Vergine Maria
Maria di Nazaret è la figlia unica di Gioacchino, discendente di Davide, e di Anna, discendente di Aronne, appartiene a una “casa regale e sacerdotale”[1]. La sua ascendenza regale è attestata dell’arcangelo Gabriele nell’Annunciazione: “il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre”[2]. Gesù ha una sola ascendenza terrena: Maria.
Secondo L’Evangelo come mi è stato rivelato di Maria Valtorta, Anna, già anziana e considerata sterile[3], aveva fatto con Gioacchino un voto al Signore: se avessero ricevuto un figlio, lo avrebbero consacrato a Dio. Maria viene così presentata come una bambina concepita e generata naturalmente da genitori umani: “nata da umani genitori”[4], ma destinata fin dalla nascita a una speciale consacrazione a Dio: “noi la daremo al Signore”[5].
Maria nasce a Nazaret. L’Opera valtortiana non fornisce una data cronologica precisa della sua nascita, ma fa una descrizione precisa della sua venuta al mondo, che è accompagnata da una serie di elementi simbolici di particolare suggestione. La nascita avviene al termine di una lunga e afosa serata estiva, preceduta da un temporale di una violenza straordinaria, con acqua torrenziale, vento e fulmini che cessa di colpo, dopo un ultimo fulmine che cade proprio nell’orto e vi lascia una buca nera fumante. Vi è poi uno spettacolare arcobaleno che sembra “leghi in un cerchio tutta la terra di Israele” e sorge una stella che “brilla come un enorme diamante” quando il sole non è ancora tramontato e la luna appare già piena, sebbene manchino ancora tre giorni al plenilunio[6].
Questi elementi appartengono alla particolare descrizione della nascita della Beata Vergine Maria presente nell’Opera e assumono un evidente carattere simbolico. L’arcobaleno, la stella e la luna contribuiscono, infatti, a sottolineare la singolarità dell’evento e il ruolo che Maria avrà nella storia della salvezza.
Nell’Opera, Gesù sottolinea inoltre che la castità non coincide necessariamente con la verginità fisica: “ché non occorre esser vergini per esser casti”[7]. Il riferimento si inserisce nella presentazione di Maria e dei suoi genitori come persone giuste e religiose, e contribuisce a distinguere la santità dalla semplice condizione fisica della verginità[8].
All’età di quindici anni, viene promessa in sposa a Giuseppe, anch’egli di stirpe regale come lei. Tre mesi dopo, rimane incinta per opera dello Spirito Santo di Gesù, suo unico figlio. Gli sposi avevano celebrato soltanto la prima fase del loro matrimonio[9] e pertanto non vivevano ancora insieme[10]. Ciò accelera dunque la seconda fase del matrimonio[11], che Giuseppe aveva rinviato in seguito al loro reciproco accordo di castità[12].
Rimane vedova all’età di circa 45 anni[13] e si consacra allora interamente a Gesù, che inizia la sua Vita pubblica. Per i tre anni e mezzo del suo apostolato, ella ne è il sostegno e l’indefettibile rifugio.
Dopo la terribile Passione che vive accanto al Figlio, la Resurrezione e l’Ascensione[14], si ritira nella solitudine della casa del Getsemani, in compagnia del solo apostolo Giovanni[15]. Qui si dedica al consolidamento della Chiesa nascente e perseguitata. È qui anche che, lasciando a Giovanni il suo Testamento spirituale, vive la sua dormitio (Dormizione)[16], seguita alcuni giorni più tardi dalla sua gloriosa Assunzione[17]. La fine della sua vita terrena avviene a Gerusalemme; Maria ha circa 70 anni[18].
Secondo L’Evangelo come mi è stato rivelato di Maria Valtorta la Beata Vergine Maria non si recò mai a Efeso[19]. Rimase continuamente a Gerusalemme, nella casa del Getsemani, anche durante le prime persecuzioni. Questa tradizione trova un significativo riscontro nella tradizione cristiana orientale: nel Getsemani, presso Gerusalemme, ai piedi del monte degli Ulivi, si trova la chiesa dell’Assunzione di Maria, presso la quale è venerata la tomba (vuota) tradizionalmente attribuita alla Vergine Maria. Il Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme celebra tuttora la festa della Dormizione presso questo antico santuario e identifica il luogo con la tomba della Theotokos[20].
Carattere ed aspetto fisico
— Ritratto terreno di Maria[21]
Maria di Nazaret ha i “capelli biondi”[22] e una “voce d’angelo”[23]. Somiglia a suo padre Gioacchino. Maria Valtorta descrive così alcuni dei suoi tratti caratteristici:
«L’altra è vestita più in chiaro, una veste di un giallo pallido e manto azzurro, e sembra avere un trentacinque anni. È molto bella, snella, e ha un portamento pieno di dignità, per quanto sia tutta gentilezza e umiltà. Quando è più vicina, noto il color pallido del volto, gli occhi azzurri e i capelli biondi che appaiono sotto il velo sulla fronte. Riconosco Maria Ss.» (EMV 52.2)
Circa la statura della Madonna, Maria Valtorta osserva:
«I due sono uno fra le braccia dell’altra. Maria, molto più bassa di Gesù, ha il capo appoggiato sul sommo del petto del Figlio, chiusa fra il cerchio delle sue braccia. Egli la bacia sui capelli biondi». (EMV 57.2)
Maria Valtorta il 31 dicembre 1947[24] precisa:
«Altezza di Maria Ss. Io la direi, paragonandola a Gesù, al fianco del quale l’ho vista sovente vicina, di 1,65 al massimo, perché il sommo del capo di Maria giunge alle spalle di Gesù. Ma sembra alta, a noi moderni, più che non sia, per le vesti lunghe sino a terra. Si sa che le vesti lunghe fanno apparire più alti». (Q47, 31 dicembre)
Maria Valtorta osserva che, tra la giovane Maria dell’Annunciazione che appare come una “fanciulla giovanissima, quindici anni al massimo all’aspetto”[25], e la Madre che trentadue anni più tardi accoglie il Figlio, il suo volto appare “inattaccabile all’età”[23].
— Ritratto mistico di Maria[26]
L’anima immacolata di Maria Ss.ma viene descritta sotto due aspetti: per la sua stessa natura e per la sua infusione.
Nell’Opera, Gesù applica alla Beata Vergine Maria le parole con cui la Sapienza è descritta nella Sacra Bibbia[27]:
[Dice Gesù:] «È detto nel libro del nostro avo Salomone[28], che ti antevide e perciò profeta tuo può essere detto: “Dio mi possedette all’inizio delle sue opere, fin dal principio, avanti la Creazione. Ab eterno io fui stabilita, al principio, prima che fosse fatta la Terra. Non erano ancora gli abissi ed io ero concepita. Non ancora le sorgenti delle acque sgorgavano, non ancora le montagne erano fermate sulla loro grave mole, ed io già ero. Prima delle colline io ero partorita. Egli non aveva ancora fatto la Terra, i fiumi, né i cardini del mondo, ed io già ero. Quando preparava i cieli e il Cielo, io ero presente. Quando con legge inviolabile chiuse sotto la volta l’abisso, quando rese stabile in alto la volta celeste e vi sospese le fonti delle acque, quando fissò al mare i suoi confini e dette legge alle acque di non passare il loro termine, quando gettava i fondamenti della Terra, io ero con Lui a ordinare tutte le cose. Sempre nella gioia io scherzavo dinanzi a Lui continuamente. Scherzavo nell’universo”. Le avete applicate alla Sapienza, ma parlan di Lei: la bella Madre, la santa Madre, la vergine Madre della Sapienza che Io sono che ti parlo». (EMV 5.8)
Al momento della sua infusione, l’anima di Maria Ss.ma è preservata dal morso di Satana:
[Dice Gesù:] «Udite.
Essendo venuto il tempo della Grazia, Dio si preparò la sua Vergine. Voi bene potete comprendere come non potesse risiedere Dio là dove Satana aveva messo un incancellabile segno. Perciò la Potenza operò per fare il suo futuro tabernacolo senza macchia. E da due giusti, in vecchiezza e contro le regole comuni[29] del procreare, fu concepita Quella su cui non è macchia veruna.
Chi depose quell’anima nella carne embrionale che rinverdiva il vecchio seno di Anna di Aronne, la nonna mia? Tu, Levi, hai visto l’arcangelo di tutti gli annunzi. Puoi dire: è quello.
Perché la “Forza di Dio”[30] fu sempre il vittorioso che portò lo squillo di gioia ai santi e ai Profeti, l’indomabile sul quale la pur grande forza di Satana si spezzò come stelo di musco disseccato, l’intelligente che stornò con la buona e lucida intelligenza le insidie dell’altro intelligente ma malvagio, rendendo con prontezza eseguito il comando di Dio.
In un grido di giubilo egli, l’Annunziatore che già conosceva le vie della Terra per essere sceso a parlare ai Profeti, raccolse dal Fuoco divino la immacolata scintilla che era l’anima della eterna Fanciulla e, serrandola in un cerchio di fiamme angeliche, quelle del suo spirituale amore, la portò sulla Terra, in una casa, in un seno. E il mondo, da quel momento, ebbe l’Adoratrice; e Dio, da quel momento, poté guardare un punto della Terra senza averne disgusto. E nacque una creaturina: l’Amata di Dio e degli angeli, la Consacrata a Dio, la santamente Amata dai parenti». (EMV 136.6)
Alla vigilia della Trasfigurazione, Gesù rivela agli apostoli il vero volto spirituale di sua Madre:
[Dice Gesù:] «Voi vedete una donna. Una donna che per la sua santità vi pare diversa dalle altre, ma che in realtà vedete come un’anima fasciata dalla carne, come quella di tutte le sue sorelle di sesso. Ma Io ora vi voglio scoprire l’anima di mia Madre. La sua vera ed eterna bellezza». (EMV 348.9)
Egli la descrive come:
«la Donna nella quale non è macchia, una sola la Creatura che non costa ferita al Redentore». (EMV 348.11)
Successivamente affronta “la seconda trasfigurazione di Maria, l’Eletta di Dio”[31] e racconta l’intimità dell’Annunciazione, offrendo così numerosi dettagli sull’episodio narrato dal Vangelo di Luca[32].
— Ritratto celeste di Maria[33]
Durante la sua esperienza mistica Maria Valtorta riceve numerosi ‘dettati’ da parte di Gesù e di Maria. Questa familiarità nelle ‘visioni’ le permette di descriverne con precisione l’aspetto e le vesti:
[Scrive Maria Valtorta] «E anche ora che la visione mi si sospende, come ieri, resto con la Mamma presso a me, visibile alla mia interna vista così nitidamente che le posso descrivere il rosato tenue della guancia, così poco paffuta ma dolcemente morbida, il rosso vivo della piccola bocca e lo splendere dolce degli occhi azzurrini fra il biondo scuro delle ciglia.
Le posso dire come i capelli, bipartiti sul sommo del capo, scendano morbidi con tre ondulazioni per parte sino a coprire a metà le piccole orecchie rosate, e scompaiano col loro oro pallido e lucente dietro al velo che le copre il capo (poiché la vedo col manto sul capo, vestita della sua veste di seta paradisiaca e col suo manto, sottile come velo e pure opaco, della stessa stoffa della veste).
Le posso dire che la veste è come stretta al collo da una guaina, nella quale scorre un cordone i cui capi si annodano sul davanti alla radice del collo, come la veste è raccolta alla vita da un più grosso cordone, sempre di seta bianca, che scende con due nappe lungo il fianco.
Le posso persino dire che la veste, stretta come è al collo e alla vita, le fa sul petto sette pieghe rotonde e molli, unico ornamento del suo castissimo abito.
Le posso dire la castità che emana da tutto l’aspetto di Maria, dalle sue forme così delicate e armoniose, che la fanno tanto angelicamente donna». (EMV 20.3)
«E più la guardo e più soffro pensando a quanto l’hanno fatta soffrire, e mi chiedo come hanno potuto non avere pietà di Lei, così mite e gentile, così delicata nell’aspetto anche fisico. La guardo e risento tutte le urla del Calvario anche contro di Lei, tutti gli scherni e i lazzi. Tutte le maledizioni a Lei per esser la Madre del Condannato. La vedo bella e tranquilla, ora. Ma il suo aspetto attuale non mi annulla il ricordo del suo tragico viso di quelle ore di agonia e quello del suo volto desolato nella casa di Gerusalemme, dopo la morte di Gesù. E vorrei poterla carezzare e baciare sulla guancia così delicatamente rosea e morbida, per levare col mio bacio quel ricordo di pianto, che certo è in Lei come è in me». (EMV 20.4)
Questa Maria celeste conserva una stretta somiglianza con la Maria terrena: benché Maria di Nazaret abbia attraversato la morte nella Dormizione, è stata assunta in Cielo in anima e corpo[34].
Percorso apostolico
— Maria bambina
[Dice Gesù:] «Mia Madre fu la Fanciulla del Tempio dai tre ai quindici anni e affrettò la venuta del Cristo con la forza del suo amare. Vergine avanti il suo concepimento, vergine nelle oscurità d’un seno, vergine nei suoi vagiti, vergine nei suoi primi passi, la Vergine fu di Dio, di Dio solo, e proclamò il suo diritto, superiore al decreto della Legge d’Israele, ottenendo dallo sposo a Lei dato da Dio di rimanere inviolata dopo le nozze». (EMV 136.6)
In seguito al voto fatto dai suoi genitori, che erano sterili, Maria bambina viene affidata al Tempio di Gerusalemme fino all’età nubile. È uno dei privilegi delle fanciulle di sangue reale[36]. In occasione del rito di purificazione di Anna di Aronne, i genitori comunicano al sacerdote del Tempio la loro intenzione di consacrare la bambina al Signore. Il sacerdote accoglie l’offerta della bambina “in ostia di lode”[37] e la affida ad Anna di Fanuel[38], destinata a essere una delle sue maestre. Maria entrerà effettivamente nel Tempio tre anni più tardi[39]. La giovane Maria accoglierà con gioia questa consacrazione e a coloro che manifestano scetticismo riguardo alla possibilità di una simile disposizione in una bambina, Gesù, in un suo ‘dettato’, ricorda alcuni casi noti di bambini precoci[40].
Maria Valtorta non si sofferma sulle attività svolte da Maria e dalle altre fanciulle consacrate al Tempio. La presenta soprattutto nei momenti dedicati alla preghiera preghiera e alla meditazione.
— Maria Sposa
Avvicinandosi ai quindici anni, secondo la legge ebraica, Maria deve sposarsi nonostante il suo voto di verginità. Il sommo sacerdote si rimette a Dio: i celibi della stirpe di Davide riuniti portano ciascuno un ramo. Uno solo fiorisce miracolosamente (sui monti c’è ancora la neve): è quello di Giuseppe di Nazaret, che viene così scelto tra i pretendenti[41].
Seguono i primi colloqui: Giuseppe si dichiara “nazireo”, una consacrazione a Dio che comporta il suo celibato. Maria, fiduciosa, gli confida a sua volta il proprio voto di verginità. Esso sarà rispettato[42]. Il sommo sacerdote celebra il fidanzamento secondo quanto richiede la discendenza reale degli sposi[43]. Si comprende quindi il grande dolore di san Giuseppe quando, più tardi, scoprirà i primi segni della maternità di Maria e penserà che ella abbia infranto il reciproco voto di verginità.
Tornati a Nazaret, che Maria aveva lasciato da bambina, i fidanzati vivono nell’affetto, ciascuno nella propria casa. È nella casa di Maria che avvengono l’Annunciazione e l’Incarnazione. Poiché lo Spirito Santo le ha consigliato di lasciargli il compito di giustificarla presso il suo sposo, Maria non dice nulla a Giuseppe[44], ma lo informa dell’inaspettata maternità della cugina Elisabetta, che un messaggero degno di fiducia le ha appena annunciato[45].
Giuseppe approfitta di alcune commissioni di lavoro da svolgere a Gerusalemme[46] per accompagnare Maria dalla cugina. Un anziano di fiducia la accompagna poi fino a Ebron, presso Elisabetta e Zaccaria[47].
Trascorrono così i mesi. Nasce Giovanni Battista. Al momento della sua circoncisione, secondo il racconto di Luca[48], suo padre Zaccaria riacquista la parola; segue poi la sua presentazione al Tempio. È l’occasione per Giuseppe di venire a riprendere Maria. L’aiuta a sistemarsi sull’asino e nota allora i primi segni della gravidanza. Non dice nulla, ma per lui comincia un terribile dilemma. Nella sua Opera, la Vergine Maria commenta questa prova usando la parola ‘Passione’: “Anche il mio Giuseppe ha avuto la sua Passione. Ed essa è nata in Gerusalemme quando gli apparve il mio stato”[49]. Essa terminerà soltanto con il sogno nel quale l’angelo lo rassicura[50].
— Maria Madre di Gesù
L’editto del censimento viene affisso alla porta della sinagoga di Nazaret. Giuseppe e Maria devono recarsi nella città di Davide, Betlemme, per farsi registrare[51]. È inverno e Maria è ormai prossima al parto. A Betlemme, essendo l’albergo e gli altri alloggi al completo, trovano riparo soltanto in una sorta di povera grotta adibita a stalla. Nell’antro gelido c’è soltanto un bue. Ad esso si aggiunge l’asino con cui hanno viaggiato[52].
Poi viene la notte della Natività[53], la grande notte, la notte santa nella quale una schiera di angeli annuncia ai dodici pastori la “Pace agli uomini di buona volontà”[54]. Ma non ci sono ancora i Magi. Essi arriveranno diversi mesi più tardi[55]. Nel frattempo, la Santa Famiglia ha trovato rifugio in una casa, presso Anna. Il sacerdote Zaccaria è venuto a Betlemme. Egli sa che il Messia è nato. Per lui, il Re d’Israele non può che vivere nella città di Davide e non in Galilea[56].
Sopraggiunge poi la strage degli innocenti ordinata da Erode il Grande[57], il monarca paranoico e crudele, la “belva immonda”[58]. Poiché Giuseppe è stato avvertito del pericolo in sogno, la Santa Famiglia ha appena il tempo di fuggire in Egitto attraverso la regione di Gaza. Giungono in esilio a Matarea[59], presso Eliopoli[60]. Vi vivono in povertà, ma si amano santamente e la pace e l’armonia regnano in quella casa; finché giungono notizie rassicuranti dalla Giudea. Possono allora tornare, “dopo quattro anni circa”[61], nella loro città di Nazaret.
Gesù cresce qui, istruito dalla Madre, che era stata educata nel Tempio. Maria istruisce contemporaneamente anche due suoi cugini, “su per giù della stessa età” di Gesù[62]: Giuda e Giacomo, che diventeranno suoi apostoli.
Questa ritrovata tranquillità famigliare sarà turbata soltanto da un episodio e da una prova: in occasione dell’esame religioso che segna il passaggio alla maggiore età[63], a Gerusalemme, Maria e Giuseppe perdono le tracce di Gesù dodicenne[64]. Dopo tre giorni lo ritrovano nel Tempio, mentre discute sull’avvenuta nascita del Messia con Hillel e Shammai, due eminenti dottori della Legge dell’epoca[65].
Alcuni anni più tardi, San Giuseppe muore[66]. Poco tempo dopo, Gesù inizierà il suo ministero pubblico[67].
— Maria, Madre dell’umanità
Nell’Opera valtortiana, Maria Ss.ma è presentata come Madre dell’umanità, una maternità spirituale che trova il suo compimento ai piedi della Croce, dove accoglie come figli anche coloro che hanno partecipato alla morte del suo Figlio.
- Il travaglio del parto spirituale di Maria:
[Dice Maria:] «Ma credimi, o figlia, che non vi fu né vi sarà mai strazio di puerperio simile al mio di Martire di una Maternità spirituale che si è compita sul più duro letto, quello della mia croce, ai piedi del patibolo del Figlio che mi moriva. E quale la madre che si trovi costretta a generare in tal modo? A mescolare lo strazio delle viscere, che si lacerano per i rantoli della sua Creatura morente, a quello delle viscere che si convellono per dover superare l’orrore di dover dire: “Vi amo. Venite a me che vi son Madre” agli uccisori del Figlio nato dal più sublime amore che abbia mai visto il Cielo, dall’amore di un Dio con una vergine, dal bacio di Fuoco, dall’abbraccio di Luce che si fecero Carne, e di un seno di donna fecero il Tabernacolo di Dio?» (EMV 23.9)
- Ogni sofferenza si placa sul seno di Maria:
[Dice Maria:] «“Lasciami mettere le mani sul tuo seno”. Oh! se nel vostro soffrire mi chiedeste sempre questo!
Io sono l’eterna Portatrice di Gesù. Egli è nel seno mio, come tu lo hai visto[68] lo scorso anno, come Ostia nell’ostensorio. Chi viene a me, Lui trova. Chi a me si appoggia, Lui tocca. Chi a me si volge, con Lui parla. Io sono la sua veste. Egli è l’anima mia. Più, più ancora unito, ora, di quanto non fosse nei nove mesi che mi cresceva in seno, il Figlio mio è unito alla sua Mamma. E si assopisce ogni dolore, e fiorisce ogni speranza, e fluisce ogni grazia a chi viene a me e mi posa il suo capo sul seno. (EMV 23.10)
- La nostra Madre del Cielo non cessa di pregare per noi:
[Dice Maria:] «Io prego per voi. Ricordatevelo. La beatitudine d’esser nel Cielo, vivente nel raggio di Dio, non mi smemora dei miei figli che soffrono sulla Terra. Ed io prego. Tutto il Cielo prega. Poiché il Cielo ama. Il Cielo è carità che vive. E la carità ha pietà di voi. Ma, non ci fossi che io, vi sarebbe già sufficiente preghiera per i bisogni di chi spera in Dio. Poiché io non cesso di pregare per voi tutti, santi e malvagi, per dare ai santi la gioia, per dare ai malvagi il pentimento che salva.
Venite, venite, o figli del mio dolore. Vi attendo ai piedi della Croce per darvi grazia». (EMV 23.10)
— Maria Mediatrice e Corredentrice[69]
Maria conduce una vita appartata a Nazaret, senza che questo le impedisca di esercitare una carità concreta e premurosa verso quanti le sono vicini. A procurarle sofferenza sono soprattutto le notizie che le giungono circa l’apostolato del Figlio: Gesù è spesso oggetto di incomprensione e di ostilità.
Per questo, durante le sue rare permanenze a Nazaret, Maria accoglie il Figlio con un affetto ancora più intenso. Gesù riconosce più volte il sostegno e il conforto singolari che ella sa offrirgli.
Maria accoglie anche gli apostoli, che nutrono verso di lei una sincera devozione, e i discepoli che Gesù le affida, in particolare quelli più segnati dalle prove attraverso le quali sono passati. È il caso di Maria di Magdala. La Madonna si prende cura anche di Giuda durante una sua malattia, ma la sua santità non produce in lui alcun cambiamento duraturo. Al contrario, Giuda approfitta della situazione per complottare insieme ad alcuni notabili di Nazaret.
La Vergine Maria diviene così il punto di riferimento delle “donne discepole”, le pie donne di cui parlano i Vangeli[70]. Ha inoltre l’occasione di accompagnare il Figlio in alcuni, rari viaggi apostolici, fino all’ultimo, che la conduce ai piedi della Croce.
Maria vive la terribile Passione di Gesù in profonda unione mistica con Lui. Fin dalla sera del Giovedì Santo[71] lo segue nella sua agonia spirituale e quando l’apostolo Giovanni si reca da lei nel Cenacolo, per comunicargli la notizia della condanna a morte, Maria Santissima gli rivela:
[Dice Maria:] «Non mentire, Giovanni. Neppure per pietà di una madre. Non ci riusciresti. E sarebbe inutile. Io so. Da ieri sera l’ho seguito nel suo dolore. Tu non le vedi. Ma le mie carni sono contuse dai suoi stessi flagelli, ma alla mia fronte stanno le spine, ho sentito le percosse… tutto». (EMV 607.3)
Questo speciale e intimo legame mistico è confermato anche dal Figlio:
[Dice Gesù:] «Ella, oh! Ella, la pura Madre mia, mi ha portato non solo per i nove mesi con cui ogni femmina d’uomo porta il frutto dell’uomo, ma per tutta la vita. I nostri cuori erano uniti da spirituali fibre e hanno palpitato insieme sempre, e non c’era lacrima materna che cadesse senza rigarmi il cuore del suo salso, e non c’era mio interno lamento che non risuonasse in Lei svegliando il suo dolore». (EMV 603.2)
Segue il Figlio durante l’agonia nel Getsemani[72], la cattura[73], i trasferimenti, i maltrattamenti, i diversi processi[74], la flagellazione[75] e la condanna a morte[76]. È presente lungo la salita al Calvario[77] e rimane ai piedi della Croce[78].
Il lamento della Vergine Maria presso il sepolcro del Figlio morto è particolarmente straziante. È l’unico momento nel quale Ella si abbandona a parole dure, ma comprensibili alla luce dell’immensità del dolore che sta vivendo. Maria Valtorta ne ode tutte le parole e riceve “l’ordine di scriverle”[79]. Nonostante la sofferenza[80], la Madonna rimane tuttavia un sostegno per la fede dei discepoli e offre consigli e indicazioni a una comunità sconvolta dalla morte di Cristo.
Dopo questa terribile prova, dalla deposizione nel sepolcro all’angoscia del Venerdì sera[81], fino alla intensa preghiera all’alba della Domenica[82], e poi attraverso la gioia dell’incontro con il Figlio Risorto, che riserva alla Madre la sua prima apparizione col Corpo glorificato[83], l’Ascensione[84] e la Pentecoste[85], Maria si ritira nella solitudine della casa del Getsemani, proprietà di Lazzaro, insieme al solo Giovanni[86]. Qui si dedica al sostegno della Chiesa nascente e perseguitata. È in questo luogo che, affidando a Giovanni il proprio testamento spirituale, vive la sua ‘morte’, la Dormizione[87], seguita, alcuni giorni dopo, dalla gloriosa Assunzione[88].
Nulla nell’Opera di Maria Valtorta lascia supporre che la Vergine sia giunta a Efeso, come sostiene una certa tradizione[19]. Al contrario, sembra emergere l’idea che Maria abbia voluto rimanere nei pressi di Gerusalemme, qualunque cosa fosse accaduta. Si può inoltre avanzare l’ipotesi che la sua Dormizione e la sua Assunzione siano avvenute nell’anno 50, all’età di circa settant’anni, poco tempo dopo il Concilio di Gerusalemme. Si tratta tuttavia di una congettura: Maria Valtorta non indica alcuna data per questi eventi.
I simboli biblici reinterpretati da Maria Valtorta
La figura di Maria Ss.ma, spesso definita con il titolo di “Corredentrice” da alcuni teologi e mistici, trova una particolare risonanza nelle immagini bibliche dell’arco e dell’arca. Questi simboli, tratti dalla Genesi, illuminano la figura di Colei che rende possibile, aprendo la via, la Redenzione dell’umanità, come sottolineato nell’Opera di Maria Valtorta e nella Genesi[89]. Questo contributo mette in luce il modo in cui Maria Valtorta attualizza i simboli biblici per evidenziare il ruolo unico di Maria:
- Arco: ponte di pace e di misericordia.
- Arca: rifugio della Parola e della Grazia, fonte di vita spirituale.
- Corredentrice: partecipazione totale alla sofferenza e alla vittoria sul male.
Queste immagini, arricchite dalle ‘visioni’ mistiche di Maria Valtorta, conferiscono una particolare profondità teologica e mistica al concetto di Maria Corredentrice, rimanendo al tempo stesso radicate nella Sacra Scrittura.
1. L’arcobaleno: segno dell’Alleanza e ponte di pace
Nella Genesi[90], l’arcobaleno appare come il segno dell’Alleanza tra Dio e l’umanità dopo il diluvio. Nell’Opera di Maria Valtorta si interpreta questo arcobaleno come un ponte pacifico tra il Cielo e la Terra:
[Dice il Divinissimo Autore:] «Arcobaleno: segno di pace. Arcobaleno: ponte fra Cielo e Terra.
Maria, pacifico ponte che ricongiunge Cielo e Terra, Amatissima che con la sua sola presenza ottiene misericordia ai peccatori».
[…]
Il suo amore perfetto, la sua perfetta ubbidienza, già noti a Dio prima che la Stella purissima fosse, sacrificio d’odor soave che placava l’ira del Signore. E, nei secoli dopo il Cristo, pace e misericordia è, per l’Umanità, Maria. E coll’accrescersi dei peccati e l’aumentare dei nembi dell’ira divina e dei fumi satanici, sempre è Maria quella che dirada le nubi, che disarma le folgori, che getta il suo mistico ponte all’Umanità caduta nell’abisso perché essa risalga, per via soave, al suo Bene.
“Porrò il mio arcobaleno fra le nubi... e mi ricorderò del mio patto”.
Oh! veramente l’Arcobaleno di pace, la Corredentrice è fra le nubi, sopra le nubi, dolce astro che splende al cospetto di Dio per ricordargli che Egli ha promesso misericordia agli uomini ed ha dato il Figlio suo perché gli uomini abbiano perdono. Vi è non come dolcezza pensata, ma come realtà vera, completa, con la sua anima senza macchia e la sua carne senza corruzione. Né si accontenta di esservi adorante e beata. Ma attiva si mostra, e chiama, richiama l’Umanità alla Salvezza.
L’ora di Maria. Quest’ora.
L’arca di Noè non salvò tutti gli uomini, ma coloro fra gli uomini che Dio trovò giusti al suo cospetto. Anche nell’ora attuale, ora che sorge e dovrà scorrere tutta, e più inoltrerà e più sarà cupa di nembi, l’Arca di Dio non potrà salvare tutti gli uomini, ma perché gli uomini, molti uomini, non vorranno salvarsi, trovare salute per mezzo dell’Arca di Dio.
L’arcobaleno, dopo il diluvio, fu visto dai soli giusti rimasti vivi sulla Terra. Ma nell’ora presente, invece, l’arcobaleno, il segno di pace, Maria, in un sovrabbondare di misericordia sarà visto da molti che giusti non sono. La sua voce, il suo profumo, i suoi prodigi, saranno noti a giusti e a peccatori, e beati quelli, fra questi ultimi, che, come per l’Arcobaleno di Dio l’ira di Dio non si scatena, così per esso alla giustizia, alla fede nel Gesù in cui è salvezza, si volgeranno». (Lezioni Epistola, n. XVII)
Questo simbolo illustra come la Beata Vergine Maria, attraverso la sua intercessione, allontani i castighi divini e ottenga tregue per l’umanità, preparando così la venuta di Cristo.
2. L’arca: rifugio della Parola e della Grazia
L’arca di Noè, simbolo della salvezza, è anche una prefigurazione di Maria Santissima. Negli Scritti di Maria Valtorta, la Madonna è descritta come l’Arca d’oro purissimo che contiene la Parola divina:
[Dice il Divinissimo Autore:] «Arca più santa di quella di legno di setim, in sé contenne la Trinità e la Parola Incarnata, e poi ancora la Trinità e il Cristo Eucaristico, ed ora ancora Ci contiene, essendo Noi in Lei, Lei in Noi». (Lezioni Epistola, n. XIV)
Maria diviene così la sede della Sapienza e la fonte della Grazia, attraversando i cieli per preparare la via a Cristo e generare spiritualmente coloro che accettano di lasciarsi guidare verso di Lui.
3. Maria, Corredentrice attraverso la sofferenza e l’amore
La sofferenza della Beata Vergine Maria non fu soltanto morale, Maria Valtorta insiste sulla sua partecipazione totale alla Redenzione:
[Dice Gesù:] «È opinione diffusa che mia Madre non abbia sofferto altro che moralmente. No. La Madre dei mortali ha conosciuto ogni genere di dolore. Non perché lo avesse meritato. Era immacolata e l’eredità dolorifica di Adamo non era in Lei. Ma perché, essendo Corredentrice e Madre di tutto l’umano genere, doveva consumare il sacrificio fino al fondo e in tutte le forme. Perciò soffrì, come donna, le inevitabili sofferenze della donna che concepisce una creatura, soffrì stanchezze della carne appesantita del mio peso, soffrì nel darmi alla luce[91], soffrì nell’affrettata fuga, soffrì mancanza di cibo, soffrì caldo, gelo, sete, fame, povertà, fatica. Perché non avrebbe dovuto soffrire se Io, il Figlio di Dio, soggiacqui alle sofferenze proprie dell’umanità?» (Q43, 23 giugno)
Questa dimensione fisica e spirituale della sua sofferenza rafforza il suo ruolo di Corredentrice, in unione con Cristo.
4. Il compimento della promessa della Genesi
Maria è anche colei che schiaccia la testa del serpente[92], realizzando la promessa divina della vittoria sul male:
Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno". (Gen 3,15)
Nell’Opera valtortiana si sottolinea questa vittoria:
[Dice Maria:] «Io ho vinto Satana in me e per gli uomini. Esso è sotto il mio piede. Lo vincerò anche in voi purché veniate a me.
Io sono la Madre. La Madre che l’Amore ha fatta madre del bell’amore. Io sono quella in cui riposa, come in un’arca, la manna della Grazia. Colma ne sono di Grazia, né Dio pone limite al mio potere di effonditrice di questo divino tesoro. Io sono la Madre della Verità che in me si fece Carne. Io sono la portatrice della Speranza dell’uomo. Attraverso a me la speranza dei patriarchi e dei profeti è divenuta realtà. Io sono la sede della Sapienza che mi fece sua e Madre del Figlio di Dio». (Q44, 10 gennaio)
Origine del suo nome
Il nome Maria, in ebraico Miryam, corrispondente al greco Mariam e al latino Maria è un nome molto antico e ampiamente diffuso nella tradizione biblica e giudaica, la cui etimologia non è tuttavia certa. Sono state proposte diverse interpretazioni del nome. Tra quelle tramandate nella tradizione si trovano il significato di “amarezza”, quello di “colei che è elevata” o “sublime”, e l’interpretazione di Miryam come “profetessa”.
Una particolare interpretazione, divenuta soprattutto significativa nella tradizione cristiana in riferimento alla Vergine Maria, collega Miryam all'espressione ebraica mar yam, intesa come “goccia del mare” o “goccia d’acqua del mare”. Da questa interpretazione deriva il celebre appellativo latino Stella Maris, “Stella del mare”, attribuito alla Vergine Maria e largamente diffuso nella spiritualità cristiana.
Alcuni Passaggi importanti
Amore di Maria per Dio
Oh! volesse, questa Luce che mi ama, dirmi, poiché tante cose mi dice, dove è la felice[93] che partorirà il Figlio a Dio e il Messia al suo popolo! Camminando scalza percorrerei la Terra, né freddo e gelo, né polvere e solleone, né fiere e fame mi farebbero ostacolo per giungere a Lei e dirle: “Concedi alla tua serva e alla serva dei servi del Cristo di vivere sotto il tuo tetto. Girerò la macina e lo strettoio, come schiava alla macina mettimi, come mandriana al tuo gregge, come colei che deterge i pannilini al tuo Nato, mettimi nelle tue cucine, mettimi ai tuoi forni… dove tu vuoi, ma accoglimi. Che io lo veda! Ne oda la voce! Ne riceva lo sguardo”. E, se non mi volesse, mendica alla sua porta io vivrei di elemosine e scherni, all’addiaccio e al solleone, pur di udire la voce del Messia bambino e l’eco delle sue risa, e poi vederlo passare… E forse un giorno riceverei da Lui l’obolo di un pane… Oh! se la fame mi straziasse le viscere e mi sentissi mancare dopo tanto digiuno, non mangerei quel pane. Lo terrei come sacchetto di perle contro il cuore e lo bacerei per sentire il profumo della mano del Cristo, e non avrei più fame né freddo, perché il contatto mi darebbe estasi e calore, estasi e cibo…». (EMV 10.5)
- Precoce unione di Maria a Dio.[94]
- Descrizione di Maria celeste.[95]
- Dice Maria Ss.ma a Maria Valtorta:
«E che tu, figlia, soffra, oltre che per il tuo soffrire, per il soffrire mio e del mio Gesù, è cosa buona. Gradita a Dio e meritoria. Mi è tanto caro il tuo amore compassionevole. Ma mi vuoi baciare? Bacia le piaghe del mio Figlio. Imbalsamale col tuo amore. Io ho sentito spiritualmente lo spasimo dei flagelli e delle spine e la tortura dei chiodi e della croce. Ma ugualmente sento spiritualmente tutte le carezze date al mio Gesù, e sono tanti baci dati a me. E poi vieni. Sono la Regina del Cielo. Ma sono sempre la Mamma…». (EMV 20.8)
- Il quadruplo sacrificio di Maria in risposta al quadruplo peccato di Eva.[96]
- Gesù spiega le prime quattro sofferenze di Maria, Madre di Dio: «Il primo, la presentazione al Tempio; il secondo, la fuga in Egitto; il terzo, la morte di Giuseppe; il quarto, il mio distacco da Lei».[97]
- “L’amore sei tu, Mamma, il mio amore, quello che mi compensa di tutto. Tu e questo piccolo gregge, che tutti i giorni si accresce di qualche pecorella che Io strappo ai lupi delle passioni e porto nell’ovile di Dio”[98].
Devozione mariana
«La rivincita di Dio! Fischia, o Satana, il tuo livore mentre Ella nasce. Questa Pargola ti ha vinto! Prima che tu fossi il Ribelle, il Tortuoso, il Corruttore, eri già il Vinto, e Lei è la tua Vincitrice. Mille eserciti schierati nulla possono contro la tua potenza, cadono le armi degli uomini contro le tue scaglie, o Perenne, e non vi è vento che valga a disperdere il lezzo del tuo fiato. Eppure questo calcagno d’infante, che è tanto roseo da parere l’interno di una camelia rosata, che è tanto liscio e morbido che la seta è aspra al paragone, che è tanto piccino che potrebbe entrare nel calice di un tulipano e farsi di quel raso vegetale una scarpina, ecco che ti preme senza paura, ecco che ti confina nel tuo antro. Eppure ecco che il suo vagito ti fa volgere in fuga, tu che non hai paura degli eserciti, e il suo alito purifica il mondo dal tuo fetore. Sei vinto. Il suo nome, il suo sguardo, la sua purezza sono lancia, folgore e pietrone che ti trafiggono, che ti abbattono, che ti imprigionano nella tua tana d’Inferno, o Maledetto, che hai tolto a Dio la gioia d’esser Padre di tutti gli uomini creati!». (EMV 5.14)
- L’apostolo Matteo dice di Maria Santissima:
«Io credo che siamo tutti innamorati di Lei. Un amore così alto, così celestiale!… Quale solo quella Donna può ispirarlo. E l’anima ama completamente la sua anima, la mente ama e ammira il suo intelletto, l’occhio mira e si bea nella sua grazia pura che dà diletto senza dare fremito, così come quando si guarda un fiore… Maria, la Bellezza della Terra e, credo, la Bellezza del Cielo…». (EMV 346.2)
- Tommaso confida a Gesù:
«Non sai che per me stare vicino a tua Madre è una dolcezza che non trovo parole a dirtela? Maria è il mio amore. Non sono vergine[99] e non ero contrario ad avere una famiglia, già avevo posto lo sguardo su alcune fanciulle, incerto quale scegliere per sposa. Ma ora! Ma ora! Eh! via! Il mio amore è Maria. L’imprendibile amore per il senso. Ma il senso muore solo pensando a Lei![100] Il letificante amore per lo spirito. Ah! Tutto quanto ho visto nelle donne, anche le più care come mia madre e la gemella mia, tutto quanto noto di buono in esse, io lo paragono a ciò che noto in tua Madre, e dico in me: “In Lei è ogni giustizia, ogni grazia e bellezza. Un’aiuola di fiori paradisiaci è il suo spirito amabile… un poema il suo aspetto…”. Oh! che noi d’Israele non osiamo pensare agli angeli e con paurosa riverenza vengono osservati i cherubini[101] del Santo dei Santi!… Che stolti! E non abbiamo poi un dieci volte tanto di venerabondo tremore guardando Lei! Lei che, ne sono sicuro, supera, agli occhi di Dio, ogni bellezza angelica…». (EMV 336.4)
Maria, Madre di Dio
- L’apostolo e cugino Giuda Taddeo domanda a Gesù:
«Fratello mio, dimmi una cosa che da tempo desidero sapere. Come vedi Tu Maria? Come Madre o come suddita? Ti è Madre, ma è donna e Tu sei Dio…», dice il Taddeo.
«Come sorella e sposa, come delizia e riposo del Dio e come conforto dell’Uomo. Tutto Io vedo ed ho in Maria, come Dio e come Uomo. Colei che era la Delizia della Seconda Persona della Triade in Cielo, Delizia del Verbo come del Padre e dello Spirito, è la Delizia del Dio incarnato e lo sarà dell’Uomo Dio glorificato». (EMV 433.3)
- La profetessa Sabea di Betlechi celebra la Madre di Dio:
«Guarda il tuo Re, o popolo di Dio! Conosci il suo Volto! La Bellezza di Dio ti è davanti. La Sapienza di Dio ha preso una bocca per istruirti. Non sono più i profeti, o popolo d’Israele, quelli che ti parlano dell’Innominabile. È Lui stesso. Lui, che conosce il Mistero che è Dio, che ti parla di Dio. Lui, che conosce il Pensiero di Dio, che ti accosta al suo seno, o popolo ancor pargolo dopo tanti secoli, e ti nutre col latte della Sapienza di Dio per farti adulto in Dio. Per fare questo si è incarnato in un seno. In un seno di donna d’Israele, grande più al cospetto di Dio e degli uomini di ogni altra donna. Ella ha rapito il cuore di Dio con uno solo dei suoi palpiti di colomba. La bellezza del suo spirito ha sedotto l’Altissimo ed Egli di Lei ha fatto il suo trono. Maria d’Aronne peccò perché in lei era il peccato. Debora giudicò ciò che era da farsi, ma non operò con le sue mani. Giaele fu forte, ma si sporcò di sangue. Giuditta era giusta e temeva il Signore, e Dio fu nelle sue parole e le permise l’atto perché fosse salvato Israele, ma per amor di patria usò astuzia omicida. Ma la Donna che lo ha generato supera queste donne, perché è l’Ancella perfetta di Dio e lo serve senza peccare. Tutta pura, innocente e bella, è il bell’Astro di Dio, dal suo sorgere al suo tramontare. Tutta bella, splendente e pura per essere Stella e Luna, Luce agli uomini per trovare il Signore. Non precede e non segue l’Arca santa come Maria d’Aronne, perché Arca è Ella stessa. Sulla torbida onda della Terra, coperta dal diluvio delle colpe, Ella scorre e salva, perché chi entra in Lei trova il Signore. Colomba senza macchia, esce e porta l’ulivo[102], l’ulivo di pace agli uomini, perché Ella è Uliva speciosa. Tace, e nel suo silenzio parla e opera più di Debora, Giaele e Giuditta, e non consiglia battaglia, non incita a stragi, non sparge altro sangue che il suo più eletto, quello col quale ha fatto il suo Figlio. Misera Madre! Madre sublime!… Temeva Giuditta il Signore, ma di un uomo era stato il suo fiore. Questa il suo fiore inviolato ha dato all’Altissimo, e il Fuoco di Dio è sceso nel calice del giglio soave, e un seno di donna ha contenuto e portato la Potenza, la Sapienza e l’Amore di Dio. Gloria alla Donna! Cantate, o donne d’Israele, le lodi di Lei!». (EMV 525.7)
Mediatrice di tutte le grazie, intercessione di Maria
- Dice Gesù: «Perché è sempre Maria quella che vi dà Gesù. È Lei la Portatrice dell’Eucarestia. È Lei la Pisside viva. Chi va a Maria trova Me. Chi mi chiede a Lei, da Lei mi riceve. Il sorriso di mia Madre, quando una creatura le dice: “Dàmmi il tuo Gesù, ché lo ami”, fa trascolorare i Cieli in un più vivo splendore di letizia, tanto è felice».[103]
- L’intercessione di Maria alle nozze di Cana viene spiegata da Gesù a Maria Valtorta:
[Dice Gesù:] «Quando dissi ai discepoli: “Andiamo a far felice mia Madre”, avevo dato alla frase un senso più alto di quello che pareva. Non la felicità di vedermi, ma di essere Lei l’iniziatrice della mia attività di miracolo e la prima benefattrice dell’umanità. Ricordatevelo sempre. Il mio primo miracolo è avvenuto per Maria. Il primo. Simbolo che è Maria la chiave del miracolo. Io non ricuso nulla alla Madre mia, e per sua preghiera anticipo anche il tempo della Grazia. Io conosco mia Madre, la seconda in bontà dopo Dio. So che farvi grazia è farla felice, poiché è la Tutta Amore. Ecco perché dissi, Io che sapevo: “Andiamo a farla felice”.
Inoltre ho voluto rendere manifesta la sua potenza al mondo insieme alla mia. Destinata ad essere a Me congiunta nella carne — poiché fummo una carne: Io in Lei, Lei intorno a Me, come petali di giglio intorno al pistillo odoroso e colmo di vita — congiunta a Me nel dolore, poiché fummo sulla croce Io con la carne e Lei col suo spirito, così come il giglio odora e colla corolla e coll’essenza tratta da essa, era giusto fosse congiunta a Me nella potenza che si mostra al mondo. Dico a voi ciò che dissi a quei convitati: “Ringraziate Maria. È per Lei che avete avuto il Padrone del miracolo e che avete le mie grazie, e specie quelle di perdono”.
Riposa in pace. Noi siamo con te». (EMV 52.9)
- La potenza dell’intercessione della Madre sul cuore del Figlio: come Maria ottiene che Gesù accetti che Marziam divenga il figlio adottivo di Pietro[104].
- Gesù spiega perché guarì il bambino paralizzato della serva di Anna di Meron senza porre domande per verificare la fede della madre o del bambino, come faceva abitualmente prima di un miracolo:
[Dice Gesù:] «Non è occorso di più. Egli era nelle braccia di mia Madre. Anche senza parola lo avrei sanato, perché Ella è felice quando può consolare un’afflizione ed Io la voglio fare felice».
E fra Gesù e Maria va uno di quegli sguardi che solo chi li ha visti li può capire, tanto sono profondi di significato. (EMV 108.7)
- Il Figlio tesse le lodi di Maria, che è Madre e Maestra:
[Dice Gesù:] «Oh! no! Tu continui ad essere maestra. Io ti ascolterò come essi. Sono solo “il Figlio” in questi giorni. Nulla più. Tu sarai la Madre e Maestra dei cristiani. Lo sei da ora: Io, il tuo Primogenito e primo allievo […] Te hanno sospirato i Patriarchi e i Profeti, perché dal tuo seno fecondo sarebbe venuto il Nutrimento dell’uomo. E te cercheranno i “miei” per essere perdonati, istruiti, difesi, amati, come tanti Marziam. E beati quelli che lo faranno! Perché non sarà possibile perseverare in Cristo se non si fortifica la grazia col tuo aiuto, Madre piena di Grazia». (EMV 304.3)
- Guarigione, per intercessione di Maria, di un marinaio vittima di un trauma cranico e placarsi di una tempesta mediante un cantico a lei dedicato[105]:
[Dice Gesù:] «Ma intanto sappiate vedere nel miracolo la verità. Questa: la potenza della fede. Tanto Giovanni come Sintica hanno calmato il mare e guarito l’uomo non per le parole, non per l’unguento. Ma per la fede con la quale hanno usato il nome di Maria e l’unguento fatto da Lei. E anche: ciò avvenne perché intorno alla loro fede era la vostra, di tutti voi, e la vostra carità». (EMV 325.9)
- Ritratto della “Santa Vergine”:
[Dice Gesù:] «Vi ho qui voluti per farvi conoscere Maria. Molti di voi conoscete la “madre” Maria, alcuni la “sposa” Maria. Ma nessuno conosce la “vergine” Maria. Io ve la voglio fare conoscere in questo giardino in fiore, nel quale il vostro cuore viene col desiderio nelle lontananze forzate e come ad un riposo nelle fatiche dell’apostolato». (EMV 348.9)
- Maria ammaestra Aurea Galla:
[Dice Maria:] «Sì, figlia. Ma sopra di me è Dio. È Lui che ti ha fatto questo grande favore, questa grazia senza misura di accoglierti fra i membri del suo popolo, di farti discepola del Maestro Salvatore. Io non sono stata che lo strumento della grazia, ma la grazia Egli, l’Altissimo, te l’ha concessa». (EMV 439.4)
- Maria intercede presso Gesù per Samuele di Nazaret, che aveva fatto morire di dolore sua madre[106].
- In un ‘dettato’[107] Gesù rivela a Maria Valtorta:
[Dice Gesù:] «La Mamma ti ha voluta. E a Lei ti ho data. Ti ci ho portata, anzi, perché so che, là dove Io posso piegare con l’autorità, Ella vi porta con la carezza dell’amore e vi ci porta meglio ancora di Me. Il suo tocco è un sigillo davanti al quale Satana fugge. Ora hai la sua veste e, se sei fedele alle preghiere dei due Ordini[108], mediti ogni giorno tutta la vita della Mamma nostra. Le sue gioie e i suoi dolori. Ossia le mie gioie e i miei dolori. Perché, dal momento che da Verbo divenni Gesù, Io ho con Lei e per gli stessi motivi giubilato o pianto. (Q44, 20 marzo)
- Maria Santissima ha anticipato il miracolo della Risurrezione[109]. Allo stesso modo in cui, mediante la sua preghiera, ha aperto i Cieli, alcuni anni prima del tempo stabilito, per dare al mondo la sua Salvezza[110].
Maria, Madre della Chiesa
- La Maternità spirituale di Maria[111].
- L’opera di Gesù si perpetua attraverso la Chiesa e Maria[112].
- Gesù affida gli apostoli a Maria:
[Dice Gesù:] «Sin da ora te li affido, Madre mia. Ricordati queste mie parole: te li affido. Ti do la mia eredità. Non ho nulla sulla Terra fuorché una Madre, e questa l’offro a Dio: Ostia con l’Ostia; e la mia Chiesa, e questa l’affido a te. Siile Nutrice […] E nei secoli, o Madre, sempre tu sii Colei che intercede e protegge, difende, aiuta la mia Chiesa, i miei sacerdoti, i miei fedeli, dal Male e dal Castigo, da loro stessi…». (EMV 455.5)
Dove la/o incontriamo nell’Opera?
Maria Santissima è presente lungo l’intero arco de L’Evangelo come mi è stato rivelato: compare infatti in tutti e dieci i volumi dell’Opera, dal primo capitolo che è a Lei dedicato[115] e nell’ultimo, il commiato all’Opera dove si afferma che “il mondo avrà ancora da Lei la salvezza”[116].
Di seguito sono riportati i capitoli nei quali la Madonna è presente o viene citata negli avvenimenti narrati.
Infanzia di Maria: EMV 1 EMV 4 EMV 5 EMV 6 EMV 7 EMV 8 EMV 9
Vita nascosta di Maria: EMV 10 EMV 11 EMV 12 EMV 13 EMV 14 EMV 15
L’Annunciazione: EMV 16
La Natività: EMV 17 EMV 18 EMV 19 EMV 20 EMV 21 EMV 22 EMV 23 EMV 24 EMV 25 EMV 26 EMV 27 EMV 28 EMV 29 EMV 30 EMV 31 EMV 32 EMV 33 EMV 34 EMV 35 EMV 36
La giovinezza di Gesù: EMV 37 EMV 38 EMV 39 EMV 40 EMV 41 EMV 42 EMV 43
Preparazione alla vita pubblica: EMV 44 EMV 45
La chiamata dei primi apostoli: EMV 49 EMV 51 EMV 52
Inizio dell’apostolato in Galilea: EMV 57
Viaggio apostolico in Giudea: EMV 70 EMV 73 EMV 77 EMV 81 EMV 89 EMV 90
La scelta degli ultimi apostoli: EMV 91 EMV 92 EMV 93 EMV 94 EMV 95
Alla ricerca dei Pastori della Natività: EMV 100 EMV 101 EMV 102 EMV 104 EMV 105 EMV 106 EMV 107 EMV 108 EMV 109
I Discorsi dell’Acqua Speciosa: EMV 127
La festa delle Encenie: EMV 133 EMV 136.
Le donne discepole: EMV 150 EMV 152 EMV 156 EMV 157
L’elezione dei Dodici ad apostoli: EMV 162 EMV 164 EMV 168
I Discorsi della Montagna: EMV 174
Apostolato in Galilea: EMV 180
In viaggio verso Gerusalemme per la Pasqua: EMV 194 EMV 196 EMV 197 EMV 198 EMV 199 EMV 200 EMV 201 EMV 202
Apostolato in Giudea: EMV 204 EMV 205 EMV 206 EMV 207 EMV 208 EMV 209 EMV 210 EMV 214
Apostolato in Filistea: EMV 224
La conversione di Maria Madddalena: EMV 227 EMV 237 EMV 238 EMV 239 EMV 240 EMV 241 EMV 242 EMV 243 EMV 244 EMV 245 EMV 247 EMV 248 EMV 249 EMV 250 EMV 251 EMV 252 EMV 253 EMV 254 EMV 255
Invio degli apostoli e dei discepoli in missione: EMV 256 EMV 257 EMV 260 EMV 261 EMV 262 EMV 264 EMV 269 EMV 279 EMV 280
Viaggio nei territori Oltre Giordano: EMV 281 EMV 282 EMV 283 EMV 285 EMV 286 EMV 287 EMV 288- EMV 289 EMV 290 EMV 291 EMV 292 EMV 293 EMV 294 EMV 299
Fine del secondo anno di Vita pubblica: EMV 303 EMV 304 EMV 306 EMV 307 EMV 310 EMV 311 EMV 312
La missione degli apostoli ad Antiochia: EMV 313 EMV 314 EMV 317 EMV 318 EMV 320
Ai confini della Fenicia: EMV 336 EMV 346
La Transfigurazione sul monte Tabor e il discorso sul Pane del Cielo: EMV 348 EMV 350 EMV 361 EMV 362
La penultima Pasqua: EMV 365 EMV 366 EMV 367 EMV 368 EMV 370 EMV 371 EMV 372 EMV 375 EMV 376 EMV 377 EMV 378
La Piana di Saron: EMV 409 EMV 410
Pentecoste, Decapoli e Piana di Esdrelon: EMV 415 EMV 419 EMV 420 EMV 427
Estate a Nazaret: EMV 434 EMV 435 EMV 436 EMV 437 EMV 438 EMV 439 EMV 440 EMV 441 EMV 442 EMV 444 EMV 445 EMV 446 EMV 447 EMV 448 EMV 449 EMV 450 EMV 451 EMV 452 EMV 453 EMV 454 EMV 455 EMV 456 EMV 457 EMV 458 EMV 459 EMV 460 EMV 461 EMV 462
In siro-fenicia: EMV 476 EMV 477 EMV 478 EMV 479
A Moab e in Giudea: EMV 497 EMV 504
Morte e resurrezione di Lazzaro: EMV 547 EMV 550
Esilio in Samaria: EMV 551 EMV 555 EMV 560 EMV 562 EMV 564 EMV 566 EMV 567 EMV 568 EMV 571 EMV 574 EMV 576
Preparazione alla Passione: EMV 577 EMV 581 EMV 582 EMV 583 EMV 584 EMV 586 EMV 587
La Settimana Santa: EMV 589 EMV 590 EMV 592 EMV 596 EMV 597
Passione e Morte: EMV 601 EMV 609
Domenica di Resurrezione: EMV 616 EMV 618 EMV 619 EMV 620 EMV 622 EMV 626
Dalla Resurrezione all’Ascensione: EMV 628 EMV 630 EMV 631 EMV 632 EMV 634 EMV 636 EMV 637 EMV 638
Fine del ciclo messianico: EMV 639 EMV 640 EMV 641 EMV 642 EMV 643 EMV 644 EMV 646 EMV 647 EMV 648 EMV 649 EMV 650 EMV 651
Commiato all’Opera: EMV 652
Da altre opere di Maria Valtorta
I Quaderni del 1943
- Poesia Alla Vergine di Maria Valtorta, 13 maggio:
Ave Maria! Tu che sei la santa proteggi questa giovinezza pia,
tu che sei ricolma, dolce Maria, di grazia così tanta.
Per il Signore che è teco e te con Lui, tu, benedetta fra le creature,
difendile dalle insidie oscure e dai tristi giorni bui.
Per quel Figlio che nel seno avesti restando vergine,
e che è Gesù pietoso, volgi, deh! volgi il ciglio tuo amoroso.
Regina sei dei mesti.
Santa Maria! Prega per noi mortali.
Senza di te troppo la nostra vita, o Madre nostra,
è simile a smarrita arundine[117] dall’ali stanche per troppo volo,
o a navicella scossa da furia d’onde accavallate.
Deh! tu placa il nembo sull’acque irate ché sei del mar la stella.
Nella vita e più nell’ora in cui le luci per noi si spengon nel buio della morte
tu, Vergine e Madre, l’eterne porte aprici e a Dio ci adduci.
17 giugno 1942. (Q43, 13 maggio)
- ‘dettato’ del 2 giugno:
[Dice Gesù:] «Nell’altro incontro eucaristico[118] ti ho fatto vedere cosa è l’Eucarestia. Oggi ti mostrerò un’altra verità eucaristica. Se l’Eucarestia è il cuore di Dio, Maria è il ciborio di quel Cuore.
Guarda mia Madre, eterno ciborio vivo in cui scese il Pane che viene dal Cielo. Chi mi vuole trovare, ma trovare con la pienezza delle doti, deve cercare la mia Maestà e Potenza, la mia Divinità nella dolcezza, nella purezza, nella carità di Maria. È Lei che del suo cuore fa il ciborio per il cuore del suo e vostro Dio.
Il Corpo del Signore si è fatto corpo nel seno di Maria, ed è mia Madre che con un sorriso ve lo porge come se vi offrisse il suo amatissimo Pargolo deposto nella cuna del suo purissimo, materno cuore. È gioia di Maria, nel Cielo, darvi la sua Creatura e darvi il suo Signore. Con il Figlio vi dà il suo cuore senza macchia, quel cuore che ha amato e sofferto in misura infinita (Q43, 23 giugno)
- ‘dettato’ del 6 settembre:
[Dice Gesù:] «Benedetta tu fra tutte le donne […]
Benedetta la Pura, destinata al Signore.
Benedetta la Desiderata della Trinità che anticipava col desiderio l’attimo di fondersi a Lei con amplesso di trino amore.
Benedetta la Vincitrice che schiaccia il Tentatore sotto il candore della sua natura immacolata.
Benedetta la Vergine che non conosce che il bacio del Signore.
Benedetta la Madre divenuta tale per obbedienza santa alla volontà dell’Altissimo.
Benedetta la Martire che accetta il martirio per pietà di tutti voi.
Benedetta la Redentrice della donna e dei figli della donna, che annulla Eva e si innesta al suo posto per portare il frutto della vita là dove il Nemico ha messo seme di morte.
Benedetta, benedetta, tre volte benedetta per il tuo “sì”, o Madre mia che hai permesso a Dio di mantenere la promessa fatta ad Abramo, ai patriarchi e ai profeti, che hai dato sollievo all’Amore, oppresso dal dover essere punitore e non salvatore, che hai sollevata la Terra dalla condanna portata a lei da Eva.
Benedetta, benedetta, benedetta per la tua umiltà santa, per la tua carità accesa, per la tua verginità intoccata, per la tua maternità divina, molteplice, sempiterna, vera e spirituale, Madre che col tuo amore e col tuo dolore generi continui figli per il regno del tuo Gesù.
Generatrice di grazia e di salvezza, generatrice della divina Misericordia, generatrice della Chiesa universale, che tu sia benedetta in eterno per quanto hai compiuto, come benedetta in eterno eri per quello che avresti compiuto.
Sacerdotessa santa, santa, santa, che hai celebrato il primo sacrificio e preparato con parte di te stessa l’Ostia da immolare sull’altare del mondo.
Santa, santa, santa Madre mia, che non mi hai fatto rimpiangere il Cielo e il seno del Padre, perché in te ho trovato un altro paradiso non dissimile a quello in cui la Triade opera le sue opere divine; Maria che sei stata il conforto del tuo Figlio sulla Terra e il gaudio del Figlio in Cielo, che sei la gloria del Padre e l’Amore dello Spirito». (Q43, 6 settembre)
- ‘visione’ del 19 settembre:
[Scrive Maria Valtorta:] «Vedo l’ovale, piuttosto tondo, del volto di Maria. D’una tinta di avorio come certi petali di magnolia, uguale nel colore a quello del Figlio suo, diverso nella forma che in Gesù è più allungata e magra. Sul viso di fiore solo le labbra e le ciglia sottili, lievemente scure, mettono un colore.
Gli occhi, non spalancati, ma semi velati dalla palpebra, hanno lo stesso sguardo del Figlio e hanno il colore azzurro di quelli di Gesù, ma più pallido. Sempre per portare paragone umano, potrei dire che Gesù ha occhi di zaffiro e Maria di turchese. Lo sguardo serio e mesto di Gesù è in Maria di una mestizia però unita al sorriso: il sorriso buono di chi è addolorato, ma vuole consolare e incitare nello stesso tempo.
I capelli sono color del grano maturo o oro zecchino, se più le piace, sempre tendenti al biondo-rosso, ma più biondi che rossi, mentre in Gesù vi è più tendenza al biondo rame.
Le mani lunghe e sottili, dalle dita molto lunghe e affusolate, escono dalle maniche strette col loro polso delicato e bianchissimo. Sono due petali di magnolia uniti in preghiera. Mi sembra debbano odorare di fiore tanto del fiore in boccio hanno l’aspetto.
Nessun monile, assolutamente nessuno. È tutta Maria che è Gemma di una luminosità di alabastro, meglio di opale illuminato internamente da una fiamma. Il suo corpo glorificato emana luce, una dolcissima luce che mi fa proprio pensare ad una lampada ardente davanti al Tabernacolo: una lampada di candido alabastro o, ripeto, di opale.
Non vedo i piedi perché l’abito è tanto lungo che li copre.
Eccole descritta la nostra Mamma. […]
È sera ormai e dico a Gesù: “Signore, non dici nulla oggi?”.
Egli risponde che la mia lezione oggi me la dà Maria e che la contemplazione di Lei non richiede altre parole. Infatti il solo vederla insegna la bellezza della purità, della preghiera e del silenzio. Tre grandi cose molto poco e malamente praticate.
In mezzo al mio dolorare fisico e morale mi trovo nella gioia, perché la luce della più bella Stella, di Maria, splende su me e mi è dato fissarla. (Q43, 19 settembre)
- ‘dettato’ del 2 dicembre:
[Dice Maria]: «Sono la Vergine dell’attesa. Dai più teneri anni ho atteso l’Aspettato delle genti. Sono la Corredentrice che attende l’ora di morire ai piedi della Croce per darvi la Vita. Sono la Madre che attende il vostro vero amore, non il culto superficiale che si limita a molte parole. Pregare non vuol dire: dire molte preghiere. Vuol dire amare. Vuol dire far parlare il proprio cuore.
Io sono la Silenziosa. Eva nuova, vi insegno il silenzio. Dal parlare entrò in Eva la Seduzione. Dal mio tacere entrò nel mondo la Redenzione. Imparate da me la virtù del silenzio, perché nel silenzio esteriore parla il cuore a Dio e Dio al cuore. Il mio silenzio non era silenzio inerte di anima morta. Era anzi operare attivissimo nello spirituale. (Q43, 2 dicembre)
- ‘visione’ del 29 dicembre:
[Scrive Maria Valtorta:] «Ieri sera poi, prima del sopore, quando già me lo sentivo venire addosso, ebbi la vista della Vergine e di Gesù, ma Gesù adulto come era alla sua morte. Sempre col suo candido abito. Tutti e due vestiti di bianco. Ma la Madonna aveva il suo abito di un bianco argenteo come quello del giglio, e velo uguale: così come era nelle visioni della Grotta[119]; mentre Gesù aveva il suo che è un bianco avoriato come fosse stoffa di lana.
Ho potuto confrontare bene i due Corpi e i due Volti essendo vicini l’uno all’altra, alla sponda destra del mio letto. Gesù presso il capezzale, Maria alla sua destra verso i piedi del letto.
Maria era più bassa di tutto il capo del Figlio suo, di modo che la testa della Vergine era all’altezza della spalla del Figlio, che è molto alto. Lei è molto più esile, mentre Lui ha spalle ampie e tutto un corpo robusto senza esser grasso. Tinta del volto di un bianco avorio. Solo le labbra accentuate nel loro colore, che spicca su quel colore senza colore della pelle, e gli occhi azzurri: chiari nella Vergine, più scuri nel Figlio e più grandi. Occhi da dominatore, ma tanto dolci! Capelli più chiari nella Madre, più accesi nel Figlio, ma sempre d’un biondo tendente al color rame e ugualmente fini, morbidi e mossi in onde che in Gesù finiscono in ricciolo, in Maria non so, perché il velo mi permette solo di vedere quelli della fronte fino alle orecchie. Non so se li ha sciolti, intrecciati, o appuntati sulla nuca.
Il volto è in tutti e due di un ovale allungato, sottile senza essere ossuto. Più delicato in Maria e più piccolo, perché proporzionato al suo corpo. Ma fronte, naso, bocca, forma delle guance, taglio dell’occhio dalla palpebra liscia e piuttosto abbassata sull’occhio, è uguale. Soltanto, ripeto, quelli di Gesù sono più grandi e il loro sguardo è da dominatore.
Le mani, candidissime e minute in Maria, sono più virili nel Figlio e più scure di pelle, ma la forma è fortemente affusolata rispetto alla larghezza in tutti e due.
Gesù e Maria si guardano, di tanto in tanto, con un amore indescrivibile. Maria guarda con amore adorante. Gesù guarda la Madre con amore infinito, venerante e protettivo, riconoscente, direi. E direi anche che si parlano con lo sguardo e col sorriso. Guardavano me e poi si guardavano. Vedevo il moto delle teste distintamente.
Poi tutto si annullò nel sopore». (Q43, 29 dicembre)
I Quaderni del 1944
- ‘dettato’ del 10 gennaio:
[Dice Maria:] «Ma io dico[120] per voi al Padre: “Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno” e vi chiedo al Padre santo, poveri figli irretiti da Satana. Io ho vinto Satana in me e per gli uomini. Esso è sotto il mio piede. Lo vincerò anche in voi purché veniate a me.
Io sono la Madre. La Madre che l’Amore ha fatta madre del bell’amore. Io sono quella in cui riposa, come in un’arca, la manna della Grazia. Colma ne sono di Grazia, né Dio pone limite al mio potere di effonditrice di questo divino tesoro. Io sono la Madre della Verità che in me si fece Carne. Io sono la portatrice della Speranza dell’uomo. Attraverso a me la speranza dei patriarchi e dei profeti è divenuta realtà. Io sono la sede della Sapienza che mi fece sua e Madre del Figlio di Dio». (Q44, 10 gennaio)
I Quaderni del 1945-1950
- ‘visione’ del 28 dicembre 1947:
[Dice Maria:] «Ma, ascolta bene, ma a te che sei Serva di Maria, dico che l’artefice che mi ha scolpita in modo che io non mi riconosco, bene avrebbe fatto a ricordare le statue di Lourdes e di Fatima, là dove io sono resa così come può l’uomo rendere l’effigie della Madre di Dio… E soprattutto avrebbe dovuto ispirarsi al volto con cui sono ritratta nell’Annunciata di Firenze[121], quel volto dal quale, se l’uomo e il tempo non ne avessero alterato l’effigie, ogni uomo potrebbe conoscere come ero quando lo Spirito dello Spirito di Dio, di Dio mi fece incinta. Il fumo dei ceri e il tempo hanno offuscato i colori, e l’uomo ha sciupato… Ma ancor si vede come era la Fanciulla di Dio, la Fidanzata a Giuseppe in quella mia primavera d’anni, in quella fiorita primavera nazzarena». (Q47, 28 dicembre)
In altre fonti
La Madonna negli scritti di Maria Valtorta
Regina degli ultimi tempi
Questa espressione richiama una tradizione spirituale e teologica che vede nella Vergine Maria una presenza particolarmente significativa nella storia della salvezza degli ultimi tempi[122]. Essa è stata sviluppata, tra gli altri, da san Luigi Maria Grignion de Montfort nel Trattato della vera devozione alla Santa Vergine, dove parla degli “apostoli degli ultimi tempi”, suscitati da Maria prima della seconda venuta di Cristo.
Nelle Lezioni sull’Epistola di Paolo ai Romani, Maria Valtorta presenta la Vergine Maria come “Arcobaleno di pace” e “Corredentrice”, raffigurandola come una presenza viva e operante in favore dell’umanità nei tempi ultimi:
[Dice il Divinissimo Autore:] «L’ora di Maria. Quest’ora.
L’arca di Noè non salvò tutti gli uomini, ma coloro fra gli uomini che Dio trovò giusti al suo cospetto. Anche nell’ora attuale, ora che sorge e dovrà scorrere tutta, e più inoltrerà e più sarà cupa di nembi, l’Arca di Dio non potrà salvare tutti gli uomini, ma perché gli uomini, molti uomini, non vorranno salvarsi, trovare salute per mezzo dell’Arca di Dio». (Lezioni Epistola, n. XVII)
Memorare, piissima Virgo Maria
Ricordati, o piissima Vergine Maria, non essersi mai udito al mondo che alcuno abbia ricorso al tuo patrocinio, implorato il tuo aiuto, chiesto la tua protezione e sia stato abbandonato.
Animato da tale confidenza, a te ricorro, o Madre, Vergine delle Vergini, a te vengo e, peccatore contrito, innanzi a te mi prostro.
Non volere, o Madre del Verbo, disprezzare le mie preghiere, ma ascoltami propizia ed esaudiscimi. Amen.
— San Bernardo di Chiaravalle, monaco cistercense (1090-1153)
Perché ti amo, o Maria!
Poesia di santa Teresa di Gesù Bambino[123]: «Perché ti amo, o Maria!». Questa è l’ultima poesia da lei composta (P. 54 – maggio 1897), un vibrante omaggio d’amore alla Vergine Maria, che contiene i fondamenti della sua mariologia.
- Testo della poesia: allegato 5 a pagina 28
Anche la tua protezione è al di là di ogni pensiero
Chi dunque, dopo tuo Figlio, si interessa dell’umanità come te?
Chi ci difende incessantemente nelle nostre tribolazioni?
Chi ci libera così prontamente dalle tentazioni che ci assalgono?
Chi si adopera tanto per supplicare in favore dei peccatori?
Chi prende le loro difese per scusarli nei casi disperati?
In virtù della libertà e della potenza che la tua maternità ti ha procurato presso tuo Figlio, benché siamo condannati per le nostre colpe e non osiamo più levare lo sguardo verso le altezze del cielo, tu ci salvi, con le tue suppliche e le tue intercessioni, dai supplizi eterni.
Perciò l’afflitto si rifugia presso di te.
Colui che ha subito un’ingiustizia accorre a te.
Colui che è oppresso dai mali invoca il tuo aiuto.
Tutto ciò che ti riguarda, o Madre di Dio, è meraviglioso; tutto è più grande della natura, tutto supera la nostra ragione e la nostra capacità. Anche la tua protezione è al di là di ogni pensiero.
— San Germano di Costantinopoli († 733)
Note
- ↑ EMV13.6.
- ↑ Vangelo di Luca: Lc 1,32
- ↑ EMV 2.4
- ↑ EMV 17.9
- ↑ EMV 4.4
- ↑ EMV 5.4
- ↑ EMV 3.9
- ↑ Nell’Opera di Maria Valtorta non emerge alcun elemento che faccia ritenere che la Vergine Maria sia stata concepita da Anna per opera dello Spirito Santo, come sembra invece suggerire il Protovangelo di Giacomo, testo apocrifo risalente al II secolo. Al contrario, Maria è presentata come figlia di Gioacchino e Anna, entrambi descritti come persone «giuste e religiose». Quando Gesù parla dei suoi nonni nell’Opera, si riferisce a Gioacchino e Anna.
- ↑ EMV 13
- ↑ Presso gli ebrei, al tempo di Gesù, il matrimonio si svolgeva in due fasi distinte. La prima era il matrimonio legale, accompagnato da un atto giuridico. Il futuro sposo offriva spesso un anello alla fidanzata, dicendo: “Ecco, tu sei consacrata a me”. A questo punto, la donna diventava legalmente ‘riservata’ al futuro marito: ogni relazione con un altro uomo era proibita e soltanto il divorzio o la morte potevano sciogliere questo vincolo. Era un matrimonio legalmente valido, ma non ancora completo.
- ↑ EMV 26.5 e 577.7
- ↑ EMV 12.7
- ↑ In EMV 42.8 Gesù dice che Maria dedicò “sei lustri di vita fedele” a San Giuseppe, che aveva sposato all’età di quindici anni.
- ↑ EMV 638
- ↑ EMV 642.2
- ↑ EMV 649
- ↑ EMV 650
- ↑ In EMV 41.12 Gesù precisa che Maria rimase sulla terra “ventuno anni” dopo la sua Ascensione. Questo dato, insieme agli altri riferimenti cronologici presenti nell’Opera, è stato utilizzato per stimare in circa 70 anni l’età di Maria al termine della sua vita terrena.
- ↑ 19,0 19,1 come indicato nei diari delle ‘visioni’ della mistica e beata Anna Caterina Emmerick, trascritti da Clemens Brentano, poeta e romanziere.
- ↑ Theotókos è un antico titolo greco per la Vergine Maria che significa “colei che genera Dio” o “Madre di Dio”. Il Concilio di Efeso (431 d.C.) lo ha reso un dogma della fede cristiana
- ↑ Riguarda Maria Ss.ma nella sua vita terrena, con le descrizioni del volto, degli occhi, dei capelli, della statura, della voce e dell’aspetto fisico.
- ↑ I Quaderni del 1945-1950: 28 dicembre 1947
- ↑ 23,0 23,1 EMV 348.7
- ↑ I Quaderni del 1945-1950: 31 dicembre 1947
- ↑ EMV 16.1.
- ↑ Riguarda la dimensione spirituale e soprannaturale di Maria Ss.ma: l’anima immacolata, la sua concezione, la sua santità e le descrizioni che ne rivelano la bellezza spirituale.
- ↑ Libro dei Proverbi: Pr 8,22-23
- ↑ cioè in: Proverbi 8, 22-31. Come già nelle prime pagine dell’Opera (in EMV 5.8, con nota), le parole della Sapienza creatrice dell’universo vengono applicate all’anima di Maria Ss., che era presente nel pensiero di Dio Creatore. Qui Maria Valtorta aggiunge la seguente nota su una copia dattiloscritta: «La Rivelazione, la Chiesa e i santi Padri la chiamano perciò “primogenita”. Si può dunque dire che Maria Ss., che all’inizio dell’Opera (in EMV 1.2) è stata chiamata “secondogenita” in rapporto a Gesù (Primogenito in assoluto del Padre) è “primogenita” in rapporto ad ogni altra umana creatura, perché la sua anima precede tutte le altre, sia nel pensiero e nella predilezione del Padre, sia nella perfezione propria».
- ↑ espressione che viene spiegata da Maria Valtorta con la seguente nota su una copia dattiloscritta: Maria nacque da connubio carnale. Ma “contro le regole comuni” perché per difetto organico e per età Anna, senza un miracolo voluto da Dio, non avrebbe più potuto farlo.
- ↑ è il significato etimologico di Gabriele, il nome dell’arcangelo di tutti gli annunzi, che era sceso a parlare ai Profeti, come in: Daniele 8,15-27; Dn 9,20-27.
- ↑ EMV 348.11
- ↑ Lc 1,26-38
- ↑ Riguarda Maria Ss.ma nella sua condizione celeste, dopo la Dormizione e l’Assunzione, comprese le descrizioni che Maria Valtorta riferisce nelle sue ‘visioni’.
- ↑ EMV 650
- ↑ 35,0 35,1 immagine colorizzata
- ↑ Il sacerdote Zaccaria, suo cugino acquisito, dice: «Anna profetessa avrà molta cura di questo fiore di Davide e Aronne. In questo momento è l’unico giglio della sua stirpe santa che Davide abbia nel Tempio, e sarà curato come perla regale. Per quanto i tempi volgano al termine e dovrebbe esser cura delle madri della stirpe di consacrare le figlie al Tempio, poiché da una vergine di Davide uscirà il Messia, pure, per rilassamento di fede, i posti delle vergini sono vuoti. Troppo poche nel Tempio, e di questa stirpe regale nessuna, dopo che ne uscì sposa, or sono tre anni, Sara di Eliseo». (EMV 8.3)
- ↑ EMV 6.4
- ↑ La maestra delle novizie è Anna di Fanuele, identificata nell’Opera con la profetessa ricordata dal Vangelo di Luca: Lc 2,36-38
- ↑ EMV 8
- ↑ Dice Gesù: «Sento già i commenti dei dottori del cavillo: “Come può una bambina di non ancora tre anni parlare così? È una esagerazione”. E non riflettono che loro mi fanno mostruoso alterando la mia infanzia ad atti da adulto. L’intelligenza non viene a tutti nello stesso modo e tempo. La Chiesa ha fissato la responsabilità delle azioni a sei anni, perché quella è l’età in cui anche un tardivo può distinguere, almeno rudimentalmente, il bene e il male. Ma vi sono bambini che molto prima sono capaci di discernere e intendere e volere con ragione già sufficientemente sviluppata. La piccola Imelde Lambertini, Rosa da Viterbo, Nellie Organ, Nennolina, vi diano base, o dottori difficili, per credere che mia Madre potesse pensare e parlare così. Non ho preso che quattro nomi a caso nelle migliaia di santi bambini che popolano il mio Paradiso dopo aver ragionato da adulti sulla Terra per più o meno anni». EMV 7.7
- ↑ EMV 12.1-4
- ↑ EMV 12.5-8
- ↑ EMV 13.6
- ↑ EMV 18.8
- ↑ EMV 18.5
- ↑ EMV 19
- ↑ EMV 21
- ↑ Vangelo di Luca: Lc 1,64
- ↑ EMV 25.9
- ↑ EMV 26.3-9
- ↑ EMV 27.2-4
- ↑ EMV 28.1-5
- ↑ EMV 29
- ↑ EMV 30.8
- ↑ EMV 34.4
- ↑ EMV 31.4
- ↑ Vangelo di Matteo: Mt 2,16
- ↑ EMV 35.5
- ↑ EMV 119.1; EMV 133.4; EMV 247.8
- ↑ l’odierna città del Cairo
- ↑ EMV 35.8
- ↑ EMV 38.3
- ↑ EMV 40
- ↑ Vangelo di Luca: Lc 2,41-50
- ↑ EMV 41
- ↑ EMV 42.3-9
- ↑ EMV 44
- ↑ il 23 giugno 1943, ne “I quaderni del 1943”.
- ↑ La Nota dottrinale Mater populi fidelis, pubblicata dal Dicastero per la Dottrina della Fede il 4 novembre 2025, non mette in discussione la singolare cooperazione di Maria all’opera della salvezza. Essa richiama piuttosto la necessità di utilizzare una terminologia che salvaguardi la primazia assoluta di Cristo, unico Mediatore e Redentore. In tale prospettiva, la Nota considera il titolo di “Corredentrice”, pur riconoscendone la presenza nella storia della teologia e della devozione mariana, come un’espressione suscettibile di generare ambiguità e pertanto non opportuna. Ciò non significa negare la partecipazione di Maria all’opera redentrice di Cristo, ma ribadire che ogni cooperazione mariana è subordinata e dipendente dall’unica mediazione salvifica di Gesù Cristo. Maria è infatti la prima e più perfetta cooperatrice di Cristo, la “nuova Eva” che, con il suo “sì”, ha cooperato all’Incarnazione e che, mediante la sua maternità spirituale, continua a intercedere per i credenti.
- ↑ Vangelo di Matteo: Mt 27,55; Vangelo di Luca: Lc 23,49; Atti degli Apostoli: At 1,14
- ↑ EMV 603.1
- ↑ EMV 602.4-19
- ↑ EMV 602.20
- ↑ EMV 604.15
- ↑ EMV 604.29
- ↑ EMV 604.34
- ↑ EMV 608.11
- ↑ EMV 609.8
- ↑ EMV 610.5
- ↑ EMV 611.3
- ↑ EMV 612.1
- ↑ EMV 616.11
- ↑ EMV 618.1
- ↑ EMV 638.1
- ↑ EMV 640.2
- ↑ EMV 642.2.
- ↑ EMV 649
- ↑ EMV 650
- ↑ Libro della Genesi: Gen 9,1-17
- ↑ Libro della Genesi: Gen 9,12-16
- ↑ a causa delle circostanze e degli uomini. Fu esente, invece, dal dolore proprio del parto, perché, essendo Maria preservata dalla macchia del peccato originale, “l’eredità dolorifica di Adamo (Genesi 3, 16-19) non era in Lei”. Il concetto sarà più esplicito nei ‘dettati’ del 1°, del 7 e del 15 settembre.
- ↑ Libro della Genesi: Gen 3,15
- ↑ Non deve stupire – così annota Maria Valtorta su una copia dattiloscritta – questa ignoranza di Maria sul suo futuro di Madre di Gesù. Dio, che per singolare privilegio le aveva concesso sapienza proporzionata al suo stato di Immacolata e di Predestinata Madre del Verbo Incarnato, per motivi a noi imperscrutabili volle che Maria ignorasse alcune cose sino al momento giusto di saperle. Tale concetto viene ribadito nel testo di EMV 10.10, EMV 17.9, EMV 108.2.
- ↑ EMV 11.4
- ↑ EMV 20.3
- ↑ EMV 29.7-12
- ↑ EMV 44.7
- ↑ EMV 106.6
- ↑ può essere inteso nel senso di Non mi ero consacrato e non intendevo consacrarmi alla verginità, poiché aggiunge: non ero contrario ad avere una famiglia. Allo stesso modo si esprime Maria Ss. bambina (in EMV 7.4) quando dice “mi farò vergine” nel senso di “mi conserverò e consacrerò vergine”.
- ↑ Poche righe più sotto, alle parole il senso muore solo pensando a Lei, Maria Valtorta mette la seguente nota su una copia dattiloscritta: È opinione di Santi (S. Tommaso d’Aquino, S. Tommaso da Villanova, S. Bonaventura e altri) che, nonostante la sua bellezza fisica, Ella era tanto santa da estinguere, in chi la guardasse, ogni concupiscenza, non solo, ma da verginizzare lo spirito ed estinguere il senso di chi l’avvicinava. Non possiamo escludere che l’apostolo Tommaso, innamorato di Lei, abbia voluto consacrarsi alla verginità, anche perché suo padre, nel formulare una benedizione su di lui (in EMV 363.3), lo chiama “nazareo”, ed egli stesso dichiara (in EMV 435.2) che non si sposerà mai. Sul potere verginizzante della Vergine Maria si esprime l’apostolo Giovanni in EMV 586.3.
- ↑ che Salomone fece porre nel Santo dei Santi, la parte più interna del Tempio, sono descritti in: 1 Re 6,23-28.
- ↑ come in: Genesi 8,8-12.
- ↑ EMV 30.11
- ↑ EMV 199.8
- ↑ EMV 320
- ↑ EMV 445
- ↑ “I Quaderni del 1944”, 20 marzo
- ↑ quello francescano, di cui era Terziaria dal 1930 circa, e quello dei Servi di Maria, al cui Terz’Ordine era stata appena ascritta.
- ↑ EMV 620.1
- ↑ EMV 7.3
- ↑ EMV 44.11
- ↑ EMV 207.9
- ↑ EMV 377.4
- ↑ EMV 647.6
- ↑ EMV 1
- ↑ EMV 652
- ↑ è tutt’altro che rondine, nel cui significato la parola è qui usata come concessione poetica.
- ↑ del 20 giugno, come spiegherà la scrittrice. Anche il 4 giugno l’Eucarestia è stata definita “il cuore di Dio”.
- ↑ alle quali la scrittrice farà riferimento anche il 10 gennaio 1944 (nel volume “I quaderni del 1944”) ma che non si trovano descritte.
- ↑ come Gesù sulla croce in Luca 23,34.
- ↑ è il celebre affresco, ritenuto di mano angelica, che si trova nella Basilica della Ss. Annunziata di Firenze. Nel chiostro annesso riposano dal 1973 i Resti mortali della scrittrice.
- ↑ “Apocalisse di san Giovanni”: Ap 12,1
- ↑ nata ad Alençon il 2 gennaio 1873 e morta a Lisieux il 30 settembre 1897