Pella
È un’antica città della Decapoli, situata nella valle del Giordano, nell’attuale Giordania, ai piedi delle colline di Galaad. Nel periodo romano era una delle città appartenenti alla lega delle dieci città ellenistico-romane e si trovava a circa 30 km a sud dal lago di Galilea e 3 km a est dal fiume Giordano.
Nel L’Evangelo come mi è stato rivelato di Maria Valtorta Pella è ricordata come una delle tappe del viaggio di Gesù verso Gerusalemme, durante il Terzo anno della Vita pubblica[1], dove incontra la Madre di Marco di Giosia e un giovane cieco mendicante, che viene guarito insieme a sua madre.
Abitanti o nativi del luogo
Jaia, giovane ragazzo cieco guarito da Gesù e sua madre, anch’essa cieca.
Descrizione
Maria Valtorta descrive Pella come una città costruita sui pendii della montagna, caratterizzata da una struttura a terrazze sviluppata su livelli sovrapposti, adattati alla morfologia del terreno. Tale caratteristica trova riscontro anche nelle testimonianze archeologiche relative all’antica Pella, dove gli edifici erano distribuiti lungo i versanti della collina.
Entrano in Pella e si riuniscono: la donna ai servi, Gesù ai discepoli.
Ma la donna lo segue come affascinata mentre Gesù va dietro al ragazzo che si dirige alla sua casupola, situata in uno scantinato di una costruzione addossata al fianco del monte, caratteristica di questa città che sale a scaglioni, di modo che il terreno del lato ovest è il secondo piano del lato est, ma in realtà è un terreno anche là, perché vi si può accedere dalla via soprastante che è al livello dell’ultimo piano. Non so se riesco a spiegarmi bene. (EMV 358.1)
Maria Valtorta esegue anche un disegno della posizione della città di Pella e traccia due affluenti, senza nome, del Giordano. Tra Pella e Gadara, la seguente annotazione: “Specie di basso altipiano fra due catene di colli, i primi di monti, quelli a oriente”. A destra (scritta in verticale), un’altra annotazione: “Qui dovrebbero essere i monti dell’Auranite, ma la catena interposta non permette di vedere che due cime staccate, le più alte certo”.
Eventi principali
Gesù attraversa Pella senza svolgervi alcuna predicazione né compiere pubblicamente miracoli. La città, infatti, era stata prevenuta contro di Lui da Marco di Giosia, il giovane indemoniato geraseno che Gesù aveva liberato[2] e che, dopo essere divenuto suo discepolo, lo aveva poi abbandonato in seguito al discorso sul Pane del Cielo[3] pronunciato nella sinagoga di Cafarnao.
Poco prima di entrare in città, Gesù incontra la Madre di Marco di Giosia, la quale, profondamente addolorata, lo supplica di liberare nuovamente il figlio, ricaduto volontariamente nella possessione diabolica, e gli chiede di non rivolgersi agli abitanti di Pella, ormai ostili al Maestro:
«Ma Tu non parlare a Pella! Non parlare in Perea! Egli te li ha messi contro. E non è solo. Ma io vedo e parlo solo di lui…».
Gesù le risponde:
«Parlerò con un atto. E sarà sufficiente ad annullare l’opera di altri. Va’ in pace alla tua casa». (EMV 358.8)
L’«atto» al quale Gesù allude è la guarigione del giovane cieco Jaia, incontrato lungo la strada che conduce a Pella. Entrato in città, il Signore si reca unicamente nella modesta abitazione del ragazzo per chiedere alla madre il permesso di condurlo con sé lungo il cammino verso Gerusalemme. La donna, pur restando sola, manifesta una fiducia assoluta nel Salvatore e acconsente senza esitazione:
[Dice Jaia:] «Mamma, ho trovato uno che conosce Gesù di Nazaret e che dice che mi conduce da Lui per essere guarito. È molto buono. Mi lasci andare, mamma?».
«Ma sì, Jaia! Anche se resto sola, va’, va’, benedetto, e guardalo anche per me il Salvatore!». L’adesione, la fede della donna è assoluta.
Gesù sorride. Parla: «Tu non dubiti, donna, né di me, né del Salvatore?».
«No. Se tu lo conosci e gli sei amico, non puoi essere che buono. Lui poi! Va’, va’, figlio! Non tardare un momento. Diamoci un bacio e va’ con Dio».
Si baciano, trovandosi a tentoni.
Gesù pone sulla tavola grezza un pane e delle monete. «Addio, donna. Qui vi è di che procurarti cibo. La pace sia con te». (EMV 358.9)
La comitiva, sotto una fitta pioggia, riprende il cammino in direzione di Jabes Galaad e lascia la città di Pella e i suoi abitanti:
Fanno almeno un chilometro, poi Gesù si ferma. Prende il capo del ciechino fra le mani e lo bacia sugli occhi spenti dicendo: «Ed ora torna indietro. Va’ a dire a tua madre che il Signore premia chi ha fede, e va’ a dire a quelli di Pella che questo è il Signore». Lo lascia andare e si allontana rapido.
Ma non passano tre minuti che il ragazzo grida: «Ma io ci vedo! Oh! non fuggire! Tu sei Gesù! Fa’ che io veda Te per primo!», e cade in ginocchio sulla via bagnata di pioggia.
La donna gerasena e i servi da una parte, gli apostoli dall’altra, corrono a vedere il miracolo.
Anche Gesù torna, lentamente, sorridente. Si china ad accarezzare il ragazzo. «Va’, va’ dalla mamma e sappi credere in Me, sempre».
«Sì, Signor mio… Ma alla mamma nulla?! Nel buio lei che crede come me?».
Gesù sorride più luminosamente ancora. Si guarda intorno. Vede sul ciglio della via un ciuffo di margheritine roride d’acqua. Si china e le coglie, le benedice, le dà al fanciullo.
«Passale sugli occhi di tua madre ed ella vedrà. Io non torno indietro. Io vado avanti. Chi è buono mi segua col suo spirito e parli di Me ai dubbiosi. Tu parla di Me a Pella che tituba nella fede. Va’. Dio è con te».
E poi si volge alla donna di Gerasa: «E tu seguilo. Questa è la risposta di Dio a tutti coloro che tentano sminuire la fede degli uomini nel Cristo. E ciò rafforzi la tua fede e quella di Giosia. Va’ in pace».
Si separano. Gesù riprende la marcia a sud. Il fanciullo, la gerasena e i servi, verso nord. Il velo dell’acqua fitta li separa come dietro una tenda fumosa… (EMV 358.10)
Il gruppo riprende quindi il cammino verso sud, mentre Jaia ritorna a Pella insieme alla Madre di Marco di Giosia e ai suoi servi. Il miracolo della guarigione del ragazzo e della madre diviene così l’unica testimonianza lasciata da Gesù alla città: un segno silenzioso ma eloquente, affidato non alla predicazione, bensì alla fede di due umili persone chiamate ad annunciare ai loro concittadini la presenza del Messia.
Toponimi
Nell’Opera di Maria Valtorta la città è chiamata Pella e non risulta menzionata nella Bibbia, come luogo degli eventi evangelici. Nella tradizione greca e latina il nome compare nella forma di Pélla. L’antica Pella è generalmente identificata con il sito archeologico di Tabaqat Fahil, nella valle del Giordano settentrionale, in Giordania.
Dove se ne parla nell’Opera?
Volume 3: EMV 187
Volume 5: EMV 357 EMV 358 EMV 359 EMV 360
Per saperne di più su questo luogo
Situata nell’attuale Giordania, nella valle del Giordano, a circa 90 km a nord-ovest di Amman, Pella raggiunse il suo massimo splendore durante il periodo ellenistico e romano. Faceva parte della Decapoli ed era collegata alla vicina Gerasa da una strada romana.
Il sito archeologico di Pella, identificato con Tabaqat Fahil, è considerato uno dei più importanti della Giordania. Gli scavi hanno riportato alla luce testimonianze di un lungo sviluppo urbano, confermando la presenza di una città costruita secondo una disposizione adattata ai rilievi naturali del territorio.
Pella è ricordata anche nella storia del cristianesimo primitivo: poco prima della distruzione di Gerusalemme e del Tempio nel 70 d.C., la comunità cristiana della città santa, guidata da Simone figlio di Cleofa, secondo vescovo di Gerusalemme dopo suo fratello Giacomo, si rifugiò nella regione della Decapoli e tradizionalmente viene associata alla città di Pella.
Explorer
- 32° 26’ 57’’ N / 35° 36’ 54’’ E
- -44 m
Note
- ↑ nel primo periodo di 4 mesi
- ↑ l’episodio dell’indemoniato di Gerarsa è presente nei Vangeli sinottici: Vangelo di Marco Mc 5,1-20, Vangelo di Matteo Mt 8,28-34 e Vangelo di Luca Lc 8,26-39
- ↑ Vangelo di Giovanni Gv 6,22-66