Tommaso

From Wiki Maria Valtorta
Tommaso apostolo
Tommaso, di Lorenzo Ferri dal volume “Valtorta and Ferri

Tommaso è originario di Rama, località situata nei pressi di Gerusalemme. È pertanto, insieme a Giuda Iscariota e Simone Zelote, uno dei tre apostoli provenienti dalla regione della Giudea.

Proviene da una famiglia benestante[1]. Suo padre è un orafo conosciuto e stimato a Gerusalemme e Giuseppe di Arimatea lo conosce bene[2]. Anche Tommaso ha appreso il mestiere paterno e si definisce “un battiloro”[3], ossia un artigiano specializzato nella lavorazione dei metalli preziosi, in particolare dell’oro.

Insieme a Giuda Iscariota assiste alla cacciata dei mercanti dal Tempio di Gerusalemme[4]. L’episodio lo induce ad avvicinare Gesù per chiederli il permesso di poterlo seguire. Si presenta a Lui con il nome di “Tommaso, detto Didimo”[5], ma il Signore lo consiglia di riflettere bene sulla richiesta, prima di decidere. Tommaso torna la sera stessa e si butta ai piedi di Gesù:

Bussano alla porta. È Tommaso da capo. Entra e si butta ai piedi di Gesù. «Maestro… io non posso attendere il tuo ritorno. Lasciami con Te. Sono pieno di difetti, ma ho questo amore, solo, grande, vero, il mio tesoro. È tuo, è per Te. Lasciami, Maestro…».

Gesù gli pone la mano sul capo. «Resta, Didimo. Seguimi. Beati quelli che sono sinceri e tenaci nel volere. Voi benedetti. Più che parenti mi siete, perché mi siete figli e fratelli non secondo il sangue che muore ma secondo il volere di Dio e il vostro volere spirituale. Ora Io dico che non ho più stretto parente di colui che fa la volontà del Padre mio, e voi la fate perché volete il bene». (EMV 54.8)

Così Tommaso diviene il settimo apostolo del Signore.

Carattere ed aspetto fisico

Cartina della Palestina: Rama

Tommaso è di carattere allegro, bonario e pacifico[6], dall’aspetto “grasso e colorito”[7]. Maria Valtorta lo indica come un “uomo sui trentotto anni” durante il Primo anno della Vita pubblica di Gesù[8]. La sua voce è da profondo baritono[9] e il volto esprime vivacità.

Tommaso è spesso il cuoco del gruppo degli apostoli, presso l’Acqua Speciosa è lui che traffica in cucina e “pare un cuoco provetto, tanto sa dosare fuoco e fiamma e pulire svelto le verdure”[10]. Ha egli stesso un robusto appetito.

È eloquente e molto loquace, dice di lui Simon Pietro:

«E… sì, anche Tommaso sa parlare… sembra un banditore del mercato… e che venda una merce». (EMV 132.7)

La sua abilità oratoria si rivela molto utile al gruppo degli apostoli, soprattutto quando occorre trattare con i Filistei, poco favorevoli agli Ebrei[7].

Percorso apostolico

San Tommaso di Diego Velázquez

Tommaso è testimone dell’Ultima Cena[11], in modo particolare della Risurrezione[12], dell’Ascensione[13] e della Pentecoste[14].

Poco dopo essere stato accolto nel gruppo apostolico, Gesù lo invia presso Simone Zelote, appena guarito dalla lebbra, e presso gli altri lebbrosi di Gerusalemme, per annunciare loro la speranza portata dalla sua predicazione[15].

Anche in altre occasioni Tommaso manifesta una particolare sensibilità verso coloro che vivono nella sofferenza e nell’emarginazione:

[Dice Tommaso:] «Io credo che quando la tua Buona Novella potrà essere evangelizzata per il mondo, i primi ad accoglierla e i più numerosi saranno proprio gli schiavi, coloro che non hanno alcun conforto umano e che si rifugeranno nelle tue promesse per averne… E dico che, se a me toccherà proprio l’onore di predicarti, avrò uno speciale amore per questi infelici…».

«E farai bene, Toma», dice Gesù.

«Sì. Ma come li avvicinerai?».

«Oh! Sarò orafo per le dame e… maestro per gli schiavi delle stesse. Un orafo entra nelle case, o alla sua casa vengono i servi dei ricchi… e lavorerò… Due metalli: quelli della Terra per i ricchi… quelli degli spiriti per gli schiavi».

«Dio ti benedica per questi propositi, Toma. Persevera in essi…».

«Sì, Maestro». (EMV 434.2)

E questa idea di evangelizzare le anime grazie al proprio lavoro di orafo viene subito sperimentata a Nazaret:

Ritorna Abele di Betlemme di Galilea e trova ancora Tommaso che pensa, davanti al posto dove generalmente lavora, smuovendo sopra pensiero i suoi minuti capolavori di orafo.

«Hai trovato lavoro?», chiede il discepolo curvandosi su quegli oggetti minuti.

«Oh! ho fatto felici tutte le donne di Nazaret. Non avrei mai supposto che ci fossero tante fibbie, tanti bracciali e collane e gigli da aggiustare. Ho persino dovuto pregare Matteo di portarmi del metallo da Tiberiade. Mi sono fatto una clientela… ah! ah! (ride allegro) come neppure mio padre ce l’ha. Vero è che non chiedo denaro…».

«Ci rimetti tutto?».

«No. Prendo solo il valore del metallo. Il lavoro lo regalo».

«Sei generoso».

«No. Sono saggio. Non ozio. Do esempio di operosità e di distacco dal denaro e… predico… Taci! Credo di avere più predicato facendo così, senza dire una parabola, senza aver detto una parola nella sinagoga, che se avessi parlato di continuo. E poi… Faccio tirocinio. Mi sono promesso che col lavoro farò propaganda quando dovrò andare a predicare Gesù fra gli infedeli. E mi ci addestro».

«Sei sapiente come orafo e come apostolo».

«Mi sforzo d’esserlo per amore a Gesù (EMV 440.2)

E durante un soggiorno a Nazaret, Tommaso mette a frutto la propria abilità di orafo realizzando una spilla raffigurante i gigli delle valli, cioè il mughetto, che offre alla Vergine Maria. Sa che Maria probabilmente non la indosserà, ma ha voluto riprodurre quel fiore perché aveva udito Gesù paragonare l’umiltà del fiore all’umiltà di sua Madre[16]. Maria apprezza in modo particolare questo gesto, osservando:

E, inaspettata, l’offerta di Tommaso a Maria: una fibbia, noi diremmo spilla, per tenere raccolta la veste allo scollo, fatta di tre esili, aerei, perfetti steli di mughetto, raccolti in due foglie la cui esattezza con le vere è data dal metallo trattato da mano maestra.

«Tu non la porterai, Madre, lo so, ma accettala ugualmente. Mi è venuta voglia di farti questo da quando un giorno il mio Signore parlò di te paragonandoti ai gigli delle convalli… Io non ho fatto nulla per la tua casa… ma ho fatto questo per te, perché la lode del tuo Figlio fosse tradotta in simbolo per te che la meriti più di ogni donna. E se non ho potuto dare al metallo la morbidezza dello stelo vivo e la fragranza del fiore, il mio sincero, venerabondo amore per te lo ammorbidiscano come una carezza e lo profumino della mia devozione per te, Madre del mio Signore».

«Oh! Toma! È vero. Io non porto gioielli, parendomi cosa vana. Ma questo non è tale. Questo è amore del mio Gesù e del suo apostolo, e caro mi è. Lo guarderò ogni giorno e penserò al buon Toma, che tanto ama il suo Maestro da ritenere non solo la Dottrina sua, ma anche le sue più umili parole sulle cose più umili e sulle più umili, insignificanti persone. Grazie, Toma. Non per il valore, ma per il tuo amore, grazie!». (EMV 441.1)

Gesù si reca anche a Rama[17], dove incontra la famiglia di Tommaso: i suoi genitori, i fratelli e le sorelle. Tra queste viene menzionata anche la sorella gemella. L’apostolo, infatti, nel Vangelo di Giovanni[18] è chiamato con il soprannome di Didimo, termine greco Didymos che significa “gemello”. L’Opera di Maria Valtorta identifica questo appellativo con la condizione di gemello di Tommaso e ne presenta quindi anche la sorella.

Durante la permanenza a Rama, Gesù pronuncia il discorso relativo al numero degli eletti e alla porta stretta attraverso la quale occorre passare per entrare nel Regno di Dio[19].

In un’altra occasione, desideroso di rendere onore alla Vergine Maria, che aveva raggiunto il Figlio nel suo ritiro a Efraim, in Samaria, Tommaso manifesta ancora una volta la sua profonda devozione verso di lei:

Rientra in cucina anche lo Zelote, lui pure tutto ben ordinato nelle vesti, e dice: «Quel Toma! È proprio un artista. Con un nulla ha addobbato la stanza come per un pranzo di nozze. Andate a vedere». (EMV 566.3)

La sua sensibilità e la sua apparente prudenza non gli impediscono di dimostrare un notevole coraggio. Quando Gesù decide di tornare a Betania per risuscitare Lazzaro, pur sapendo che a Gerusalemme e nei dintorni cresce l’ostilità nei suoi confronti, Tommaso è colui che invita gli altri discepoli a seguirlo:

«E va bene! Andiamo pure! Moriremo tutti come è morto lui e come Tu vuoi morire», dice Tommaso rassegnato fatalista. (EMV 547.6)

Secondo Maria Valtorta, Tommaso insieme ad Andrea va’ a cercare l’asinello a Betfage, per l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme nel giorno della Domenica delle Palme[20].

Dopo l’arresto di Gesù, Tommaso fugge come gli altri apostoli[21] e non assiste alla Passione. Dopo aver vagato per le montagne della Galilea si rifugia nella grotta della Natività a Betlemme, dove viene ritrovato dal pastore Elia[22].

Profondamente sconvolto dagli avvenimenti, non riesce ad accettare la testimonianza degli altri apostoli sulla Resurrezione di Gesù. La sua difficoltà non nasce da una semplice incredulità nei confronti dell’evento, ma anche dalla convinzione che, dopo quanto accaduto, il Maestro non possa essere tornato proprio tra coloro che lo hanno abbandonato e tradito:

Tommaso non si scuote dal suo abbattimento. Crolla il capo, testardo. «Io non credo. Avete visto un fantasma. Siete tutti folli. Le donne per le prime. Un uomo morto, da sé non risorge».

«Un uomo no. Ma Egli è Dio. Non lo credi?».

«Sì. Lo credo che è Dio. Ma, appunto perché lo credo, penso e dico che, per quanto sia tanto buono, non può esserlo al punto di venire fra chi lo ha così poco amato. E dico che, per quanto sia tanto umile, deve averne basta di avvilirsi nella nostra carnaccia. No. Sarà, certo lo è, trionfante in Cielo e, forse, apparirà come spirito. Dico: forse. Non meritiamo neppure questo! Ma risorto in carne e ossa, no. Non lo credo».

«Ma se lo abbiamo baciato, visto mangiare, udito la voce, sentito la sua mano, visto le ferite!».

«Niente. Io non credo. Non posso credere. Dovrei vedere per credere. Se non vedo nelle sue mani il foro dei chiodi e non vi metto dentro il dito, se non tocco le ferite dei piedi e se non metto la mano dove la lancia ha aperto il costato, io non credo. Non sono un bambino o una donna. Io voglio l’evidenza. Quello che la mia ragione non può accettare lo rifiuto. E io non posso accettare questa vostra parola». (EMV 628.6)

Gesù Risorto appare nuovamente agli apostoli nel Cenacolo con Tommaso presente[12]. Il Signore lo rimprovera per la sua incredulità, invitandolo a toccare le sue piaghe. Tommaso aveva infatti dichiarato di non poter credere alla Risurrezione senza avere visto e toccato i segni della Passione. E di fronte al Risorto, Tommaso pronuncia allora la celebre professione di fede[23]:

«Signore mio e Dio mio!». (EMV 629.4)

Alla vigilia del suo transito beato, mentre ripercorre con Giovanni le caratteristiche dei diversi apostoli, la Vergine Maria definisce Tommaso con una semplice espressione:

«Tommaso il pacifico.» (EMV 649.)

Questa definizione completa il ritratto dell’apostolo delineato nell’Opera valtortiana: un uomo sensibile e riflessivo, capace di dubitare davanti a ciò che non comprende, ma anche di slanci di grande coraggio e, infine, di una fede esplicita e profondamente cristologica.

Origine del suo nome

L’incredulità di San Tommaso di Caravaggio

Il nome Tommaso deriva dall’aramaico T’oma o Ta’oma, termine che significa “gemello”. Non si tratta quindi, in origine, di un nome personale nel senso moderno del termine, ma di un appellativo legato alla condizione di chi è nato gemello.

Nell’Opera di Maria Valtorta, gli apostoli si rivolgono abitualmente a Tommaso chiamandolo Toma, che è la forma aramaica del suo nome. Questa forma è particolarmente frequente nei dialoghi tra gli apostoli e contribuisce a conservare nella narrazione il carattere semitico dei nomi e delle espressioni utilizzate dai personaggi.

Nei Vangeli, Tommaso è chiamato anche Didimo. L’evangelista Giovanni lo presenta infatti più volte come “Tommaso, detto Dìdimo”[18]. Il termine greco Didymos significa anch’esso “gemello” ed è quindi la traduzione greca dell’appellativo aramaico T’oma.

I due nomi hanno pertanto il medesimo significato: Tommaso (o Toma) dall’aramaico T’oma che significa “gemello”; Didimo dal greco Dídymos che significa “gemello”.

L’espressione evangelica “Tommaso, detto Dìdimo” può quindi essere intesa letteralmente come “Tommaso, chiamato Gemello”, oppure, considerando l’origine aramaica del primo appellativo, come una ripetizione dello stesso significato in due lingue diverse.

Nell’Opera di Maria Valtorta questo significato assume anche un preciso riferimento personale: Tommaso è infatti presentato come gemello, avendo una sorella gemella. Durante il soggiorno di Gesù a Rama, vengono infatti ricordati i suoi familiari, tra i quali la sorella con la quale è nato gemello. L’appellativo Didimo trova così, nel L’Evangelo come mi è stato rivelato, una spiegazione concreta nella sua storia personale.

Il nome Tommaso (o Toma) e l’appellativo Didimo esprimono dunque la stessa caratteristica, una volta in aramaico e l’altra in greco: quella di essere “il gemello”.

Dove lo incontriamo nell’Opera?

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Tommaso è presente lungo l’intero arco de L’Evangelo come mi è stato rivelato: compare infatti in tutti e dieci i volumi dell’Opera, dal primo, dove viene accettato da Gesù come discepolo, fino al decimo, nel quale è testimone della Resurrezione di Cristo assieme agli altri apostoli.

Di seguito sono riportati i capitoli nei quali Tommaso è presente o viene citato negli avvenimenti narrati:

La chiamata dei primi apostoli: EMV 53 EMV 54 EMV 55 EMV 56

Viaggio apostolico in Giudea: EMV 66 EMV 70

La scelta degli ultimi apostoli: EMV 91 EMV 92 EMV 93 EMV 94 EMV 95 EMV 96 EMV 97

Alla ricerca dei Pastori della Natività: EMV 98 EMV 99 EMV 100 EMV 102 EMV 103 EMV 104 EMV 105 EMV 108 EMV 109

In Giudea prima della vita comunitaria: EMV 110 EMV 111 EMV 112 EMV 114 EMV 115 EMV 116 EMV 117 EMV 118

I Discorsi dell’Acqua Speciosa: EMV 119 EMV 120 EMV 121 EMV 122 EMV 123 EMV 124 EMV 125 EMV 126 EMV 127 EMV 128 EMV 129 EMV 130 EMV 131 EMV 132

La festa delle Encenie: EMV 133 EMV 134 EMV 135 EMV 136 EMV 137 EMV 138 EMV 139 EMV 140 EMV 141 EMV 142

In Samaria: EMV 143 EMV 144 EMV 145 EMV 146 EMV 147 EMV 149

Le donne discepole: EMV 153 EMV 154 EMV 155 EMV 157 EMV 158

L’elezione dei Dodici ad apostoli: EMV 160 EMV 162 EMV 164 EMV 165 EMV 166

I Discorsi della Montagna: EMV 169 EMV 170 EMV 171 EMV 172 EMV 173 EMV 174 EMV 176

Apostolato in Galilea: EMV 177 EMV 178 EMV 179 EMV 180 EMV 181 EMV 182 EMV 183 EMV 184 EMV 186

In viaggio verso Gerusalemme per la Pasqua: EMV 187 EMV 188 EMV 189 EMV 190 EMV 191 EMV 192 EMV 193 EMV 194 EMV 195 EMV 196 EMV 197 EMV 198 EMV 199 EMV 201 EMV 202 EMV 203

Apostolato in Giudea: EMV 205 EMV 206 EMV 207 EMV 208 EMV 210 EMV 211 EMV 212 EMV 213 EMV 214 EMV 215

Apostolato in Filistea: EMV 216 EMV 217 EMV 218 EMV 219 EMV 220 EMV 221 EMV 222 EMV 223 EMV 224 EMV 225

La conversione di Maria Madddalena: EMV 228 EMV 230 EMV 232 EMV 233 EMV 235 EMV 237 EMV 238 EMV 239 EMV 240 EMV 241 EMV 242 EMV 243 EMV 244 EMV 247 EMV 248 EMV 249 EMV 250 EMV 251 EMV 252 EMV 253 EMV 254 EMV 255

Invio degli apostoli e dei discepoli in missione: EMV 256 EMV 257 EMV 260 EMV 261 EMV 262 EMV 265 EMV 268 EMV 269 EMV 271 EMV 272 EMV 273 EMV 274 EMV 275 EMV 276 EMV 277 EMV 278 EMV 279 EMV 280

Viaggio nei territori Oltre Giordano: EMV 281 EMV 284 EMV 296 EMV 297 EMV 298 EMV 299 EMV 300 EMV 301 EMV 302

Fine del secondo anno di Vita pubblica: EMV 309

Ai confini della Fenicia: EMV 334 EMV 335 EMV 336 EMV 338 EMV 339 EMV 340 EMV 341 EMV 342 EMV 343 EMV 344 EMV 345 EMV 346 EMV 347

La Transfigurazione sul monte Tabor e il discorso sul Pane del Cielo: EMV 348 EMV 349 EMV 350 EMV 351 EMV 352 EMV 353 EMV 354 EMV 355 EMV 356 EMV 357 EMV 358 EMV 359 EMV 360 EMV 361 EMV 362 EMV 363

La penultima Pasqua: EMV 364 EMV 365 EMV 366 EMV 367 EMV 368 EMV 369 EMV 370 EMV 371 EMV 372 EMV 374 EMV 375 EMV 376 EMV 377 EMV 378

In Giudea: EMV 379 EMV 380 EMV 381 EMV 382 EMV 383 EMV 384 EMV 385

Addio in Giudea: EMV 386 EMV 387 EMV 388 EMV 389 EMV 390 EMV 391 EMV 392 EMV 393 EMV 394 EMV 398 EMV 399 EMV 402 EMV 403

La Piana di Saron: EMV 404 EMV 405 EMV 406 EMV 407 EMV 408 EMV 410 EMV 411 EMV 412

Pentecoste, Decapoli e Piana di Esdrelon: EMV 413 EMV 414 EMV 415 EMV 416 EMV 417 EMV 418 EMV 419 EMV 420 EMV 421 EMV 422 EMV 423 EMV 424 EMV 425 EMV 426 EMV 427 EMV 428 EMV 429 EMV 430 EMV 430 EMV 431 EMV 432

Estate a Nazaret: EMV 433 EMV 434 EMV 435 EMV 436 EMV 439 EMV 440 EMV 441 EMV 443 EMV 444 EMV 445 EMV 446 EMV 447 EMV 448 EMV 449 EMV 450 EMV 451 EMV 452 EMV 453 EMV 454 EMV 455 EMV 456 EMV 457 EMV 458 EMV 459 EMV 460 EMV 461 EMV 462 EMV 463 EMV 465

In siro-fenicia: EMV 466 EMV 467 EMV 469 EMV 470 EMV 471 EMV 472 EMV 473 EMV 474 EMV 475 EMV 476 EMV 477

In viaggio verso Gerusalemme: EMV 482 EMV 483

La festa dei Tabernacoli: EMV 488 EMV 490

A Moab e in Giudea: EMV 496 EMV 497 EMV 498 EMV 500 EMV 503 EMV 504 EMV 505 EMV 508 EMV 511 EMV 519 EMV 520 EMV 522

La festa della Dedicazione: EMV 527 EMV 528 EMV 529 EMV 531 EMV 532 EMV 535 EMV 537 EMV 538

Morte e resurrezione di Lazzaro: EMV 545 EMV 547 EMV 550

Esilio in Samaria: EMV 551 EMV 552 EMV 553 EMV 554 EMV 566 EMV 567 EMV 568 EMV 571 EMV 575

Preparazione alla Passione: EMV 577 EMV 582 EMV 584 EMV 586

La Settimana Santa: EMV 590 EMV 595 EMV 596 EMV 597 EMV 598 EMV 600

Passione e Morte: EMV 602

Domenica di Resurrezione: EMV 621

Dalla Resurrezione all’Ascensione: EMV 628 EMV 629 EMV 630 EMV 631 EMV 633 EMV 634 EMV 635 EMV 636 EMV 638

Fine del ciclo messianico: EMV 639 EMV 640 EMV 649 EMV 651

Da altre opere di Maria Valtorta

I Quaderni del 1943
Cover libro Centro Editoriale Valtortiano

[Dice Gesù]: «Beati coloro che credono senza avere visto, ho detto[24] a Tommaso, e lo ridico a tutti i curiosi e gli increduli della Terra. Non c’è bisogno di prove per credere alla seconda vita, che - intanto sappiatelo - non è come arzigogolate voi, ma come ho detto Io: una seconda vita, una, non più e più vite. Siete uomini e non chicchi di grano che, riseminati, germogliano una, due, dieci, cento volte per quante sono seminati.

Non c’è bisogno di prove. Basta la mia Parola. Ché, se dite di credere ad essa e poi cercate prove soprannaturali per credere, voi mentite e mi date del mentitore. Mentite perché colla bocca dite di credere e con la mente non ci credete e cercate prove. Mi date del mentitore perché il vostro cercare prove porta in sé il pensiero, sottotaciuto ma vivissimo, che Io posso aver detto cosa non vera.

A punizione di tali inutili, pericolose, stolte curiosità e di tali irriverenti e sacrileghi pensieri, Io permetto che nei disgraziati indagatori di ciò che non è necessario all’uomo indagare si crei confusione mentale, turbamento di spiriti e grave ferita alla Fede nei migliori di essi, morte della Fede e dello spirito nei peggiori». (Q43, 11 settembre)

[Dice Gesù]: «Oh! beati i credenti e i contenti senza bisogno di troppe prove, beati coloro che riposano sulla parola del Signore anche se par loro oscura e non si procurano i tormenti di Tommaso, che soffrì più giorni degli altri per non credere alla mia Risurrezione, ed altri giorni poi per il pentimento di non aver creduto altro che dopo aver constatato!». (Q43, 9 dicembre)


I Quaderni del 1944
Cover libro Centro Editoriale Valtortiano
  • ‘visione’ del 2 gennaio. Lo stesso giorno, ore 23:

[Scrive Maria Valtorta:] Poi un gruppo di uomini sui 40 anni, in cui certo sarà Andrea, Tommaso, Matteo e i due Giacomi. (Q44, 2 gennaio)

  • ‘dettato’ del 5 gennaio. Lo stesso giorno, ore 23:

[Dice Gesù]: «La vostra leggenda dice[25] che nell’arca di Maria, riaperta per Tommaso, v’erano unicamente dei fiori. Il sepolcro di Maria non inghiottì la salma. Non vi era la salma di Maria. Maria non è morta. Ella è stata ricongiunta col suo corpo allo spirito che l’aveva preceduta. Invertendo le leggi abituali per cui l’estasi finisce quando lo spirito torna nel corpo, fu il corpo di Maria che ritornò allo spirito dopo una sosta sul letto funerario.

Tutto è possibile a Dio. Io sono uscito dal sepolcro senza altri aiuti che il mio potere. Maria venne a Me senza conoscere il sepolcro col suo orrore di putredine. È uno dei più fulgidi miracoli di Dio.

Voi non avete reliquie del corpo e della tomba di Maria perché Maria non ebbe tomba. Il suo Corpo è assunto al Cielo. Là vi aspetta pregando il suo Figlio per voi». (Q44, 5 gennaio)

[Scrive Maria Valtorta:] “Lazzaro è morto. Ho atteso che fosse morto per andar là, non per lui e le sorelle. Ma per voi. Perché crediate. Perché cresciate nella fede. Andiamo da Lazzaro”.

“Va bene. Andiamo pure. Moriremo tutti come è morto lui e come Tu vuoi morire”.

Tommaso, Tommaso, e voi tutti che nell’interno avete critiche e brontolii, sappiate che chi vuol seguire Me deve avere per la sua vita la stessa cura che ha l’uccello per la nuvola che passa. Lasciarla passare a seconda che il vento la porta. Il vento è la volontà di Dio, il quale può darvi o levarvi la vita a suo piacere, né voi ve ne avete a rammaricare, come non se ne rammarica l’uccello della nube che passa, ma canta ugualmente, sicuro che dopo tornerà il sereno. Perché la nuvola è l’incidente, il cielo è la realtà. E il cielo resta sempre azzurro anche se le nuvole sembrano farlo grigio. È e resta azzurro oltre le nubi. Così è della Vita vera. È e resta anche se la vita umana cade. Chi vuol seguirmi non deve conoscere ansia della vita e paura per la vita. Vi mostrerò come si conquista il Cielo. Ma come potrete imitarmi se avete paura di venire in Giudea, voi a cui nulla sarà fatto di male, ora? Avete scrupolo di mostrarvi con Me? Siete liberi di abbandonarmi. Ma se volete restare dovete imparare a sfidare il mondo, con le sue critiche, le sue insidie, le sue derisioni, i suoi tormenti, per conquistare il Regno mio. Andiamo”. (Q44, 23 marzo)

  • ‘visione’ di Santa Cecilia e suo marito San Valeriano del 22 luglio. Festività di S. Maria Maddalena:

[Scrive Maria Valtorta:] La voce di Cecilia è come musica d’arpa nel leggere quelle pagine e Valeriano le ascolta prima stando seduto col capo appuntellato alle mani, posando i gomiti sui ginocchi, ancora un poco sospettoso e incredulo, poi appoggia il capo sulla spalla della sposa e a occhi chiusi ascolta attentamente e, quando lei smette, supplica: “Ancora, ancora”. Cecilia legge brani di Matteo e Luca, tutti atti a persuadere sempre più lo sposo, e termina tornando a Giovanni, del quale legge dalla lavanda in poi.

Valeriano ora piange. Le lacrime cadono senza sussulti dalle sue palpebre chiuse. Cecilia le vede e sorride, ma non mostra notarle. Letto l’episodio di Tommaso incredulo, ella tace…

E restano così, assorti l’una in Dio, l’altro in sé stesso, sinché Valeriano grida: “Credo. Credo, Cecilia. Solo un Dio vero può aver detto quelle parole e amato in quel modo. Portami dal tuo Pontefice. Voglio amare ciò che tu ami. Voglio ciò che tu vuoi. Non temere più di me, Cecilia. Saremo come tu vuoi: sposi in Dio e qui fratelli. Andiamo, ché non voglio tardare a vedere ciò che tu vedi: l’angelo del tuo candore”. (Q44, 22 luglio)

Dice Gesù: «Una volta, le prime volte che ti fui Maestro, ti ho parlato della funzione tua e delle anime tue simili. Ho detto: “Voi siete i portatori e i parafulmini”.

Portate Cristo fra i fratelli, ostensori vivi e pulpiti di carne, perché il mondo mi veda e da essi Io possa parlare alle turbe di cui ho pietà[27]. Ma siete anche parafulmini che stornate le sventure con la presenza vostra. Non perché sia vostra, ma perché voi attirate Me e dove Io sono non è sventura ma protezione.

Dovresti esserne persuasa, ora, di questo. Il tuo Direttore ne era convinto perché è meno Tommaso[28] di te, e anche per questo ti voleva con lui. Il mondo non sa, ma Io so e posso fare un miracolo continuo in favore e intorno ai miei prediletti di cui ho amore e ai quali mi volgo per averne servizio.

Avrei anche da ripeterti un rimprovero già fatto[29], ma sei già accasciata perché vedi le conseguenze del tuo avere preferito la Terra, con le sue voci di sangue, al Cielo con le sue luci di spirito. Sopra il sangue e gli affetti ci sono sempre lo spirito coi suoi bisogni e Gesù. Ricordalo. L’ho detto e lo ripeto: “Sei perdonata del tuo errore perché l’hai commesso per motivo di carità. Ma non vi ricadere mai più”. La tua carità deve esulare anche dall’ombra più lieve della umanità. Deve essere perciò carità universale per cui ti sono uguali nell’amore attivo i parenti come gli sconosciuti. Non sei più Maria Valtorta: sei il mio “portavoce”». (Q44, 10 settembre)


I Quaderni del 1945-1950
Cover libro Centro Editoriale Valtortiano

E questo è Tommaso

[Segue il capitolo 628 dell’opera L’Evangelo come mi è stato rivelato]

Dice Gesù: «Piccolo Giovanni, il ciclo è finito. Dopo questo metterete l’Apparizione a Tommaso incredulo avuta il 9-8-44. Ma quando sarà scritto tutto il Vangelo dovrà ancora molto aggiungersi nei giorni delle Palme, del lunedì, martedì, mercoledì pasquale e della mattina del giovedì, come ho detto dal principio.

Le parti da inserire, prese da quanto vedesti lo scorso anno, te le ho già indicate. Se P.M. crede, può mettere i dettati dello scorso anno che ora ti indico. Ossia: […]

Il ritorno di Tommaso 7-4, Apparizione a Tommaso 9-8-44.

E qui il Padre metterà il dettato dello scorso anno a commento dei miei dolori 2 P 22 per chiusura del lavoro».

[Segue il brano 14 del capitolo 613 dell’opera L’Evangelo come mi è stato rivelato] (Q45, 7 aprile)

[Dice l’interno ammonitore[30]:] «E qui, dall’Eterna Sapienza, mi viene dato ordine di dare un consiglio: quando Padre Romualdo abbia presso di sé Superiori dell’Ordine, o altre persone di provata e sicura fede non solo in Dio, ma nell’opera di Dio in te, non vieti loro di conoscerti e di interrogarti. Una cosa penosa. Ma gli uomini anche più buoni sono degli eterni Tommasi[31]. Si persuadono solo vedendo. Che? Ma lo strumento che è semplice e che è equilibrato in ogni ora e azione. E ancora questo consiglio. Che ad un animo giusto di Ordinario, che prendesse cura di esaminare gli scritti e chiedesse spiegazioni e conoscenze di te che non ti puoi muovere e andare, sia portata come prova principale quella dei Belfanti e, all’occorrenza, si mettano i medesimi in relazione con colui che esamina. La deposizione di Giuseppe B. è di capitale importanza. Ve ne è già una? Non importa. Ripetuta a distanza di tempo non può che acquistare sempre maggior valore». (Q46, 9 gennaio)


Libro di Azaria
Cover libro Centro Editoriale Valtortiano
  • ‘dettato’ del 28 aprile 1946, Domenica in Albis:

[Azaria parla:] «Perciò, chi accetta queste testimonianze, della Terra e del Cielo, crede che Gesù Cristo è il Redentore, Salvatore, Giudice, è il Figlio di Dio, e perciò ha in sé la testimonianza di Dio. Ma quelli che dicono di credere in Dio, e respingono la fede nella Ss. Divinità e Umanità del Cristo, non hanno in sé la Fede e perciò sono separati da Dio, offensori a Dio, morti a Dio.

Per essi è nullo il precederli del Risorto nel Regno dei Cieli. Per essi è nullo il continuo mostrarsi di Cristo nelle opere dei Servi di Dio e della Chiesa da Lui fondata. Inutili sono le parole di augurio divino. Non è pace in chi non crede. Inutile anche il mostrarsi di Dio. Lo respingono come un delirio. Perduta la fede, o anche semplicemente sgretolata dai razionalismi di una scienza arida, non è più possibile ammettere che Dio è Onnipotente e perciò anche i miracoli, quale che sia la loro forma e natura, sono negati. Oh! a quanti potrebbe Gesù Ss. dire le parole dette a Tommaso: “Vieni qui, constata, e non essere incredulo, ma fedele!”.

Il mondo rigurgita di Tommasi! Ebbene il mio Signore mi fa dire, a quelli che per superbia - questa è la mala pianta che estingue la fede - non possono ammettere altro che ciò che capiscono, dimenticando che Dio è Infinito in tutto e loro in tutto sono limitati: “Beati coloro che sanno credere anche senza comprendere il perché di una cosa”. Beati per la loro semplicità, per la loro umiltà. Beati per il loro abbandono.

Beati sempre, anche se, per caso, potessero essere ingannati.

Perché veramente il tranello peserebbe su chi l’ha ordito, e non su chi nel tranello è caduto». (Azaria, Lezione X)


Lezioni sull’Epistola di Paolo ai Romani
Cover libro Centro Editoriale Valtortiano
  • ‘dettato’ del 16 giugno 1950, Lezione 39ª. Festa del S. Cuore:

Dice il Divinissimo Autore: «Nessuno può arrogarsi di fare osservazioni né imposizioni a Dio, anche se gli pare ingiusto il modo tenuto da Dio verso singoli, nazioni, o umanità tutta, a meno di divenire sacrilego, o di dimostrarsi incredulo.

Perché veramente coloro che non credono che una cosa può esser da Dio se non vedono una manifestazione divina, oltre ad imitare la colpa di Tommaso apostolo - colpa d’uomo non ancora confermato nella fede nel Cristo, anzi scosso nella stessa dalla cattura e morte ignominiosa del Cristo - ripetono la colpa, non perdonabile e non perdonata, dei Farisei, principi dei Sacerdoti, Scribi, e di chiunque che, nel momento della consumazione del più grande sacrificio d’amore di Dio, Infinita Carità, esigevano, per credere - né poi sarebbe loro bastato, ché avrebbero detto: “Lo fece perché è un satana, e Belzebù lo ha aiutato” - che il Cristo scendesse di croce e si salvasse.

Nessuno può fare osservazioni o imposizioni a Dio. Perché Dio è Dio, e tutto - le persone e le cose passate, presenti e future - sono un nulla rispetto a Lui. Unico e Trino, Immenso, Perfetto, in tutte le sue Tre Persone e nella sua Unità mirabile, come nei suoi Attributi ed Atti». (Lezione 39ª: Rm 9,14-18)

Per saperne di più su questo personaggio

Dizionario dei personaggi dell’Evangelo secondo Maria Valtorta

Questo paragrafo è parzialmente estratto dal volume in lingua francese: Dizionario dei personaggi dell’Evangelo secondo Maria Valtorta[32]:

La Chiesa cattolica caldea dell’Iraq rivendica la propria fondazione a san Tommaso.

Secondo Eusebio di Cesarea, egli evangelizzò i Parti, il cui impero si estendeva dagli attuali Iran e India, come riportano anche gli Atti di Tommaso, un testo apocrifo del III secolo[33]. Avrebbe convertito il re Goudnaphar (o Gondofare), che regnava sull’Afghanistan e su una parte dell’attuale Pakistan. Tommaso avrebbe predicato il Vangelo in India, dove avrebbe fondato una Chiesa nel Kerala, oggi chiamata Chiesa di San Tommaso. Avrebbe poi proseguito la sua missione fino in Cina.

Sarebbe stato martirizzato a Calamina, presso Madras. I cristiani di quella regione venerano la sua tomba da tempo immemorabile. San Gregorio di Tours ne riferisce a sostegno la testimonianza di un sacerdote che vi si recò nel VI secolo[34].

Le sue reliquie sarebbero state trasferite a Edessa, in Mesopotamia, e successivamente in Italia, a Ortona, in Abruzzo, di cui è patrono.

Nel 1972, papa Paolo VI lo proclamò apostolo e patrono dell’India. La sua festa si celebra il 3 luglio.

Note

  1. EMV 490.7
  2. EMV 114.1
  3. EMV 262.8
  4. Vangelo di Giovanni: Gv 2,13-21
  5. EMV 54.4
  6. EMV 545.6
  7. 7,0 7,1 EMV 218.2
  8. nel terzo periodo di 4 mesi
  9. EMV 195.4
  10. EMV 118.2
  11. EMV 600
  12. 12,0 12,1 EMV 629
  13. EMV 638.16-23
  14. EMV 640
  15. EMV 55.3
  16. EMV 412.3
  17. EMV 363
  18. 18,0 18,1 Vangelo di Giovanni: Gv 11,16; Gv 20,24; Gv 21,2
  19. Vangelo di Matteo: Mt 7,13-14; Vangelo di Luca: Lc 13,23-30
  20. EMV 589.9
  21. EMV 602.22
  22. EMV 628.5
  23. Vangelo di Giovanni: Gv 20,28
  24. in Giovanni 20,29.
  25. Il riferimento è alla tradizione secondo cui Tommaso, giunto in ritardo alla sepoltura di Maria, chiese di riaprire il sepolcro per vedere il suo corpo. Il racconto si trova nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, nel capitolo sull’Assunzione della Vergine Maria; il sepolcro viene riaperto e vi si trovano soltanto dei fiori.
  26. che riguarda la resurrezione di Lazzaro (Giovanni 11,1-46). Di nuovo “vista” e scritta nel dicembre 1946 in forma molto più ampia e particolareggiata, occupa tre capitoli dell’opera maggiore: EMV 545, EMV 547 e EMV 548.
  27. come in Matteo 9,36; Marco 6,34.
  28. cioè meno incredulo, come in Giovanni 20,26-29.
  29. il 29 giugno.
  30. espressione ricorrente, è una sorta di intuizione o voce interna, di cui la scrittrice ha dato la spiegazione il 29 gennaio 1944. Il 15 gennaio 1946, la scrittrice svelerà che è il suo angelo custode, al quale potrà dare finalmente un nome: Azaria.
  31. cioè increduli come l’apostolo Tommaso: Giovanni 20,26-29.
  32. Dictionnaire des personnages de l'évangile selon Maria Valtorta, di mons. René Laurentin, François-Michel Debroise, Jean-François Lavère, Éditions Salvator, 2012.
  33. Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica, III, § 1,1.
  34. San Gregorio di Tours, Alla gloria dei Martiri.