Alfeo di Sara
Vicino premuroso dei genitori della Vergine Maria già prima della di lei nascita. Incontriamo per la prima volta questo personaggio nell'Opera, durante il periodo della Nascita e Vita nascosta di Maria e Gesù.
Galileo di Nazaret, è il cugino acquisito di Gesù (vedi l'albero genealogico a fianco). Sua madre Sara è probabilmente la cognata (o addirittura la sorella maggiore) di Maria di Alfeo, zia di Gesù. Ha dei fratelli minori di cui Maria Valtorta non parla[1], così come della moglie, che si presume sia morta all'inizio della vita pubblica.
Oltre che suo vicino premuroso della Vergine Maria è anche suo amico d’infanzia. Egli è più anziano di lei di cinque anni. È a lui che la Vergine Maria affida volentieri le chiavi della sua casa [2]-[3].
Nutre un grande affetto per Anna e Gioacchino, i genitori della Vergine Maria, presso i quali, da bambino, si recava spesso. Lo stesso affetto riguarda ovviamente la Vergine Santissima e la memoria di Giuseppe, Il santo. In ricordo di questi affetti, dà infatti a una delle sue figlie il nome Maria e ai suoi nipoti i nomi Anna, Gioacchino e Giuseppe.[4] Questi sono solo alcuni della numerosa prole [5]-[6] di questo nonno e padre colmato di gioia. [7]
Lo vediamo accogliere calorosamente Gesù di ritorno da un viaggio apostolico e preoccuparsi per lui:
Un uomo vede Gesù e fa un cenno di stupore gioioso. Si affretta verso Lui e lo saluta: «Ben tornato! Non ti attendevo così presto! Tieni: bacia il mio ultimo nipote. È il piccolo Giuseppe. È nato in questa tua assenza», e gli porge un piccolino che ha fra le braccia. «Giuseppe l’hai chiamato?». «Sì. Non dimentico il mio quasi parente e, più ancora che parente, il mio grande amico. Ora ho tutti i nomi più cari messi anche ai nipoti: Anna, la mia amica di quando ero piccino, e Gioacchino. Poi Maria… oh! quando nacque che festa! Me lo ricordo quando me la dettero a baciare e mi dissero: “Vedi? Quel bell’arcobaleno è stato il ponte per il quale Essa è scesa dal Cielo. Gli angeli usano quella via lì”, e davvero pareva un angiolino, tanto era bella… Ora ecco Giuseppe. Se sapevo che tornavi tanto presto, aspettavo Te per la circoncisione». «Ti ringrazio per il tuo amore ai nonni e al padre e Madre mia. È un bel bambino. Sia giusto in eterno come il giusto Giuseppe». Gesù palleggia il piccolino, che fa abbozzi di risatine piene di latte. «Se mi attendi, vengo con Te. Aspetto che siano piene le anfore. Non voglio che mia figlia Maria si affatichi. Anzi, guarda, faccio così. Do le brocche ai tuoi, se le prendono, e parlo un poco con Te, da solo». «Ma certo che le prendiamo! Non siamo dei re assiri», esclama Tommaso e per primo afferra una brocca. «Allora, guardate, Maria di Giuseppe in casa non c’è. È dal cognato, sai? Ma la chiave è in casa mia. Fatevela dare per entrare in casa, nel laboratorio, voglio dire». «Sì, sì, andate. Anche in casa. Poi vengo Io». Gli apostoli se ne vanno e Gesù resta con Alfeo. «Volevo dirti… Sono tuo vero amico… E quando uno è vero amico, ed è più vecchio, ed è del luogo, può parlare. Credo che debba parlare… Io… io non ti voglio consigliare. Tu sai meglio di me. Solo ti voglio avvertire che… oh! non voglio fare la spia, né metterti in cattiva luce i parenti. Ma io credo in Te, Messia, e… e mi fa male, ecco, vedere che essi dicono che Tu non sei Tu, ossia il Messia, che Tu sei un malato, che Tu rovini la famiglia e i parenti. La città… Sai, Alfeo è molto stimato e perciò la città ascolta anche loro, e ora è malato e fa pena… Anche la pena delle volte serve a far fare cose ingiuste. Vedi, io c’ero quella sera che Giuda e Giacomo difesero Te e la loro libertà di seguirti… Oh! che scena! Io non so come tua Madre ci resista! E quella povera Maria d’Alfeo? Le donne sono sempre vittime in certe situazioni di famiglia». «Ora i cugini sono dal padre…». «Dal padre? Oh! li compiango! Il vecchio è proprio fuori di sé e, sarà l’età e la malattia certo, ma fa cose da pazzo. Se pazzo non fosse, mi farebbe ancora più pena perché… rovinerebbe l’anima sua». «Pensi che tratterà male i figli?». «Ne sono certo. Mi spiace per loro e per le donne… Dove vai?». «A casa d’Alfeo». «No, Gesù! Non ti fare mancare di rispetto!». «I cugini mi amano al disopra di loro stessi ed è giusto Io li paghi di uguale amore… Là vi sono due donne a Me care… Vado. Non trattenermi». E Gesù si affretta verso la casa di Alfeo, mentre l’altro resta pensieroso in mezzo alla via. (EMV100)
Ancora lo ritroviamo nell'Opera, mentre con umiltà, incita ad avere fede nel Cristo i nazareni curiosi accorsi nel laboratorio di San Giuseppe quando il Pastore Gionata di Betlemme si presenta da Gesù per chiedere la guarigione della sua padrona Giovanna di Cusa e venera la Vergine Maria anch'essa presente alla scena:
Gionata ha prima salutato profondamente con le braccia incrociate sul petto, ora si inginocchia e solleva appena la veste di Maria e ne bacia l’orlo dicendo: «Saluto la Madre del mio Signore!». Alfeo di Sara dice ai curiosi: «Eh! che ne dite? Non c’è da vergognarsi ad esser solo noi senza fede? (EMV 102)
La Vergine Maria in una lettera indirizzata a Gesù parla di Alfeo di Sara come di un buon amico e ne evidenzia il suo lavoro apostolico in Nazareth:
«Leggi, allora». E Giuda legge: «“Gesù, ti prego, e te ne prega anche Maria: non venire a Nazaret finché il cordoglio non è finito. L’amore per Alfeo rende ingiusti i nazareni verso Te, e tua Madre piange perciò. Il buon amico Alfeo mi consola e calma il paese. Molto rumore ha fatto il racconto di Aser e Ismaele per la moglie di Cusa. Ma Nazaret è ora mare agitato da venti diversi. Ti benedico, Figlio mio, e ti chiedo pace e benedizione sull’anima mia. Pace ai nipoti. La Mamma”». (EMV 104)
Alfeo di Sara si mostra, trepidante e preoccupato per Gesù, quando in occasione del lutto per la morte di Alfeo fratello di San Giuseppe padre di Giuda e Giacomo,i fratelli di quest'ultimi Simone e Giuseppe, mostrano ostilità verso il Signore Gesù]:
La vedova ha un grido ed una mossa istintiva di respingere Gesù, di porsi fra Lui e gli altri. Simone e Giuseppe si alzano foschi e interdetti. Ma Gesù non mostra accorgersi del loro atteggiamento ostile. Va ai due uomini – Simone ha già i suoi cinquant’anni e forse più, a giudicare l’aspetto – e tende loro le mani in atto di amoroso invito. I due sono più interdetti che mai. Ma non osano fare un atto villano. Alfeo di Sara trepida e soffre visibilmente. (EMV 105)
Carattere ed aspetto fisico
Nell'Opera è descritto inizialmente nella sua infanzia [8]
e la guarda con due occhioni sgranati di un grigio azzurro cupo. (EMV 2.2)
[...] «Bellissimi! E quei ricciolini? Non hanno il colore delle biade che il sole ha seccato? Guarda: e dentro c’è misto oro e rame». (EMV 2.3)
All’inizio della vita pubblica di Gesù, Alfeo di Sara ha circa 51 anni. Lo si immagina facilmente affezionato ai bambini che lo circondano senza sosta.
Percorso apostolico
È un discepolo della prima ora. A causa della sua prole lascia raramente Nazaret, ma è tuttavia attivo e zelante nel suo apostolato alla sequela del Messia.[9] Gesù mentre tesse le lodi della sua santissima Madre con i suoi apostoli riporta anche dei ricordi dell'infanzia della Madre sua che gli sono stati raccontati, oltre che da suo padre Giuseppe anche da Alfeo.[10] Ospita talvolta gli apostoli di passaggio a Nazaret [11]-[12].
È presente alla Passione [13]-[14]-[15] e rimane fedele fino alla fine.[16]
Origine del suo nome
Alfeo (Halphai) significa "effimero".
Dove la/o incontriamo nell’Opera?
Volume 1: EMV 2 EMV 3 EMV 12 EMV 14Volume 2: EMV 100 EMV 102 EMV 104 EMV 105 EMV 107 EMV 150 EMV 156
Volume 3: EMV 162 EMV 164 EMV 196
Volume 4: EMV 239 EMV 246 EMV 264 EMV 279
Volume 5: EMV 303 EMV 307 EMV 348 EMV 350
Volume 6: EMV 378
Volume 7: EMV 433 EMV 435 EMV 442 EMV 477 EMV 490
Volume 9: EMV 562