegetico di padre Lagrange, esposto in particolare nell’opera La Méthode historique (1903), sarebbe stato successivamente recepito nell’insegnamento ufficiale della Chiesa, specialmente nell’enciclica Divino Afflante Spiritu di Pio XII (1943) e nella costituzione dogmatica Dei Verbum (1965), già citate. Gli autori favorevoli all’Opera osservano inoltre che il genere letterario nel quale essa si inserisce, era stato ammesso dalla riflessione esegetica cattolica poco prima dell’inizio delle prime ‘visioni’.
  54. La Madonna negli scritti di Maria Valtorta, 1973.
  55. Pro e contro Maria Valtorta, pag. 277
  56. Monsignor Danylak si trovava a Roma in quel periodo (2002) e il collegamento tra la corrispondenza del cardinale Ratzinger e il cambiamento di opinione sull’Opera di Maria Valtorta è stato reso pubblico solo intorno agli anni 2010.
  57. Si tratta del Beato Gabriele M. Allegra O.F.M. e della Beata María Inés Teresa del Santissimo Sacramento
  58. rielaborazione a colori di una foto di mons. Alfonso Carinci dell’11 novembre 1962
  59. Lettere a Mons. Carinci
  60. Pro e contro Maria Valtorta, pagg. 66-67
  61. La civiltà cattolica, quaderno 4013. 2 settembre 2017.
  62. Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo, pag. 274.
  63. Non significa necessariamente «soprannaturale», ma un’origine che supera le normali capacità umane.
  64. Pro e contro Maria Valtorta, pagg. 78-79.
  65. La Madonna negli scritti di Maria Valtorta, prefazione dell’Autore.
  66. Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo, pagg. 273-274.
  67. articolo: “Mons. Pier Giacomo De Nicolò si è spento” sul sito ufficiale della “Fondazione Erede di Maria Valtorta”
  68. Indagine su Maria, pagg. 26-30.
  69. Negli anni dal 1996 al 1999. Padre Yannick Bonnet (1933-2018) è diventato sacerdote in età avanzata, dopo essere rimasto vedovo. Laureato in Scienze Politiche ed ex direttore delle risorse umane di un grande gruppo industriale francese, è stato padre di sette figli. Deve la sua vocazione sacerdotale alla scoperta di Maria Valtorta e ne ha parlato con il cardinale Stanisław Dziwisz.
  70. Intervista di padre Bonnet rilasciata a Radio Notre-Dame (programma “Ecclesia”) al minuto 1:50: video YouTube
  71. I Quaderni del 1943, Mattina 13 maggio, pag. 17.
  72. Pro e contro Maria Valtorta, pagg. 124-129.
  73. Entrambi sono sepolti nella Chiesa di Santa Maria del Suffragio sulla Via Giulia a Roma
  74. sito ufficiale: Opera Beato Luigi Novarese
  75. carica da lui ricoperta per complessivi dieci anni
  76. Giorgio La Pira dimorava nel vicino Convento di San Marco dei Padri Domenicani
  77. Pro e contro Maria Valtorta, pag. 77
  78. Dicastero delle Cause dei Santi: pagina ufficiale
  79. Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo, pagg. 280-281
  80. Rivista culturale della Compagnia di Gesù, fondata nel 1850, è la più antica ancora attiva in lingua italiana.
  81. Prima della pubblicazione la rivista viene esaminata, in fase di bozza, dalla Segreteria di Stato della Santa Sede, per averne l’approvazione definitiva.
  82. Pro e contro Maria Valtorta, pag. 117.
  83. La Civiltà cattolica, ottobre 1986, Segnalazioni, p.99.