Pio XII e Maria Valtorta

Da Wiki Maria Valtorta.
Papa Pio XII è stato il 260º pontefice della Chiesa cattolica, eletto il 2 marzo 1939 fino al 9 ottobre 1958

Eugenio Pacelli, nato il 2 marzo 1876 e morto il 9 ottobre 1958, fu il 260º pontefice della Chiesa cattolica con il nome di Pio XII. Il suo pontificato, dal 1939 al 1958, coincise con gli anni in cui la mistica italiana Maria Valtorta redasse i suoi scritti, poi pubblicati nella prima edizione dell'opera (dal 1956 al 1959) con il titolo Il Poema dell’Uomo-Dio (oggi L’Evangelo come mi è stato rivelato).

Secondo diverse testimonianze legate all’ambiente dell'Ordine dei Servi di Maria e ad ambienti ecclesiastici dell’epoca, Pio XII fu informato dell’esistenza degli scritti valtortiani e ne avrebbe seguito con interesse le vicende editoriali. La questione della loro pubblicazione si sviluppò tuttavia in un contesto complesso, segnato anche dall’intervento del Sant’Uffizio.

La consegna degli scritti di Maria Valtorta in Vaticano

Durante il periodo in cui prestava servizio presso l’ospedale San Gallicano di Roma, padre Corrado Maria Berti, dei Servi di Maria, ebbe occasione di conoscere e diventare amico di Mons. Francesco Norese, archivista della Segreteria di Stato.

In quel periodo gli scritti di Maria Valtorta non erano ancora stati pubblicati, ma circolavano in forma di copie dattiloscritte.

Secondo la testimonianza di padre Berti[1], mons. Norese aveva accesso al tavolo di lavoro del pontefice e consegnava abitualmente al Papa documenti e corrispondenza. Il 9 maggio 1947 padre Berti consegnò a mons. Norese alcuni fascicoli dell’opera (Prevangelo, 1° anno e gran parte del 2° anno della vita pubblica di Gesù), elegantemente legati in tela bianca con stemma in oro, egli dopo averli letti ed esserne rimasto favorevolmente impressionato, promise che gli avrebbe portati in Vaticano e sarebbero così giunti nelle mani di Pio XII.

Negli incontri successivi con padre Berti, mons. Norese riferì di aver notato che il segnalibro nei fascicoli avanzava progressivamente, interpretando ciò come segno che il Papa stesse leggendo il testo.

L’udienza papale del 26 febbraio 1948

L’Osservatore Romano del 27 febbraio 1948

Un episodio frequentemente citato nella letteratura valtortiana riguarda l’udienza concessa da Pio XII il 26 febbraio 1948. Secondo quanto riportato da L’Osservatore Romano del 27 febbraio 1948, Pio XII ricevette in udienza privata:

  • padre Romualdo Maria Migliorini O.S.M. (1884-1953), direttore spirituale di Maria Valtorta
  • padre Corrado Maria Berti O.S.M. (1911-1980), docente di teologia sacramentaria
  • padre Andrea Maria Cecchin[2] O.S.M. (1914-1995), priore del Collegio internazionale S. Alessio Falconieri dei Servi di Maria in Roma[3]

Durante l’udienza con Pio XII, secondo la testimonianza padre Berti[4], padre Migliorini avrebbe dovuto parlare al papa dell'opera di Maria Valtorta, ma lasciò la parola al confratello più giovane perché troppo emozionato; il Papa mostrò di aver preso conoscenza dell’Opera, accettò il dono di altri fascicoli dattiloscritti dell'opera di Maria Valtorta e infine avrebbe incoraggiato la pubblicazione degli scritti con queste parole[5][6]:

Pubblicate quest'opera così come sta; chi legge capirà.

E aggiunse:

Si sente parlare di tante visioni e rivelazioni. Io non dico che tutte siano vere; ma qualcuna vera ci può essere.

Il giudizio del Papa, pur essendo autorevole al sommo, rimase tuttavia informale e privato non assumendo la forma di un pronunciamento ufficiale. Pio XII aveva indicato ai padri serviti di rivolgersi a un Ordinario[7][6] per ottenere un regolare imprimatur a norma del Diritto Canonico; nonostante che su una simile questione il Sommo Pontefice sia il giudice ultimo[8], il parere fu espresso a titolo personale, come richiede la prassi della Chiesa in questa materia. Nessun papa, infatti, ha mai concesso, in quanto tale, un imprimatur formale a un’opera di autore. La questione rimase pertanto soggetta alla competenza del Sant’Uffizio[9], che avrebbe manifestato forti riserve sull’opera di Maria Valtorta, arrivando – prima della pubblicazione – a bloccare gli sforzi dei padri Berti e Migliorini (1949), poi – dopo la pubblicazione – a inserirla nell'Indice dei Libri Proibiti (1959).

Va osservato che in quel periodo papa Pio XII era particolarmente sensibile alle distorsioni che potevano essere fatte del Vangelo. Egli lo affermò con fermezza nel 1950, nella sua Lettera Enciclica Humani Generis[10] dedicata a “circa alcune false opinioni che minacciano di sovvertire i fondamenti della dottrina cattolica”. Non avrebbe dunque chiesto di avviare il processo di pubblicazione se l’opera di Maria Valtorta avesse presentato un qualche pericolo in questo ambito.

L’ambiente vaticano e l’interesse per le rivelazioni private

Nel contesto della spiritualità cattolica del XX secolo, l’interesse per fenomeni mistici e rivelazioni private era relativamente diffuso. Anche papa Pio XII ebbe contatti con diverse figure considerate mistiche.

Luigina Sinapi (1916 - 1978), fotografia restaurata con AI

Tra queste la venerabile Serva di Dio Luigina Sinapi[11], una Fedele laica romana che dichiarava di ricevere rivelazioni spirituali. Secondo alcune testimonianze, ella avrebbe avuto contatti con ambienti vaticani e con lo stesso Pio XII[12].

Nell'aprile del 1937, il cardinale Eugenio Pacelli (futuro papa Pio XII) era un collaboratore molto stretto di papa Pio XI e dirigeva la Segreteria di Stato, il dicastero più importante del Vaticano in quanto direttamente al servizio del Papa. In quel periodo, la sorella minore, la marchesa Elisabetta Pacelli, gli presentò una giovane di 21 anni che l’aveva avvicinata in Piazza San Pietro. Luigina Sinapi, questo il nome della ragazza, aveva ricevuto dalla Vergine Maria, nel luogo detto delle Tre Fontane a Roma, il seguente messaggio[13]:

“Esattamente fra dieci anni, tornerò in questo luogo. Mi servirò di un uomo che oggi perseguita la Chiesa e vuole uccidere il Papa... Ora tu va in piazza S. Pietro, troverai una signora vestita così... e le chiederai di condurti da suo fratello Cardinale: porterai a lui il mio messaggio. Da questo luogo, stabilirò a Roma il trono della mia gloria... Inoltre dirai al Cardinale che prestò sarà lui il nuovo Papa”.

E così fece. La giovane veggente trasmise quindi il messaggio che aveva appena ricevuto al Cardinale Eugenio Pacelli.

Lettera autografa del card. Eugenio Pacelli

Nel periodo in cui la giovane Luigina Sinapi rivelò il messaggio ricevuto alle Tre Fontane, il cardinale Eugenio Pacelli stava scrivendo la prefazione al libro Invito all'Amore, che raccoglieva le rivelazioni private attribuite alla Serva di Dio suor Josefa Menéndez (1890-1923).

A partire dal 22 gennaio 1949 questo libro fu letto anche da Maria Valtorta[14], dopo che i ‘dettati’ e le ‘visioni’ sulla Vita di Gesù si erano conclusi. Maria Valtorta riconobbe in tali rivelazioni a suor Josefa, lo stesso Autore divino che riteneva all’origine delle proprie esperienze mistiche.

Le profezie attribuite a Luigina Sinapi si avverarono: prima l’elezione del cardinale Eugenio Pacelli al soglio di Pietro nel marzo del 1939, poi, nell’aprile del 1947, le apparizioni mariane alle Tre Fontane[15] a Bruno Cornacchiola (1913-2001) che si convertì al cattolicesimo e confidò al Papa di aver avuto l’intenzione di ucciderlo. Pio XII avrebbe detto al gesuita padre Riccardo Lombardi (1908-1979), noto come “il microfono di Dio”, di essere già a conoscenza di tali eventi.

Secondo diversi racconti biografici e testimonianze successive, papa Pio XII avrebbe mantenuto contatti con Luigina Sinapi, talvolta attraverso conversazioni telefoniche o incontri personali. Questi rapporti privilegiati sarebbero stati guardati con una certa diffidenza da alcuni ambienti del Sant'Uffizio.

In alcune lettere ricevute[16] e scritte[17][18] da Maria Valtorta, viene fatta menzione di una mistica trentenne di nome Luciana che era in stretti rapporti con il Santo Padre e che perorò la pubblicazione dell'opera di Maria Valtorta. In particolare, nel gennaio del 1950, durante una visita in Vaticano, Luciana portò al Sant’Uffizio un messaggio dal Cielo: li avvisava del male che stavano facendo alle anime ostacolando l’opera di Maria Valtorta all’insaputa del Papa. La reazione fu violenta, arrivando a minacce, brutalità fisiche e persino a una minaccia esplicita di stupro da parte di un prelato, che però rimase come paralizzato fino a quando non confessò pubblicamente quella violenza. È possibile congetturare che, dietro al nome di Luciana (magari utilizzato per motivi di discrezione), vi possa essere proprio la figura della mistica Luigina Sinapi che, effettivamente, ebbe in quegli stessi anni un intenso rapporto d'amicizia con papa Pio XII e anche con Padre Pio.

San Pietro negli ultimi tempi, di Lorenzo Ferri dal volume “Valtorta and Ferri”

Nel complesso, questi episodi evidenziano l’interesse di Pio XII per i fenomeni mistici e il suo desiderio di esercitare personalmente il suo giudizio in questo ambito, al di là dei censori del Sant'Uffizio.

Nonostante le riserve espresse da alcuni ambienti ecclesiastici, diverse testimonianze indicano che nell’entourage diretto del Papa vi fossero persone favorevoli alla diffusione degli scritti di Maria Valtorta. Anche alcuni prelati del Sant’Uffizio chiesero esplicitamente a padre Berti di rivolgersi direttamente a Maria Valtorta affinché fornisse indicazioni a riguardo del luogo della sepoltura di San Pietro a Roma[19].

Maria Valtorta, infatti, aveva ricevuto ‘dettati’ e ‘visioni’ inerenti la tomba dell’apostolo, includendo dettagli sul luogo di sepoltura e sulle reliquie, ancora ben conservate, in una inviolata catacomba del sottosuolo romano[20]. In quegli anni la localizzazione della tomba di san Pietro era oggetto di ricerche archeologiche, promosse durante il pontificato di papa Pio XII, nell'area archeologica sotto il colle Vaticano.

A Maria Valtorta furono rivolte diverse richieste affinché rivelasse con maggiore precisione le informazioni contenute nella sua esperienza mistica. La mistica tuttavia sostenne di aver ricevuto l’ordine di non fornire indicazioni sull'ubicazione della catacomba e si limitò, su pressione di padre Berti, a scrivere una lettera al Papa con le traslazioni del corpo di San Pietro, spiegando come il luogo del martirio non coincida con il luogo di sepoltura del primo papa[21].

Queste richieste evidenziano chiaramente il grado di credibilità di cui godeva Maria Valtorta presso la Segreteria di Stato, la più alta autorità del Vaticano.

L’Opera progredisce in un clima favorevole

Mons. Alfonso Carinci (1862-1963), rielaborazione a colori di una foto dell’11 novembre 1962

Tra le figure ecclesiastiche vicine al Papa e coinvolte nella vicenda degli scritti valtortiani vi fu mons. Alfonso Carinci, Segretario della Congregazione dei Riti, organismo allora competente per le cause di beatificazione e canonizzazione. Mons. Carinci si recò personalmente a Viareggio per incontrare Maria Valtorta l’11 aprile 1948[22] e, successivamente, il 28 e 29 giugno 1952 quando celebrò la Santa Messa nella camera della mistica[23]. Nel suo Attestato del 17 Gennaio 1952 mons. Alfonso Carinci scrisse[24]:

«Mentre la stampa immorale invade il mondo e le rappresentazioni corrompono la gioventù, viene spontaneo di ringraziare il Signore per averci dato, per mezzo di questa Sofferente, inchiodata in letto, un’Opera così letterariamente bella, così dottrinalmente e spiritualmente elevata, accessibile e profonda, attraente alla lettura e capace di essere riprodotta in rappresentazioni cinematografiche e di teatro sacro».

Mons. Carinci riconosceva così l’origine soprannaturale dell’Opera di Maria Valtorta e il suo grande valore spirituale.

Durante questo primo incontro dell’11 aprile 1948, Maria Valtorta – che nutriva una fiducia limitata nei Padri Serviti, a cui l’Opera era stata affidata[25] – chiese espressamente a mons. Carinci[26]:

l’approvazione dell’opera per il supremo interessamento del Santo Padre.

Proprio all’inizio del Quaderno autografo n° 111, “il III° Quaderno di Lezioni del Dolce Ospite sulle Epistole Paoline”[27], Maria Valtorta annota il clima di fiducia che ora regna scrivendo un elogio e un ringraziamento ai padri Migliorini e Berti[28].

Ultima pagina dell’opuscolo Parole di Vita eterna che riporta l’imprimatur di mons. Costantino M. Barneschi O.S.M. (1892-1965)

Nell’estate del 1948, un opuscolo che dell’Opera di Maria Valtorta riportava l’indice generale e alcune pagine di saggio, sotto un titolo cautamente provvisorio: Parole di Vita eterna, viene pubblicato con l’imprimatur di monsignor Costantino M. Barneschi, Vescovo titolare di Tagaste e Vicario Apostolico dello Swaziland.

L’opuscolo Parole di Vita eterna è solo una prima bozza che anticipava parti della futura Opera principale di Maria Valtorta: L’Evangelo come mi è stato rivelato.

E il 25 ottobre 1948 Maria Valtorta annuncia a Madre Teresa Maria, la suora carmelitana sua confidente epistolare, la probabile uscita del primo volume già alla fine del mese di novembre del 1948[29]. In una successiva lettera dell’11 novembre 1948, Maria Valtorta informa Madre Teresa Maria che papa Pio XII, attraverso i monsignori Montini e Tardini, fece sapere a padre Enrico M. Gargiani procuratore generale dell’Ordine dei Servi di Maria, di rivolgersi a mons. Michele Fontevecchia, Vescovo della Diocesi di Aquino-Sora-Montecorvo, “per ottenere una seconda e più valida approvazione e di stampare e tenere conferenze in tipografie e sale non appartenenti alla Città del Vaticano, per non suscitare danni all’opera da parte di prelati ostili”[30]. Mons. Fontevecchia, esaminò la questione e si disse disposto ad approvare.

Non si può pensare che tutto ciò possa essere accaduto nell’entourage del Vaticano senza il parere favorevole del Santo Padre. D’altronde, egli si prese cura dell’Opera non appena il Sant’Uffizio iniziò il suo atteggiamento ostile, che poi sfociò nella ben orchestrata messa all’Indice dei Libri Proibiti, ma solo dopo la morte di Pio XII e il termine delle funzioni di Segretario della Sacra Congregazione dei Riti di mons. Alfonso Carinci.

Le difficoltà con il Sant’Uffizio

Alla fine del 1948 e nei primi mesi del 1949, il Sant’Uffizio intervenne nella questione della pubblicazione. Quando già si stava preparando la stampa dell’opera, padre Enrico M. Gargiani Procuratore generale dei Servi di Maria, fu convocato dal Sant’Uffizio, che intimò ai padri Berti e Migliorini di cessare ogni attività editoriale riguardante gli scritti valtortiani. L’imprimatur apposto da mons. Costantino M. Barneschi sull'opuscolo Parole di Vita Eterna non venne ritenuto valido dal Sant’Uffizio, a norma del Diritto canonico, perché come scrive Maria Valtorta[31]:

Ma il 29 Novembre [1948], quando le rotative stavano per mettersi in moto, il Santo Uffizio fece chiamare il P. Procuratore Generale dell’Ordine dei Servi di Maria e gli intimò di dire a P. Berti e P. Migliorini di non occuparsi più dell’opera se non volevano essere colpiti dai decreti del Santo Uffizio per avere abusivamente carpito (?) l’approvazione di Monsignor Barneschi contrariamente alle norme del Diritto Canonico, perché detto monsignore non è il vescovo della casa editrice né dell’Autore, e soprattutto perché: «È il vescovo degli zulù» (O che non hanno l’anima gli zulù? e un vescovo italiano, solo perché è in Africa, non è meno vescovo di uno che dimora in Italia?).

Padre Berti si precipitò da P. Bea e dai Monsignori Carinci e Fontevecchia, nonché da altri monsignori e da altri P. Gesuiti, ed essi risposero concordemente: «Andate avanti lo stesso. Non possono farvi nulla».

Ma, e non so dare loro torto, i Padri non si arrischiarono a spendere milioni per una pubblicazione che poi può venire fermata dal Santo Uffizio e neppure contravvenire agli ordini di quest’ultimo, dopo che esso ha minacciato una sospensione a Divinis.

In una lettera del 23 dicembre 1948[32], dopo aver annunciato una sua visita a Viareggio per la sera di Natale, padre Berti informa Maria Valtorta della decisione presa “di portare in tipografia, il 3 gennaio 1949, i primi tre volumi” dell’Opera, ritenendo che “di tutte le difficoltà, mosseci dalla Segreteria di Stato e dal S. Ufficio, abbiamo fatto un accuratissimo esposto al Santo Padre” tramite padre Bea, Confessore di Pio XII.

In quello stesso giorno del 23 dicembre 1948 Maria Valtorta riceve un ‘dettato’ dall’Eterno Padre, contenente un profetico messaggio per la Chiesa e un potente appello rivolto direttamente a papa Pio XII, in cui lo invita a difendere con autorità e fermezza l’Opera donata attraverso Maria Valtorta, perché sarà la gloria del suo pontificato[33]:

Per S. Santità. Dice l’Eterno Padre:

«Invoca il mio Spirito e leggi. Leggi ciò che ti può illuminare. Leggi le parole di quelli che videro un tempo, un altro tempo, e un altro ancora. Il tempo prossimo a loro. Il tempo del mio Verbo fra gli uomini. Il tempo vostro. Questo. Leggi e vedi. […]

Leggi Giovanni nella sua Apocalisse. E che sono le stelle che per una terza parte Satana riesce a far precipitare dal loro Cielo, dal Cielo della Chiesa?

Chi se non coloro che, per avermi testimoniato fedelmente, vengono uccisi dalla Bestia uscente dall’abisso? E chi se non coloro che, eletti a luminari nella Chiesa, si sono fatti luci spente? Chi se non i pastori tramutati in idoli per il loro presumere? Chi se non il sale corrottosi in veleno per i piccoli che vedono e si allontanano con disgusto e languiscono o periscono? […]

Leggi, leggi, rileggi, medita, trema, piangi. Il tempo di Sebna sovrasta. Molta parte della Chiesa vi è già travolta, lanciata come palla in mezzo alle turbe scatenate.

Questo da anni avevo già detto al portavoce, perché ti fosse detto. Questo dico oggi a Te, Vicario del mio Cristo e servo mio. Sì. Perché Io sono Iddio. E niuno è più grande di Me. Tutti servi rispetto a Me: il Signore. Tutti un nulla davanti al mio Divino Tutto.

Tu, tu almeno, non essere come troppi. Separa il tuo volere dal loro, onde non farti complice loro. Tu, mio servo; ma essi servi tuoi, e Tu Capo Supremo. E la tua parola scioglie e lega, seconda soltanto alla Mia che, poiché Tu mi servi in santità e amore, alla tua si unisce, perché sia Dio che parla sulle tue labbra di Pontefice.

Hai nelle mani le verghe e nello spirito la Sapienza. Io te le ho date quando ti ho eletto. Usa il potere e il sapere come ti conviene, e non disgustare il tuo Signore che ha voluto contrassegnare il tuo Papato di un dono straordinario: la Buona Novella nuovamente evangelizzata, a conferma dell’antica di secoli, a tuo aiuto, o Padre della Cristianità, e ad aiuto di tutta la cristianità contro la quale avanza il Dragone maledetto.

Non crollare Tu pure il capo. Non dire: “Non c’è proporzione fra il dono e l’insidia”, come dicono alcuni e ti tentano a dirlo. Non offendere Me che ho generato il Verbo. Me che sono il Potente, e tutto posso se voglio. E Padre sono, e se un figlio mi ubbidisce Io lo soccorro. Quale che sia la misura dell’insidia che lo assale.

Non guardare al mezzo per cui ti venne il dono della Parola che viene in soccorso di chi crede, di chi dubita, ed anche di chi non crede. Il mezzo ha ubbidito nel servire la Parola e agli ordini ricevuti da Dio. E per questo a Te si è rivolto. Perché Tu faccia ciò che Dio vuole. Ma se Tu respingi il mezzo, non tanto lui colpisci e contro lui, innocente, pecchi; quanto Me colpisci, Noi, ché siamo Un solo Dio nella Nostra mirabile Trinità, e pecchi contro l’Amore.

Perché l’Amore, il nostro Trino Amore, volle dare al tuo Ponteficato questo: la Parola di Dio. E se Tu resisti al mio Volere d’amore ripeti il gesto dei Principi dei Sacerdoti, dei Sinedristi, dei Farisei, Sadducei e Scribi, che non si piegavano alla Carità evangelizzante e la perseguitavano e condannarono prima dell’ora segnata per il Suo Martirio. […]

Propiziati il Signore Iddio tuo. Tu puoi. Sei il Pontefice. Non hai scuse al tuo non fare.

Non imitare Pilato, o avrai la sorte di Pilato, che non fu giustificato dalla simbolica lavata di mani. Egli mancò alla giustizia come e più che se avesse condannato senza chiedere che altri condannasse. Più, perché essendo colui che poteva, doveva saper far tacere le lingue peccatrici.

Non disconoscere Colui che parla nell’opera. Sarebbe un giudizio per Te. E conoscendolo, servilo col farlo conoscere. Sarà una gloria per Te.

Non sprezzare questo avviso, anche se ti viene col mezzo di una creatura. Altri tuoi predecessori ascoltarono i miei mezzi. E se la Chiesa è ancora Romana è perché un Pontefice si arrese a Caterina.

Sii giusto, onde avere alleato il tuo Signore contro l’Anticristo che avanza».

Non sappiamo se papa Pio XII ha avuto modo di leggere questo ‘dettato’, sappiamo però che i membri del Sant’Uffizio l’hanno letto perché, parte di esso, viene trascritto alle pagine 5 e 6 della relazione del Santo Uffizio - Brevi Notizie, del 2 febbraio 1949 a firma di mons. Giovanni Pepe[7].

Il 9 gennaio 1949, prendendo atto delle difficoltà, Maria Valtorta scrive direttamente a mons. Alfonso Carinci, comunicandogli “che continue e sempre più forti difficoltà vengono innalzate da alcuni Prelati ad impedire la soluzione della faccenda dell’Opera”[34]. Fu ben ispirata a farlo perché mons. Carinci era un uomo molto vicino a Pio XII, era stato Rettore dell’Almo Collegio Capranica di Roma, dove si era formato Eugenio Pacelli. Era un uomo di pietà e di compassione, seppe così neutralizzare con la diplomazia l’offensiva del Sant’Uffizio. Cercò di far risalire l’arbitrato della causa valtortiana al Santo Padre e mobilitò “personaggi illustri” che difesero l’Opera. Tra essi: il cardinale Augustin Bea, confessore di Pio XII e direttore dell’Istituto Biblico Pontificio; mons. Ugo Lattanzi, decano dell’Università Pontificia Lateranense; Camillo Corsànego, decano dei consiglieri consistoriali incaricati dei processi di canonizzazione; mons. Maurizio Raffa, direttore del Centro internazionale di comparazione e sintesi, (insignito del titolo di Giusto d’Israele tra le nazioni); Vittorio Tredici, presidente dell’Associazione delle industrie minerarie italiane, (insignito del titolo di Giusto d’Israele tra le nazioni); prof. Lorenzo Ferri, pittore e scultore soprattutto di arte sacra.

Tuttavia la sua prima reazione fu di prendere tempo e di minimizzare le intenzioni del Sant’Uffizio: le anime sante non immaginano il male, confidano in tutto[35]. Così mons. Carinci, il 17 gennaio 1949, scrive a Maria Valtorta per rassicurarla e si dice “moralmente certo” che il Sant’Uffizio ha avocato a sé l’opera per un accurato esame della stessa, prima della pubblicazione[36].

Annotazione di mons. Alfonso Carinci sul margine della lettera di Maria Valtorta del 20 gennaio 1949

Ricevuta la sua lettera, Maria Valtorta gli risponde immediatamente assicurandogli la propria fiducia e obbedienza[37]. Pochi giorni dopo mons. Carinci mostrerà la lettera di Maria Valtorta al Santo Padre annotando la reazione favorevole di Pio XII, che gli dice che della pubblicazione dell'Opera si occuperà il Sant’Uffizio[38].

Dunque il Papa in persona si occupava, davvero, del caso di Maria Valtorta. Ma la reazione del Sant’uffizio non fu una reazione di obbedienza alle indicazioni del papa: il 15 febbraio 1949 fu imposto il blocco della pubblicazione dell’opera e la consegna di tutti i manoscritti originali di Maria Valtorta!

Padre Corrado M. Berti, assieme a Padre Enrico M. Gargiani, Procuratore Generale dell'Ordine dei Servi di Maria, sono convocati da due commissari del Sant'Uffizio della sezione censura dei libri, tra cui mons. Giovanni Pepe, (lo stesso che sarà destituito da Pio XII tre anni più tardi) e padre Cristoforo Bigazzi, O.P. (ma potrebbe anche essere stato padre Girolamo Berruti, O.P.)[39]

Work in Progress

Mons. Alfonso Carinci cerca di rincuorare Maria Valtorta assicurandole che né gli scritti né la sua persona sono stati condannati dal Sant’Uffizio, ma solo la pubblicazione è stata bloccata[40]. Inizia così un lungo periodo di attesa e di speranza, ma anche di grande sofferenza per Maria Valtorta, nel quale vengono inutilmente intraprese azioni volte a togliere la proibizione del Sant’Uffizio a pubblicare l’opera.

Anche nel settembre del 1949 mons. Carinci comunica, nuovamente, che gli scritti presso il Sant’Uffizio sono “sotto un più accurato esame” e poi chiede a Maria Valtorta di rivelare dove riposi il corpo di San Pietro per comunicarlo al Santo Padre[41]. Ma Maria Valtorta risponde che già nel febbraio del 1949 aveva consegnato una lettera per il Papa, con le traslazioni del corpo del primo Pontefice-Martire, nonostante avesse avuto l’ordine di tacere. Maria Valtorta riconosce di aver disubbidito nel dare quelle informazioni, ma lo aveva fatto proprio perché persuasa che il papa desiderava tanto quelle informazioni per porre fine alle dispute con le confessioni protestanti. Ma l’Opera era stata ugualmente bloccata dal Sant’Uffizio, e a lei “ne è venuto del male, come Gesù diceva”. Adesso, nonostante che anch’essa desiderasse scaricarsi dal segreto, non può che mantenere l’ubbidienza al volere di Dio e tacere[42].

Negli anni successivi mons. Carinci continua ad operare a favore dell’opera di Maria Valtorta, cerca di ottenere una nuova udienza con il Santo Padre, conforta spiritualmente e sovviene materialmente Maria Valtorta, infine in data 29 gennaio 1952 si fa promotore di una petizione a papa Pio XII, sottoscritta insieme ad altri “personaggi illustri” che difesero l’Opera, perchè convinto che solo un intervento personale del Sommo Pontefice avrebbe potuto sbloccare l’irrigidimento del Sant’Uffizio e arrivare a una pubblicazione favorevole degli Scritti[43]:

Petizione del 29 gennaio 1952 al papa Pio XII firmata da mons. Alfonso Carinci

Beatissimo Padre,

Prostrato ai piedi della Santità Vostra,

umilmente imploro anche a nome del

Rev.mo P. Agostino Bea, S.J., e dei

Rev.mi M.ri:

Angelo Mercati

Ugo Lattanzi, Prof. di teologia fondamentale e biblica nel Pont. Ateneo Lateranense,

Maurizio Raffa, Direttore del Centro di Comparazione e Sintesi; dei Signori:

Avv. On. Camillo Corsanego, Prof. di Diritto al Pont. Ateneo Lateranense e di Teologia all’Università Internazionale “Pro Deo”,

Prof. Nicola Pende, dell’Università di Roma,

Prof. Lorenzo Ferri, scultore e pittore,

Comm. Vittorio Tredici, mineralologo,

le cui dichiarazioni si allegano a questa istanza, che l’opera «PAROLE DI VITA», scritta da Maria Valtorta (la quale da un ventennio giace in letto), “senza il nome dell’autrice, né come derivante da visioni o stati straordinari, ma semplicemente come Vita di Gesù raccontata e illustrata per il popolo cattolico, dopo una coscienziosa revisione fatta da un revisore competente in teologia ed esegesi” (vedi dichiarazione del Rev.mo P. Bea), da nominarsi da Vostra Santità, col debito “Imprimatur” possa pubblicarsi.

Al revisore che, spero, Vostra Santità vorrà nominare, potrei far leggere le lettere scrittemi dalla Valtorta, le quali mostrano evidentemente il buono spirito della signorina.

Spero che Vostra Santità vorrà benignamente esaudire il desiderio degli oratori, i quali con me e la Valtorta implorano l’Apostolica Benedizione.

Roma, 29 Gennaio 1952.

+ Alfonso Carinci, Arc. di Seleucia d’Isauria,

Segr. della Sacra Congr. dei Riti.

Dunque il Papa in persona si occupava, davvero, del caso di Maria Valtorta. Ma la reazione del Sant'uffizio non fu una reazione di obbedienza alle indicazioni del papa. Al contrario, il 15 febbraio 1949 l’Opera viene bruscamente bloccata. Padre Berti viene convocato insieme a padre Enrico M. Gargiani, procuratore generale dell’Ordine dei Servi di Maria, al di fuori di ogni procedura, da due censori, tra cui mons. Giovanni Pepe, commissario del Sant'Uffizio della sezione censura dei libri, lo stesso che sarà destituito da Pio XII tre anni più tardi per una colpa che dimostrava la scarsa importanza che il Sant’Uffizio attribuiva al parere del Papa[44].

Su iniziativa di mons. Carinci fu programmato un secondo incontro con il Santo Padre, che sospese temporaneamente l’offensiva del Sant’Uffizio. Ma questo secondo incontro non ebbe luogo per due ragioni: perché l’Anno Santo del 1950 impegnò l’agenda del Sommo Pontefice e perché l’entourage del Papa, pur favorevole a Maria Valtorta, non desiderava uno scontro diretto con il Sant’Uffizio, che era assai temuto.

Mons. Carinci organizzò così una Petizione al Santo Padre nella quale figuravano le autorità di cui abbiamo parlato, le “personalità illustri” di cui più tardi il Sant’Uffizio si farà beffe, accusandole di ingenuità. Datata 29 gennaio 1952, questa supplica di alte personalità finì sulla scrivania… del Sant’Uffizio.

Il 29 giugno 1952, festa dei santi apostoli Pietro e Paolo, mons. Carinci celebra la Messa nella stanza di Maria Valtorta a Viareggio, procurandole una gioia indicibile[45].

Nello stesso periodo Mons. Giovanni Pepe e l'Abate Emanuele Caronti vengono inviati dal Sant'Uffizio a San Giovanni Rotondo, come investigatori, per indagare su Padre Pio da Pietrelcina. Il Sant’Uffizio, in seguito alla citata 'visita' emanò poi un decreto, datato 30 luglio 1952, con il quale si dichiararono all’Indice dei Libri Proibiti ben otto pubblicazioni dedicate a Padre Pio. E questo senza prima avere informato il Pontefice, che ne venne a conoscenza solo dalla lettura del L’Osservatore Romano. Pio XII ordinò al cardinale Pizzardo di scrivere subito una «nota di accomodamento», pubblicata nel L’Osservatore Romano del 5 agosto 1952, e dispose altresì l’immediato trasferimento di colui che aveva redatto il decreto del Sant’Uffizio, cioè Mons. Giovanni Pepe. Il decreto non fu inserito negli Acta Apostolicae Sedis e quindi non ebbe alcuna efficacia. Fu la prima volta che un decreto emanato e reso pubblico dal Sant’Uffizio veniva bloccato e quindi non reso esecutivo![46]

Fu anche per questo precedente che i primi volumi del Il Poema dell’Uomo-Dio poterono uscire senza ostacoli a partire dal 1956; ma poco tempo dopo la morte di papa Pio XII e nel giorno stesso della cessazione delle funzioni di mons. Alfonso Carinci (5 gennaio 1960), L’Osservatore Romano pubblicava l’indegna messa all’Indice dell'Opera di Maria Valtorta, pazientemente costruita da alcuni membri del Sant’Uffizio nell’ombra dei corridoi.       Ma la loro vittoria fu di breve durata, perché se l’Opera di Maria Valtorta aveva perso questi potenti difensori, il Cielo non la lasciò senza difesa.

L’8 novembre 1963, durante i lavori del Concilio Vaticano II, il cardinale arcivescovo di Colonia Josef Frings (1887-1978) sferrò un violento attacco contro i metodi del Sant’Uffizio, diretto dal cardinale Alfredo Ottaviani (1890-1979) e dichiarò, tra gli applausi dell’assemblea conciliare:

«Nessuno dovrebbe essere giudicato e condannato senza essere ascoltato e senza avere avuto la possibilità di correggere la sua opera e la sua azione».

E non parlava dei metodi delle polizie dei paesi oltre la cortina di ferro, ma delle procedure del Sant’Uffizio, che per molti erano «motivo di scandalo».

Ben presto l’Indice dei libri proibiti sarebbe stato soppresso, di diritto e di fatto. L’Opera di Maria Valtorta avrebbe allora illuminato il cammino di sette santi e beati, sulle orme del Venerabile Pio XII, che si sono avvalsi di questi Scritti:

  • San Giovanni Paolo II
  • San Paolo VI
  • San Pio da Pietrelcina
  • Santa Madre Teresa di Calcutta
  • Beato Gabriele M. Allegra
  • Beata Madre Ines del Santissimo Sacramento
  • Beato Luigi Novarese

e tutti lettori o promotori del L’Evangelo come mi è stato rivelato.

Note

  1. Padre Berti – punti cruciali, lettera di P. Berti a Maria Valtorta del 15 luglio 1947, pag. 124, Centro Editoriale Valtortiano (2025)
  2. La causa di beatificazione del Servo di Dio Andrea M. Cecchin è stata aperta dalla Diocesi di Vicenza e dall'Ordine dei Servi di Maria il 23 marzo 2002 e si è chiusa il 15 settembre 2008.
  3. Il Collegio internazionale S. Alessio, dal 1950, fu elevato da papa Pio XII a Pontificia Facoltà Teologica Marianum, riservata ai frati servi di Maria con specializzazione in Teologia Mariana (Mariologia).
  4. Emilio Pisani, Pro e contro Maria Valtorta, capitolo “L’assenso di Pio XII e il veto del Sant’Uffizio”, pag. 58, Centro Editoriale Valtortiano (2022)
  5. Padre Berti rese testimonianza delle parole di papa Pio XII nella sua dichiarazione giurata dell’8 dicembre 1978 (Compendio ed Esposizione, § 3), rinnovò la sua testimonianza anche in un articolo pubblicato il 20 febbraio 1980 su Vita Cristiana (già Rivista di Ascetica e Mistica) 1980 – Anno 49°, N. 3 – Luglio-Settembre, dei Padri Domenicani di S. Marco a Firenze. Le sue affermazioni non sono mai state smentite.
  6. 6,0 6,1 Padre Berti - Punti Cruciali, §.20 del capitolo “Sincera relazione delle vicissitudini”, pag. 85-86, Centro Editoriale Valtortiano (2025)
  7. 7,0 7,1 Vedi documento: Santo Uffizio - Brevi Notizie, 2 febbraio 1949, relazione di mons. Giovanni Pepe
  8. Secondo gli articoli 218 e 219 del Codice di Diritto Canonico del 1917, il Papa acquisisce un supremo potere, per diritto divino, su tutta la Chiesa.
  9. Papa Pio X nella sua Lettera Enciclica Pascendi Dominici Gregis sugli errori del Modernismo dell'8 settembre 1907, ricordava che anche le apparizioni o rivelazioni private riconosciute: “non furono né approvate né condannate dalla Sede Apostolica, ma solo passate come da piamente credersi con sola fede umana”.
  10. testo in italiano della lettera enciclica Humani Generis
  11. Papa Francesco l'ha dichiarata Venerabile, Decreto del 27 gennaio 2025
  12. sito ufficiale del Dicastero per le Cause dei Santi: “godette la fiducia del Venerabile Servo di Dio Pio XII”
  13. fonte: sito ufficiale delle Missionarie della Divina Rivelazione
  14. Maria Valtorta, Quadernetti, 28 gennaio 1949, pag. 182, Centro Editoriale Valtortiano (2022)
  15. fonte: sito ufficiale delle Missionarie della Divina Rivelazione
  16. Padre Berti - Punti Cruciali, lettera di P. Berti del 20 marzo 1950, pag. 145, Centro Editoriale Valtortiano (2025)
  17. Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo, lettera di Maria Valtorta [senza data], pp. 280-281, Centro Editoriale Valtortiano (2013)
  18. lettera di Maria Valtorta al sig. Arturo Bottai il 1° Maggio 1950 (ancora inedita), Archivio della Fondazione Erede di Maria Valtorta
  19. Maria Valtorta, Quadernetti, lettera di P. Berti dell’11 luglio 1948, Appendice: La Tomba di San Pietro, pag. *2, Centro Editoriale Valtortiano (2015)
  20. Maria Valtorta, Quadernetti, a partire dal 25-7-1948, Appendice: La Tomba di San Pietro, pag. *5 e sgg., Centro Editoriale Valtortiano (2015)
  21. Maria Valtorta, Lettere a Mons. Carinci, lettera del 1 ottobre 1949, pag. 71, Centro Editoriale Valtortiano (2006)
  22. Maria Valtorta, Lettere a Mons. Carinci, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 19, Centro Editoriale Valtortiano (2006)
  23. Lettere a Mons. Carinci, lettera del 1 Agosto 1952, pag. 122, Centro Editoriale Valtortiano (2006)
  24. Emilio Pisani, Pro e contro Maria Valtorta, capitolo “Gli Attestati del 1952 e una petizione a Pio XII”, pag. 68, Centro Editoriale Valtortiano (2022)
  25. Maria Valtorta, Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo, lettera del 12 gennaio 1947, pag. 21, Centro Editoriale Valtortiano (2013)
  26. Maria Valtorta, Lettere a Mons. Carinci, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 24, Centro Editoriale Valtortiano (2006)
  27. Emilio Pisani, Catalogo dei Quaderni autografi di Maria Valtorta, annotazione di padre Berti sulla copertina, pag. 66, Centro Editoriale Valtortiano (2010)
  28. Maria Valtorta, I Quaderni del 1945-1950, 20 maggio 1948 (lo scritto è senza data, il 20 maggio è una data presunta), pag. 442, Centro Editoriale Valtortiano (2006)
  29. Maria Valtorta, Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo, lettera del 25 ottobre 1948, pag. 158, Centro Editoriale Valtortiano (2013)
  30. Maria Valtorta, Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo, lettera dell’11 novembre 1948, pag. 160, Centro Editoriale Valtortiano (2013)
  31. Maria Valtorta, Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo, lettera del 16 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2013)
  32. Padre Berti – punti cruciali, lettera di P. Berti a Maria Valtorta del 23 dicembre 1949, pag. 127, Centro Editoriale Valtortiano (2025)
  33. Maria Valtorta, Quadernetti, 23 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2006)
  34. Maria Valtorta, Lettere a Mons. Carinci, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 20, Centro Editoriale Valtortiano (2006)
  35. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (1 Corinzi 13,7)
  36. Maria Valtorta, Lettere a Mons. Carinci, lettera del 17 gennaio 1949, pag. 20, Centro Editoriale Valtortiano (2006)
  37. Maria Valtorta, Lettere a Mons. Carinci, lettera del 20 gennaio 1949, pag. 26, Centro Editoriale Valtortiano (2006)
  38. Maria Valtorta, Lettere a Mons. Carinci, vedi annotazione di Mons. Carinci sul margine del foglio della lettera del 20 gennaio 1949, pag. 28, Centro Editoriale Valtortiano (2006)
  39. “O fu lui [padre Cristoforo Bigazzi] o fu padre Girolamo Berutti che intervenne nel blocco dell’Opera, emanato dal Sant’Ufficio nel 1949”: annotazione di Padre Berti su Padre Berti – punti cruciali, pag. 48, Centro Editoriale Valtortiano (2025)
  40. Maria Valtorta, Lettere a Mons. Carinci, lettera del 15 marzo 1949, pag. 46, Centro Editoriale Valtortiano (2006)
  41. Maria Valtorta, Lettere a Mons. Carinci, lettera del 29 settembre 1949, pag. 69, Centro Editoriale Valtortiano (2006)
  42. Maria Valtorta, Lettere a Mons. Carinci, lettera del 1 ottobre 1949, pag. 71, Centro Editoriale Valtortiano (2006)
  43. Emilio Pisani, Pro e contro Maria Valtorta, pag. 89, Centro Editoriale Valtortiano (2022)
  44. François-Michel Debroise, À la rencontre de Maria Valtorta - Tome 1, pag. 105, Centro Editoriale Valtortiano (2019)
  45. Emilio Pisani, Pro e contro Maria Valtorta, pag. 69, Centro Editoriale Valtortiano (2022)
  46. Luigi Peroni, Padre Pio da Pietrelcina, nota 23 a pag. 471, Borla (1994); Emanuele Giannuzzo, San Pio da Pietrelcina pag. 332-333, BooksprintEdizioni (2012); Angelo M. Mischitelli, Padre Pio. Un uomo un santo, pag. 645, Sovera Edizioni (2015)