Paolo
Saulo è un allievo di Gamaliele.
Diventerà apostolo di Gesù con il nome di Paolo di Tarso, “apostolo delle genti”[1].
Nel L’Evangelo come mi è stato rivelato di Maria Valtorta il personaggio di Saulo appare nel periodo della Glorificazione di Gesù e di Maria, successivo alla Resurrezione e Ascensione di Gesù.
È presente nell’episodio del martirio di Santo Stefano, divenuto diacono di Cristo.
Saulo è tra i più accesi sostenitori della condanna di Stefano, suo antico compagno di studi e, come lui, discepolo di Gamaliele. Il futuro apostolo si schiera apertamente con coloro che infieriscono contro Stefano e, dopo aver assistito al processo e alla condanna, si unisce agli aguzzini che conducono il diacono al luogo del supplizio. Nel frattempo entra in un’accesa disputa con il suo maestro Gamaliele, che invece disapprova la violenza e rifiuta di partecipare alla condanna.
Carattere ed aspetto fisico
Nel racconto del processo di Stefano emerge un Saulo animato da un forte zelo religioso, ma ancora incapace di distinguere l’amore per la Legge dalla durezza verso coloro che egli ritiene suoi trasgressori:
Tra i furenti più furenti vi è un giovane basso e brutto, che chiamano Saulo. La ferocia del suo volto è indescrivibile. (EMV 645.2)
Saulo viene descritto da Maria Valtorta come un uomo di aspetto poco avvenente. Il ritratto che ne offre è molto severo:
Saulo invece è basso, tarchiato, quasi rachitico, con gambe corte e grosse, un poco divaricate ai ginocchi, che si vedono bene perché si è levato il manto ed ha solo una veste a tunica corta e bigiognola. Ha le braccia corte e nerborute come le gambe, collo corto e tozzo, sorreggente una testa grossa, bruna, con capelli corti e ruvidi, orecchie piuttosto sporgenti, naso camuso, labbra tumide, zigomi alti e grossi, fronte convessa, occhi scuri, piuttosto bovini, per nulla dolci e miti, ma molto intelligenti sotto le ciglia molto arcuate, folte e arruffate. Le guance sono coperte da una barba ispida come i capelli e foltissima, però tenuta corta. Forse, per causa del collo così corto, pare lievemente gobbo o con spalle molto tonde. (EMV 645.3)
Percorso apostolico
Saulo nel processo e nel martirio di Santo Stefano
Particolarmente significativo è il confronto di Saulo con il suo maestro Gamaliele[2] quando quest’ultimo decide di abbandonare il Sinedrio, perché disgustato dalla violenza che vede perpetrarsi contro Stefano. Saulo non si limita a chiedergli le ragioni del suo allontanamento dal giudizio contro Stefano, ma di fronte al silenzio e alla disapprovazione del maestro insiste nel voler conoscere la sua posizione e gli rivolge una serie di domande sempre più dirette. Comprende che Gamaliele non approva la condanna e cerca ripetutamente di indurlo a esporsi, contrapponendo alle sue argomentazioni le proprie convinzioni con tono polemico e provocatorio.
Questo atteggiamento rivela un carattere impetuoso, combattivo e fortemente assertivo. Saulo appare dotato di una notevole intelligenza e di una grande energia interiore, ma queste qualità sono ancora orientate in modo esclusivo verso ciò che egli considera la difesa della Legge. La sua convinzione è così profonda da renderlo poco disposto ad accogliere un punto di vista differente, anche quando proviene dall’autorità del proprio maestro.
Nella contrapposizione con Gamaliele si manifesta inoltre una certa intransigenza: Saulo non cerca realmente un confronto aperto, quanto piuttosto mettere in discussione la posizione dell’interlocutore e ricondurlo alle proprie convinzioni. E quando Gamaliele afferma di voler seguire la verità che Dio farà riconoscere, Saulo reagisce con sconcerto e indignazione, arrivando ad accusarlo di tradire la Legge e il Tempio.
Il contrasto tra i due personaggi è molto forte. Gamaliele è presentato come un uomo capace di sospendere il giudizio e riflettere sui fatti per lasciare spazio alla ricerca della verità; al contrario Saulo è dominato dalla certezza delle proprie convinzioni e dall’urgenza di combattere ciò che considera un errore. La sua intelligenza e il suo coraggio sono quindi accompagnati, in questa fase della sua vita, da impetuosità, rigidità di giudizio e forte aggressività polemica che lo portano “con un atto d’ira” ad andare via “sgarbatamente”[3].
Le qualità che in seguito saranno messe al servizio della predicazione cristiana — energia, intelligenza, coraggio, determinazione e capacità di battersi senza esitazioni per ciò in cui crede — sono già presenti in Saulo, ma orientate nella direzione opposta. La sua conversione non apparirà pertanto come la cancellazione di queste caratteristiche, quanto come una loro radicale trasformazione e un loro nuovo orientamento al servizio di Cristo.
Maria Valtorta presenta Saulo tra coloro che sostengono la condanna di Stefano e assistono alla sua lapidazione. È tuttavia significativo osservare che, pur approvando il martirio e prendendo parte attivamente all’aggressione contro il diacono, Saulo non partecipa materialmente al lancio delle pietre. Mentre gli aguzzini iniziano il supplizio, egli è intento a raccoglierne e custodirne le vesti[4]; Maria Valtorta ci offre una sua personale supposizione: “o perché scosso dalle parole di Gamaliele, o perché si sa incapace di colpire bene”[3]. Poco prima dell’inizio della lapidazione, Stefano rivolge a Saulo un ultimo invito, di carattere profetico, a seguirlo sulla via di Cristo. Ma Saulo reagisce con violenza, insultandolo e colpendolo con un calcio:
I carnefici raccolgono i grossi ciottoli e le aguzze selci, che abbondano in quel luogo, e cominciano la lapidazione. Stefano riceve i primi colpi rimanendo in piedi e con un sorriso di perdono sulla bocca ferita, che, un istante prima dell’inizio della lapidazione, ha gridato a Saulo, intento a raccogliere le vesti dei lapidatori: «Amico mio, ti attendo sulla via di Cristo». Al che Saulo gli aveva risposto: «Porco! Ossesso!», unendo alle ingiurie un calcio vigoroso sugli stinchi del diacono, che solo per poco non cade, e per l’urto e per il dolore. (EMV 645.7)
L’età di Saulo
Nello scontro verbale con Saulo, Gamaliele ricorda l’episodio di Gesù dodicenne nel Tempio di Gerusalemme, quando il fanciullo interviene nella disputa tra i dottori della Legge sul tema della nascita del Messia. Gesù si oppone alla posizione di Sciammai e da ragione a Hillel dimostrando che il Messia annunciato è già nato. Poi formula la profezia del segno che Gamaliele attenderà per tutta la sua vita.
Nel richiamare quell’episodio, Gamaliele offre anche un’indicazione sull’età relativa di Saulo. Gli dice infatti che, all’epoca, egli era ancora “un piccolo, non ancora figlio della Legge”[5], mentre Gamaliele insegnava già nel Tempio. Intende così sottolineare la distanza generazionale e formativa tra i due, quasi come a dirgli: “io ero già un maestro quando tu eri ancora un bambino e proprio in quel periodo fui testimone di qualcosa che mi segnò per tutta la vita”.
Il passo ci permette quindi di dedurre che Saulo fosse ancora un bambino piccolo quando Gesù aveva già dodici anni e che fosse pertanto più giovane di Lui. Tuttavia non consente di stabilire né l’età precisa di Saulo né la differenza d’età tra i due. Si tratta dunque di un’indicazione sull’età relativa, coerente con la successiva presentazione di Saulo come leggermente più giovane di Gesù.
Saul di Giscala: un possibile riferimento a Paolo?
Durante il Terzo anno della Vita pubblica[6] Gesù si reca con gli apostoli alla tomba di Hillel, che si trova nei pressi di Giscala. Per raggiungerla, il gruppo deve attraversare la città. Maria Valtorta osserva che Giscala è “vasta e bella e ben tenuta”[7] e nota la presenza di numerosi dottori della Legge, riuniti in gruppi con i loro allievi, a conferma della presenza di un fiorente centro di studi rabbinici proprio in quella città.
Il passaggio di Gesù e degli apostoli suscita l’attenzione dei rabbi e dei loro discepoli. Alcuni reagiscono con scherno e ostilità, altri chiedono che venga chiamato Giuda di Keriot, che evidentemente conoscono. Viene incaricato un giovane chiamato Saul, proprio perché è “soltanto allievo”[7], di andare da Giuda per riferirgli che i rabbi desiderano parlargli.
[Scrive Maria Valtorta:] Il giovane detto Saul, un mingherlino, pallido, tutt’occhi e bocca, va da Giuda e gli dice: «Vieni. Ti vogliono i rabbi».
«Non vengo. Sto dove sono. Lasciatemi stare».
Il giovane torna e riferisce ai suoi capi. (EMV 340.7)
L’identificazione di questo giovane con il futuro apostolo Paolo non è esplicitata nel testo, ma alcuni elementi possono renderla plausibile: il nome Saul, la presenza a Giscala[8] in un ambiente di formazione rabbinica[9], la tradizione riportata da san Girolamo[10] secondo cui Giscala sarebbe stata la patria d’origine della famiglia di Paolo[11] e la compatibilità dell’età del giovane con quanto emerge successivamente nell’Opera. Si tratta tuttavia di elementi indiziari che non consentono di stabilire con certezza che il giovane Saul di Giscala sia proprio l’apostolo Paolo.
Un ulteriore elemento di cautela è costituito dalla descrizione fisica. Il giovane Saul di Giscala è infatti descritto come “un mingherlino, pallido, tutt’occhi e bocca”, mentre Saulo, al tempo del processo e della lapidazione di Stefano, è presentato come “piccolo, tarchiato, quasi rachitico, con le gambe corte e grosse, un po’ divaricate alle ginocchia”[12]. La differenza tra i due ritratti non esclude necessariamente che si tratti della stessa persona, considerando il diverso momento della vita, ma costituisce un ulteriore motivo per mantenere prudenza nell’identificazione.
La conversione di Saulo sulla via di Damasco
L’Opera di Maria Valtorta non narra l’episodio della conversione di Saulo. L’episodio che cambia radicalmente la sua vita è raccontato negli Atti degli Apostoli[13], mentre si reca a Damasco per proseguire la persecuzione dei discepoli di Cristo.
Saulo, infatti, ottenuta dal sommo sacerdote l’autorizzazione necessaria, è incaricato di recarsi nelle sinagoghe di Damasco per arrestare e condurre a Gerusalemme gli uomini e le donne fedeli a Cristo. Ma durante il viaggio, quando è ormai vicino alla città, una luce dal cielo lo avvolge improvvisamente. Caduto a terra, ode una voce che lo chiama per nome e gli domanda: “Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?”. Saulo comprende allora che colui che sta perseguitando è Gesù stesso. Gli viene ordinato di entrare in città, dove gli sarà indicato ciò che dovrà fare.
Quando si rialza, Saulo si accorge di essere diventato improvvisamente cieco. I suoi compagni lo conducono a Damasco, dove rimane per tre giorni senza mangiare né bere, nell’oscurità.
A Damasco, il Signore appare in visione al discepolo Anania e gli ordina di recarsi da Saulo. Anania, conoscendo la fama del persecutore, esita, ma il Signore gli rivela che Saulo è stato scelto per portare il suo nome davanti alle genti, ai re e ai figli d’Israele. Anania va dunque da lui, gli impone le mani e Saulo recupera la vista. Quindi riceve il battesimo e diviene cristiano.
L’incontro con Cristo risorto sulla via di Damasco segna la svolta decisiva nella vita di Saulo: il persecutore dei cristiani diventa loro fratello nella fede e, ricevuta la missione apostolica, sarà destinato a portare il Vangelo alle genti. La tradizione cristiana chiamerà questo evento “conversione di san Paolo” e ne celebrerà la memoria liturgica il 25 gennaio.
Origine del suo nome
Saulo, in ebraico Šā’ûl, è un nome di origine ebraica che significa “richiesto”, “domandato” o “chiesto [a Dio]”. Il nome deriva dalla radice ebraica š-’-l, “chiedere, domandare, richiedere”. Secondo la propria testimonianza[14] Saulo è ebreo della tribù di Beniamino, porta dunque un nome di antica tradizione biblica, già attestato nell’Antico Testamento e che richiama in particolare Saul, il primo re d’Israele, appartenente anch’egli alla tribù di Beniamino[15].
Paolo, invece, è un nome che deriva dal latino Paulus, nome personale romano derivato dall’aggettivo paulus, che significa “piccolo”, “di piccola statura”, “modesto”.
Saulo e Paolo sono i due nomi con cui è conosciuto l’Apostolo delle genti: Saulo è il suo nome ebraico, mentre Paolo è il suo nome romano. Gli Atti degli Apostoli utilizzano inizialmente il nome Saulo, poi presentano il personaggio come “Saulo, detto anche Paolo”[16], adottando prevalentemente quest’ultimo nome. Il passaggio da Saulo a Paolo non viene quindi presentato come un cambio di nome avvenuto con la conversione, ma come l’affermarsi del suo nome romano nel contesto della sua missione apostolica tra i pagani.
Dove lo incontriamo nell’Opera?
Volume 1: EMV 17
Volume 7: EMV 474
Da altre opere di Maria Valtorta
| I Quaderni del 1943 |
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| I Quaderni del 1944 |
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Al termine del ‘dettato’ di San Paolo Maria Valtorta scrive:
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| I Quaderni del 1945-1950 |
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| Quadernetti |
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| Libro di Azaria |
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| Lezioni sull’Epistola di Paolo ai Romani |
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Per saperne di più su questo personaggio
Questo paragrafo è parzialmente estratto dal volume in lingua francese: Dizionario dei personaggi dell’Evangelo secondo Maria Valtorta[78]:
San Paolo (nome romano di Saulo) viene celebrato il 29 giugno insieme a san Pietro. Sarebbe nato tra il 5 e il 15 d.C.[79] Secondo le descrizioni di Maria Valtorta, avrebbe circa 27 anni al momento della lapidazione di Stefano, seguita dalla sua conversione sulla via di Damasco, e 62 anni al momento del suo martirio. Secondo san Giovanni Crisostomo[80], invece, avrebbe avuto 68 anni al momento della sua decapitazione, nel 67; si tratta di un’ipotesi poco accolta.
In un ‘dettato’ a Maria Valtorta, Gesù precisa che Paolo fu per un certo periodo membro del Sinedrio[81]. Questo spiegherebbe la missione di arrestare i cristiani che il Sinedrio gli affida, secondo quanto riferito negli Atti degli Apostoli[82].
Il suo aspetto secondo la tradizione
Paolo si descrive come “l’aborto”[83]. Negli Atti di Paolo e Tecla (apocrifo del II secolo), uno dei discepoli di Paolo lo descrive con “una testa calva, un naso lungo e largo, sopracciglia nere, folte e congiunte, spalle larghe, gambe storte”. Questa descrizione presenta delle somiglianze con quella riportata sopra da Maria Valtorta.
La sua origine
Paolo dice di sé: “Io sono un Giudeo, nato a Tarso in Cilìcia, ma educato in questa città, formato alla scuola di Gamaliele nell'osservanza scrupolosa della Legge dei padri, pieno di zelo per Dio, come oggi siete tutti voi”[84].
Secondo san Girolamo[85] Giscala era il villaggio d’origine dei genitori di san Paolo, prima che emigrassero a Tarso. È in questo importante centro di formazione rabbinica che, secondo Maria Valtorta, Gesù incontra Saulo[86].
La fine della sua vita
Gli Atti degli Apostoli si concludono con la prigionia di Paolo a Roma. Egli beneficia della custodia militaris: prende in affitto una casa nella quale dimora sotto la sorveglianza di un soldato. Nulla viene detto circa l’esito del processo davanti a Cesare. È probabile che abbia beneficiato di un proscioglimento.
Liberato nella primavera del 63, potrebbe essersi recato in Spagna, come suggeriscono la sua Lettera ai Romani[87], Clemente di Roma[88] e alcuni testi apocrifi[79]. Paolo si reca poi a Creta e in Macedonia, fino a Troade; qui viene nuovamente arrestato.
Secondo Eusebio di Cesarea, fu incarcerato a Roma nell’autunno del 67. Qui scrisse la seconda Lettera a Timoteo, che contiene il suo testamento spirituale.
Paolo non fu crocifisso, ma decapitato sotto Nerone, in quanto cittadino romano[89].
Nel 2009 è stata autenticata la sua tomba sotto l’altare della basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma.
Note
- ↑ o “apostolo dei Gentili”, ossia “dei pagani”, dal latino gentēs con il significato di “pagani, non-cristiani”
- ↑ EMV 645.2-5
- ↑ 3,0 3,1 EMV 645.6
- ↑ Atti 7,58
- ↑ EMV 645.5
- ↑ nel primo periodo di 4 mesi
- ↑ 7,0 7,1 EMV 340.7
- ↑ Giscala (Jish o Gush Ḥalav) era effettivamente un centro ebraico importante dell’Alta Galilea. Giuseppe Flavio la descrive come una città della Galilea e ne parla ampiamente nel contesto della prima guerra giudaica.
- ↑ Esiste una testimonianza archeologica di una sinagoga a Giscala. Questo dimostra una presenza istituzionale e religiosa ebraica
- ↑ nel suo commento alla Lettera a Filemone e nel De viris illustribus.
- ↑ La Jewish Encyclopedia conferma il collegamento tradizionale fra Giscala e la famiglia di Paolo.
- ↑ EMV 645.3
- ↑ At 9,1-22 e At 26,12-18
- ↑ Lettera ai Filippesi: Fil 3,5
- ↑ La storia di re Saul è narrata, soprattutto, nel Primo libro di Samuele.
- ↑ Atti degli Apostoli: At 13,9
- ↑ dalla mamma, deceduta tre giorni prima. Per lo stesso motivo verrà il conforto del 9 ottobre.
- ↑ San Paolo in 1 Corinzi 10,16-17
- ↑ nel discorso riportato in Atti 17,22-31. Accanto alla data, la scrittrice mette a matita il rinvio a Sapienza 13-14.
- ↑ forse con riferimento alle raccomandazioni contenute nella Prima lettera a Timoteo 1Tm 3,1-12; 1Tm 5,17-25; Tito 1,5-9.
- ↑ per esempio: Matteo 24,34; Marco 13,30; Luca 21,32.
- ↑ 2 Pietro 1,21
- ↑ 1 Giovanni 2,18-21
- ↑ 1 Pietro 4,7
- ↑ 1 Tessalonicesi 4,15
- ↑ 2 Tessalonicesi 2,6-7
- ↑ Apocalisse 22,20.
- ↑ 2 Pietro 3,8-9
- ↑ 2 Pietro 3,16
- ↑ Giovanni 20,24-29
- ↑ Tito 3,9
- ↑ come si legge in Atti 17,22-31
- ↑ come si narra in Atti 9,1-22. Il presente “dettato” sembra riprendere gli interventi di Paolo in Atti 17,22-34; 1 Corinzi 15.
- ↑ cioè i cultori della dottrina della rincarnazione o metempsicosi, e forse qualcuno di essi in particolare (come farebbero capire i puntini tra parentesi), ai quali sono stati dedicati i “dettati”.
- ↑ in Galati 2,20.
- ↑ in Atti 20,33-35; tre giorni or sono, nel ‘dettato’ del 2 marzo.
- ↑ in Ebrei 5,7-9. Accanto alla data, la scrittrice aggiunge il rinvio a Ebrei 5,7.8.12.14; Eb 6,1.4.6.8.
- ↑ che è in Galati 1,15-16.
- ↑ il 27 giugno commentando Atti 7,2-3, che riprende il comando espresso in Genesi 12,1.
- ↑ di cui si narra in Atti 9,1-9.
- ↑ che sono in 1 Corinzi 12,22-24.
- ↑ è Padre Pietro Maria Pennoni, anch’egli dei Servi di Maria (ma in seguito uscirà dall’Ordine) del Convento di Viareggio, il cui Priore era Padre Migliorini.
- ↑ Atti 5,34-39; Atti 22,3
- ↑ Giovanni 3,1-21; Giovanni 7,50-51; Giovanni 19,39
- ↑ Atti 7,58; Atti 8,3; Atti 9,1-30; Atti 22; Atti 26
- ↑ in Efesini 6,10-12
- ↑ in Ebrei 2,9-18; Ebrei 4,14-15; Ebrei 5,1-3; Ebrei 7,26.
- ↑ Rm 8,14
- ↑ Gal 5,17
- ↑ Rm 8,26-27; Gal 4,6
- ↑ infatti l’espressione è in 1 Corinzi 13,1.
- ↑ cui accenna all’inizio del capitolo “In Calabria” nella parte terza dell’Autobiografia.
- ↑ che sono in Romani 13,11-12.
- ↑ Lc 21,32; Mc 13,30
- ↑ Sono 48 ispirate lezioni che illustrano e commentano i sedici capitoli della Lettera paolina. Nelle Lezioni sull’Epistola di Paolo ai Romani Maria Valtorta attribuisce l’altissima teologia che le viene ‘dettata’ allo Spirito Santo, che vuole essere chiamato “Dolce Ospite”
- ↑ è san Paolo, che fu decapitato a Roma nell’anno 67 e la cui testa, rimbalzando tre volte, fece scaturire tre fonti d’acqua. Nella stessa località, detta appunto delle “Tre Fontane”, nel 1947 apparve Maria Ss., come la scrittrice ha riferito ampiamente il 31 dicembre 1947.
- ↑ La Passione redentrice di Gesù e quella di Maria Valtorta e dell’Opera
- ↑ come è detto in Matteo 13,58; Marco 6,5-6.
- ↑ come si narra in Luca 4,28-30.
- ↑ come i fili degli zizit nel ‘dettato’ del 28 gennaio 1947, potrebbero essere ornamenti delle vesti del tipo dei “filattèri” e delle “frange” di cui si parla in Matteo 23,5.
- ↑ Eb 12,25
- ↑ La Domenica di Passione è diventata, con la riforma liturgica, la Quinta Domenica di Quaresima. Essa apriva la Settimana di Passione, che si concludeva con la Domenica delle Palme, che ora è detta “Domenica delle Palme e della Passione del Signore”. È rimasta invariata la successiva Settimana Santa, che termina con la Domenica di Pasqua di Risurrezione.
- ↑ La dichiarazione paolina, che qui viene proposta ai “portavoce”, può giustificare il titolo dell’Opera sulla vita di Gesù, scritta da Maria Valtorta e pubblicata in dieci volumi: L’Evangelo come mi è stato rivelato.
- ↑ Romani 6,3-11
- ↑ Romani 6,19-23
- ↑ Romani 8,12-17
- ↑ 1 Corinzi 12,2
- ↑ espressione che avvalora la nostra precedente nota: La dichiarazione paolina, che qui viene proposta ai “portavoce”, può giustificare il titolo dell’Opera sulla vita di Gesù, scritta da Maria Valtorta e pubblicata in dieci volumi: L’Evangelo come mi è stato rivelato. La scrittrice non aveva ancora portato a termine l’Opera, come si comprende dalle ultime parole della frase che segue.
- ↑ 1 Corinzi 15,10
- ↑ 2 Corinzi 3,2-3
- ↑ Galati 5, 25-26
- ↑ sono argomenti di uno scritto che si può leggere nel volume I quaderni del 1944 sotto la data del 15 ottobre.
- ↑ Efesini 3,13-21
- ↑ Romani 13,11-14
- ↑ Romani 12,6-16
- ↑ Romani 12,16-21
- ↑ 1 Corinzi 9,24-27; 1 Corinzi 10,1-5
- ↑ Dictionnaire des personnages de l'évangile selon Maria Valtorta, di mons. René Laurentin, François-Michel Debroise, Jean-François Lavère, Éditions Salvator, 2012.
- ↑ 79,0 79,1 Cf. A.M. Gérard, Dictionnaire de la Bible, 1989.
- ↑ San Giovanni Crisostomo, Tomo 6, Orazione 30 su san Pietro e san Paolo, citato da Tillemont, Memorie per servire alla storia ecclesiastica, tomo I, p. 192 e nota 1, p. 541.
- ↑ “I Quaderni del 1943”, 29 dicembre
- ↑ At 9,1-2
- ↑ Prima lettera ai Corinzi: 1Cor 15,8
- ↑ Atti degli Apostoli: At 22,3
- ↑ San Girolamo, De viris illustribus, 5.
- ↑ Lavère collega a questo contesto l’episodio di Giscala narrato da Maria Valtorta nel capitolo EMV 340.7, nel quale compare un giovane allievo dei rabbi chiamato Saul. Il testo valtortiano, tuttavia, non identifica esplicitamente il giovane con il futuro apostolo Paolo.
- ↑ Rm 15,24-28
- ↑ Clemente di Roma, Lettera ai Corinzi.
- ↑ Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica, II, 25, 5.