Gesù

Da Wiki Maria Valtorta.
Disegno del Volto di Gesù, di Lorenzo Ferri dal volume “Valtorta and Ferri

Nell’Opera principale di Maria Valtorta, la figura di Gesù è descritta attraverso la sua vita terrena, la predicazione, la Passione, la Risurrezione e le successive apparizioni. La sua identità viene inoltre presentata attraverso il nome, la discendenza, i rapporti familiari e gli aspetti della sua vita pubblica e privata. In un episodio del L’Evangelo come mi è stato rivelato, alla domanda relativa al suo nome, fatta da un magistrato del Tempio di Gerusalemme, Gesù stesso fornisce la seguente risposta:

«Il tuo Nome».

«Gesù di Giuseppe di Giacobbe, della stirpe di Davide, e di Maria di Gioacchino della stirpe di Davide e di Anna d’Aronne, Maria, la Vergine sposata nel Tempio, perché orfana, dal Sommo Sacerdote, secondo la legge d’Israele». (EMV 68.2)

Gesù, vero Dio e vero uomo

Alla festa delle Capanne (Sukkot) durante il Terzo anno di Vita pubblica[1], la fama di Gesù è al suo apice, così come l’ostilità dichiarata del Tempio. “Chi è davvero?”, questo è il dibattito tra la folla:

“Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov'è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia”.

Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: “Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato”. (Giovanni 7,26-29)

Nell’Opera valtortiana Gesù esplicita il senso di questa sua risposta, mette in dubbio che Egli sia veramente conosciuto nella sua Essenza e sviluppa un importante discorso sulla sua natura di Dio e sulla sua natura di uomo[2]. Non è certo la prima volta che Gesù svela la sua natura, ma è la più completa e la più esplicita. La profondità è tale che la stessa Maria Valtorta confesserà di averne colto l’importanza, ma non tutta la portata.

Un’esistenza radicata nella storia

All’inizio della sua vita pubblica Gesù ha 30 anni: «Ho trent’anni, Giuda.»[3], che corrisponde all’anno 27 o 28 d.C. se ci si riferisce alla risposta dei Giudei: “Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni”[4]. Ora, il Tempio fu iniziato da Erode il Grande nel diciottesimo anno del suo regno. Lo sappiamo da Flavio Giuseppe.

La Nascita: «Sono l’Encenie sempiterna, Pietro. Lo sai che sono nato proprio il 25 di casleu?»[5]. Questo giorno è quello della festa della luce (Chanukkah), le cui celebrazioni si estendono su otto giorni.

Gesù nacque a Betlemme di Efrata (di Giudea): «Presto siamo a Betlemme. Oltre quel monte è Efrata»[6], «Ecco Betlemme! Oh! cara! Cara terra dei miei padri che mi hai dato il primo bacio di mio Figlio!»[7]. «Da quando il Padre decise di perdonare all’uomo, ha preordinato i fatti perché il suo Cristo nascesse in Betlemme. Essa, la più piccola città di Giuda, non era, e già la sua gloria era segnata»[8].

«…essendo la Madre già prossima al tempo di partorire, venne, per ordine di Cesare Augusto, fatto bando dal delegato imperiale Publio Sulpizio Quirino, mentre era governatore della Palestina Senzio Saturnino. Il bando era: censire tutti gli abitanti dell’Impero. Coloro che schiavi non fossero dovevano recarsi nei luoghi di origine, per iscriversi negli albi dell’Impero. Giuseppe, sposo della Madre, era della stirpe di Davide, e di Davide era la Madre. Ubbidendo perciò al bando, lasciarono Nazareth per venire in Betlemme, culla della stirpe regale. Rigido il tempo…».

Gesù continua il racconto e tutto cessa così. (EMV 73.11)

Gesù nasce[9]. Riceve l’adorazione dei dodici pastori nella notte della sua Natività[10] e, dopo un anno, quella dei tre Re Magi[11].

Da notare che Gesù è davvero “figlio di Davide” secondo la carne, per la filiazione del nonno Gioacchino. Ciò corrisponde all’attestazione dell’angelo dell’Annunciazione: “Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre”[12]. Si pensa spesso che tale filiazione indichi soltanto il suo ‘padre putativo’ Giuseppe. Non è così: l’appartenenza di Giuseppe e di Maria alla stirpe regale è una causa del loro matrimonio. Maria Valtorta, come altre veggenti, lo conferma:

Contornato da altri anziani, entra il Sommo Pontefice. Tutti si inchinano profondamente. Il Pontefice va al tavolo e parla restando in piedi.

«Uomini della stirpe di Davide, qui convenuti per mio bando, udite. Il Signore ha parlato, sia lode a Lui! Dalla sua Gloria un raggio è sceso e, come sole di primavera, ha dato vita ad un ramo secco, e questo ha fiorito miracolosamente mentre nessun ramo della terra è in fiore oggi, ultimo giorno dell’Encenie, mentre ancor non è sciolta la neve caduta sulle alture di Giuda ed è l’unico candore che sia fra Sion e Betania. Dio ha parlato facendosi padre e tutore della Vergine di Davide, che non ha altro che Lui a sua tutela. Santa fanciulla, gloria del Tempio e della stirpe, ha meritato la parola di Dio per conoscere il nome dello sposo gradito all’Eterno. Ben giusto deve essere costui per esser l’eletto del Signore a tutela della Vergine a Lui cara! Per questo il nostro dolore di perderla si placa, e cessa ogni preoccupazione sul suo destino di sposa. E all’indicato da Dio affidiamo con ogni sicurezza la Vergine, sulla quale è la benedizione di Dio e la nostra. Il nome dello sposo è Giuseppe di Giacobbe betlemita, della tribù di Davide, legnaiolo a Nazareth di Galilea. Giuseppe, vieni avanti. Il Sommo Sacerdote te lo ordina». (EMV 12.4)

Compiuti dodici anni, Gesù sostiene nel Tempio di Gerusalemme una disputa sul Messia con alcuni tra i più autorevoli dottori della Legge del suo tempo[13]: Hillel, il suo discepolo Gamaliele, e Sciammai. Nella disputa emergono posizioni differenti nell’interpretazione della Legge: il gruppo di Hillel manifesta vedute più ampie, mentre quello guidato da Sciammai è descritto come caratterizzato da maggiore intransigenza.

Dalla testimonianza di Gamaliele[14] sappiamo che nell’anno dell’esame della maggiore età di Gesù, l’inverno era stato eccezionalmente freddo, ma seguito da un raccolto eccezionale. Quell’anno era stato di 13 mesi (embolismico).

Dopo la morte di San Giuseppe[15], Gesù prosegue il mestiere di falegname: “lavoravo anche quattordici ore al giorno senza sentire dolore”[16]. Più tardi, durante la Vita Pubblica, eserciterà episodicamente questo mestiere: per salvare una vedova di Corazim dal fallimento[17] o per riparare i mobili di Nazaret[18].

Carattere e aspetto

Disegno di Gesù all’età di dodici anni, di Lorenzo Ferri dal volume “Valtorta and Ferri


Nelle ‘visioni’ del L’Evangelo come mi è stato rivelato, la mistica Maria Valtorta descrive l’aspetto di Gesù durante la sua vita terrena, dopo la sua Risurrezione e nel Paradiso.

Gesù è alto, in merito alla sua altezza Maria Valtorta osserva: “Pensando a Gesù, come lo vedo, trovo che Anna ha dato la sua statura al Nipote e il colore più avorio carico della pelle”[19].

Nel giorno del battesimo nel fiume Giordano lo descrive così: “Gesù biondo e dai lunghi capelli ravviati, dal volto d’un bianco avoriato, dagli occhi azzurri, dall’abito semplice ma maestoso”[20].

E della sua voce scrive:

Ecco la bella, non confondibile voce, piena, sonora, pacata, espressiva, netta, virile, dolce e incisiva. (EMV 56.4)

E ancora mentre canta:

qui è Gesù che intona con la sua potente e bellissima voce di un leggero tono baritonale[21], fuso, a renderlo più prezioso, a vibrazioni tenorili; (EMV 195.4)

Altre considerazioni sul suo aspetto e carattere, sono ben descritte da Maria Valtorta nell’episodio di Cana, nella casa di Susanna[22].

Ma oltre che in queste ‘visioni’ del L’Evangelo come mi è stato rivelato, Maria Valtorta lo vede e lo osserva quando le appare nella sua stanza di Viareggio, a fianco del suo letto, per intrattenersi con lei e dettarle catechesi:

E oggi, anzi da ieri nel pomeriggio, è qui Gesù, nella sua solita veste di lana bianca dal bianco piuttosto avoriato, così diversa nella pesantezza e nella sfumatura dalla splendida veste che pare di un lino immateriale, e tanto candido da parere luce filata, che lo copre in Cielo. È qui con le sue belle mani lunghe e affusolate di un bianco tendente all’avorio vecchio, col suo bel volto lungo e pallido dove splendono gli occhi dominatori e dolci di zaffiro scuro fra le folte ciglia di un castano scintillante di biondo-rosso. È qui coi bei capelli lunghi e morbidi, dal biondo rosso più vivo nei punti in luce e più cupo nel fondo delle pieghe. (I Quaderni del 1944, notte del 7 giugno)

Gesù è radicato nella cultura del suo tempo: il suo parlare con accento galileo è riconoscibile anche dai discepoli di Emmaus: “Ma la tua parlata è pure galilea”[23]. È anche molto sensibile alla natura e alla creazione, il rabbì Gamaliele, lungo la strada da Neftali a Giscala, chiede a Gesù:

«Tu ami molto le erbe e gli animali, non è vero?».

«Molto. È il mio libro vivente. L’uomo ha sempre davanti le fondamenta della fede. (EMV 160.5)

E ancora:

«Hai figli o nipoti, Maestro?», chiede Plautina che osserva con che sorrisi Gesù stuzzica la piccola per farla ridere.

«Non ho né figli né nipoti. Ma amo i bambini come amo i fiori. Perché sono puri e senza malizia. Anzi, dàmmi, o donna, la tua piccina. Stringermi al cuore un piccolo angelo mi è tanto dolce». (EMV 167.5)

Ecco anche il suo atto di grazia la sera del primo anniversario di Vita Pubblica, mentre contempla le bellezze di un giardino:

Gesù esclama: «Te benedetto, Padre santo, per questa perfezione e per la gioia che mi hai dato!», e riprende la sua lenta passeggiata piena di chissà quali profondità di meditazione. (EMV 136.1)

Gesù dorme poco[24]. Camminando e predicando di giorno, pregando spesso per buona parte della notte, Gesù non sembra risentire né della fame né della sete, né del caldo né del freddo, né del rigore delle stagioni[25].

Si può leggere l’aspetto che aveva Gesù durante la Trasfigurazione sul monte Tabor, nel Terzo anno della Vita pubblica: “Il suo Viso è un sole dalla luce siderale ma intensissima, nel quale raggiano gli occhi di zaffiro”[26].

L’aspetto di Gesù Risorto è descritto, secondo le sue apparizioni:

Ed ora lo ammira: così diverso da quanto la mente ricorda, ravviato, senza ferite né sangue, ma solo sfolgorante della luce che scaturisce a fiotti dalle cinque piaghe e si emana da ogni poro della sua epidermide.

Quando muove il primo passo — e nel moto i raggi scaturenti dalle Mani e dai Piedi lo aureolano di lame di luce: dal Capo innimbato di un serto, che è fatto dalle innumeri piccole ferite della corona che non dànno più sangue ma solo fulgore, all’orlo dell’abito quando, aprendo le braccia che ha incrociate sul petto, scopre la zona di luminosità vivissima che trapela dalla veste accendendola di un sole all’altezza del Cuore — allora realmente è la «Luce» che ha preso corpo.

Non la povera luce della Terra, non la povera luce degli astri, non la povera luce del sole. Ma la Luce di Dio: tutto il fulgore paradisiaco che si aduna in un solo Essere e gli dona i suoi azzurri inconcepibili per pupille, i suoi fuochi d’oro per capelli, i suoi candori angelici per veste e colorito, e tutto quello che è, di non descrivibile con parola umana, il sopraeminente ardore della Ss. Trinità, che annulla con la sua potenza ardente ogni fuoco del Paradiso, assorbendolo in Sé per generarlo nuovamente ad ogni attimo del Tempo eterno, Cuore del Cielo che attira e diffonde il suo sangue, le non numerabili stille del suo sangue incorporeo: i beati, gli angeli, tutto quanto è il Paradiso: l’amore di Dio, l’amore a Dio, tutto questo è la Luce che è, che forma il Cristo Risorto. (EMV 617.4-5)

Maria ora è prostrata col volto a terra. Pare una povera cosa abbattuta. Pare quel fiore morto di sete di cui Ella ha parlato. La finestra chiusa si apre con un impetuoso sbattimento delle pesanti imposte e, col raggio del primo sole, entra Gesù. Maria, che s’è scossa al rumore e che alza il capo per vedere che vento abbia aperto le imposte, vede il suo raggiante Figlio: bello, infinitamente più bello di quando ancora non aveva patito, sorridente, vivo, luminoso più del sole, vestito di un bianco che par luce tessuta, e che si avanza verso di Lei.

Ella si raddrizza sui ginocchi e, congiungendo le mani sul petto, in croce, dice con un singhiozzo che è riso e pianto: «Signore, mio Dio». E resta così rapita nel contemplarlo, col viso tutto lavato di lacrime ma fatto sereno, pacificato dal sorriso e dall’estasi.

Ma Egli non la vuole vedere, la sua Mamma, in ginocchio come una serva. E la chiama, tendendole le Mani dalle cui ferite escono raggi che fanno ancor più luminosa la sua Carne gloriosa: «Mamma!». Ma non è la parola accorata dei colloqui e degli addii avanti la Passione, né il lamento straziato dell’incontro sul Calvario e dell’agonia. È un grido di trionfo, di gioia, di liberazione, di festa, di amore, di gratitudine. E si curva sulla sua Mamma, che non osa toccarlo, e le mette le sue Mani sotto i gomiti piegati, e la alza in piedi e la stringe al Cuore e la bacia. (EMV 618.2-3)

  • Nella sua prima apparizione agli Apostoli:

[Dice Gesù:] «Guarda. Sono vere mani e vere ferite. Osserva i miei piedi. Vedi come il segno è quello del chiodo? Sì. Sono proprio Io e non un fantasma. Toccatemi. Gli spettri non hanno corpo. Io ho vera carne sopra un vero scheletro».

Posa la Mano sul capo di Giovanni che ha osato andargli vicino: «Senti? È calda e pesante». Gli alita in volto: «E questo è respiro». […]

Gesù offre il cibo e mangia, e dà ad ognuno un poco di quanto mangia. E li guarda. Tanto buono. Ma tanto maestoso che essi ne sono paralizzati. (EMV 629.6)

  • Nella sua seconda apparizione agli apostoli con Tommaso presente:

Gesù è apparso in maniera molto curiosa. La parete dietro le spalle dei commensali, tutta di un pezzo meno che nell’angolo della porticina, si è illuminata al centro, ad un’altezza di un metro circa dal suolo, di una luce tenue e fosforica come è quella che emanano certi quadretti che sono luminosi solo nel buio della notte. La luce, alta quasi due metri, ha forma ovale, come fosse una nicchia. Nella luminosità, come avanzasse da dietro veli di nebbia luminosa, emerge sempre più netto Gesù.

Non so se riesco a spiegarmi bene. Pare che il suo Corpo fluisca attraverso lo spessore della parete. Questa non si apre. Resta compatta, ma il Corpo passa ugualmente. La luce pare la prima emanazione del suo Corpo, l’annuncio del suo avvicinarsi. Il Corpo dapprima è a lievi linee di luce, così come io vedo in Cielo il Padre e gli angeli santi: immateriale. Poi si materializza sempre più, prendendo in tutto l’aspetto di un corpo reale. Del suo divino Corpo glorificato. Io ho messo molto a descrivere, ma la cosa è avvenuta in pochi secondi.

Gesù è vestito di bianco, come quando risorse e apparve alla Madre. Bellissimo, amoroso e sorridente. Sta con le braccia lungo i lati del Corpo, un poco staccate da esso, con le Mani verso terra e dalla palma volta verso gli apostoli. Le due Piaghe delle Mani paiono due stelle di diamanti, da cui escono due raggi vivissimi. Non vedo i Piedi, coperti dalla veste, né il Costato. Ma dalla stoffa del suo abito non terreno trapela luce, là dove essa cela le divine Ferite. In principio sembra che Gesù non sia che Corpo di candore lunare, poi, quando si è concretizzato, apparendo fuori dell’alone di luce, ha i colori naturali dei suoi capelli, occhi, pelle. È Gesù, insomma, Gesù-Uomo-Dio, ma fatto più solenne ora che è risorto. (EMV 629.2)

  • Durante l’Ascensione al Cielo:

Gesù è in piedi su una larga pietra un poco sporgente, biancheggiante fra l’erba verde di una radura. Il sole lo investe facendo biancheggiare come neve la sua veste e rilucere come oro i suoi capelli. Gli occhi sfavillano di una luce divina.

Apre le braccia in un gesto di abbraccio. Pare voglia stringersi al seno tutte le moltitudini della Terra che il suo spirito vede rappresentate in quella turba. La sua indimenticabile, inimitabile voce dà l’ultimo comando: «Andate! Andate in mio Nome ad evangelizzare le genti sino agli estremi confini della Terra. Dio sia con voi. Il suo amore vi conforti, la sua luce vi guidi, la sua pace dimori in voi sino alla vita eterna».

Si trasfigura in bellezza. Bello! Bello come e più che sul Tabor. Cadono tutti in ginocchio adorando. Egli, mentre già si solleva dalla pietra su cui posa, cerca ancora una volta il volto di sua Madre, e il suo sorriso raggiunge una potenza che nessuno potrà mai rendere… È il suo ultimo addio alla Madre.

Sale, sale… Il sole, ancor più libero di baciarlo, ora che nessuna fronda anche lieve intercetta il cammino ai suoi raggi, colpisce dei suoi fulgori il Dio-Uomo che ascende col suo Corpo Ss. al Cielo, e ne svela le Piaghe gloriose che splendono come rubini vivi. Il resto è un perlaceo ridere di luce. È veramente la Luce che si manifesta per ciò che è, in quest’ultimo istante come nella notte natalizia. Sfavilla il Creato della luce del Cristo che ascende. Luce che supera quella del sole. Luce sovrumana e beatissima. Luce che scende dal Cielo incontro alla Luce che sale… E Gesù Cristo, il Verbo di Dio, dispare alla vista degli uomini in questo oceano di splendori… (EMV 638.23)

La sua vita pubblica

Secondo la ricostruzione presente nel L’Evangelo come mi è stato rivelato, i tre anni della vita pubblica di Gesù corrispondono a tre momenti progressivi della Redenzione dell’umanità. In un passo dell’Opera, Gesù stesso distingue le tre fasi della propria missione, associandoli ai tre anni: “Al principio era ancora predominante il Maestro. Ora, ecco si svela il Salvatore. La fine avrà il volto del Redentore”[27].

Il primo anno: il Maestro

Il primo anno, caratterizzato dalla figura del Maestro, ha inizio con il Battesimo di Gesù e con il suo ritiro nel deserto. È il periodo nel quale egli comincia a radunare i futuri apostoli e i principali discepoli.

In questo primo periodo Gesù incontra anche l’opposizione dei maggiori esponenti della Giudea. L’anno si conclude con il soggiorno all’Acqua Speciosa[28], dove vive in comunità con gli apostoli e impartisce loro una prima serie di ammaestramenti sul Decalogo[29].

Il secondo anno: il Salvatore

Il secondo anno, caratterizzato dalla figura del Salvatore, segna un progressivo ampliamento della missione di Gesù e, nello stesso tempo, un’accentuazione del contrasto con i suoi avversari.

A Cesarea Marittima Gesù pronuncia un discorso di rottura nei confronti dei farisei[30]. E in questo periodo si costituisce il gruppo delle donne discepole[31], che diventeranno le pie donne destinate a seguirlo fino al Calvario.

È anche l’anno del ciclo dei Discorsi della Montagna, con le Beatitudini [32], che costituiscono uno dei fondamenti dell’insegnamento di Gesù come Salvatore. In seguito, la sua attività si accompagna a una crescente ostilità da parte delle autorità e a un progressivo deterioramento della condotta di Giuda di Keriot.

Giuda, infatti, comincia a manifestare apertamente la propria opposizione. Dopo un primo episodio avvenuto durante un soggiorno a Nazaret, arriva a denunciare alcune persone da lui ritenute “poco raccomandabili” appartenenti al seguito di Gesù, tra cui Giovanni di Endor e Sintica. La situazione porta al trasferimento delle persone coinvolte ad Antiochia, dove esse contribuiranno alla fondazione della prima comunità cristiana della Siria.

Il terzo anno: il Redentore

Il terzo anno, caratterizzato dalla figura del Redentore, conduce progressivamente agli eventi della Passione.

Durante l’inverno, Giuda e Tommaso vengono allontanati con il pretesto delle feste di Chanukkah. Giuda intraprende quindi una vera e propria ricerca dei due “fuggiaschi”, mentre Tommaso si dedica all’evangelizzazione della propria città, Rama, in Giudea.

In questo periodo Gesù manifesta sempre più chiaramente la dimensione redentrice della propria missione. Fonda la sua Chiesa, affidandola a Pietro e si manifesta nella Trasfigurazione sul monte Tabor[33].

Poco prima della terza Pasqua, Gesù compie la seconda moltiplicazione dei pani. L’episodio raggiunge un culmine di popolarità, ma viene seguito dal discorso sul Pane del Cielo[34], che determina una profonda divisione tra coloro che lo seguono. Una parte della folla rimane fedele a Gesù, mentre molti altri si allontanano e si avvicinano sempre più a coloro che gli sono ostili.

Anche la situazione di Giuda precipita. Nonostante alcuni brevi periodi di miglioramento, egli manifesta una crescente sottomissione al Male. Gesù trascorre quindi ad Aczib un periodo particolarmente duro di digiuno e preghiera, nel tentativo di riscattarlo, ma senza riuscirvi[35].

Durante il Terzo anno della Vita pubblica[36] si verifica inoltre un decisivo confronto con il fariseismo, nel corso del banchetto presso Elchia il sinedrista[37], nel quale Gesù pronuncia le famose invettive contro gli scribi e i farisei: “Guai a voi farisei ipocriti”[38].

Da quel momento gli eventi che conducono alla Passione entrano nella loro fase decisiva: da una parte cresce la volontà dei farisei di mettere a morte Gesù, dall’altra prende forma il progetto di circuire Giuda. Quando Lazzaro gli chiede se debba salvarsi dalla morte che lo minaccia, Gesù risponde indicando con chiarezza la propria missione: «Io devo salvare».[39]

Origine del suo nome

Il nome di Gesù deriva dall’ebraico Yehoshua, attraverso la forma abbreviata Yeshua, resa in greco come Iēsous e in latino come Iesus. Il nome è tradizionalmente interpretato nel senso di “Il Signore salva” o “Il Signore è salvezza”.

Nell’Opera di Maria Valtorta viene ricordata anche una particolare pronuncia del nome: “Jesai”, associata al nome dato a un piccolo bambino di Jutta. Il collegamento emerge nel dialogo tra Gesù e sua Madre, nel quale Gesù ricorda di aver dato il proprio Nome a un bambino di Jutta, chiamato Jesai. Maria comprende immediatamente il riferimento:

Ho guarito Isacco e… e ho dato il mio Nome ad un piccino… A Jutta, dove Isacco languiva e da dove risorse, vi è ora un gruppo innocente che si chiama Maria, Giuseppe e Jesai…».

«Oh! il tuo Nome!». (EMV 89.7)

Il nome Jesai viene quindi associato nell’Opera al nome di Gesù, non soltanto per la somiglianza fonetica, ma attraverso un esplicito collegamento stabilito nel dialogo tra Gesù e Maria.

L’interpretazione del nome di Gesù nel Libro di Azaria

Nel Libro di Azaria, l’angelo custode di Maria Valtorta offre un’interpretazione teologica del nome ebraico di Gesù, Yehoshua, collegandolo alla sua identità divina e alla sua missione di Salvatore:

Chi è l'Agnello? È il Figlio di Dio e di Maria Immacolata. Dal Padre ha avuto in eterno vita, dalla Madre ha avuto, nel giusto tempo, l'umanità, ed è divenuto Gesù Cristo. Ha forse cessato, essendo Gesù Cristo, di essere Dio? No, non ha cessato di esserlo, ma ha assunto anche la natura umana, divenendo vero Uomo per potere essere il Salvatore, ossia Jeos(c)iuà. Ma la discendenza, anzi il procedere dal Padre Iddio, è confermata dalla radice del nome.

I dotti spiegano che ciò vuol dire Salvatore. Ma, anima mia, vuol anche dire una ben più potente cosa! Contempla e paragona il Nome di Dio, quale lo dicevano gli ebrei, e il nome del Figlio di Maria. Hanno la stessa radice, a significare la stessa origine e natura. Gesù vuol dunque dire Dio, ancora Dio. E vuol dire salvezza con la finale os(c)iuà[40]. Ma la discendenza, anzi il procedere dal Padre Iddio, è confermata dalla radice del nome. (Libro di Azaria, Lezione XXXVII)

Nel medesimo contesto, il nome Yehoshua viene analizzato come composto dalla radice Yeho, riferita al nome divino, e da un elemento associato al significato di «grido d’aiuto» o «richiesta di soccorso». Questa interpretazione viene utilizzata nell’Opera per mettere in relazione il nome di Gesù con Dio e con la sua missione salvifica.

Dove lo incontriamo nell’Opera?

copertina libro

Alcuni Passaggi importanti

Infanzia di Maria: EMV 1 EMV 3 EMV 4 EMV 5 EMV 6 EMV 7 EMV 10 EMV 13

La Natività: EMV 17 EMV 29 EMV 30 EMV 31 EMV 32 EMV 33 EMV 34 EMV 35 EMV 36

La giovinezza di Gesù: EMV 37 EMV 38 EMV 39 EMV 40 EMV 41 EMV 42 EMV 43      

Preparazione alla vita pubblica: EMV 44 EMV 45 EMV 46

La chiamata dei primi apostoli: EMV 47 EMV 48 EMV 49 EMV 50 EMV 51 EMV 52 EMV 53 EMV 54 EMV 55 EMV 56

Inizio dell’apostolato in Galilea: EMV 57 EMV 58 EMV 59 EMV 60 EMV 61 EMV 62 EMV 63 EMV 64 EMV 65

Viaggio apostolico in Giudea: EMV 66 EMV 67 EMV 68 EMV 69 EMV 70 EMV 70 EMV 71 EMV 72 EMV 73 EMV 74 EMV 75 EMV 76 EMV 77 EMV 78 EMV 79 EMV 80 EMV 81 EMV 82 EMV 83 EMV 83 EMV 84 EMV 85 EMV 86 EMV 87 EMV 88 EMV 89 EMV 90

La scelta degli ultimi apostoli: EMV 91 EMV 92 EMV 93 EMV 94 EMV 95 EMV 96 EMV 97

Alla ricerca dei Pastori della Natività: EMV 98 EMV 99 EMV 100 EMV 101 EMV 102 EMV 103 EMV 104 EMV 105 EMV 106 EMV 107 EMV 108 EMV 109

In Giudea prima della vita comunitaria: EMV 110 EMV 111 EMV 112 EMV 113 EMV 114 EMV 115 EMV 116 EMV 117 EMV 118

I Discorsi dell’Acqua Speciosa: EMV 119 EMV 120 EMV 121 EMV 122 EMV 123 EMV 124 EMV 125 EMV 126 EMV 127 EMV 128 EMV 129 EMV 130 EMV 131 EMV 132

La festa delle Encenie: EMV 133 EMV 134 EMV 135 EMV 136 EMV 137 EMV 138 EMV 139 EMV 140  EMV 141 EMV 142

In Samaria: EMV 143 EMV 144 EMV 145 EMV 146 EMV 147 EMV 148 EMV 149

Le donne discepole: EMV 150 EMV 151 EMV 152 EMV 153 EMV 154 EMV 155 EMV 156 EMV 157 EMV 158

L’elezione dei Dodici ad apostoli: EMV 159 EMV 160 EMV 161 EMV 162 EMV 163 EMV 164 EMV 165 EMV 166 EMV 167 EMV 168

I Discorsi della Montagna: EMV 169 EMV 170 EMV 171 EMV 172 EMV 173 EMV 174 EMV 175 EMV 176

Apostolato in Galilea: EMV 177 EMV 178 EMV 179 EMV 180 EMV 181 EMV 182 EMV 183 EMV 184 EMV 185 EMV 186

In viaggio verso Gerusalemme per la Pasqua: EMV 187 EMV 188 EMV 189 EMV 190 EMV 191 EMV 192 EMV 193 EMV 194 EMV 195 EMV 196 EMV 197 EMV 198 EMV 199 EMV 200 EMV 201 EMV 202 EMV 203

Apostolato in Giudea: EMV 204 EMV 205 EMV 206 EMV 207 EMV 208 EMV 209 EMV 210 EMV 211 EMV 212 EMV 213 EMV 214 EMV 215

Apostolato in Filistea: EMV 216 EMV 217 EMV 218 EMV 219 EMV 220 EMV 221 EMV 222 EMV 223 EMV 224 EMV 225

La conversione di Maria Madddalena: EMV 226 EMV 227 EMV 228 EMV 229 EMV 230 EMV 231 EMV 232 EMV 233 EMV 234 EMV 235 EMV 236 EMV 237 EMV 238 EMV 239 EMV 240 EMV 241 EMV 242 EMV 243 EMV 244 EMV 245 EMV 246 EMV 247 EMV 248 EMV 249 EMV 250 EMV 251 EMV 252 EMV 253 EMV 254 EMV 255

Invio degli apostoli e dei discepoli in missione: EMV 256 EMV 257 EMV 258 EMV 259 EMV 260 EMV 261 EMV 262 EMV 263 EMV 264 EMV 265 EMV 266 EMV 267 EMV 268 EMV 269 EMV 270 EMV 271 EMV 272 EMV 273 EMV 274 EMV 275 EMV 276 EMV 277 EMV 278 EMV 279 EMV 280

Viaggio nei territori Oltre Giordano: EMV 281 EMV 282 EMV 283 EMV 284 EMV 285 EMV 286 EMV 287 EMV 288 EMV 289 EMV 290 EMV 291 EMV 292 EMV 293 EMV 294 EMV 295 EMV 296 EMV 297 EMV 298 EMV 299 EMV 300 EMV 301 EMV 302

Fine del secondo anno di Vita pubblica: EMV 303 EMV 304 EMV 305 EMV 306 EMV 307 EMV 308 EMV 309 EMV 310 EMV 311 EMV 312

La missione degli apostoli ad Antiochia: EMV 313 EMV 314 EMV 315 EMV 316 EMV 317 EMV 318 EMV 325 EMV 326

Ai confini della Fenicia: EMV 327 EMV 328 EMV 329 EMV 330 EMV 331 EMV 332 EMV 333 EMV 334 EMV 335 EMV 336 EMV 337 EMV 338 EMV 339 EMV 340 EMV 341 EMV 342 EMV 343 EMV 344 EMV 345 EMV 346 EMV 347

La Transfigurazione sul monte Tabor e il discorso sul Pane del Cielo: EMV 348 EMV 349 EMV 350 EMV 351 EMV 352 EMV 353 EMV 354 EMV 355 EMV 356 EMV 357 EMV 358 EMV 359 EMV 360 EMV 361 EMV 362 EMV 363

La penultima Pasqua: EMV 364 EMV 365 EMV 366 EMV 367 EMV 368 EMV 369 EMV 370 EMV 371 EMV 372 EMV 373 EMV 374 EMV 375 EMV 376 EMV 377 EMV 378

In Giudea: EMV 379 EMV 380 EMV 381 EMV 382 EMV 383 EMV 384 EMV 385  

Addio in Giudea: EMV 386 EMV 387 EMV 388 EMV 389 EMV 390 EMV 391 EMV 392 EMV 393 EMV 394 EMV 395 EMV 396 EMV 397 EMV 398 EMV 399 EMV 400 EMV 401 EMV 402 EMV 403

La Piana di Saron: EMV 404 EMV 405 EMV 406 EMV 407 EMV 408 EMV 409 EMV 410 EMV 411 EMV 412

Pentecoste, Decapoli e Piana di Esdrelon: EMV 413 EMV 414 EMV 415 EMV 416 EMV 417 EMV 418 EMV 419 EMV 420 EMV 421 EMV 422 EMV 423 EMV 424 EMV 425 EMV 426 EMV 427 EMV 428 EMV 429 EMV 430 EMV 431 EMV 432

Estate a Nazaret: EMV 433 EMV 434 EMV 435 EMV 436 EMV 437 EMV 438 EMV 439 EMV 440 EMV 441 EMV 442 EMV 443 EMV 444 EMV 445 EMV 446 EMV 447 EMV 448 EMV 449 EMV 450 EMV 451 EMV 452 EMV 453 EMV 454 EMV 455 EMV 456 EMV 457 EMV 458 EMV 459 EMV 460 EMV 461 EMV 462 EMV 463 EMV 464 EMV 465

In siro-fenicia: EMV 466 EMV 467 EMV 468 EMV 469 EMV 470 EMV 471 EMV 472 EMV 473 EMV 474 EMV 475 EMV 476 EMV 477 EMV 478 EMV 479

In viaggio verso Gerusalemme: EMV 480 EMV 481 EMV 482 EMV 483 EMV 484 EMV 485

La festa dei Tabernacoli: EMV 486 EMV 487 EMV 488 EMV 489 EMV 490 EMV 491 EMV 492 EMV 493 EMV 494 EMV 495

A Moab e in Giudea: EMV 496 EMV 497 EMV 498 EMV 499 EMV 500 EMV 501 EMV 502 EMV 503 EMV 504 EMV 505 EMV 506 EMV 507 EMV 508 EMV 509 EMV 510 EMV 511 EMV 512 -EMV 513 EMV 514 EMV 515 EMV 516 EMV 517 EMV 518 EMV 519 EMV 520 EMV 521 EMV 522 EMV 523 EMV 524 EMV 525 EMV 526

La festa della Dedicazione: EMV 527 EMV 528 EMV 529 EMV 530 EMV 531 EMV 532 EMV 533 EMV 534 EMV 536 EMV 537 EMV 538 EMV 539 EMV 540

Morte e resurrezione di Lazzaro: EMV 545 EMV 546 EMV 547 EMV 548 EMV 549 EMV 550

Esilio in Samaria: EMV 551 EMV 552 EMV 553 EMV 554 EMV 555 EMV 556 EMV 557 EMV 558 EMV 559 EMV 560 EMV 561 EMV 562 EMV 563 EMV 564 EMV 565 EMV 566 EMV 567 EMV 568 EMV 569 EMV 570 EMV 571 EMV 572 EMV 573 EMV 574 EMV 575 EMV 576

Preparazione alla Passione: EMV 577 EMV 578 EMV 579 EMV 580 EMV 581 EMV 582 EMV 583 EMV 584 EMV 585 EMV 586 EMV 587

La Settimana Santa: EMV 589 EMV 590 EMV 591 EMV 592 EMV 593 EMV 594 EMV 595 EMV 596 EMV 597 EMV 598 EMV 599 EMV 600

Passione e Morte: EMV 601 EMV 602 EMV 603 EMV 604 EMV 605 EMV 606 EMV 607 EMV 608 EMV 609 EMV 610 EMV 611 EMV 612 EMV 613 EMV 614 EMV 615      

Domenica di Resurrezione: EMV 616 EMV 617 EMV 618 EMV 619 EMV 620 EMV 621 EMV 622 EMV 623 EMV 624 EMV 625 EMV 626 EMV 627

Dalla Resurrezione all’Ascensione: EMV 628 EMV 629 EMV 630 EMV 631 EMV 632 EMV 633 EMV 634 EMV 635 EMV 636 EMV 637 EMV 638

Fine del ciclo messianico: EMV 643 EMV 644 EMV 645 EMV 646 EMV 647 EMV 649 EMV 650 EMV 651

Commiato all’Opera: EMV 652

Da altre opere di Maria Valtorta

Cover libro Centro Editoriale Valtortiano

I Quaderni del 1943

Scrive Maria Valtorta: «Ieri sera poi, prima del sopore, quando già me lo sentivo venire addosso, ebbi la vista della Vergine e di Gesù, ma Gesù adulto come era alla sua morte. Sempre col suo candido abito. Tutti e due vestiti di bianco. Ma la Madonna aveva il suo abito di un bianco argenteo come quello del giglio, e velo uguale: così come era nelle visioni della Grotta; mentre Gesù aveva il suo che è un bianco avoriato come fosse stoffa di lana.

Ho potuto confrontare bene i due Corpi e i due Volti essendo vicini l’uno all’altra, alla sponda destra del mio letto. Gesù presso il capezzale, Maria alla sua destra verso i piedi del letto.

Maria era più bassa di tutto il capo del Figlio suo, di modo che la testa della Vergine era all’altezza della spalla del Figlio, che è molto alto. Lei è molto più esile, mentre Lui ha spalle ampie e tutto un corpo robusto senza esser grasso. Tinta del volto di un bianco avorio. Solo le labbra accentuate nel loro colore, che spicca su quel colore senza colore della pelle, e gli occhi azzurri: chiari nella Vergine, più scuri nel Figlio e più grandi. Occhi da dominatore, ma tanto dolci! Capelli più chiari nella Madre, più accesi nel Figlio, ma sempre d’un biondo tendente al color rame e ugualmente fini, morbidi e mossi in onde che in Gesù finiscono in ricciolo, in Maria non so, perché il velo mi permette solo di vedere quelli della fronte fino alle orecchie. Non so se li ha sciolti, intrecciati, o appuntati sulla nuca.

Il volto è in tutti e due di un ovale allungato, sottile senza essere ossuto. Più delicato in Maria e più piccolo, perché proporzionato al suo corpo. Ma fronte, naso, bocca, forma delle guance, taglio dell’occhio dalla palpebra liscia e piuttosto abbassata sull’occhio, è uguale. Soltanto, ripeto, quelli di Gesù sono più grandi e il loro sguardo è da dominatore.

Le mani, candidissime e minute in Maria, sono più virili nel Figlio e più scure di pelle, ma la forma è fortemente affusolata rispetto alla larghezza in tutti e due.

Gesù e Maria si guardano, di tanto in tanto, con un amore indescrivibile. Maria guarda con amore adorante. Gesù guarda la Madre con amore infinito, venerante e protettivo, riconoscente, direi. E direi anche che si parlano con lo sguardo e col sorriso. Guardavano me e poi si guardavano. Vedevo il moto delle teste distintamente.

Poi tutto si annullò nel sopore. Ma quando tornai in me, la prima cosa che vidi furono i miei due Amori ancora allo stesso posto.». (Q43, 29 dicembre)

Cover libro Centro Editoriale Valtortiano

I Quaderni del 1944

Dice Gesù: «Maria, la vita del Cristo è insegnamento anche nei più insignificanti particolari, e te ne istruisco perché voglio che tu mi conosca e mi imiti anche nelle cose minori». (Q44, 2 gennaio)

Scrive Maria Valtorta: «Seguii il suo sguardo e vidi Gesù. Non il Gesù-Maestro che vedo di solito. Il Gesù-Re. Bianco vestito, ma di una veste luminosa e candidissima come è quella di Maria. Una veste che pare fatta di luce. Bellissimo. Aitante. Imponente. Perfetto. Sfolgorante. Colla mano destra – era in piedi – teneva il suo scettro che è anche il suo vessillo». […]

«Il Padre guarda il Figlio alla sua sinistra. Il Figlio guarda sua Madre e me. Ma le assicuro che se non guardasse con amore non potrei sostenere il fulgore del suo sguardo e del suo aspetto. È proprio il Re di tremenda maestà di cui è detto[42]». (Q44, 10 gennaio)

Per saperne di più

Fonti storiche dell'esistenza di Gesù

Documenti cristiani su Gesù:

Documenti non cristiani su Gesù:

Note

  1. nel terzo periodo di 4 mesi
  2. EMV 487
  3. EMV 69.5
  4. Giovanni 2,20
  5. EMV 132.7
  6. EMV 28.1
  7. EMV 207.4
  8. EMV 27.3
  9. EMV 29
  10. EMV 30
  11. EMV 34
  12. Luca 1,32
  13. EMV 41.3
  14. EMV 114.8
  15. EMV 42
  16. EMV 306.4
  17. EMV 267
  18. EMV 434
  19. EMV 5.5
  20. EMV 45.4
  21. Maria Valtorta aggiunge: voce comprendente una gamma estesa di note perfette.
  22. EMV 243
  23. EMV 625.3
  24. EMV 555.5
  25. EMV 579.3
  26. EMV 349.6
  27. EMV 142.4
  28. EMV 118
  29. EMV 132
  30. EMV 154
  31. EMV 157
  32. (da EMV 169 a EMV 176)
  33. EMV 349
  34. EMV 354.11
  35. EMV 317
  36. nel secondo periodo di 4 mesi
  37. EMV 414
  38. Matteo 23,1-36 ; Marco 12,38-40 ; Luca 11,37-52
  39. EMV 415.5
  40. Il nome « Gesù » (ebraico Yehoshua) infatti significa: « Yahvé (o: Jahwé) salva ».
  41. l’apologo è un breve racconto allegorico che ha lo scopo di insegnare una morale o dare un consiglio saggio
  42. nel “Dies irae, dies illa”, canto liturgico che faceva parte della messa dei defunti.