Gamaliele e il segno atteso
L’Evangelo come mi è stato rivelato di Maria Valtorta descrive il percorso spirituale di conversione di una delle più eminenti figure del giudaismo del I secolo: il rabbi Gamaliele.
La sua storia si estende dall’infanzia di Gesù fino agli anni successivi alla sua Morte e Risurrezione. È tra i primi a conoscerlo nel Tempio di Gerusalemme e tra gli ultimi a riconoscerlo come Messia. Il suo lungo percorso di fede si sviluppa attraverso successive occasioni di incontro e confronto con Gesù, fino al riconoscimento della sua identità messianica. A fare da filo conduttore a questo percorso è il segno annunciato da Gesù dodicenne e profetizzato ai dottori della Legge: Queste pietre riudranno la mia voce e fremeranno alla mia ultima parola[1].
Alcuni giorni prima della Pasqua, Gesù raggiunge la maggiore età legale (12 anni) che segna l’ingresso, a pieno titolo, nella comunità ebraica con le responsabilità che ne derivano. Approfittando del pellegrinaggio obbligatorio a Gerusalemme e in conformità alle prescrizioni della Legge, San Giuseppe accompagna Gesù dai dottori del Tempio per l’esame previsto al raggiungimento della maggiore età.
Pochi giorni dopo, sfuggito alla sorveglianza dei genitori, Gesù si ritrova nuovamente davanti ai dottori d’Israele.
Maria Valtorta nel L’Evangelo come mi è stato rivelato descrive la scena dell’episodio del ritrovamento di Gesù al Tempio[2], narrata nel solo Vangelo secondo Luca[3], approfondendone il contesto e riportando i partecipanti e i dialoghi.
«Mi accosto al gruppo dei dottori, dove si è iniziata una disputa teologica. Molta folla fa la stessa cosa. Fra i “dottori” vi è un gruppo capitanato da uno chiamato Gamaliele e da un altro, vecchio e quasi cieco, che sostiene Gamaliele nella disputa. Costui, che sento chiamare Hillel (metto l’h perché sento una aspirazione in principio al nome) mi pare maestro o parente di Gamaliele, perché questo lo tratta con confidenza e rispetto insieme. Il gruppo di Gamaliele ha vedute più larghe, mentre un altro gruppo, ed è il più numeroso, è diretto da uno che chiamano Sciammai, ed è dotato di quell’intransigenza astiosa e retriva che il Vangelo tanto bene ci illustra». (EMV 41.3)
La profezia del segno
Il giovane Gesù interviene nella disputa contraddicendo Sciammai e dando ragione a Gamaliele e Hillel. Basandosi sulle citazioni bibliche, dimostra che il Messia annunciato è già nato, contrariamente a quanto sostiene Sciammai.
Gesù conclude la disputa con una profezia che colpisce particolarmente Gamaliele:
[Dice Gesù:] «Attendetemi nella mia ora. Queste pietre riudranno la mia voce e fremeranno alla mia ultima parola. Beati quelli che in quella voce avranno udito Iddio e crederanno in Lui attraverso ad essa. A questi il Cristo darà quel Regno che il vostro egoismo sogna umano, mentre è celeste, e per il quale Io dico: “Ecco il tuo servo, Signore, venuto a fare la tua volontà. Consumala, perché di compierla Io ardo”».
E qui, con la visione di Gesù col volto infiammato di ardore spirituale alzato al cielo, le braccia aperte, ritto in piedi fra i dottori attoniti, mi finisce la visione. (EMV 41.9)
Il percorso di conversione di Gamaliele
Il percorso di conversione di Gamaliele illustra, a suo modo, l’insegnamento evangelico di Gesù[4]:
“Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore.
E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!” (Mc 2,21-22)
Il passo evangelico può essere letto come una chiave di interpretazione del percorso di conversione di Gamaliele. Il “vestito vecchio” e gli “otri vecchi” possono rappresentare una concezione della Legge e della tradizione irrigidita nelle proprie interpretazioni, mentre il “vino nuovo” richiama la novità portata da Gesù e il compimento della Legge nella sua persona.
Il percorso di Gamaliele consiste quindi nel passaggio da una conoscenza della Legge ancora legata alle interpretazioni tradizionali a una progressiva apertura alla novità di Cristo. Come gli otri nuovi sono necessari per accogliere il vino nuovo, così anche il cuore e la mente di Gamaliele devono rinnovarsi per poter accogliere la verità portata dal Messia.
- EMV 85.4 Dice Gamaliele: “Abbiamo già il Battista e, secondo le dottrine degli scribi, almeno cent’anni devono essere fra questo e quello per preparare il popolo alla venuta del Re. Io dico che ce ne vogliono meno”, ha soggiunto, “perché il tempo è compiuto ormai”. E ha finito: “Però io non posso ammettere che il Messia si manifesti così… Un giorno ho creduto iniziasse la manifestazione messianica, perché il suo primo bagliore era veramente lampo celeste. Ma poi… un grande silenzio si è fatto ed io penso di essermi sbagliato”.
- EMV 114.8 Gamaliele si rivolge a Gesù: «Una volta… non ti spiaccia, o Gesù, se io sono tenace nelle mie idee… Una volta, quando ancora viveva il grande e saggio Illele, io credetti, e lui con me, che il Messia fosse in Israele. Grande balenare di sole divino in quel freddo giorno di un insistente inverno! Era Pasqua… L’uomo tremava per le messi assiderate… Io dissi, dopo aver udito quelle parole: “Salvo è Israele! Da oggi dovizia nei campi e benedizioni nei cuori! L’Atteso si è manifestato col suo primo fulgore”. E non errai. Tutti potete rammentarvi che raccolto vi fu quell’anno embolismico, dai tredici mesi, che in questo si ripete…».
- EMV 114.8 Dice Gesù: «Che parole udisti? Da chi dette?». - Dice Gamaliele: «Da uno… un poco più che bambino… ma Dio splendeva sul suo volto innocente e soave… Sono diciannove anni che penso e ricordo… e cerco riudire quella voce… che parlava parole di sapienza… Quale parte di Terra l’accoglie? Io penso:… “Era Dio. In veste di fanciullo per non terrorizzare l’uomo. E come baleno che scorrendo i firmamenti ratto appare ad oriente e a ponente, a settentrione e a meridione, Egli, il Divino, scorre, nella sua veste di misericordiosa bellezza, con voce e viso di bimbo e pensiero divino, la Terra per dire agli uomini: ‘Io sono’”. Così penso… “Quando tornerà in Israele?… Quando?”. E penso: “Quando Israele sarà altare per il suo piede di Dio”; e geme il cuore, vedendo l’abbiezione d’Israele: “Mai”. Oh! dura risposta! E vera! Può la Santità scendere nel suo Messia finché l’abbominio è in noi?».
- EMV 160.4 Dice Gesù: «Uno in cui credi ti ha detto: “Le pietre fremeranno alle mie ultime parole”. Ma perché attendere le ultime parole del Messia? Non ne avrai rimorso di non avermi voluto seguire prima? Le ultime!… Tristi parole anche per quelle di un amico che muore e che siamo andati ad ascoltare troppo tardi. Ma le mie sono da più delle parole di un amico». Risponde Gamaliele: «Hai ragione… Ma non posso. Aspetto quel segno per credere».
- EMV 354.4 Tra la folla si domanda: «Allora per Gamaliele questo è il Cristo? Dice così? Se così dice rabbi Gamaliel, la cosa è decisa. Egli è il Cristo!». Risponde Erma: «Non dice ciò. Non riesce ancora a credere questo, per sua sventura. Ma dice che il Cristo è sulla Terra perché egli gli ha parlato molti anni fa. Egli e il saggio Illele. E attende il segno che quel Cristo gli ha promesso per riconoscerlo».
- EMV 364.8 Dopo la preghiera che Gesù rivolge al Padre, dice Giuseppe di Arimatea: «Ebbene, Gamaliele? Non ti pare questa, ancora non ti pare questa, parola del Signore?». Risponde Gamaliele: «Giuseppe, mi fu detto: “Queste pietre fremeranno al suono delle mie parole”». Stefano, irruente, grida: «Compi il prodigio, o Signore! Ordina, ed esse si scardineranno! Crollasse l’edifizio, ma sorgessero nei cuori le muraglie della tua Fede, grande dono sarebbe! Fàllo al mio maestro!». Un gruppo rabbioso di rabbi e di allievi degli stessi urla: «Bestemmiatore!». «No», grida a sua volta Gamaliele. «Il mio discepolo parla dicendo parola ispirata. Ma noi non possiamo accettarla perché l’angelo di Dio non ci ha ancora mondati dal passato col carbone tolto all’Altare di Dio… E forse, neppure se il grido della sua voce», e accenna a Gesù, «scrollasse i cardini di queste porte, noi sapremmo ancora credere…». Si rialza un lembo dell’ampio mantello candidissimo e se ne incappuccia, velandosi quasi il volto, e se ne va.
- EMV 478.10 Dice Simone di Alfeo: «Oh! no! Stefano ha detto che il rabbi, saputo ciò che è avvenuto da Cusa, ha esclamato: “Il mio spirito trasale domandandosi se Egli possa essere veramente ciò che dice. Ma ogni domanda sarebbe morta prima di formarsi nella mente, e per sempre, se Egli avesse acconsentito a questa cosa. Il Fanciullo che io ho sentito ha detto che la schiavitù come la regalità non saranno quali le credevamo, mal comprendendo i profeti, ossia materiali, ma dello spirito, per opera del Cristo, Redentore dalla colpa e fondatore del Regno di Dio negli spiriti. Io ricordo quelle parole. E misuro il Rabbi su quelle. Se nel misurarlo Egli fosse inferiore a quell’altezza, io lo respingerei come peccatore e mentitore. E ho tremato di vedere disciogliersi nel nulla la speranza che quel Fanciullo vi ha messa”». «Sì, ma intanto non lo dice il Messia», ribatte Giuseppe.
- EMV 487.10 Dialogo tra Gamaliele e Gesù: «Le pietre che devono fremere sono forse quelle dei nostri cuori?». «No, rabbi. Queste (e indica le muraglie del Tempio con atto circolare). Perché lo chiedi?». «Perché il mio cuore ha fremuto quando mi furono riportate le tue parole del convito e le tue risposte ai tentatori. Credevo che quel fremito fosse il segno…». «No, rabbi. È troppo poco il fremito del tuo cuore e quello di pochi altri per essere il segno che non lascia dubbi…».
- EMV 548.15 In occasione della resurrezione di Lazzaro Gesù gli dice senza fermarsi: «Stai pronto, o rabbi. Il segno presto verrà. Non mento mai».
- EMV 549.9 Dialogo di Gamaliele con il Sinedrio: «Ma allora per te è il Messia?! Dillo!». «Non è il Messia». «Non è? E allora cosa è per te? Demonio, no. Angelo, no. Messia, no…». «È colui che è». «Tu deliri! Dio è? Dio è per te, quel folle?». «È colui che è. Dio sa ciò che Egli è. Noi vediamo le sue opere. Dio vede anche i suoi pensieri. Ma non è il Messia, perché per noi Messia vuol dire Re. Egli non è, non sarà re. Ma è santo. E le sue opere sono da santo. E noi non possiamo alzare la mano sull’innocente, a meno di non commettere peccato. Io non sottoscriverò al peccato». «Ma con quelle parole tu quasi lo hai detto l’Atteso!». «L’ho detto. Finché durò la luce dell’Altissimo, io lo vidi tale. Poi… non tenendomi più la mano del Signore alto levato nella luce sua, io tornai uomo, l’uomo d’Israele, e le parole non furono più che parole alle quali l’uomo d’Israele, io, voi, quelli prima di noi e, Dio non lo permetta, quelli dopo di noi, danno il significato del loro, del nostro pensiero, non il significato che hanno nel Pensiero eterno che le ha dettate al suo servo».
- EMV 560.5 Dice Gesù: «Dite proprio il vero: a parte la gioia del vostro cuore per la risurrezione dell’amico, non avreste preferito a questa che Io giungessi a Betania bello e crudele, […] o, meglio ancora, facendo crollare con la mia voce le pietre ed i muri sui nemici, come le trombe di Giosuè fecero per le mura di Gerico […] Sì, questo avreste preferito perché, nonostante che voi mi amiate molto, è ancora impuro il vostro amore, e ad esso dà esca, nel desiderare ciò che non è santo, il vostro pensiero di israeliti, il vostro vecchio pensiero. Quello che è in Gamaliele come nell’ultimo di Israele, quello che è nel Sommo Sacerdote, nel Tetrarca, nel contadino, nel pastore, nel nomade, nell’uomo della Diaspora. Il pensiero fisso del Messia conquistatore».
- EMV 570.5 Dice Gesù: «In verità Io la darò. Attendetemi. Non sei tu Eleazar ben Parta? Sì? Allora certo tu vedrai, prima di Me, Gamaliele. Digli a mio nome che anche a lui darò, dopo ventuno anni, la risposta che attende. Hai capito? Ricorda bene: anche a lui darò, dopo ventuno anni, la risposta che attende. Addio».
- EMV 592.20 Dice Gesù: «Lascerò che parlino i profeti e il Padre mio, e i segni del Cielo. Perché il tempo è venuto in cui tutti i segni verranno dati. Quelli detti dai profeti e segnati dai simboli della nostra storia, e quelli che Io ho detto: il segno di Giona; vi ricordate di quel giorno a Cedes? E il segno che attende Gamaliele. Tu Stefano, tu Erma e tu Barnaba che hai lasciato i compagni, oggi, per seguirmi, certo molte volte avete sentito il rabbi parlare di quel segno. Ebbene, presto il segno sarà dato».
- EMV 602.5 Dice Gesù a Simone Zelote: «Gamaliele questa sera è a Betfage. Lo so. Quando saremo giunti al Getsemani tu andrai da Gamaliele e gli dirai: “Fra poco avrai il segno che attendi da ventun’anni”. Null’altro. Poi tornerai coi compagni».
- EMV 604.10 Mentre Gesù sta per entrare, rabbi Gamaliele lo raggiunge e le guardie danno uno strattone al Prigioniero perché ceda l’entrata al rabbi di Israele. Ma questo, rigido come una statua, ieratico, rallenta e, muovendo appena le labbra senza guardare nessuno, chiede: «Chi sei? Dimmelo». E Gesù dolcemente: «Leggi i profeti e ne avrai risposta. Il segno primo è in essi. L’altro verrà». Gamaliele raccoglie il suo manto ed entra.
- EMV 609.28 Sul Calvario Gamaliele incontra Giuseppe di Arimatea e Nicodemo che scendono e gli dice: «Cose tremende! Ero nel Tempio! Il segno! Il Tempio scardinato! Il velo di porpora e giacinto pende lacerato! Il Sancta Santorum è scoperto! Anatema è su noi!». Ha parlato continuando a correre verso la cima, reso pazzo dalla prova. I due lo guardano andare… si guardano… dicono insieme: «“Queste pietre fremeranno alle mie ultime parole!”. Egli glielo aveva promesso!…».
- EMV 609.30 Gamaliele procede battendosi il petto e, quando giunge sulla prima delle due piazzuole, si butta bocconi, lunghezza bianca sul suolo giallastro, e geme: «Il segno! Il segno! Dimmi che mi perdoni! Un gemito, anche un gemito solo, per dirmi che mi odi e perdoni». Comprendo che lo crede ancora vivo. Né si ricrede altro che quando un soldato, urtandolo con l’asta, dice: «Alzati e taci. Non serve! Dovevi pensarci prima. È morto. E io, pagano, te lo dico: Costui, che voi avete crocifisso, era realmente il Figlio di Dio!». «Morto? Morto sei? Oh!…». Gamaliele alza il volto terrorizzato, cerca vedere fin lassù in cima, nella luce crepuscolare. Poco vede, ma quel tanto da capire che Gesù è morto lo vede. E vede il gruppo pietoso che conforta Maria, e Giovanni ritto alla sinistra della croce che piange, e Longino ritto a destra, solenne nella sua rispettosa postura. Si pone in ginocchio, tende le braccia e piange: «Eri Tu! Eri Tu! Non possiamo più avere perdono. Abbiamo chiesto il tuo Sangue su noi. Ed Esso grida al Cielo, e il Cielo ci maledice… Oh! Ma Tu eri la Misericordia!… Io ti dico, io, l’annientato rabbi di Giuda: “Il tuo Sangue su noi, per pietà”. Aspergici con Esso! Perché solo Esso può impetrarci perdono…», piange. E poi, più piano, confessa la sua segreta tortura: «Ho il segno richiesto… Ma secoli e secoli di cecità spirituale stanno sulla mia vista interiore, e contro il mio volere di ora si drizza la voce del mio superbo pensiero di ieri… Pietà di me! Luce del mondo, nelle tenebre che non ti hanno compreso fa’ scendere un tuo raggio! Sono il vecchio giudeo fedele a ciò che credevo giustizia ed era errore. Adesso sono una landa brulla, senza più alcuno degli antichi alberi della Fede antica, senza alcun seme o stelo della Fede nuova. Sono un arido deserto. Opera Tu il miracolo di far sorgere un fiore che abbia il tuo nome in questo povero cuore di vecchio israelita pervicace. In questo mio povero pensiero, prigioniero delle formule, penetra Tu, Liberatore. Isaia lo dice[5] : “… pagò per i peccatori e prese su Sé i peccati di molti”. Oh! anche il mio, Gesù Nazareno…».
- EMV 644.5 Lazzaro racconta della conversione di Gamaliele, dopo che la profezia si è avverata: «Sì. Il segno, il famoso segno che egli attendeva per credere che Gesù era il Messia, lo ha scosso. Non si può negare che il segno fu tale da frantumare anche le teste ed i cuori più duri ad arrendersi. E Gamaliele, da quel segno potentissimo, fu scosso, scrollato, abbattuto più delle case che crollarono nel dì di Parasceve mentre pareva che il mondo perisse insieme alla Gran Vittima. Il rimorso lo ha lacerato più che non si sia lacerato il velo del Tempio, il rimorso di non aver mai capito Gesù per ciò che realmente era. Il sepolcro chiuso del suo spirito di vecchio, cocciuto ebreo, s’è aperto, come le tombe che lasciarono apparire i corpi dei giusti, ed egli ora cerca affannosamente verità, luce, perdono, vita. La nuova vita. Quella che solo per Gesù e in Gesù si può avere. Oh! Avrà ancora da lavorare molto per liberare totalmente il suo io antico dalle macie del suo passato modo di pensare! Ma ci arriverà. Egli cerca pace, perdono e conoscenza. Pace ai suoi rimorsi e perdono alle sue ostinazioni. E conoscenza completa di Colui che, quando poteva farlo, non volle conoscere completamente. E va da Nicodemo per giungere alla mèta che si è ormai prefisso di raggiungere».
- EMV 645.5-10 Gamaliele racconta a Saulo (Paolo), accanito nemico di Cristo, del suo incontro con il giovane Gesù: «Io ho avuto il privilegio di udire l’Altissimo parlare per mezzo della bocca di un fanciullo, che fu poi uomo giusto, sapiente, potente, santo, e che fu messo a morte proprio per queste sue qualità. Le sue parole di allora hanno poi avuto conferma dai fatti accaduti molti anni dopo, all’epoca detta da Daniele[6]… Misero me che non compresi avanti! che attesi l’ultimo terribile segno per credere, per capire! Misero popolo d’Israele che non comprese allora e non comprende neppur ora! La profezia di Daniele, e quella d’altri profeti e della Parola di Dio, continuano e si compiranno per Israele cocciuto, cieco, sordo, ingiusto, che continua a perseguitare il Messia nei suoi servi!».
- EMV 647.3 Gamaliele, ormai anziano e completamente cieco, si rivolge alla Vergine Maria per completare la sua conversione: «Non ti chiedo, o Maria, il miracolo del vedere di nuovo. No. Non chiedo questa cosa materiale. Ciò che ti chiedo, o Benedetta tra tutte le donne, è una vista d’aquila per il mio spirito, perché io veda tutta la Verità. Non ti chiedo la luce per le mie pupille spente, ma la luce soprannaturale, divina, la vera luce che è sapienza, verità, vita, per la mia anima e il mio cuore lacerati ed esausti per i rimorsi che non mi dànno tregua. Non ho alcun desiderio di vedere con gli occhi questo mondo ebraico, così… sì, così ostinatamente ribelle a Dio, che con esso fu ed è tanto pietoso, quale in verità non meritammo che lo fosse. Sono anzi lieto di non averlo a vedere più, e che la mia cecità mi abbia liberato da ogni impegno col Tempio e col Sinedrio, ingiusti tanto, e verso il Figlio tuo e verso i suoi seguaci. Ciò che desidero vedere, e con la mente, il cuore, lo spirito, è Lui, Gesù. Vederlo in me, nel mio spirito, vederlo spiritualmente come certo tu, o santa Madre di Dio, e Giovanni, tanto puro, e Giacomo, sinché ebbe vita, e gli altri, per aiuto nel loro grave e ostacolato ministero, lo vedete. Vederlo per amarlo con tutto me stesso e, per questo amore, poter riparare alle mie colpe e avere perdono da Lui, per avere la vita eterna che ho demeritato di avere…». Curva il capo sulle braccia, appoggiate sulla tavola, e piange.
- EMV 647.6 La Beata Vergine Maria domanda a Gamaliele: «Gamaliele, puoi credere tu che io, che sono la Sede della Sapienza, la Piena di Grazia, e per la Sapienza che in me ha preso Carne, e per la Grazia che mi ha dato, essendo piena, la pienezza della conoscenza delle cose soprannaturali, posso consigliarti bene?». «Oh! sì che lo credo! Proprio perché credo che tu sei ciò, vengo a te per aver luce. Tu, Figlia, Madre, Sposa di Dio, che certo sin dal tuo concepimento ti colmò delle sue luci sapienziali, non puoi che indicarmi la via che devo prendere per aver pace, per trovare la verità, per conquistare la vera Vita. Sono tanto conscio dei miei errori, tanto schiacciato dalla mia miseria spirituale, che ho bisogno di aiuto per osare di andare a Dio».
Note
- ↑ EMV 41.9
- ↑ EMV 40
- ↑ Lc 2,41-47
- ↑ Vangelo di Marco: Mc 2,21-22, Vangelo di Matteo: Mt 9,16-17 e Vangelo di Luca: Lc 5,36-39
- ↑ in: Isaia 53
- ↑ in: Daniele 9