Anna di Aronne
Anna è una donna della Giudea appartenente alla stirpe sacerdotale di Aronne, sposa di Gioacchino della stirpe di Davide e madre della Vergine Maria. Insieme al marito, a causa di una “persecuzione politica che li cacciò dalla terra di Davide, impoverendoli oltre misura”[1], è costretta ad abbandonare la terra dei suoi antenati.
Anna vive a Nazaret, in Galilea, insieme al marito Gioacchino. Per molti anni rimane sterile, nonostante il profondo desiderio dei due coniugi di avere un figlio. Come l’Anna biblica, moglie di Elkana[2] e madre di Samuele, anche lei si rivolge a Dio nella preghiera e promette di consacrare al suo servizio il figlio che le fosse stato concesso:
[Dice Gioacchino:] «Non piangere, Anna! Siamo felici lo stesso. Io, almeno, lo sono perché ho te».
«Anche io per te. Ma non ti ho dato un figlio… Penso aver spiaciuto al Signore, poiché mi ha inaridito le viscere…».
«O moglie mia! In che vuoi avergli spiaciuto tu, santa? Senti. Andiamo ancora una volta al Tempio. Per questo. Non solo per i Tabernacoli. Facciamo lunga preghiera… Forse ti avverrà come a Sara[3]… come ad Anna di Elcana. Molto attesero e si credevano riprovate perché sterili. Invece per loro, nei cieli di Dio, si maturava un figlio santo. Sorridi, mia sposa. Il tuo pianto mi è più dolore che l’esser senza prole… Porteremo Alfeo con noi. Lo faremo pregare, lui che è innocente… e Dio prenderà la sua e nostra preghiera insieme e ci esaudirà».
«Sì. Facciamo voto al Signore. Suo sarà il nato. Purché ce lo conceda… Oh! sentirmi chiamare “mamma”!». (EMV 2.4)
La preghiera viene esaudita nella tarda età dei due coniugi e Anna concepisce una bambina: Maria. La promessa viene mantenuta e quando la bambina raggiunge l’età stabilita, Anna e Gioacchino la conducono al Tempio di Gerusalemme e la affidano a Dio, come compimento della promessa fatta da Anna prima della nascita della figlia.
Nel L’Evangelo come mi è stato rivelato la maternità di Anna di Aronne assume un carattere del tutto particolare. La Vergine Maria, infatti, è destinata a diventare la Madre del Messia ed è presentata come la “Senza Macchia”[4]. Per questo motivo, secondo la ‘visione’ proposta da Maria Valtorta, Anna riceve una particolare grazia anche nel momento del parto e non ne sperimenta le sofferenze ordinarie[5].
Anche la morte di Anna e quella del marito Gioacchino sono descritte nell’Opera valtortiana come un particolare dono della grazia divina. I due coniugi non vivono l’agonia della morte, ma si spengono dolcemente, in una condizione paragonata al progressivo dissolversi della luce di una stella al sorgere del sole:
[Dice Gesù:] «Così la morte dei nonni miei. Come era giusto fosse per la loro santa vita. Per la santità hanno meritato d’essere i primi custodi della Amata di Dio e, solo quando un Sole più grande si mostrò nel loro vitale tramonto, essi intuirono la grazia che Dio aveva loro concessa». (EMV 9.5)
La figura di Anna è quindi strettamente legata a quella di Gioacchino e alla nascita e formazione della Beata Vergine Maria. Nell’Opera valtortiana ella appare come una donna di profonda fede, dedita alla preghiera e fedele alla promessa fatta a Dio, la cui maternità viene inserita nel disegno che conduce alla nascita di Gesù.
Carattere ed aspetto fisico
Nelle ‘visioni’ di Maria Valtorta, Anna di Aronne appare come una donna di età compresa fra i cinquanta e i cinquantacinque anni. Pur essendo ormai avanti negli anni per una maternità, conserva l’aspetto di una donna bella e vigorosa, alta, con tratti del volto decisamente ebrei.
Questa che vedo tessere, in una stanza tutta chiara di luce, che penetra dalla porta spalancata su un vasto orto-giardino — un poderetto, direi, perché si prolunga a sali e scendi su un dolce altalenare di verde pendio — è bella nei tratti decisamente ebrei. Occhio nero e profondo che, non so perché, mi ricorda quello del Battista. Ma questo, pur essendo fiero come di regina, è anche dolce. Come se sul suo balenare di aquila fosse steso un velo d’azzurro. Dolce e un poco appena mesto, come di chi pensa, e rimpiange, a cose perdute. La tinta del volto è bruna, ma non eccessivamente. La bocca, lievemente larga, è ben disegnata, e sta ferma in una mossa austera che non è però dura. Il naso è lungo e sottile, lievemente piovente in basso. Un naso aquilino che sta bene con quegli occhi. È robusta ma non grassa. Ben proporzionata e credo alta, a giudicare da come appare seduta. (EMV 2.1)
Percorso apostolico
Fedele e perseverante nella fede nonostante il dolore di non avere ancora ottenuto da Dio il figlio tanto desiderato, Anna di Aronne continua a sperare, sostenuta dal suo sposo Gioacchino, persevera nella preghiera e riceverà in sogno l’anticipazione da Dio che le loro preghiere sono state ascoltate e accolte:
«Questa notte ho sognato che il prossimo anno io verrò alla Città Santa per due feste invece che per una sola. E una sarà l’offerta al Tempio della mia creatura… Oh! Gioacchino!…».
«Spera, spera, Anna. Altro non hai sentito? Il Signore nulla ti ha mormorato al cuore?».
«Nulla. Un sogno soltanto…».
«Domani è l’ultimo giorno di preghiera. Già tutte le offerte sono state fatte. Ma le rinnoveremo domani ancora, solennemente. Vinceremo Dio col nostro fedele amore. Io penso sempre che ti abbia ad accadere come ad Anna d’Elcana».
«Lo voglia Dio… e avessi subito chi mi dice: “Va’ in pace. Il Dio d’Israele ti ha concesso la grazia che chiedi!”». (EMV 3.4)
Nell’Opera Gesù tesse le lodi dei suoi nonni che ben hanno meritato di essere i genitori della Vergine Santa, definendoli giusti e possessori della sapienza perchè l’avevano sempre ricercata. Anna viene definita da Gesù come la “donna forte”[6] posseditrice di tutte le virtù, di fede, carità, speranza e castità e con la Sapienza chiusa nel suo cuore di “donna giusta”[6]:
Essendo venuto il tempo della Grazia, Dio si preparò la sua Vergine. Voi bene potete comprendere come non potesse risiedere Dio là dove Satana aveva messo un incancellabile segno. Perciò la Potenza operò per fare il suo futuro tabernacolo senza macchia. E da due giusti, in vecchiezza e contro le regole comuni[7] del procreare, fu concepita Quella su cui non è macchia veruna.
Chi depose quell’anima nella carne embrionale che rinverdiva il vecchio seno di Anna di Aronne, la nonna mia? Tu, Levi, hai visto l’arcangelo di tutti gli annunzi. Puoi dire: è quello.
Perché la “Forza di Dio”[8] fu sempre il vittorioso che portò lo squillo di gioia ai santi e ai Profeti, l’indomabile sul quale la pur grande forza di Satana si spezzò come stelo di musco disseccato, l’intelligente che stornò con la buona e lucida intelligenza le insidie dell’altro intelligente ma malvagio, rendendo con prontezza eseguito il comando di Dio.
In un grido di giubilo egli, l’Annunziatore che già conosceva le vie della Terra per essere sceso a parlare ai Profeti, raccolse dal Fuoco divino la immacolata scintilla che era l’anima della eterna Fanciulla e, serrandola in un cerchio di fiamme angeliche, quelle del suo spirituale amore, la portò sulla Terra, in una casa, in un seno. E il mondo, da quel momento, ebbe l’Adoratrice; e Dio, da quel momento, poté guardare un punto della Terra senza averne disgusto. E nacque una creaturina: l’Amata di Dio e degli angeli, la Consacrata a Dio, la santamente Amata dai parenti. (EMV 136.6)
Origine del suo nome
Anna deriva dall’ebraico Hannah, nome che esprime il concetto di “grazia”, “favore” o “benevolenza”. Il significato del nome può quindi essere reso come “colei che ha ricevuto grazia”. La forma greca Anna è quella da cui derivano le forme latina e italiana del nome.
Il nome è già presente nell’Antico Testamento ed è portato in particolare da Anna moglie di Elkana e madre del profeta Samuele[2]. La sua vicenda presenta una significativa analogia con quella di Anna di Aronne: anche la madre di Samuele è inizialmente sterile e, dopo aver pregato Dio per ottenere un figlio, concepisce e consacra il bambino al servizio del Signore.
Il nome compare anche nel Nuovo Testamento nella figura di Anna di Fanuel, la profetessa incontrata nel Tempio di Gerusalemme al momento della presentazione di Gesù. Luca la descrive come una donna anziana, vedova e assidua nella preghiera, che riconosce nel bambino Gesù il Messia atteso[9].
Il nome Anna non va invece confuso con quello di Anna, il sommo sacerdote menzionato nel Nuovo Testamento. Sebbene nelle traduzioni italiane le due forme coincidano, si tratta di persone e tradizioni onomastiche differenti: il nome del sommo sacerdote è di origine diversa da quello ebraico Ḥannāh portato dalle figure femminili.
Per Anna di Aronne, madre della Vergine Maria, il nome assume inoltre un particolare valore simbolico nel contesto dell’Opera di Maria Valtorta: come l’Anna biblica madre di Samuele, anche lei vive a lungo nella prova della sterilità e riceve infine da Dio la grazia della maternità, alla quale risponde consacrando la propria figlia al servizio del Signore.
Dove la incontriamo nell’Opera?
Volume 1: EMV 2 EMV 3 EMV 4 EMV 5 EMV 6 EMV 7 EMV 8 EMV 9 EMV 10 EMV 12 EMV 13 EMV 14 EMV 68
Volume 2: EMV 100
Volume 4: EMV 279
Volume 6: EMV 410
Volume 9: EMV 577
Per saperne di più su questo personaggio
I nomi dei genitori della Vergine Maria non sono riportati nei Vangeli canonici. Anna e Gioacchino sono conosciuti attraverso la tradizione cristiana antica e, in particolare, attraverso il Protovangelo di Giacomo, uno scritto apocrifo risalente al II secolo, che narra la nascita e l’infanzia di Maria e presenta con questi nomi i suoi genitori.
La devozione verso sant’Anna e san Gioacchino si è sviluppata progressivamente nella Chiesa. La loro memoria liturgica è celebrata il 26 luglio nella Chiesa cattolica. Nel 2021, papa Francesco ha istituito la “Giornata mondiale dei nonni e degli anziani”, celebrata ogni anno la quarta domenica di luglio, in prossimità della memoria liturgica dei santi Anna e Gioacchino, tradizionalmente venerati come i “nonni” di Gesù.
Sant’Anna è venerata come madre della Vergine Maria e, di conseguenza, come nonna materna di Gesù.
Secondo la tradizione cristiana, Anna e Gioacchino attesero a lungo la nascita della loro unica figlia, dopo un periodo di sterilità. Il racconto della loro vicenda presenta così elementi di analogia con altre nascite narrate nella Bibbia, avvenute dopo una lunga attesa e attribuite a un particolare intervento di Dio.
Nel L’Evangelo come mi è stato rivelato, Maria Valtorta presenta Anna come appartenente alla stirpe sacerdotale di Aronne, mentre Gioacchino come appartenente alla stirpe di Davide. In questo modo, secondo la rappresentazione offerta dall’Opera, nella persona della Vergine Maria confluiscono la discendenza regale di Davide e quella sacerdotale di Aronne.
Questo elemento assume particolare rilievo nella narrazione valtortiana, poiché Gesù riceve la propria natura umana da Maria. L’Opera valtortiana collega quindi la discendenza davidica di Gesù alla genealogia materna attraverso Maria, presentata come appartenente alla stirpe regale e sacerdotale.
La questione della discendenza davidica di Gesù è presente anche nel Nuovo Testamento, dove Egli viene indicato come “Figlio di Davide”. Tra i passi che richiamano tale appartenenza si trovano:
- Vangelo secondo Luca: “Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre” (Lc 1,32)
- Vangelo secondo Giovanni: “Non dice la Scrittura: Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo?” (Gv 7,42)
- Atti degli Apostoli: “Dalla discendenza di lui[11], secondo la promessa, Dio inviò, come salvatore per Israele, Gesù”. (At 13,23)
- Lettera ai Romani: “e che riguarda il Figlio suo, nato dal seme di Davide secondo la carne” (Rm 1,3)
- Seconda lettera a Timoteo: “Ricòrdati di Gesù Cristo, risorto dai morti, discendente di Davide, come io annuncio nel mio Vangelo” (2Tm 2,8)
- Lettera agli Ebrei: “È noto infatti che il Signore nostro è germogliato dalla tribù di Giuda” (Eb 7,14)
I Vangeli canonici, tuttavia, non affermano esplicitamente che Gioacchino sia un discendente di Davide né che Anna appartenga alla stirpe di Aronne. Questi elementi appartengono alla tradizione su Maria e, nel caso specifico, alla rappresentazione proposta da Maria Valtorta nell’Opera.
Note
- ↑ EMV 9.3
- ↑ 2,0 2,1 Primo libro di Samuele: 1Sam 1,5
- ↑ in: Genesi 17,15-21
- ↑ EMV 1.3
- ↑ EMV 5.2
- ↑ 6,0 6,1 EMV 3.5
- ↑ contro le regole comuni, espressione che viene spiegata da Maria Valtorta con la seguente nota su una copia dattiloscritta: Maria nacque da connubio carnale. Ma “contro le regole comuni” perché per difetto organico e per età Anna, senza un miracolo voluto da Dio, non avrebbe più potuto farlo.
- ↑ Forza di Dio è il significato etimologico di Gabriele, il nome dell’arcangelo di tutti gli annunzi, che era sceso a parlare ai Profeti, come in: Daniele Dn 8,15-27; Dn 9,20-27
- ↑ Vangelo di Luca: Lc 2,36-38
- ↑ rieleaborazione a colori di due ritratti
- ↑ del re Davide