Niche

Da Wiki Maria Valtorta.
Sainta Veronica col Velo di Mattia Preti (1613-1699)

Niche è una vedova ebrea benestante e generosa, che decide di mettere la sua vita ed i suoi beni al servizio di Gesù e dei poveri[1]. Nota nella tradizione cristiana come la Veronica o Berenice, è la donna che sulla salita verso il Golgota porge a Gesù il velo di lino sul quale si imprime, miracolosamente, il Volto Santo del Redentore.

Carattere ed aspetto fisico

Cartina della Palestina: Gerico

Proveniente dalla diaspora, Niche ha circa quarant’anni e non ha figli.

È una donna sola e benestante, grazie alla passata attività commerciale del defunto marito. Decide di trasferirsi il più vicino possibile alla città santa di Gerusalemme, che venera, acquistando una ricca proprietà sulla strada da Gerico a Gerusalemme. Quando viene a conoscenza di Gesù attraverso i suoi discepoli, decide di mettersi totalmente a sua disposizione.

Gesù la guarda. Vede una donna sui quarant’anni, una ben vestita, franca di modi. Le chiede: «Sei vedova, non è vero?».

«Sì. E senza figli. Sono tornata di recente e ho preso terre a Gerico. Per essere vicina alla città santa. Ma ora vedo che più grande di essa Tu sei. E ti seguo. E ti prego di avermi per serva. Conosco di Te da discepoli. Ma Tu superi i loro racconti».

«Va bene. Ma che vuoi di preciso?».

«Aiutarti nei poveri e, come posso, farti amare e conoscere. Conosco molti delle colonie della Diaspora, avendo seguito il marito nei commerci. Ho mezzi. Ma mi basta poco. Posso fare molto, perciò. E molto voglio fare per tuo amore e per suffragare lo spirito di colui che mi prese vergine vent’anni or sono e che mi fu compagno amabile fino all’estremo sospiro. Lo diceva nel morire. Pareva profetasse: “Morto che io sia, consegna la carne che ti amò alla tomba e va’ nella patria nostra. Troverai il Promesso. Oh! tu lo vedrai! Cercalo. Seguilo. Egli è il Redentore e Risuscitatore e mi aprirà le porte della Vita. Sii buona per aiutarmi ad esser pronto quando Egli aprirà i Cieli a coloro che non hanno più debiti verso la Giustizia, e sii buona per meritare di incontrarlo presto. Giura che lo farai e che muterai le sterili lacrime di una vedovanza in fortezza operosa. Abbi Giuditta a tuo esempio, o sposa, e tutte le nazioni conosceranno il tuo nome”. Povero sposo mio! Io chiedo soltanto che Tu mi conosca…».

«Ti conoscerò per discepola buona. Va’ tu pure da Giovanna, e Dio sia con te»… (EMV 373.4)

Niche è una donna “premurosa e rispettosa”[2] e fin dall’inizio Gesù le predice che il suo coraggio e la sua pietà avranno un premio che sarà ricordato in eterno:

«Avrai tutto questo. E Io avrò la tua pietà. Salirà con Me sul mio patibolo e da lì salirà con Me al Cielo. La tua corona in eterno. Angeli e uomini diranno di te la lode più bella: “Nell’ora della sventura, del peccato, del dubbio, ella fu fedele, non peccò e soccorse il suo Signore”. Alzati, donna. E che tu sia benedetta fin da ora e per sempre». (EMV 382.7)

Percorso apostolico

Volto Santo di Manoppello
Liberato De Caro, Il Volto sVelato

Niche, nel corso del Terzo anno della Vita pubblica di Gesù[3] incontra il Signore nel giorno di Parasceve, presso il Tempio di Gerusalemme[1], dove chiede di poter essere al seguito di Gesù, diventanto di fatto una delle donne discepole. Tra i vari incarichi che Gesù le affida vi sono la regolare cura dell’esseno Elia, che vive da eremita sul Carit[4] - un massiccio desertico presso Gerico - e l’affidamento di Egla, la giovane schiava israelita riscattata da Claudia Procula. Gesù dice a questo proposito:

[Dice Gesù:] «Io dovrei mandare alcuni di voi a Betania, per dire alle sorelle di condurre Egla da Niche. Me ne ha tanto pregato. Ed è giusta preghiera. La vedova senza figli avrà essa pure un santo amore, e la fanciulla senza genitori una madre veramente israelita, che la crescerà nella fede nostra antica e nella mia. Vorrei venire Io pure… Un riposo di pace per lo spirito amareggiato… Nella casa di Lazzaro il cuore del Cristo non trova che amore… Ma lungo è il viaggio che voglio compiere avanti la Pentecoste!». (EMV 388.4)

Grazie all’interessamento di Giuseppe di Arimatea e Nicodemo, Niche acquista una casa anche a Gerusalemme, per poter essere vicina a Gesù ogni volta che vi si reca per le feste ebraiche. Così Simone Zelote risponde al curioso Giuda di Keriot, che indaga sui motivi per cui Giuseppe e Nicodemo si erano avvicinati al gruppo apostolico, mentre si dirigevano verso il Tempio di Gerusalemme:

«Hanno trovato la casa per Niche. Verso gli orti. Vicino alla Porta. Giuseppe conosceva il proprietario e sapeva che con un buon utile avrebbe venduto. Lo faremo sapere a Niche».

«Che volontà di gettare denaro!».

«È suo. Ne può fare ciò che vuole. Ella vuole stare vicino al Maestro. Ubbidisce con ciò alla volontà dello sposo[5] e al suo cuore». (EMV 505.1)

Collabora con Zaccheo, il pubblicano di Gerico. Dopo la sua conversione[6], egli si dedica a un’opera di carità volta alla redenzione dei peccatori e degli emarginati della società[7].

Niche mette a disposizione degli apostoli e dei discepoli i prodotti della sua ricca proprietà situata sulla strada da Gerico a Gerusalemme. Tutti ne lodano con entusiasmo l’ospitalità:

Entrano delle serventi con tazze di latte freddo e anfore porose dove i liquidi sono certo molto freschi.

«Vogliate ristorarvi», dice Niche. «Dopo potrete riposare fino a sera. La casa ha stanze e letti. E non li avessi darei i miei per il vostro ristoro. Maestro, io mi ritiro per le cure della casa. Sapete tutti dove trovarmi e trovare le serventi».

«Va’ e non ti crucciare per noi».

Niche esce. Gli apostoli fanno onore allo spuntino che è stato offerto. E mangiando con allegro appetito parlano e commentano.

«Buona frutta!».

«E buona discepola».

«Bella casa. Non lussuosa ma senza miseria».

«E retta da una che è dolce e forte insieme. Ordine, nitore, rispetto e nello stesso tempo amorevolezza».

«Che bei campi ha intorno! Una ricchezza!».

«Sì. E una fornace!…», dice Pietro, che non è ancora dimentico di ciò che ha sofferto. Gli altri ridono.

«Però qui si sta bene. Ma lo sapevi che Niche stava qui?», chiede Tommaso.

«Non più di quanto lo sapeste voi. Sapevo che presso Gerico aveva delle terre di recente acquisto. Non più di così. Il caro angelo dei pellegrini ci ha guidati». (EMV 382.5)

La sua generosità e la sua compassione vengono ricompensate durante la Passione, con il miracolo del suo velo che diventerà famoso nella tradizione cristiana come il “Velo della Veronica” e la sesta stazione della Via Crucis[8] è dedicata al suo gesto pietoso. Niche aveva preparato un telo affinché il condannato potesse cingersene i fianchi, anziché utilizzare gli stracci abitualmente impiegati. Sulla Via Dolorosa, insieme ad altre discepole, incontra Gesù madido di sudore, con il volto coperto di sangue. Gli porge il telo che ha preparato, perché possa asciugarsi il volto e Gesù si rinfresca e le restituisce il telo.

Un’altra donna, che ha presso una fanciulla servente con uno scrignetto fra le braccia, apre lo scrignetto, ne trae un lino finissimo, quadrato, e lo offre al Redentore. Questo lo accetta. E poiché non può con una mano sola fare da Sé, la pietosa lo aiuta, badando di non urtargli la corona, a posarselo sul volto. E Gesù preme il fresco lino sulla sua povera faccia e ve lo tiene, come ne trovasse un grande ristoro. (EMV 608.9)

Niche vuole conservare quel telo come reliquia, ma teme la folla minacciosa radunatasi per il suo gesto di pietà. Accompagnata da alcune donne romane simpatizzanti, anch’esse presenti sul Calvario, si rifugia nella sua casa di Gerusalemme. Scoppia in lacrime. Il terremoto che avviene dopo la morte di Cristo la terrorizza e cade svenuta. Ripresasi, vuole baciare la reliquia e vi scopre impresso il volto del Redentore. Si precipita allora nel Cenacolo, dalla Vergine Maria che è appena tornata dal Sepolcro e spiega:

«Sul Calvario… Ho visto il Salvatore in quello stato… Avevo preparato il velo lombare perché non usasse i cenci dei boia… Ma era tanto sudato, col sangue negli occhi, che ho pensato darglielo perché si asciugasse. Ed Egli lo ha fatto… E mi ha reso il velo. Io non l’ho usato più… Volevo tenerlo per reliquia col suo sudore e il suo sangue. E vedendo l’accanimento dei giudei, dopo poco, con Plautina e le altre romane Lidia e Valeria, insieme, abbiamo deciso di tornare indietro. Per paura che ci levassero questo lino. Le romane son donne virili. Ci hanno messe nel mezzo, io e la servente, e ci hanno protette. È vero che sono contaminazione per Israele… e che toccare Plautina è pericolo. Ma ciò si pensa in tempi di calma. Oggi erano tutti ubbriachi… A casa ho pianto… per ore… Poi è venuto il terremoto e sono svenuta… Rinvenuta, ho voluto baciare quel lino e ho visto… oh!… Vi è sopra la faccia del Redentore[9] !…». (EMV 612.19)

La vista della reliquia del Figlio reca alla Madonna un grandissimo conforto:

Niche entra e si inginocchia ai suoi piedi con la servente accanto. Giovanni, ritto in piedi, presso Maria, le tiene il braccio dietro le spalle come per sorreggerla. Niche non dice una parola. Ma apre il cofano, estrae il lino, lo spiega. E il Volto di Gesù, il Volto vivo di Gesù, il doloroso e pur sorridente Volto di Gesù, guarda la Madre e le sorride.

Maria ha un grido di amore doloroso e tende le braccia. Le donne le fanno eco dal vano dell’uscio dove si affollano. E la imitano nell’inginocchiarsi davanti al Volto del Salvatore.

Niche non trova una parola. Passa il lino dalle sue alle mani materne e si curva poi a baciarne il lembo. E poi esce a ritroso, senza attendere che Maria rinvenga dalla sua estasi.

Se ne va… È già fuori, nella notte, quando pensano a lei… Non resta che chiudere il portone come era prima.

Maria è di nuovo sola. In un colloquio d’anima con l’effigie del Figlio, perché tutti si ritirano di nuovo. (EMV 612.20)

Niche è tra i testimoni della resurrezione di Cristo[10] ed è presente all’Ascensione di Gesù al Cielo[11].

Durante le prime persecuzioni dei cristiani, la sua proprietà diventa uno dei rifugi per i discepoli[12].

Origine del suo nome

Illustrazione in un breviario tedesco

Niche è la forma con cui il personaggio è chiamato nel L’Evangelo come mi è stato rivelato. Il nome corrisponde al greco Niké, che significa “vittoria”. Nella mitologia greca, Nike è inoltre il nome della personificazione della vittoria.

La radice greca nik- è presente in numerosi nomi propri e toponimi. Dalla stessa radice deriva anche il nome di Nizza, in Francia, il cui nome risale all’antica Nikaia, “città della vittoria”.

Il nome Veronica, con il quale la donna è maggiormente conosciuta nella tradizione cristiana, è stato invece ricondotto a diverse etimologie. Una delle ipotesi più diffuse lo mette in relazione con il nome greco Berenice, formato dagli elementi phérō, “portare”, e níkē, “vittoria”, e quindi interpretabile come “portatrice di vittoria”. In questa prospettiva, Veronica sarebbe una forma modificata di Berenice.

A questa spiegazione etimologica se ne è sovrapposta un’altra, legata alla tradizione del velo con il volto di Gesù: l’espressione latina vera icon, “vera immagine”, sarebbe stata associata al nome Veronica. Questa interpretazione ha avuto una particolare fortuna nella tradizione cristiana, ma non costituisce l’origine linguistica del nome.

Nell’Opera, il nome Niche assume quindi un significato particolarmente coerente con la figura del personaggio, poiché richiama direttamente il greco Niké, “vittoria”, mentre il nome Veronica appartiene alla tradizione cristiana con cui questa donna è universalmente conosciuta.

Il nome Veronica compare anche negli scritti apocrifi. Negli Atti di Pilato, al capitolo VII, è infatti menzionata una donna chiamata Berenice; si tratta però della donna emorroissa guarita da Gesù, non della donna che, secondo la tradizione della Via Crucis, asciuga il volto di Gesù durante la salita al Calvario. L’identificazione delle due figure appartiene dunque a una tradizione successiva.

Dove la incontriamo nell’Opera?

Volume 6: EMV 373 EMV 378 EMV 382 EMV 388 EMV 400 EMV 410 EMV 418 EMV 424 EMV 427

Volume 7: EMV 492

Volume 8: EMV 502 EMV 505 EMV 509 EMV 511 EMV 520 EMV 522 EMV 524 EMV 532 EMV 538 EMV 547 EMV 551 EMV 554

Volume 9: EMV 556 EMV 559 EMV 560 EMV 564 EMV 566 EMV 567 EMV 568 EMV 571 EMV 574 EMV 575 EMV 576 EMV 578 EMV 579 EMV 580 EMV 582 EMV 583 EMV 584 EMV 596

Volume 10: EMV 602 EMV 608 EMV 612 EMV 626 EMV 631 EMV 632 EMV 637 EMV 641 EMV 643 EMV 648

Da altre opere di Maria Valtorta

I Quaderni del 1943
Cover libro Centro Editoriale Valtortiano

Dice ancora Gesù: «Questa volta mi ti mostro sotto altra veste. L’Eucarestia è Carne, ma è anche Sangue. Eccomi nella veste di Sangue. Guarda come trasuda e sgorga in rivoli sul mio Volto sfigurato, come scorre lungo il collo, sul torso, sulla veste, doppiamente rossa perché intrisa del mio Sangue. Vedi come bagna le mani legate e scende sino ai piedi, al suolo. Sono proprio Colui che pigia l’uva di cui parla[13] il Profeta, ma il mio amore ha pigiato Me. Di questo Sangue che ho profuso tutto, sino all’ultima goccia, per l’Umanità, ben pochi ne sanno valutare il prezzo infinito e fruire dei meriti potentissimi.

Ora Io chiedo, a chi lo sa guardare e capire, di imitare Veronica ed asciugare col suo amore il Volto sanguinoso del suo Dio. Ora Io chiedo a chi mi ama di medicare con il suo amore le ferite che continuamente gli uomini mi fanno. Ora Io chiedo, soprattutto, di non lasciare sperdere questo Sangue, di raccoglierlo con attenzione infinita, nelle più piccole stille, e spargerlo su chi del mio Sangue non si cura». (Q43, 28 giugno)

[Dice Gesù:] «Mi ricordo del mio bisogno di aiuto[14] nelle ore tragiche della Passione. E quello che ho desiderato per Me voglio lo abbiano anche i miei due volte simili. Simili perché discepoli, simili perché appassionati e crocifissi.

Non sei sola. Hai Me per Cireneo[15] e hai mia Madre per Veronica[16]. Maria è il modello delle orfane e si ricorda il suo strazio di orfana così come Io ricordo i miei strazi d’agonia». […]

«Ebbene questa Donna, alla quale non venne risparmiato nessun dolore - e nessuna come Lei avrebbe dovuto esserne esente perché immacolata, libera perciò dal peso del dolore causato dalla colpa di Adamo - questa Donna che ha sparso tante lacrime per tanti lutti e che si è vista rapire padre, madre, sposo e Figlio dalla morte, Io te la do per Veronica e te la do per mamma.

È il mese del Cuore trafitto di Maria e della Esaltazione della mia Croce. Non rifiutare di essere simile alla Trafitta e all’Immolato». (Q43, 1 settembre)

[Dice Gesù:] «Però sappi che coloro che nella mia mano sono come molle argilla[17] nella mano del vasaio, sono i prediletti del Cuore mio. La mia mano è su loro dolce come una carezza. Le mie carezze li modellano dando ad essi la mia impronta e somiglianza di mitezza, umiltà, carità, purezza, e la più bella di tutte le somiglianze: la mia di Redentore.

Perché sono queste le anime che continuano la mia missione di Redentore ed alle quali Io dico un continuo “grazie” che è la più protettrice delle benedizioni. E se il velo della Veronica[18] è sacro perché porta la mia effigie, che saranno queste anime che sono la mia vera effigie?

Animo, Maria! La mia Pace è con te. Io sono con te. Non temere». (Q43, 17 settembre)

  • ‘dettato’ del 8 dicembre. Lo stesso 8 dicembre, alle 6 antimeridiane:

Dice Maria: «Quando nell’ira del Venerdì santo mi incontrai col Figlio mio ad un crocivia che menava al Golgota, nessuna parola uscì dalle nostre labbra fuorché: “Mamma!”, “Figlio!”.

Intorno a noi stava la Bestemmia, la Ferocia, lo Scherno e la Curiosità. Inutile, davanti a queste quattro Furie, esporre il cuore con i suoi palpiti più santi. Si sarebbero precipitate su esso a ferirlo più ancora, perché quando l’uomo tocca la perfezione del Male è capace non solo del delitto verso i corpi ma anche verso il pensiero e il sentimento del suo simile.

Ci guardammo. Gesù, che aveva già parlato alle donne[19] pietose incitandole a piangere sui peccati del mondo, non mi guardò che fissamente, attraverso il velo del sudore, del pianto, della polvere, del sangue, che facevano crosta alle sue palpebre.

Sapeva che io pregavo per il mondo e che avrei voluto piegare il Cielo in suo soccorso alleviandogli non il supplizio, poiché questo doveva esser compiuto per decreto eterno, ma la durata di esso. Lo avrei voluto piegare a costo di un mio martirio di tutta la vita. Ma non potevo. Era l’ora della Giustizia.

Sapeva che lo amavo come non mai. Ed io sapevo che mi amava e che più del velo della Veronica[20] pietosa e di ogni altro soccorso gli sarebbe stato di sollievo il bacio della sua Mamma. Ma anche questa tortura ci voleva per redimere le colpe del disamore.

I nostri sguardi si incontrarono, si allacciarono, si divisero lacerando i cuori nostri. E poi la calca travolse e sospinse la Vittima verso il suo altare e lo nascose all’altra vittima che già era sull’altare del sacrificio e che ero io, Madre dolorosa». (Q43, 8 dicembre)


I Quaderni del 1944
Cover libro Centro Editoriale Valtortiano
  • ‘visione’ della Passione di Cristo del 18 febbraio:

[Scrive Maria Valtorta:] Mi ritrovo sulla via del Calvario, là dove Gesù è caduto. Al punto dove è finita l’altra contemplazione di venerdì 11[21]. Sono le 11 di oggi. Credo perciò d’essere nell’ora giusta del cammino di Gesù verso la vetta del Golgota. […]

Rialzano Gesù e lentamente il corteo si mette in moto sempre seguito dalla plebe vociferante. Altra ne sale e si accoda da altri sentieri che partono dalla base del Calvario, provenienti da Gerusalemme o dalle campagne vicine.

Ad un certo punto, pochi metri dopo che Gesù ha ripreso il cammino, vi è fermo un numeroso gruppo di pie donne. Una ha in mano un’anfora. L’altra, e la riconosco per questo, ha presso una piccola servente con uno scrignetto sulle braccia e ne trae un morbido lino candidissimo di un metro quadro circa. Comprendo dalle vesti che sono ricche matrone di Gerusalemme, certo seguaci del Nazareno di cui hanno tanta pietà.

La Veronica si accosta piangendo e offre il suo lino. Aiuta anzi il Redentore a stenderselo sul volto polveroso, sudato e sanguigno, cosa che con una mano sola, perché l’altra trattiene la croce, Egli potrebbe fare malamente.

Le guardie romane vorrebbero respingere quel gruppo, ma poi lo lasciano passare attraverso il quadrato armato e giungere presso Gesù.

Egli trova la forza di sorridere ancora. Si preme con la mano sinistra, libera, il lino sul volto e lo rende a Veronica; poi, con pause di affanno e voce afona, dice: “Non piangete su Me, figlie di Gerusalemme, ma sui peccati vostri e su quelli della vostra città. Piangete sui figli vostri, perché quest’ora non passerà senza castigo e rimpiangerete d’aver concepito e allattato, e piangeranno le madri di quel tempo, perché in verità vi dico che sarà fortunato allora chi cadrà sotto le macerie per primo”. […]

Sera di venerdì 18-2

Sullo spiazzo più basso, presso il punto che segno con la lettera h, sono in gruppo Maria, Giovanni e le Marie. Vicine, ma un poco più là, il gruppo delle donne di Gerusalemme ridotto a 5 donne. Non c’è più la Veronica con la sua ancella. (Q44, 18 febbraio)

[Scrive Maria Valtorta:] Un picchio alla porta di casa empie il silenzio della casa dove solo grida il dolore di Maria. E un altro picchio più tenue all’uscio della stanza.

Entra Giovanni. Parla a Maria, sottovoce. Ella annuisce. Si ricompone. Si volge verso la porta.

Entra Veronica con la sua ancella. Si inginocchia di fronte a Maria che è seduta, ora. Nel vano della porta si affollano le donne fedeli. Giovanni è in piedi dietro il sedile di Maria e le tiene una mano sulla spalla, passandole il braccio sinistro dietro la schiena, come per sorreggerla. Veronica, dal cofanetto che l’ancella, pure inginocchiata, tiene fra le mani, estrae il lino e lo spiega.

Il Volto vivente del Cristo è sulla tela. Un volto doloroso, ma ancora vivo nell’espressione, negli occhi aperti, nella bocca lievemente sorridente con dolore. Maria stende le braccia con un grido a cui fanno eco quelli delle donne.

Veronica dà alla Madre il sudario. È giusto sia della Madre. E, delicata, si ritira con la sua ancella.

Il segno è venuto. Un nulla nel mare di dolore che la sommerge, ma quel tanto che basti a non farla morire.

La contemplazione mi lascia così, col volto di Maria appoggiato sul Volto del Cristo impresso nel sudario. (Q44, 19 febbraio)

  • ‘visione’ del mattino della Risurrezione del 21 febbraio:

[Scrive Maria Valtorta:] Le donne escono portando una lucerna. La casa è tutta buia e anche la via è buia. Vi è appena un accenno di luce, là, in fondo, ad oriente. La luce freddina e pura di un’alba d’aprile. La via è silenziosa e deserta. Le donne, tutte avvolte nei loro manti, vanno senza parlare verso il Sepolcro di Gesù.

Io non vado con loro. Torno da Maria. Gesù mi fa tornare da Lei.

Ella, ora che è sola, si è rimessa a pregare, in ginocchio contro il velo della Veronica che è steso lungo il lato di una scansia, tenuto fermo dal lenzuolo funebre e dai chiodi. Ella prega e parla al suo Figlio. È sempre e ancora lo stesso affanno. Mescolato ad una speranza che la fa ansiosa.

[Seguono i brani 12-16 del capitolo 616 e gli interi capitoli 618 e 620 dell’opera L’EVANGELO] (Q44, 21 febbraio)

[Scrive Maria Valtorta:] La voce me la fa riconoscere. È Maria di Magdala. Sono nella sua grotta di penitente.

Maria piange. Chiama Gesù con amore. Non può più soffrire. Ma amare può ancora. La sua carne macerata dalla penitenza non resiste più alla fatica del flagellarsi, ma il cuore ha ancora palpiti di passione e si consuma nelle sue ultime forze amando. Ed ella ama, restando con la fronte incoronata di spine e la vita serrata nelle spine, ama parlando al suo Maestro in una continua professione d’amore e in un rinnovato atto di dolore.

È scivolata con la fronte a terra. La stessa posa[23] che aveva sul Calvario di fronte a Gesù deposto sul grembo di Maria, la stessa che aveva nella casa di Gerusalemme quando la Veronica spiegava il suo velo, la stessa che aveva nell’orto di Giuseppe d’Arimatea quando Gesù la chiamò ed ella lo riconobbe e lo adorò. Ma ora piange perché Gesù non c’è. (Q44, 30 marzo)

  • ‘visione’ della Santa Messa dei primissimi tempi dopo la Pentecoste del 3 giugno. Primo sabato, ore 1,30 antimeridiane:

[Scrive Maria Valtorta:] Gesù mi mostra una riunione di cristiani ai primissimi tempi dopo la Pentecoste. […]

Sono tutti nel Cenacolo, il quale ha subìto una modificazione necessaria alla sua nuova funzione e imposta dal numero dei fedeli. […]

Vi sono uomini e donne, di tutte le età. In un gruppo di donne, presso il tavolone ma in un angolo, è Maria circondata dalla Maddalena, Marta, Veronica, Maria di Cleofe, Salome, la padrona di casa. Le nomino come mi vengono, non per dare una speciale classificazione. Vi è anche un’altra che era anche sul Calvario. Ma non so come si chiama. Fra gli uomini riconosco Nicodemo, Lazzaro, Giuseppe d’Arimatea, e mi pare anche Longino, ma è… in licenza, dirò così, perché non è vestito da soldato, ma ha una veste lunga e bigiognola come fosse un cittadino. Forse se l’è messa per non dare nell’occhio. Non so. Altri non ne conosco. […]

Giovanni va da Maria e le chiede qualche cosa. Ella si sfila dal collo una specie di chiavicina e la dà a Giovanni. Giovanni va al cofano e lo apre. Si apre ribaltando la parte davanti che viene appoggiata sulla tovaglia e ricoperta da un terzo lino.

Nell’interno vi è una sezione orizzontale che divide in due piani il cofano. In basso è un calice e un piatto di metallo. In alto, al centro, il calice usato da Gesù, il pane spezzato da Lui su un piattello prezioso come il calice. Ai lati di questi, da un lato la corona di spine, i chiodi, la spugna. Dall’altra la sindone, il velo di Maria che fasciò i lombi di Gesù, e il velo della Veronica.

Vi sono altre cose sul fondo, ma non capisco che sono né nessuno ne parla o le mostra. Mentre per queste che ho detto, meno il calice e il pane che restano dove sono, vengono presi e mostrati alla folla, che si inginocchia, da Giovanni e Giuda. (Q44, 3 giugno)

Scrive Maria Valtorta: Sto sempre più male. Da tre giorni il dolore alla regione splenico-renale sinistra è talmente tremendo che mi strappa gridi quando mi muovo, e se sto ferma è come se un cane mi rodesse dentro o vi fosse un enorme ascesso. Sono persino gonfiata in quella regione. Da ieri, poi, ho dolori ancora più acuti a tutti e due i polmoni, di modo che ogni respiro è penosissimo e difficile. Ieri alle 15 ho avuto proprio un momento di sconforto… e ho pianto pensando che dovrò forse morire qui, sola e fuori della mia casa…[24]

Perché lei è tanto lontano? Perché ho ceduto a venire qui? Quale pietà ho avuto per questo sacrificio fatto per gli altri? Ora che sono così, grave e isolata, loro se ne sono andati e buonanotte. Ma pazienza e avanti. […]

E allora… avanti. Ma pietà, Gesù. Un poco di pietà anche per noi vittime. Tu hai avuto il Cireneo e le pie donne, la Veronica e l’amor di tua Madre e di Giovanni. Da’ a me almeno il mio Direttore e la mia casa. Fammi morire con lui vicino e in essa. E poi fa’ quello che vuoi di me, quanto vuoi, come vuoi. (Q44, 6 dicembre)


I Quaderni del 1945-1950
Cover libro Centro Editoriale Valtortiano

[Dice Gesù:] «E chiama l’opera: “di S. Veronica Giuliani”. Tanto per non recidere ogni filo con l’Ordine che ricorda il mio Francesco, che non ha mai respinto nessuna miseria perché aveva compreso Gesù. E anche per ricordare quella che meritò sul Calvario il mio Volto sul lino. Io vi darò il mio Volto impresso nel cuore, acciò siate amanti, consolatrici ed espiatrici, come la prima[26] e la seconda Veronica.

Va’ in pace, e siano con te la carità di Dio, la grazia di Gesù, la luce dello Spirito Santo.» (Q45, 18 agosto)

Per saperne di più su questo personaggio

Dizionario dei personaggi dell’Evangelo secondo Maria Valtorta

Questo paragrafo è parzialmente estratto dal volume in lingua francese: Dizionario dei personaggi dell’Evangelo secondo Maria Valtorta[27]:

Santa Veronica è celebrata il 4 febbraio in Occidente e il 4 ottobre in Oriente.

Non è nominata nei Vangeli e in essi non viene menzionato il miracolo del velo, ma la sesta stazione della tradizionale Via Crucis commemora il suo gesto.

La trasformazione del suo nome da Niké (“Vittoria”, in greco) in Veronica è oggetto di diverse ipotesi che combinano greco e latino. La più comune è quella dell’amalgama con il velo miracoloso: Vera Icon, cioè “vera immagine”.

Nel Medioevo, leggenda e tradizione la dicono sposata con Zaccheo. Sarebbe emigrata con lui in Gallia, a Soulac-sur-Mer (nel dipartimento della Gironda), dove sarebbe morta nell’anno 70, all’età di 87 anni[28]. Le sue reliquie sono venerate nella Basilica di Notre-Dame-de-la-Fin-des-Terres. Altre fonti sostengono che le sue reliquie siano state trasferite nella chiesa di Saint-Surin di Bordeaux in seguito alle guerre[29], ma si tratta della stessa regione.

Accostando queste informazioni ai dati di Maria Valtorta, si può osservare che la sua unione, probabilmente platonica, con Zaccheo è plausibile: entrambi sono di Gerico e si dedicano allo stesso apostolato a favore degli afflitti. La loro emigrazione in Gallia è plausibile. Durante le prime persecuzioni vi fu un’ondata di emigrazioni: ad esempio, l’intera famiglia di Lazzaro di Betania.

Secondo san Metodio di Tiro (III secolo)[30], sarebbe passata per Roma, dove il Velo avrebbe guarito l’imperatore Tiberio.

Secondo Anna Caterina Emmerick (XIX secolo), Veronica era una vergine del Tempio. Il suo nome era Serafia.

Note

  1. 1,0 1,1 EMV 373.4
  2. EMV 382.4
  3. nel primo periodo di 4 mesi
  4. EMV 382.6
  5. ricordata in 373.4
  6. Vangelo di Luca: Lc 19,2-7
  7. EMV 522.9; EMV 524.1
  8. SESTA STAZIONE: La Veronica asciuga il volto di Gesù
  9. secondo una promessa adombrata in 382.7
  10. EMV 626.5
  11. EMV 638.19
  12. EMV 648.1
  13. in Isaia 63,1-6.
  14. come è attestato in Matteo 26,36-46; Marco 14,32-42; Luca 22,39-46.
  15. è l’uomo di Cirene, chiamato Simone e ricordato in Matteo 27,32; Marco 15,21; Luca 23,26
  16. è il nome (già nel secondo ‘dettato’ del 28 giugno) della donna pietosa che, secondo la tradizione, asciugò il volto di Gesù sulla via del Calvario.
  17. secondo l’immagine di Siracide 33,13.
  18. già ricordato il 1° settembre.
  19. con le parole riportate in Luca 23,27-31. Gli altri fatti evangelici rievocati nei ‘dettati’, ma non documentati nei quattro Vangeli canonici, si troveranno nella grande opera L’Evangelo come mi è stato rivelato, che Maria Valtorta inizierà a scrivere nel 1944.
  20. già menzionato il 28 giugno, il 1° e 17 settembre.
  21. riportata sotto la data dell’11-12 febbraio e che finisce con le parole: “La visione mi si cristallizza qui…”. Ora prosegue con altre scene della Passione (Matteo 27,31-60; Marco 15,20-47; Luca 23,26-54; Giovanni 19,17-40) che nel 1945 avranno una nuova stesura molto più particolareggiata, tanto da formare più di un capitolo dell’opera maggiore.
  22. La scena che inizia qui sarà completata dal ‘dettato’ del 3 giugno. L’una e l’altro saranno di nuovo trattati il 28 marzo 1945 in una più ampia ‘visione’, che formerà il capitolo 611 dell’opera maggiore.
  23. e lo adorò, rispettivamente nelle ‘visioni’ del 18, 19 e 21 febbraio. Il monologo che segue si spiega considerando che gli scritti valtortiani (come abbiamo già annotato al 12 gennaio) identificano Maria di Magdala, sorella di Marta e di Lazzaro, con la peccatrice innominata di Luca 7,36-50.
  24. in quel periodo, a causa delle vicende belliche, Maria Valtorta era sfollata dalla sua casa e si trovava a Sant’Andrea di Compito, nella lucchesia, insieme ai parenti Belfanti fuggiti da Reggio Calabria. Tornerà a Viareggio il 23 dicembre 1944, dopo otto mesi di lontananza.
  25. Suor M. Gabriella, incontrata già nei “Quaderni del 1944” e che sarà ancora menzionata più volte, era la Superiora delle Stimmatine di Camaiore. Avrebbe dovuto fondare un istituto aperto ad accogliere le vocazioni religiose di donne dalla nascita illegittima. Uscita dalla Congregazione cui apparteneva, non riuscì a realizzare quella che doveva essere la sua missione. Il suo nome da secolare era Emma Federici.
  26. è la summenzionata Veronica Giuliani (1660-1727), clarissa cappuccina, santa; la seconda è la Veronica che, secondo la tradizione, pietosamente asciugò il volto di Cristo sulla via del Calvario (nell’Opera maggiore di Maria Valtorta è un personaggio di nome Niche).
  27. Dictionnaire des personnages de l'évangile selon Maria Valtorta, di mons. René Laurentin, François-Michel Debroise, Jean-François Lavère, Éditions Salvator, 2012.
  28. P. Philippe Labbé, Nouvelle bibliothèque des manuscrits, tomo I, p. 629 e tomo II, p. 265.
  29. Riferito da mons. Gaume in Vie de saints, 1880.
  30. Mariani Scoli chronicon, ad an. 39.