Hillel

Da Wiki Maria Valtorta.
Hillel di Lorenzo Ferri dal volume “Valtorta and Ferri

Hillel (o Hillele, ma anche Illele) è un anziano dottore della Legge che Maria Valtorta presenta nell’episodio di Gesù dodicenne nel Tempio di Gerusalemme. Appartenente all’ambiente farisaico e legato a Gamaliele, che lo tratta con rispetto e deferenza, Hillel si distingue dagli altri dottori per la maggiore apertura delle sue vedute e per la sua disposizione favorevole verso Gesù.

Durante la disputa nel Tempio[1], che verteva sulla profezia delle settanta settimane[2], Hillel riconosce nel fanciullo una sapienza che non può essere ricondotta a un normale insegnamento umano. E di fronte alle parole di Gesù, che conferma l’avvenuta nascita del Messia e l’avvento del Regno di Dio, Hillel manifesta ammirazione e speranza, arrivando a riconoscere nel fanciullo un possibile profeta di Dio. Al contrario l’altro maestro d’Israele Sciammai e i suoi seguaci reagiscono con ostilità.

Il ricordo della sua figura ritorna successivamente nel L’Evangelo come mi è stato rivelato.

Hillel viene ricordato come uno dei dottori della Legge convocati da Erode il Grande in occasione dell’arrivo dei Re Magi a Gerusalemme: “con noi era Hillele il Giusto”[3], quando fu indicata Betlemme di Giuda come luogo della nascita del Re degli Ebrei[4].

Durante la vita pubblica il Signore manifesta per Hillel rispetto e venerazione e gli rende omaggio andando a visitare, per ben due volte[5], la sua tomba presso Giscala.

In un ‘dettato’[6], Hillel viene ricordato, insieme a Gamaliele, come uno di coloro nei quali la manifestazione di Cristo aveva trovato una disposizione interiore favorevole, sebbene ancora ostacolata dai condizionamenti dell’ambiente farisaico.

Carattere ed aspetto fisico

Cristo tra i dottori di Vassili Polenov, 1896

Maria Valtorta descrive Hillel come un “vecchio e quasi cieco”[1] dottore della Legge e quando Gesù dodicenne si avvicina al gruppo dei dottori del Tempio, osserva che Gamaliele lo tratta “con confidenza e rispetto insieme”[1], riconoscendo in Hillel un maestro o un parente.

Il contrasto con Sciammai è immediato. I due gruppi di dottori sostengono infatti posizioni differenti: quello guidato da Gamaliele e sostenuto da Hillel appare caratterizzato da vedute più larghe, mentre il gruppo di Sciammai manifesta un atteggiamento più rigido e intransigente.

Il carattere di Hillel emerge soprattutto nel suo atteggiamento nei confronti di Gesù. Nonostante l’età e la sua autorevolezza, egli non reagisce con orgoglio o disprezzo alle parole del fanciullo. Al contrario, vuole avvicinarlo, interrogarlo e ascoltarlo. Dopo averlo udito afferma:

«Vieni fra noi, che io ti veda da presso, o fanciullo, e la mia speranza si ravvivi a contatto della tua fede e la mia anima si illumini al sole della tua». (EMV 41.6)

Hillel appare dunque come un uomo anziano ma interiormente disposto alla ricerca della verità. La sua sapienza non si traduce in chiusura, ma conserva la capacità di cercare e riconoscere una luce che proviene da una fonte diversa dall’insegnamento rabbinico.

Questa buona disposizione viene confermata al termine della disputa, quando Sciammai e i suoi seguaci respingono Gesù, proclamando:

Sciammai e i suoi accoliti: «Questo nazareno è Satana!».

Hillel e i suoi: «No. Questo fanciullo è Profeta di Dio. Resta con me, Bambino. La mia vecchiezza trasfonderà quanto sa al tuo sapere, e Tu sarai Maestro del popolo di Dio».

Gesù: «In verità ti dico che, se molti fossero come tu sei, salute verrebbe ad Israele. Ma la mia ora non è venuta. A Me parlano le voci del Cielo e nella solitudine le devo raccogliere finché non sarà la mia ora. Allora con le labbra e col sangue parlerò a Gerusalemme, e sarà mia la sorte dei Profeti lapidati e uccisi da essa. Ma sopra il mio essere è quello del Signore Iddio, al quale Io sottometto Me stesso come servo fedele per fare di Me sgabello alla sua gloria, in attesa che Egli faccia del mondo sgabello ai piedi del Cristo. Attendetemi nella mia ora. Queste pietre riudranno la mia voce e fremeranno alla mia ultima parola. Beati quelli che in quella voce avranno udito Iddio e crederanno in Lui attraverso ad essa. A questi il Cristo darà quel Regno che il vostro egoismo sogna umano, mentre è celeste, e per il quale Io dico: “Ecco il tuo servo, Signore, venuto a fare la tua volontà. Consumala, perché di compierla Io ardo”». (EMV 41.9)

Quest’ultimo annuncio della “profezia del segno” colpirà in modo particolare Gamaliele che, nel corso della sua vita, attenderà “fremere” le pietre del Tempio, prima di riconoscere in Gesù il Messia atteso da Israele.

Percorso apostolico

Gesù ritrovato tra i dottori del Tempio di Lorenzo Ferri dal volume “Valtorta and Ferri

Nel percorso narrativo del L’Evangelo come mi è stato rivelato Hillel compare come uno dei dottori della Legge presenti nel Tempio durante la disputa con Gesù dodicenne durante il periodo della vita nascosta di Gesù. La sua posizione si distingue nettamente da quella di Sciammai: mentre quest’ultimo respinge le affermazioni del fanciullo, Hillel ne riconosce la sapienza e manifesta una crescente apertura nei suoi confronti.

Quando Gesù afferma che il Cristo è già venuto nel mondo e che “il Cristo vive ed è fra voi”[7], Hillel non reagisce con ostilità. Al contrario, gli chiede:

Hillel: «Fanciullo, chi ti ha insegnato queste parole?».

Gesù: «Lo Spirito di Dio. Non ho maestro umano. Questa è la Parola del Signore che vi parla attraverso le mie labbra».

Hillel: «Vieni fra noi, che io ti veda da presso, o fanciullo, e la mia speranza si ravvivi a contatto della tua fede e la mia anima si illumini al sole della tua».

E Gesù viene fatto sedere su un alto sgabello fra Gamaliele e Hillel, e gli vengono porti dei rotoli perché li legga e spieghi. È un esame in piena regola. La folla si accalca e ascolta. (EMV 41.6)

È proprio Hillel a porre a Gesù alcune delle domande più significative della disputa. Gli chiede di spiegare il riferimento al Santuario annunciato dal profeta Aggeo[8] e, dopo averne ascoltato la risposta, riceve da Gesù parole di particolare benevolenza:

«La tua rettitudine ti porta verso la Luce ed Io te lo dico: quando il Sacrificio del Cristo sarà compiuto, a te verrà pace, poiché sei un israelita senza malizia». (EMV 41.7)

Alla fine della disputa, mentre Sciammai e i suoi accusano Gesù di essere Satana, Hillel prende apertamente le sue difese e lo riconosce come profeta di Dio.

Tomba di Hillel il Vecchio

L’incontro con Gesù non rimane confinato all’episodio del Tempio di Gerusalemme. In un momento successivo dell’Opera, durante il Secondo anno della Vita pubblica, Gesù si reca presso la tomba di Hillel, (che nel testo valtortiano è chiamato Hillele), presso Giscala. Vi giunge accogliendo l’invito di Gamaliele, che desidera recarsi al sepolcro del suo antico maestro per prepararsi alle feste d’Israele e meditare sulla morte.

La visita si trasforma però in un’occasione di ammaestramento per Gamaliele. Gesù riconosce in Hillele un giusto e afferma che la sua memoria non deve insegnare soltanto a morire, ma anche a vivere. Richiama quindi una delle sue massime: “L’uomo è grande quando si umilia”, indicandola come il suo “motto preferito”. E quando Gamaliele gli domanda come possa conoscere il pensiero di Hillel senza averlo conosciuto personalmente, Gesù risponde di averlo conosciuto e spiega che, in quanto Verbo, conosce il pensiero umano e in particolare quello dei giusti:

«Ecco. Io sono giunto, Gesù. Là è sepolto Hillele. Scendiamo lasciando qui le cavalcature. Un servo le prenderà».

Smontano legando ad un tronco le due mule e si dirigono ad un sepolcreto che sporge dal monte presso una vasta dimora tutta chiusa.

«Qui io vengo per meditare, in preparazione delle feste d’Israele», dice Gamaliele accennando la casa.

«La Sapienza ti dia tutte le sue luci».

«E qui (e Gamaliele accenna il sepolcro) per prepararmi alla morte. Era un giusto».

«Era un giusto. Prego volentieri presso le sue ceneri. Ma, Gamaliele, non deve solo insegnarti a morire Hillele. Ti deve insegnare a vivere».

«Come, Maestro?».

«“L’uomo è grande quando si umilia” è il suo motto preferito…».

«Come lo sai se non lo hai conosciuto?».

«L’ho conosciuto… e del resto, anche non avessi conosciuto Hillele il rabbi personalmente, il suo pensiero l’ho conosciuto perché nulla ignoro del pensiero umano».

Gamaliele china il capo e mormora: «Solo Dio può dire questo».

«Dio ed il suo Verbo. Perché il Verbo conosce il Pensiero e il Pensiero conosce il Verbo e lo ama, comunicandosi a Lui coi suoi tesori per farlo partecipe di Esso. L’Amore stringe i legami e ne fa una sola Perfezione. È la Triade che si ama e che divinamente si forma, si genera, procede e completa. Ogni pensiero santo è nato nella Mente perfetta ed è riflesso nella mente del giusto. Può il Verbo ignorare allora i pensieri dei giusti, che sono i pensieri del Pensiero?».

Pregano presso il sepolcro chiuso. A lungo. Li raggiungono i discepoli e poi i servi, i primi a cavallo, gli altri sotto il peso dei bagagli. Ma si fermano ai margini del prato oltre il quale è il sepolcro. La preghiera finisce.

«Addio, Gamaliele. Ascendi come Hillele».

«Che vuoi dire?».

«Ascendi. Egli ti è avanti perché ha saputo credere più umilmente di te. La pace a te». (EMV 160.6)

Hillel è quindi presentato da Gesù come “un giusto” che ha saputo vivere la fede attraverso l’umiltà, fino a precedere spiritualmente Gamaliele. Il Signore indica Hillel come esempio da imitare ed esorta Gamaliele a percorrere anch’egli la via dell’umiltà per poter ascendere verso Dio.

La sua figura viene ancora ricordata da Gionata un anziano sacerdote del Tempio di Gerusalemme, che, dopo aver ascoltato Gesù, gli dice:

«Oggi ti ho sentito al Tempio. Tu superi Hillele, il vecchio, il saggio». (EMV 281.14)

Cartina della Palestina: Giscala

Infine, nel capitolo dedicato al ravvedimento di Giuda Iscariota e allo scontro con i rabbi presso il sepolcro di Hillel, a Giscala, Gesù manifesta apertamente il proprio rispetto per il defunto:

[Dice Gesù:] «Io amo e venero Hillele, e rispetto e onoro Gamaliele. Sono due uomini nei quali si appalesa l’origine dell’uomo per la loro giustizia e sapienza, che ricorda che l’uomo è fatto a somiglianza di Dio». (EMV 340.8)

Il riferimento alla tomba di Hillel diventa così anche il luogo di un contrasto tra la figura del vecchio maestro, ricordato da Gesù come giusto, e l’ostilità dei rabbi d’Israele che rifiutano Gesù e arrivano a scagliargli contro delle pietre.

Il riferimento più ampio alla figura di Hillel si trova in un ‘dettato’[6] dove Gesù, parlando delle diverse manifestazioni attraverso le quali si è fatto riconoscere dagli uomini, ricorda insieme Gamaliele e Hillel. Essi non possedevano la semplicità dei pastori né la santità di Simeone o la sapienza dei Re Magi. Erano ancora condizionati dalla formazione farisaica e dalle tradizioni religiose del loro ambiente. Tuttavia, in loro vi era una purezza d’intenzione: desideravano sinceramente essere nel giusto e cercavano una verità più autentica.

La valutazione di Hillel e Gamaliele è quindi diversa da quella riservata ai dottori e ai farisei che rifiutano deliberatamente la verità. In essi la luce non è completamente soffocata: la loro ricerca della verità rimane ostacolata da una formazione religiosa divenuta troppo legata alle tradizioni e ai precetti umani.

La figura di Hillel assume così, nell’Opera, un valore particolare. Il vecchio maestro non viene presentato come un discepolo di Gesù in senso propriamente detto, ma come un uomo capace di riconoscere la luce quando essa gli si manifesta, grazie alla sua rettitudine e alla sua umiltà.

Concordanze con i Vangeli

L’episodio della disputa di Gesù dodicenne con i dottori del Tempio narrato da Maria Valtorta presenta una chiara concordanza con il racconto del Vangelo di Luca[9], nel quale Gesù, all’età di dodici anni, viene ritrovato nel Tempio di Gerusalemme in mezzo ai maestri, mentre li ascolta e li interroga.

Il Vangelo di Luca riferisce che tutti coloro che ascoltavano Gesù erano meravigliati della sua intelligenza e delle sue risposte, ma non indica i nomi dei dottori presenti né descrive una disputa tra Hillel, Gamaliele e Sciammai.

Nell’Opera di Maria Valtorta, invece, l’episodio viene sviluppato ampiamente e presenta i tre personaggi come esponenti di differenti atteggiamenti nei confronti dell’attesa messianica. Hillel e Gamaliele mostrano maggiore apertura, mentre Sciammai manifesta una posizione fortemente intransigente.

Origine del suo nome

Il nome Hillel deriva dall’ebraico Hillēl, generalmente collegato al verbo halal, “lodare”, “celebrare” o “glorificare”. Il significato del nome può quindi essere reso come “colui che loda”, “lodante” o, in senso più ampio, “colui che glorifica”.

Maria Valtorta fa una precisazione fontetica nel nome di Hillel e spiega:

Costui, che sento chiamare Hillel (metto l’h perché sento una aspirazione in principio al nome) mi pare maestro o parente di Gamaliele, perché questo lo tratta con confidenza e rispetto insieme. (EMV 41.3)

Nel L’Evangelo come mi è stato rivelato compare con le seguenti varianti del nome: Hillel, Hillele e Illele.

Dove la/o incontriamo nell’Opera?

Volume 1: EMV 40 EMV 41 EMV 68

Volume 3: EMV 160

Volume 4: EMV 281

Volume 5: EMV 339 EMV 340

Volume 7: EMV 464 EMV 487

Volume 10: EMV 632 EMV 645

Per saperne di più su questo personaggio

Studiosi del Talmud, di Ephraim Moses Lilien

Hillel e Shammai furono due importanti maestri della Legge vissuti tra la fine del I secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C. La tradizione ebraica li ricorda come capiscuola di due distinti orientamenti nell’interpretazione della Legge: Bet Hillel (“Casa di Hillel”) e Bet Shammai (“Casa di Shammai”). Le due scuole affrontarono numerose questioni religiose e giuridiche e le loro discussioni ebbero una grande importanza nello sviluppo della tradizione rabbinica.

In generale, Bet Hillel è associata a un’interpretazione più mite e flessibile della Legge, mentre Bet Shammai è ricordata per posizioni generalmente più rigorose. La distinzione non va tuttavia intesa in modo assoluto: le due scuole sostennero opinioni differenti su numerose questioni e non sempre seguirono rigidamente questo schema.

La tradizione rabbinica conserva inoltre numerosi racconti nei quali Hillel e Shammai vengono messi a confronto anche per il loro diverso atteggiamento personale. Hillel è ricordato come uomo mite e paziente, incline alla ricerca della pace e capace di accogliere con benevolenza anche chi si avvicinava a lui con atteggiamenti provocatori. Shammai, pur essendo un autorevole maestro della Legge e non potendo essere ridotto a una figura semplicemente negativa, viene invece rappresentato come di temperamento più severo e rigoroso. Una tradizione talmudica riassume simbolicamente questa differenza contrapponendo la pazienza di Hillel all’impetuosità di Shammai.

Le controversie tra le due scuole continuarono anche dopo la morte dei loro fondatori e si svilupparono attraverso le generazioni dei loro discepoli.

Questa contrapposizione aiuta a comprendere anche la rappresentazione di Hillel e Sciammai[10] nell’Opera di Maria Valtorta. Nell’episodio di Gesù dodicenne nel Tempio, Hillel e Sciammai sono infatti presentati a capo di due gruppi di dottori della Legge: il gruppo di Gamaliele e Hillel ha “vedute più larghe”, mentre quello guidato da Sciammai manifesta un atteggiamento più intransigente. La scena riprende così, nella narrazione dell’Opera, la tradizionale contrapposizione tra le due scuole, mettendo in evidenza il diverso atteggiamento dei due maestri davanti alle parole di Gesù.

Note

  1. 1,0 1,1 1,2 EMV 41.3
  2. libro di Daniele: Dn 9,22-27
  3. EMV 464.10
  4. Vangelo di Matteo: Mt 2,1-12
  5. EMV 160.5; EMV 340.7
  6. 6,0 6,1 EMV 645.10
  7. EMV 41.5
  8. Et veniet Desideratus cunctis gentibus” (“Verrà il Desiderato da tutte le genti”, il Messia). Libro di Aggeo: Ag 2,6-9
  9. Lc 2,46-47
  10. “Shammai” è la forma più comune del nome nella traslitterazione moderna. Nell’Opera di Maria Valtorta compare invece nella forma “Sciammai”. Maria Valtorta ne adotta una resa fonetica, riportando il nome nella forma in cui lo percepisce durante la ‘visione’. La stessa Maria Valtorta precisa a proposito del nome di Hillel: «metto l’h perché sento una aspirazione in principio al nome».