Afec

Da Wiki Maria Valtorta.
Cartina della Palestina: Afec

Antica città situata a est del lago di Galilea, lungo le vie di comunicazione che attraversavano la regione della Decapoli e collegavano la Galilea con i territori dell’Oltre Giordano.

Ne L’Evangelo come mi è stato rivelato di Maria Valtorta, la città di Afec (o Afeca), è ricordata come una città di passaggio durante gli spostamenti di Gesù e dei suoi discepoli, costituendo una delle tappe del loro itinerario nelle regioni orientali del lago.

Abitanti o nativi del luogo

Sara di Afeca, proprietaria della casa che accoglie Gesù e i suoi discepoli durante il loro soggiorno in città. Samuele, l’anziano amministratore della casa, dal carattere burbero ma fedele al proprio servizio. Elia di Afeca, suo aiutante, guarito da Gesù. Giuseppe di Afeca, il servitore, descritto come impacciato e maldestro. Maria e Giovanna di Afeca, le ancelle al servizio della casa.

Descrizione

Afec è situata molto più all’interno rispetto a Gamala, tra le montagne a est del lago di Galilea. Lungo il percorso che conduce alla città, la strada si inoltra fra due rilievi collinari, fino a nascondere completamente la vista del lago.

Pur non potendo competere per dimensioni e prestigio con città come Gamala o Ippo, Afec si presenta come un centro prevalentemente rurale. La sua posizione, tuttavia, all’incrocio di importanti vie di comunicazione, ne favorisce lo sviluppo economico. Punto di passaggio per le carovane dirette dall’interno del territorio verso il lago di Galilea o lungo gli itinerari che collegano il nord e il sud della regione, la città dispone di numerose botteghe e locande, sorte per offrire ai viaggiatori alloggio, vesti, sandali e viveri:

Afeca non è una città che possa competere con Gamala o Ippo. È più rurale che altro ma, forse perché su un nodo stradale importante, non è povera. Luogo di passaggio di carovane dirette dall’interno al lago, o dal nord verso il sud, è costretta ad essere attrezzata per fornire ai pellegrini alloggi e vesti, sandali e derrate, e perciò vi sono empori numerosi e numerosi alberghi. (EMV 456.6)

Eventi principali

L’episodio principale ambientato ad Afec è la guarigione di Elia, servitore di Sara di Afeca. Feritosi in seguito a una caduta dalla scala, mentre stava imbiancando con la calce le pareti della casa, era stato colpito da una grave cancrena.

Durante il Terzo anno della Vita pubblica[1], Gesù lo risana miracolosamente durante il suo soggiorno nella città:

Ritorna la padrona: «Ho detto al mio servo che Tu sei qui. Egli ti prega di usargli misericordia. Io ti dico di usarla a me pure. Per i Tabernacoli molta gente passa di qui. E il passaggio principia appena passata la neomenia di tisri. Come faremo, se egli è malato, non so…».

«Digli che venga qui».

«Non può. Non si regge».

«Digli che il Rabbi non va da lui, ma vuole vederlo».

«Lo farò portare da Samuele e Giuseppe».

«Ci manca altro! Io sono vecchio e stanco», brontola Samuele.

«Di’ a Elia di venire con le sue gambe. Lo voglio Io».

«Un povero rabbi! Neppur Gamaliele potrebbe tanto», brontola ancora il vecchio servo.

«Taci, Samuele!… Perdonalo, Maestro! È un servo fedele. Nato qui da servi della casa dello sposo, solerte, onesto… ma cocciuto nelle sue idee di vecchio israelita…», lo scusa sottovoce la vedova.

«Capisco il suo spirito. Ma il miracolo lo muterà. Va’ tu a dire a Elia di venire e verrà».

La vedova va e torna: «L’ho detto. E son corsa via per non vederlo mettere al suolo quella gamba tutta nera e gonfia».

«Non credi al miracolo?».

«Io sì. Ma quella gamba fa orrore… Temo che marcisca tutta per cancrena. È lucida, lucida… orrenda e… Oh!».

L’interruzione, l’esclamazione viene dal vedere il servo Elia correre meglio di un sano verso loro e gettarsi ai piedi di Gesù dicendo: «Sia lode al Re d’Israele».

«Sia lode a Dio solo. Come venisti? Come osasti?».

«Ubbidii. Pensai: “Il Santo non può mentire. E non può comandare cose stolte. Ho fede. Credo”, e ho mosso la gamba. Non doleva più, si muoveva. L’ho messa a terra, mi reggeva. Ho mosso il passo. Potevo farlo. Sono corso. Dio non delude chi crede in Lui». (EMV 456.7)

Il giorno successivo, prima di lasciare la città, Gesù parla agli abitanti di Afeca presso il fóndaco di Sara dove la folla, composta da ebrei e da numerosi stranieri di passaggio, tra mercanti, pellegrini e persone provenienti da diverse regioni, si era riunita. In risposta alle discussioni sorte tra i presenti sulla sua identità e sulla sua missione, Gesù pronuncia un insegnamento nel quale richiama l’episodio biblico dell’acqua scaturita dalla roccia di Meriba[2], interpretandolo come figura della sua missione messianica: Egli è la “pietra” percossa dalla verga di Dio dalla quale sgorga l’acqua viva destinata alla salvezza degli uomini. Il discorso sottolinea il rifiuto di molti in Israele e, al tempo stesso, l’apertura della salvezza ai popoli pagani che sapranno accogliere la luce del Cristo. Afeca diventa quasi il luogo simbolico nel quale Gesù manifesta il passaggio dall’elezione del popolo d’Israele all’universalità della salvezza.

Toponimi

Nell’Opera di Maria Valtorta il luogo è indicato con i nomi di Afec e Afeca, ma anche Afech[3]. La prima forma compare nel testo delle ‘visioni’, mentre la seconda è utilizzata sia nel testo sia nei titoli dei capitoli de L’Evangelo come mi è stato rivelato. Nella tradizione biblica Afec (ebraico Afèq: “fortezza”, “luogo fortificato”) è un toponimo ricorrente, attribuito a diverse località della Terra d’Israele. La città alla quale viene generalmente riferita questa località evangelica è l’Afec della Decapoli, nella regione a oriente del lago di Galilea. Il nome di Afec compare tuttavia anche in altri contesti biblici, tra cui una città della pianura di Saron e un luogo legato agli scontri tra Israeliti e Filistei; tali località omonime non devono essere confuse con quella della regione del Golan. Nella tradizione greca e latina il toponimo compare nelle forme Afec, Afeca, Afek, Apheca, secondo le diverse trascrizioni adottate dalle fonti antiche. Attualmente il luogo è generalmente identificato con Fiq, antico villaggio situato sulle alture del Golan, a sud-est del lago di Galilea. L’identificazione si basa sulla continuità linguistica tra il nome antico Afec e quello arabo Fīq, oltre che sulla corrispondenza della posizione geografica con le indicazioni delle fonti antiche e con la descrizione presente nell’Opera di Maria Valtorta. Tuttavia, trattandosi di un toponimo biblico attestato per più località, tale identificazione non è considerata unanimemente certa e rimane oggetto di discussione tra gli studiosi.

Dove se ne parla nell’Opera?

Volume 4: EMV 293

Volume 7: EMV 449 EMV 450 EMV 452 EMV 454 EMV 456 EMV 457 EMV 467 EMV 490

Volume 9: EMV 577

Volume 9: EMV 636

Per saperne di più su questo luogo

Afec Nel libro dei Re, della Sacra Bibbia, Acab, re d’Israele, infligge una pesante sconfitta a Ben-Adad II, re arameo di Siria[4]. Questa vittoria viene poi ricordata da Eliseo per esortare Ioas[5].

Estratto dal Dizionario geografico dell’Evangelo secondo Maria Valtorta di Jean-François Lavère[6].

Questo villaggio è vicino a Ippo, nella Decapoli. Attualmente si trova a ovest di Afik, nella Transgiordania, probabilmente tra le due colline che vi si trovano: «Afeca è molto più nell’interno di Gamala. Fra i monti. Perciò non si vede più il lago di Galilea. Anzi, non si vede più nulla, perché la strada sale fra due dossi di colli che fanno da paravento.» (EMV 456.3)

Non deve essere confusa con l’omonima città situata ai margini della pianura di Saron[7]. È menzionata più volte nell’Opera, insieme alle località vicine di Gadara, Ippo, Gerghesa e Gamala[8].

Sara, vedova di un ricco mercante, accoglie Gesù ad Afeca: «Ricordati di me. Sono Sara di Afeca, la vedova del venditore di stuoie. Ricorda. Ho casa presso la piazza della fonte rossa. Ma ho anche qualche vigna e bosco.» (EMV 450.7)

Il Signore rimane soltanto alcune ore in questo modesto villaggio. «Afeca non è una città che possa competere con Gamala o Ippo. È più rurale che altro» (EMV 456.6), precisa Maria Valtorta, aggiungendo ancora questa significativa indicazione: «Afeca è molto più nell’interno di Gamala. Fra i monti. Perciò non si vede più il lago di Galilea.» (EMV 456.3)

La città è citata nella Bibbia[4][5]. Eusebio di Cesarea (Onomasticon[9]) indica diverse città chiamate Aphec, tra cui questa, situata al confine degli “Amorrei” oltre il Giordano, assegnata alla tribù di Ruben: «Vi è un villaggio chiamato Aphec presso Ippo, una città della Palestina». La dettagliata descrizione fornita da Maria Valtorta corrisponde bene al sito archeologico identificato nel 1972, undici anni dopo la sua morte!

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  • 32° 46’ 48’’ N / 35° 42’ 15’’ E
  • 335 m

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Note

  1. nel terzo periodo di 4 mesi
  2. Libro dei Numeri: Nm 20,1-13
  3. EMV 454
  4. 4,0 4,1 Primo libro dei Re: 1Re 20,26-30
  5. 5,0 5,1 Secondo libro dei Re: 2Re 13,17
  6. Jean-François Lavère, Dictionnaire géographique de l'Évangile d’après Maria Valtorta, Éditions Maria Valtorta, 2017, pag. 31
  7. Antipatride
  8. EMV 293.1
  9. L’Onomasticon di Eusebio di Cesarea è un dizionario geografico biblico del IV secolo d.C.