Jaia

Da Wiki Maria Valtorta.
La Carità di Bartolomeo Schedoni

È un fanciullo povero e cieco di Pella, dedito a mendicare, perché suo padre è morto e la madre è anch’essa cieca. Jaia vive in condizioni di estrema povertà, affidandosi alla carità dei passanti e dei contadini, ma conserva una fede semplice e incrollabile in Gesù, del quale ha sentito parlare come di “Uno in Galilea che non è medico ma guarisce”[1].

Guarito miracolosamente da Gesù, diviene uno dei testimoni della sua potenza a Pella e annuncia con entusiasmo il trionfo sulla morte dopo la Risurrezione, infatti, è tra coloro ai quali Cristo Risorto appare.

Carattere ed aspetto fisico

Dell’aspetto fisico si conosce soltanto che è un ragazzo ancora giovane, affetto da cecità, Maria Valtorta descrive Jaia come un “un fanciullo, meglio, un adolescente”[2] costretto a mendicare per procurare il cibo alla madre. Jaia manifesta un carattere semplice, umile e fiducioso. Pur avendo appena subito un’aggressione e un furto, infatti, non cede allo scoraggiamento e accoglie con spontaneità la proposta di essere condotto a Gerusalemme. La sua fede si rivela sincera e immediata. Quando gli viene detto che potrà incontrare il Salvatore, chiede senza esitazione alla madre il permesso di seguirlo, dimostrando una piena fiducia nella possibilità di essere guarito da Gesù di Nazaret.

Dopo aver riacquistato la vista, Jaia riconosce Gesù come il proprio benefattore e gli manifesta una profonda riconoscenza: “Fa’ che io veda Te per primo!”[3]. Il suo primo pensiero è poi rivolto alla madre, anch’essa cieca, implorando che possa ricevere lo stesso dono. Gesù, accogliendo questa richiesta, affida al giovane la missione di riportare lui stesso la vista alla madre e di testimoniare il miracolo agli abitanti di Pella.

Percorso apostolico

Cartina della Palestina: Pella

L’incontro tra Jaia e Gesù avviene in un piccolo villaggio lungo la strada che conduce a Pella, durante il Terzo anno della Vita pubblica[4]. Insieme a una turba di altri mendicanti, per lo più ciechi, il ragazzo riceve dal Signore del pane e del denaro. Subito dopo, però, viene aggredito da un vecchio cieco violento e rissoso che lo deruba di tutto, lasciandolo ferito e nello sconforto:

Chi compassiona, chi ride…

«Chi è?», chiede Gesù alla donna.

«Un fanciullo di Pella. Povero. Viene mendicando. Tutti ciechi nella casa, per malattia presa l’uno dall’altro. Il padre è morto. La madre sta in casa. Il giovinetto chiede l’obolo ai passanti e ai contadini».

Il ragazzo viene avanti col suo bastoncello, asciugandosi il pianto e il sangue, che gli scende dalla fronte, con un angolo del suo mantello sdruscito.

La donna lo chiama: «Fermati, Jaia. Ti laverò la fronte e ti darò un pane!».

«Avevo denaro e pane per più giorni! Ora più niente! La mamma mi aspetta per mangiare…», si lamenta l’infelice mentre si deterge con l’acqua della donna. (EMV 358.3)

Gesù lo consola e, senza rivelare la propria identità, lo incoraggia a recarsi a Gerusalemme, per cercare Gesù di Nazaret e ottenere la guarigione. Jaia accoglie con piena fiducia le parole dello sconosciuto benefattore e, senza saperlo, si affida alla Bontà stessa:

[Dice Gesù:] «Va’ a Gerusalemme. Al Getsemani. È un uliveto alle falde del monte degli ulivi presso la via di Betania. Chiedi di Marco e di Giona. Tutti quelli del sobborgo di Ofel te lo indicheranno. Puoi unirti a una carovana. Ne passano tante. A Giona chiedi di Gesù di Nazaret…».

«Ecco! È quello il nome! Mi guarirà?».

«Se hai fede, sì».

«E fede ho. Tu dove vai, Tu che sei buono?».

«A Gerusalemme, per la Pasqua».

«Oh! prendimi con Te! Non ti darò noia. Dormirò all’aperto e mi basterà un pezzo di pane! Andiamo a Pella… Tu vai là, vero? E lo diciamo alla madre, e poi si va… Oh! vederci! Sii buono, Signore!…».

E il giovanetto si inginocchia cercando i piedi di Gesù per baciarli.

«Vieni. Ti condurrò alla luce». (EMV 358.4)

La Madre di Marco di Giosia incontra Gesù[5]

Riprendono il cammino verso Pella e Gesù guida per un braccio il fanciullo promettendogli che sarà guarito dal Salvatore. Giunti presso le ortaglie che precedono la città, alcune donne di Pella salutano Jaia; tra esse un’anziana, dal fondo di un’ortaglia, lo invita a passare per prendere una scodella di cibo per lui e per la madre. Ed è in quel momento che la Madre di Marco di Giosia sente pronunciare dal fanciullo il nome di Gesù di Nazaret:

[Dice Jaia:] «Vado a dire alla mamma che vado con questo signore buono a Gerusalemme per guarire. Conosce Gesù di Nazaret e mi ci conduce». (EMV 358.5)

Da quel momento la dolorosa vicenda della madre di Marco, il discepolo che ha rinnegato il Maestro ricadendo nella possessione diabolica, si intreccia con quella del giovane cieco. Gesù la consola, spiegandole che il dolore delle madri può concorrere alla salvezza dei figli, e le promette che la liberazione definitiva di Marco avverrà dopo il suo sacrificio Redentore.

Poco dopo il gruppo raggiunge la povera casa dove la Madre di Jaia attende il ritorno del figlio. Il ragazzo le chiede il permesso di partire per Gerusalemme alla ricerca di Gesù di Nazaret; la donna acconsente immediatamente, confidando senza esitazione nelle parole dello sconosciuto pellegrino. Gesù le dona un pane e delle monete e si allontana da Pella in direzione di Jabes Galaad, senza fermarsi a predicare agli abitanti, già sobillati contro di Lui dal discepolo infedele.

Dopo circa un chilometro di cammino per la campagna Gesù si ferma, prende il capo di Jaia e lo bacia sugli occhi, quindi gli ordina di tornare indietro:

«Ed ora torna indietro. Va’ a dire a tua madre che il Signore premia chi ha fede, e va’ a dire a quelli di Pella che questo è il Signore». (EMV 358.10)

Mentre ritorna verso la città, Jaia si accorge improvvisamente di aver riacquistato la vista e cade a terra in ginocchio. Tutti si avvicinano, anche Gesù, che gli dice:

«Va’, va’ dalla mamma e sappi credere in Me, sempre».

«Sì, Signor mio… Ma alla mamma nulla?! Nel buio lei che crede come me?».

Gesù sorride più luminosamente ancora. Si guarda intorno. Vede sul ciglio della via un ciuffo di margheritine roride d’acqua. Si china e le coglie, le benedice, le dà al fanciullo.

«Passale sugli occhi di tua madre ed ella vedrà. Io non torno indietro. Io vado avanti. Chi è buono mi segua col suo spirito e parli di Me ai dubbiosi. Tu parla di Me a Pella che tituba nella fede. Va’. Dio è con te». (EMV 358.10)

Dopo il prodigio Gesù invita la madre di Marco a seguire il ragazzo a Pella e le rivela che quel duplice miracolo è la risposta di Dio per tutti coloro che cercano di indebolire la fede nel Cristo; infine la esorta a tornare in pace e a rafforzare la propria fede e quella del marito Giosia in Lui.

Il giorno successivo Jaia con sua madre e la madre di Marco di Giosia sono costretti dai cittadini di Pella a mettersi in viaggio alla ricerca di Gesù per convincerlo a tornare indietro e compiere altri miracoli nella loro città. Trovano infine il Signore nella nella capanna del vecchio e povero Mattia presso Jabes Galaad. Ma Gesù respinge le loro pretese di tornare a Pella e si limita a carezzare e benedire i tre beneficati.

In seguito Gesù Risorto appare a Jaia che diventa uno dei numerosi testimoni della Resurrezione. Durante l’incontro, il Signore rivela il significato più profondo della guarigione dalla cecità ricevuta dal giovane: il dono della vista non era destinato soltanto a restituirgli la capacità di vedere il mondo, ma soprattutto a renderlo testimone diretto della vittoria di Cristo sulla morte:

«Io sono la Verità, Jaia. Io sono la Luce del mondo. Guardami. Vedimi. Ti ho reso la vista per questo, perché tu potessi testimoniare della mia potenza e della mia Risurrezione». (EMV 632.11)

Le parole di Gesù conferiscono alla guarigione una prospettiva nuova: colui che era stato cieco può ora affermare di aver visto con i propri occhi il Signore Risorto, diventando così un autorevole annunciatore della sua vittoria sulla morte.

Jaia testimonia la realtà di Cristo Risorto alla buona donna che aveva accolto lui e sua madre, per amor di Gesù, a servizio nella propria casa. Le racconta di avere visto il Signore vivo, smentendo ogni dubbio e ogni voce contraria:

«Il Signore! Ho visto il Signore risorto. Gli ho baciato i piedi e visto le piaghe. Essi hanno mentito. Era proprio Dio ed è risorto. Io avevo paura che fosse un inganno. Ma è Lui! È Lui!». (EMV 632.12)

Alla perplessità della donna, Jaia insiste sulla concretezza della sua esperienza:

«Sicuro sono. Era carne tiepida di vivo, era voce vera, era respiro. Bello come Dio, ma Uomo, come me e te. Andiamo, andiamo a dirlo a quelli che soffrono o dubitano». (EMV 632.12)

Il giovane cieco di Pella conclude il proprio cammino nell’Opera di Maria Valtorta a Betania, in occasione della Pasqua supplementare[6], mentre insieme ad altri giovinetti come Marziam e Beniamino di Enon, sorveglia i bambini più piccoli: da povero mendicante privo della vista è diventato discepolo e testimone della Risurrezione, chiamato ad annunciare ai dubbiosi e ai sofferenti che Cristo è veramente vivo.

Origine del suo nome

L’origine del nome Jaia è incerta. Non risulta attestato come nome proprio nella tradizione biblica né nelle principali raccolte di nomi ebraici antichi. Potrebbe trattarsi di una variante del nome ebraico Iair (Yā’īr), noto nella Bibbia nella forma italiana Giairo, derivato dal verbo ebraico che significa «illuminare» o «dare luce». L’eventuale collegamento assume un particolare valore simbolico nell’Opera di Maria Valtorta, poiché Jaia è il giovane cieco che riceve da Gesù il dono della vista.

Dove lo incontriamo nell’Opera?

Volume 5: EMV 358 EMV 359

Volume 6: EMV 368 EMV 370

Volume 9: EMV 590

Volume 10: EMV 632 EMV 636

Note

  1. EMV 358.4
  2. EMV 358.3
  3. EMV 358.10
  4. nel primo periodo di 4 mesi
  5. (Immagine generata con IA)
  6. EMV 636.1