Samuele di Afeca

Da Wiki Maria Valtorta.
Uomo anziano israelita di Alfred Dehodencq

È l’anziano e scorbutico intendente[1] della casa e dei commerci della ricca vedova Sara di Afeca, alla quale presta servizio con fedeltà.

Carattere ed aspetto fisico

Maria Valtorta lo descrive come un uomo anziano, dal naso pronunciato e dalla folta barba, intento a discutere animatamente con alcuni acquirenti particolarmente avari:

La casa della vedova è presso uno di questi, su una piazza, ed è occupata, al terreno, da un vasto emporio dove c’è un po’ di tutto, gestito da un vecchio nasuto e barbuto, che sta sbraitando come un dannato con dei compratori tirchi.

«Samuele!», chiama la donna.

«Padrona!», risponde il vecchio inchinandosi tanto quanto le balle di mercanzia accatastate davanti a lui lo concedono. (EMV 456.6)

È un uomo pratico, fedele al proprio lavoro e legato alle sue convinzioni, ma poco disposto ad aprirsi alla novità del messaggio evangelico, come la stessa Sara di Afeca dice di lui:

«Taci, Samuele!… Perdonalo, Maestro! È un servo fedele. Nato qui da servi della casa dello sposo, solerte, onesto… ma cocciuto nelle sue idee di vecchio israelita…», lo scusa sottovoce la vedova. (EMV 456.7)

Percorso apostolico

Cartina della Palestina: Afec

Nel L’Evangelo come mi è stato rivelato di Maria Valtorta Samuele di Afeca compare durante il Terzo anno della Vita pubblica di Gesù[2] in occasione della guarigione miracolosa di Elia di Afeca, il servitore caduto rovinosamente dalla scala, durante i lavori di imbiancatura delle pareti della casa della padrona Sara.

Di fronte al miracolo della guarigione, istantanea, della gamba incancrenita operata da Gesù, tuttavia, Samuele non manifesta la fede semplice e immediata di Elia, ma reagisce con incredulità, attribuendo quanto è avvenuto alla magia:

Il vecchio Samuele è molto combattuto da opposti sentimenti… Ma, come molti in Israele, non sa staccarsi dal vecchio per il nuovo e si irrigidisce dicendo:

«Magia! Magia! È detto[3]: “Il mio popolo non si contamini coi maghi e gli indovini. Se uno lo farà, rivolgerò da lui il mio volto e lo sterminerò”. Trema, o padrona, di essere infedele alle leggi!», e se ne va severo, scandalizzato come avesse visto il demonio insediato nella casa.

«Non lo punire, Maestro! È vecchio! Ha sempre creduto così…».

«Non temere. Se dovessi punire tutti coloro che mi dicono demonio, molti sepolcri si aprirebbero ad ingoiare la preda. Io so attendere… Parlerò verso il tramonto. Poi lascerò Afeca. Ora accetto la sosta sotto il tuo tetto». (EMV 456.7)

Quando Sara decide di lasciare definitivamente Afeca per unirsi al gruppo dei discepoli e stabilirsi a Cafarnao, sceglie di non portare con sé Samuele, riconoscendone l’onestà e la competenza come amministratore, ma anche la limitata adesione al messaggio di Gesù:

«Ho deciso di lasciare qui Samuele, migliore come servo che come credente, e venire a Cafarnao presso di Te». (EMV 457.5)

Origine del suo nome

Il nome Samuele è tradizionalmente interpretato come «esaudito da Dio» oppure «Dio ha ascoltato», in riferimento alla nascita del profeta Samuele, ottenuta da Anna dopo una lunga preghiera[4].

Dove lo incontriamo nell’Opera?

Volume 7: EMV 456 EMV 457

Note

  1. Nel contesto della Palestina del I secolo, l’intendente (dal greco epítropos) era l’amministratore di fiducia di un ricco proprietario terriero o di un sovrano. Sovrintendeva alla gestione delle proprietà, dirigeva il lavoro dei contadini e dei servi, amministrava i raccolti e aveva il compito di far eseguire gli ordini del padrone.
  2. nel terzo periodo di 4 mesi
  3. in: Levitico 20,6
  4. Primo libro di Samuele: 1Sam 1