Anna Sommo Sacerdote
Anna, detto anche Anania, fu sommo sacerdote di Gerusalemme dal 6 al 15 d.C.; sebbene fosse stato deposto dal pontificato, continuò a esercitare una notevole influenza negli ambienti sacerdotali e nelle decisioni del Sinedrio. Nei Vangeli è menzionato in relazione all’arresto di Gesù: dopo essere stato condotto davanti a lui, Gesù fu trasferito presso Caifa, sommo sacerdote in carica.
Nell’Opera di Maria Valtorta, Anna emerge come una figura di grande influenza negli ambienti del potere sacerdotale e come uno dei principali oppositori di Gesù. La sua ostilità nei confronti del Messia si manifesta già durante la vita pubblica di quest’ultimo e si inserisce in una rete di rapporti familiari e politici che condizionano l’operato del Sinedrio.
Carattere ed aspetto fisico[modifica | modifica sorgente]
Anna è il suocero di Caifa, il sommo sacerdote in carica, ma è a lui che Gesù, dopo la cattura nell’orto del Getsemani, viene portato per primo per essere interrogato, a riprova del suo potere.
Nel L’Evangelo come mi è stato rivelato viene descritto da Maria Valtorta come “un uomo anziano vestito da sacerdote”[2].
Anche Gesù lo definisce “vecchio” dopo essere stato colpito da una delle sue guardie dopo un serrato interrogatorio:
[Dice Anna:] «Ma io ti voglio salvare. Dimmi, e ti salverò. Dove sono i tuoi discepoli? Se Tu me li consegni, io ti lascio libero. Il nome di tutti, e più gli occulti che i palesi. Di’: Nicodemo è tuo? E tuo Giuseppe? E Gamaliele? E Eleazaro? E… Ma di questo lo so… Non occorre. Parla. Parla. Lo sai: ti posso uccidere e salvare. Sono potente».
«Sei fango. Lascio al fango il mestiere della spia. Io sono Luce».
Uno sgherro gli sferra un pugno.
«Io sono Luce. Luce e Verità. Ho parlato apertamente al mondo, ho insegnato nelle sinagoghe e nel Tempio, dove si radunano i giudei, e nulla ho detto in segreto. Lo ripeto. Perché interroghi Me? Interroga quelli che hanno sentito ciò che Io ho detto. Essi lo sanno».
Un altro sgherro gli lascia andare un ceffone urlando: «Così rispondi al Sommo Sacerdote?».
«Ad Anna Io parlo. Il Pontefice è Caifa. E parlo col rispetto dovuto per il vecchio. Ma se ti pare che abbia parlato male, dimostramelo. Se no, perché mi percuoti?». (EMV 604.8)
È dunque lui che sembra esercitare il potere effettivo all’interno del Sinedrio, sia per la propria posizione personale, in quanto ex Sommo Sacerdote, sia per la presenza di persone a lui legate in posizioni di rilievo: - Nahum, suo uomo di fiducia e, più precisamente, suo emissario; - il genero Caifa, insediato nella carica di sommo sacerdote; - i suoi figli: cinque di loro hanno ricoperto o ricopriranno a loro volta la carica di sommo sacerdote.
Un grave episodio di corruzione illustra questa influenza esercitata dietro le quinte: Eleazaro, figlio maggiore di Anna ed ex sommo sacerdote, si rende responsabile di uno stupro e di un omicidio. Anna convoca una seduta del Sinedrio, che manovra attraverso Caifa. Il colpevole viene assolto, il delitto insabbiato e l’innocente che lo aveva denunciato viene imprigionato[3].
Altri quattro suoi figli siedono nel Sinedrio, nel collegio sacerdotale: Anania, Gionata, Mattia e Teofilo.
Percorso apostolico[modifica | modifica sorgente]
La sua ostilità verso Gesù si manifesta fin dall’inizio della vita pubblica del Messia. Anna viene informato attraverso le relazioni dei farisei della Galilea[4], ma incontra Gesù soltanto in occasione del suo arresto, quando conduce il primo interrogatorio[5].
San Giovanni evangelista, nel riferire l’episodio, precisa che il discepolo “era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote”[6]. Anna intratteneva infatti rapporti d’affari con Zebedeo, padre degli apostoli Giacomo e Giovanni. Quest’ultimo ricorda che suo padre riservava al sommo sacerdote il pesce migliore tra quello che pescava, in ragione della posizione sociale di quest’ultimo:
Vi è un poco di silenzio, poi Giovanni torna a parlare.
«Maestro… io conosco Anna e Caifa. Per bisogni di affari la mia famiglia è stata in rapporti con loro, e quando io sono stato in Giudea, per Giovanni, venivo anche al Tempio, e loro erano buoni col figlio di Zebedeo. Mio padre pensa sempre a loro col miglior pesce. È costume, sai? Quando si vuole averli amici, continuare ad averli, bisogna fare così…». (EMV 70.4)
Gesù predice a Maria Valtorta la condanna nell’ultimo Giorno[7].
Origine del suo nome[modifica | modifica sorgente]
Anna, o Hanàn, significa “grazia” o “favore”. Nella tradizione biblica, Anna è anche il nome della madre del profeta Samuele.
Dove lo incontriamo nell’Opera?[modifica | modifica sorgente]
Volume 1: EMV 70
Volume 2: EMV 85 EMV 109 EMV 123 EMV 135
Volume 4: EMV 272
Volume 9: EMV 566 EMV 577 EMV 581 EMV 582 EMV 588 EMV 596 EMV 598
Volume 10: EMV 604
Da altre opere di Maria Valtorta[modifica | modifica sorgente]
Per saperne di più su questo personaggio[modifica | modifica sorgente]
Anna (Hanàn, o Anania ben Seth) fu nominato sommo sacerdote nel 7 d.C. da Quirinio, governatore della Siria. Fu deposto nel 15 d.C. da Valerio Grato, procuratore della Giudea. Nonostante la deposizione, si conservò l’abitudine di attribuirgli il titolo di sommo sacerdote. Aveva 37 anni al momento della nomina e, pertanto, circa 60 anni all’epoca del processo di Gesù.
Mons. Augustin e Joseph Lehmann osservano a suo riguardo:
«Per circa cinquant’anni, la carica di sommo sacerdote rimase quasi ininterrottamente all’interno della sua famiglia; cinque dei suoi figli rivestirono successivamente questa dignità (Eleazaro nel 16/17; Gionata nel 36/37 e poi nel 44; Teofilo nel 37/41; Mattia nel 42/43 e Anania nel 63), senza contare il genero Caifa e i nipoti Yehohanan (Giovanni) e Mattia. Per questo motivo, la famiglia era chiamata “famiglia sacerdotale”, quasi che il sacerdozio fosse diventato in essa ereditario».
Tuttavia, osserva anche che in quella famiglia regnava uno spirito “superbo, audace e crudele”[8]
Anche le principali cariche amministrative del Tempio erano sotto il suo controllo. Lo storico Giuseppe Flavio riferisce che Anna era considerato dagli Ebrei l’uomo più fortunato del suo tempo:
«Si dice che il più vecchio Anna sia stato estremamente fortunato. Infatti cinque suoi figli, dopo che egli stesso precedentemente avesse goduto l’ufficio per un periodo molto lungo, sono stati sommi sacerdoti di Dio - una tal cosa non era mai accaduta a qualsiasi altro dei nostri sommi sacerdoti». ((Antichità giudaiche XX, 9.1)
Il Sommo Poeta Dante Alighieri colloca Anna e il genero Caifa nella sesta bolgia dell’ottavo cerchio dell’Inferno[9], dove sono puniti gli ipocriti; il contrappasso di questi dannati consiste nell’analogia rispetto alla loro condotta in vita: all’esterno mostravano una splendida figura, covando nel loro interno il loro cupo pensiero reale. La visione di un uomo conficcato al suolo con tre pali indica che si tratta di Caifa, il sommo sacerdote di Gerusalemme, colui che consigliò di sacrificare un solo uomo per evitare guai al popolo. Allo stesso modo è tormentato suo suocero Anna e gli altri farisei che presero parte a quel consiglio infame, che mise a morte l’Innocente.