Gioacchino

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San Gioacchino
Gioacchino di Lorenzo Ferri dal volume “Valtorta and Ferri

Gioacchino è un giudeo della stirpe di Davide costretto a trasferirsi a Nazaret.

Sposa Anna, della stirpe di Aronne, dalla quale avrà la Vergine Maria. In questo modo, secondo quanto riferito nel L’Evangelo come mi è stato rivelato di Maria Valtorta, nella discendenza di Gesù confluiscono la linea regale di Davide e la linea sacerdotale di Aronne.

Gioacchino e Anna vengono allontanati dalla terra dei loro antenati a causa di una persecuzione politica, che li riduce in condizioni di estrema povertà. Alla persecuzione si aggiungono altre prove: “E ancora e ancora. Malattie, calamità di intemperie, prepotenze di potenti… tanti colpi di ariete nel debole castello della loro modesta prosperità”[1].

Gioacchino inoltre è sacerdote, in quanto custode dell’Arca di Dio, identificata nell’Opera con la Beata Vergine Maria:

[Dice Gesù:] «Perché era un giusto, Gioacchino. Tanto da meritare quella paternità. Ed era un umile. Non vi è infatti giustizia dove è superbia. Lui era giusto ed umile. Consolò la Figlia per amor di padre. L’istruì per sapienza di sacerdote, ché tale era essendo tutore dell’Arca di Dio. La consacrò come pontefice del titolo più dolce: “La Senza Macchia”». (EMV 196.8)

Alla povertà e alle altre difficoltà si aggiunge la prova della sterilità. Essa, tuttavia, non incrina né l’amore reciproco dei due coniugi né la loro fede in Dio. Come il personaggio biblico Anna, moglie di Elkana[2] e madre di Samuele, e Elisabetta, madre di Giovanni Battista, anche Anna concepisce in tarda età, dopo aver consacrato al Tempio la figlia che avrebbe ricevuto.

Quando Maria ha tre anni, Gioacchino la conduce al Tempio[3] per adempiere alla promessa fatta a Dio. Da quel momento non la rivedrà più. Muore in seguito, malato[4].

Un vecchio affatto, ora, Gioacchino. Chi lo vede deve pensarlo nonno e forse bisnonno della piccolina che egli ha per mano. La pena di perderla dà al povero padre un passo strascicante, una lassezza di tutto il portamento che lo invecchia di un vent’anni, e il viso pare quello di un malato oltre che vecchio, tanto è stanco e triste, con la bocca che ha un lieve tremito fra le due rughe, che sono così marcate oggi, ai lati del naso. (EMV 8.1)

Carattere ed aspetto fisico

Carta della Palestina: Nazaret

Nel L’Evangelo come mi è stato rivelato, Gioacchino è descritto da Maria Valtorta come “un uomo anziano, un poco più basso di Anna, con una testa di folti capelli tutti bianchi. Un viso chiaro, dalla barba tagliata in quadrato, con due occhi azzurri come turchesi fra ciglia di un castano chiaro quasi biondo”[5].

Nonostante i molti anni di matrimonio, gli sposi conservano un amore reciproco profondo e delicato. Maria Valtorta descrive infatti lo sguardo affettuoso con cui Gioacchino ricambia un gesto di casto affetto della moglie Anna, mentre i due parlano del piccolo Alfeo[5].

Gioacchino inoltre viene ricordato come un uomo generoso verso i poveri, ai quali donava fino alla metà dei suoi raccolti. A proposito della sua consuetudine Giacomo di Alfeo racconta:

«Ma figurati! Avevamo cominciato a parlare di Giuseppe d’Arimatea e abbiamo finito a parlare dell’antico podere di Gioacchino a Nazaret e del suo costume, finché poté farlo, di prendere metà raccolti per sé e dare il resto ai poveri, cosa che i vecchi di Nazaret ricordano così bene. Quante astinenze quei due giusti di Anna e Gioacchino! Per forza hanno ottenuto il miracolo della Figlia, di quella Figlia!… E con Gesù rievocavo quando si era bambini…». (EMV 410.6)

Percorso apostolico

Maria Bambina con i genitori di Lorenzo Ferri dal volume “Valtorta and Ferri

Un episodio particolarmente significativo della figura di Gioacchino si trova nel L’Evangelo come mi è stato rivelato durante il periodo della Nascita e Vita nascosta di Maria. La scena è ambientata nella casa di Nazaret. Maria è “una bambina di non ancora tre anni”[6], che conversa con la madre Anna sul Messia promesso al popolo di Israele, manifestando il desiderio di consacrarsi interamente a Dio e anticiparne la venuta. Nel corso del dialogo però, pone ad Anna una domanda apparentemente paradossale:

«Dimmi, mamma. Si può esser peccatrici per amore di Dio?».

«Ma che dici, tesoro? Io non comprendo».

«Voglio dire: peccare per poter essere amata da Dio che diviene Salvatore. Si salva chi è perduto. Non è vero? Io vorrei esser salvata dal Salvatore per avere il suo sguardo d’amore. Per questo vorrei peccare, ma non fare peccato che lo disgusti. Come può salvarmi se non mi perdo?». (EMV 7.5)

Anna è sbalordita e rimane senza risposta, interviene Gioacchino, che ha ascoltato la conversazione avvicinandosi silenziosamente. Il padre spiega alla figlia che Dio può salvare una persona anche prima che cada nel peccato, proprio come egli stesso ha appena salvato un piccolo passerotto prima che precipitasse nell’acqua della fonte:

«In verità, piccolo amore. Guarda. Io ti portavo ora questo piccolo passero volato, al suo primo volo, presso la fonte. Avrei potuto lasciarlo, ma le sue deboli ali e le zampine di seta non avevano forza di sollevarsi a nuovo volo o di rattenerlo sulle pietre muscose che scivolano. Sarebbe caduto nella fonte. Non ho aspettato che avvenisse. L’ho preso e te lo dono. Ne farai ciò che vuoi. Il fatto è che è stato salvato prima di cadere nel pericolo. Lo stesso, Dio ha fatto con te. Ora dimmi, Maria. Ho amato più il passero salvandolo prima, o l’avrei amato di più salvandolo poi?».

«Ora l’hai amato, perché non hai permesso si facesse male coll’acqua gelata».

«E Dio ti ha amata di più, perché ti ha salvata avanti che tu peccassi». (EMV 7.5)

Maria comprende immediatamente l’insegnamento e riconosce che Dio l’ha amata e salvata “avanti” che peccasse. Gioacchino le offre così, attraverso un semplice esempio tratto dalla natura, una spiegazione della particolare grazia ricevuta dalla figlia: non una salvezza successiva alla caduta, ma una salvezza che la preserva dal peccato.

L’episodio costituisce così uno dei momenti più delicati dell’infanzia di Maria narrati nell’Opera valtortiana e presenta Gioacchino non solo come padre affettuoso, ma anche come uomo di fede e guida spirituale della figlia.

E l’uccellino salvato da Gioacchino e donato a Maria bambina, rimarrà a consolare i nonni di Gesù dopo l’allontanamento della figlia amata, come racconta lo stesso Gesù ai suoi apostoli:

Un giorno, udite, mi raccontava di quando era una fanciullina. Non aveva ancora tre anni perché ancora non era nel Tempio, e il cuore le si frangeva d’amore dando, come fiore e uliva pigiati e franti nel torchio, tutti i suoi oli e i suoi profumi. E in un delirio d’amore diceva alla madre sua che voleva esser vergine per piacere di più al Salvatore, ma che avrebbe voluto essere peccatrice per potere essere salvata, e quasi piangeva perché la madre non la capiva e non sapeva dirle come si può fare ad essere la “pura” e la “peccatrice” insieme. Le dette pace suo padre portandole un piccolo passero che egli aveva salvato mentre pericolava sull’orlo di una fontana. Le fece la parabola dell’uccellino2 , dicendo che Dio l’aveva salvata in anticipo e che perciò Lei lo doveva benedire due volte. E la piccola Vergine di Dio, la grandissima Vergine Maria, esercitò la sua prima maternità spirituale su quel nidiace che Ella rese al volo quando fu forte, ma che non lasciò mai più l’orto di Nazaret, consolando coi suoi voli e coi suoi cinguettii la triste casa e i tristi cuori di Anna e Gioacchino dopo che Maria fu nel Tempio. Morì poco prima che spirasse Anna… Aveva finito il suo compito… (EMV 196.3)

Un ‘dettato’ di Gesù a Maria Valtorta, interamente dedicato ai suoi nonni, è presente nel L’Evangelo come mi è stato rivelato con il titolo “La morte di Gioacchino e Anna fu dolce, dopo una vita di sapiente fedeltà a Dio nelle prove”:

[Dice Gesù:] «Così la morte dei nonni miei. Come era giusto fosse per la loro santa vita. Per la santità hanno meritato d’essere i primi custodi della Amata di Dio e, solo quando un Sole più grande si mostrò nel loro vitale tramonto, essi intuirono la grazia che Dio aveva loro concessa». (EMV 9.5)

Origine del suo nome

Presentazione di Maria al Tempio di Lorenzo Ferri dal volume “Valtorta and Ferri

Gioacchino deriva dall’ebraico Yəhôyāqîm, (traslitterato anche Yehoyaqim o Yehoyakhin), nome composto dal riferimento al nome divino YHWH e dalla radice ebraica qum, «alzare», «innalzare», «far sorgere» o «stabilire». Il significato può pertanto essere reso come “Il Signore innalza”, “Il Signore suscita” o, secondo una traduzione più libera, “L’Eterno suscita”.

Nelle diverse tradizioni linguistiche e nelle traslitterazioni dall’ebraico il nome compare in numerose forme[7]. La forma italiana “Gioacchino” appartiene alla tradizione onomastica cristiana e non costituisce una semplice traslitterazione moderna dell’ebraico.

Il nome è attestato anche nella Bibbia. Il personaggio più noto è Ioiakim (Gioiakim), re di Giuda all’inizio del VI secolo a.C., menzionato in particolare nei libri dei Re, delle Cronache e nel libro di Geremia. Il nome compare inoltre in riferimento ad altri personaggi dell’Antico Testamento.

Dove lo incontriamo nell’Opera?

Volume 1: EMV 2 EMV 3 EMV 4 EMV 5 EMV 6 EMV 7 EMV 8 EMV 9 EMV 10 EMV 12 EMV 13 EMV 14 EMV 68

Volume 2: EMV 100

Volume 3: EMV 196 EMV 208

Volume 4: EMV 264 EMV 279

Volume 5: EMV 354

Volume 6: EMV 410

Volume 9: EMV 577

Per saperne di più su questo personaggio

Santi Anna e Gioacchino
Gioacchino e Anna di Lorenzo Ferri dal volume “Valtorta and Ferri”[8]

I nomi dei genitori della Vergine Maria non sono riportati nei Vangeli canonici. Gioacchino e Anna sono conosciuti attraverso la tradizione cristiana antica e, in particolare, attraverso il Protovangelo di Giacomo, uno scritto apocrifo risalente al II secolo, che narra la nascita e l’infanzia di Maria e presenta con questi nomi i suoi genitori.

La devozione verso san Gioacchino e sant’Anna si è sviluppata progressivamente nella Chiesa. La loro memoria liturgica è celebrata il 26 luglio nella Chiesa cattolica. Nel 2021, papa Francesco ha istituito la “Giornata mondiale dei nonni e degli anziani”, celebrata ogni anno la quarta domenica di luglio, in prossimità della memoria liturgica dei santi Gioacchino e Anna, tradizionalmente venerati come i “nonni” di Gesù.

Gioacchino è venerato come padre della Vergine Maria e, di conseguenza, come nonno materno di Gesù.

Secondo la tradizione cristiana, Gioacchino e Anna attesero a lungo la nascita della loro unica figlia, dopo un periodo di sterilità. Il racconto della loro vicenda presenta così elementi di analogia con altre nascite narrate nella Bibbia, avvenute dopo una lunga attesa e attribuite a un particolare intervento di Dio.

Nel L’Evangelo come mi è stato rivelato, Maria Valtorta presenta Gioacchino come appartenente alla stirpe di Davide, mentre Anna è descritta come appartenente alla stirpe sacerdotale di Aronne. In questo modo, secondo la rappresentazione offerta dall’Opera, nella persona della Vergine Maria confluiscono la discendenza regale di Davide e quella sacerdotale di Aronne.

Questo elemento assume particolare rilievo nella narrazione valtortiana, poiché Gesù riceve la propria natura umana da Maria. L’Opera valtortiana collega quindi la discendenza davidica di Gesù alla genealogia materna attraverso Maria, presentata come appartenente alla stirpe regale.

La questione della discendenza davidica di Gesù è presente anche nel Nuovo Testamento, dove Egli viene indicato come “Figlio di Davide”. Tra i passi che richiamano tale appartenenza si trovano:

  • Vangelo secondo Luca: “Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre” (Lc 1,32)
  • Vangelo secondo Giovanni: “Non dice la Scrittura: Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo?” (Gv 7,42)
  • Atti degli Apostoli: “Dalla discendenza di lui[9], secondo la promessa, Dio inviò, come salvatore per Israele, Gesù”. (At 13,23)
  • Lettera ai Romani: “e che riguarda il Figlio suo, nato dal seme di Davide secondo la carne” (Rm 1,3)
  • Seconda lettera a Timoteo: “Ricòrdati di Gesù Cristo, risorto dai morti, discendente di Davide, come io annuncio nel mio Vangelo” (2Tm 2,8)
  • Lettera agli Ebrei: “È noto infatti che il Signore nostro è germogliato dalla tribù di Giuda” (Eb 7,14)

I Vangeli canonici, tuttavia, non affermano esplicitamente che Gioacchino sia un discendente di Davide né che Anna appartenga alla stirpe di Aronne. Questi elementi appartengono alla tradizione su Maria e, nel caso specifico, alla rappresentazione proposta da Maria Valtorta nell’Opera.

Note

  1. EMV 9.3
  2. Primo libro di Samuele: 1Sam 1,5
  3. EMV 8.1
  4. Secondo Maria d’Ágreda, Gioacchino sarebbe morto all’età di 69 anni e mezzo, alcuni mesi dopo l’ingresso di Maria nel Tempio, mentre Anna sarebbe morta all’età di circa 56 anni, quando Maria aveva dodici anni (Maria di Ágreda, Mistica Città di Dio, capitolo 10). Questa cronologia differisce da quella riferita da Maria Valtorta, secondo la quale Maria entrò nel Tempio all’età di tre anni.
  5. 5,0 5,1 EMV 2.3
  6. EMV 7.7
  7. tra cui Joïaqim, Joïakîn, Jehoïakim, Jéhojakim, Jojakim, Yehoyaqim, Yoyaqîm e Yoaquim
  8. rieleaborazione a colori di due ritratti
  9. del re Davide