Alessandroscene

Da Wiki Maria Valtorta.
Cartina della Palestina: Alessandroscene

Presidio militare romano situato nell’area dell’attuale Libano meridionale, sulla costa mediterranea a sud di Tiro. Nell’Opera di Maria Valtorta è ricordata da Gesù come luogo nel quale si trovava una guarnigione romana.

Abitanti o nativi del luogo

Nel L’Evangelo come mi è stato rivelato si possono incontrare i seguenti personaggi: Alba, Anna, Aquila il triario, Azio, milite romano, Caio, soldato romano; Filippo, Elia e Daniele, i tre fratelli di Ermione di Dositeo; Sira, che parte alla ricerca di Gesù.

Descrizione

Maria Valtorta descrive la città di Alessandroscene:

Alessandroscene è una città più militare che civile. Deve avere un’importanza strategica che io non conosco. Accucciata come è fra i due promontori, sembra una sentinella messa a guardia di quel pezzo di mare. Ora che l’occhio può guardare l’uno e l’altro capo, si vede che spesseggiano su essi le torri militari formanti catena con quelle del piano, della città, dove, verso la marina, troneggia il Castro imponente. (EMV 328.3)

Eventi principali

Gli operai dell’ultima ora di Jan Luyken

Ad Alessandroscene Gesù vi predica la parabola dei lavoratori della vigna[1] (o parabola degli operai dell’undicesima ora) davanti a una folla cosmopolita. La sua predicazione suscita reazioni ostili e deve lasciare la città con il piccolo gruppo dei suoi discepoli, sotto la protezione dei soldati Romani.

Toponimi

Il nome Alessandroscene corrisponde alla forma greca Alexandrós-skēnē, composta da “Alessandro”, e “tenda”, “accampamento” o “campo”. Il toponimo può quindi essere interpretato come “tenda di Alessandro” o “accampamento di Alessandro”. Questa interpretazione è stata collegata all’ipotesi secondo cui il luogo avrebbe avuto origine dall’accampamento di Alessandro Magno durante l’assedio di Tiro.

La forma latina Alexandroschena è attestata nell’Itinerarium Burdigalense[2], dove Alessandroscene compare come una stazione sulla strada costiera tra Tiro ed Ecdeppa, l’odierna Akhziv. Il documento, redatto dal pellegrino di Bordeaux nel 333, indica la distanza di 28 miglia da Tiro ad Alexandroschena e di altre 9 miglia fino a Ecdeppa.

Dove se ne parla nell’Opera?

Volume 5: EMV 328 EMV 329

Volume 7: EMV 474

Volume 8: EMV 534

Per saperne di più su questo luogo

Estratto dal Dizionario geografico dell’Evangelo secondo Maria Valtorta di Jean-François Lavère

Alessandroscene

La città era ormai completamente caduta nell’oblio nel 1944, quando Maria Valtorta scrive l’Opera. Tuttavia la mistica la nomina come “Alessandroscene di Fenicia”[3] e ne fornisce indicazioni geografiche e topografiche dettagliate[4].

Dice Gesù: «Dalla vetta vedremo Alessandroscene oltre la quale è il capo Bianco. Vedrai molto mare, Giovanni mio!», dice Gesù ponendo un braccio intorno alle spalle dell’apostolo.

«Ne sarò contento. Ma fra poco è notte. Dove sosteremo?».

«Ad Alessandroscene. Vedi? La strada già scende. Giù è pianura fino alla città che si vede là, in basso». (EMV 328.1)

Entrano nella città dopo aver superato un altro torrentello, sito proprio alle porte, e si dirigono verso la mole arcigna della fortezza guardandosi intorno curiosi ed essendo curiosamente osservati. I soldati sono molto numerosi e, sembra, anche in buoni rapporti con i cittadini, cosa che fa borbottare fra i denti agli apostoli: «Gente fenicia! Senza onore!». (EMV 328.3)

Qui Gesù pronuncia la sua parabola dell’operaio dell’ultima ora, che san Matteo, testimone oculare, ci ha trasmesso[1]. E Gesù conclude:

«Ma se molti sono i chiamati pochi sono gli eletti, perché pochi sono coloro che vogliono la Sapienza» . (EMV 329.11)

Alessandroscene è stata identificata con un sito situato sulla costa fenicia, a sud di Tiro, nell’area dell’odierna Naqura, nel Libano meridionale.

Secondo l’ipotesi riportata da Lavère, il luogo sarebbe stato utilizzato come accampamento da Alessandro Magno durante il lungo assedio di Tiro del 332 a.C. Dopo la conquista della città, l’insediamento avrebbe mantenuto una funzione strategica, divenendo successivamente un centro abitato e una stazione della strada costiera.

Durante l’assedio di Tiro, durato circa sette mesi, Alessandro fece costruire una grande diga per collegare la terraferma all’isola sulla quale sorgeva la città. La posizione della costa di fronte a Tiro era quindi particolarmente importante per l’organizzazione delle operazioni militari e per il controllo della via costiera.

I due promontori indicati da Maria Valtorta, il “Capo Bianco” (Ras el-Abyad) e il “capo della tempesta” (Ras en-Nāqūrah), corrisponderebbero alle cosiddette “scale di Tiro”, formazioni rocciose calcaree che delimitano la pianura costiera per una lunghezza di circa sei miglia (9,6 km)[5]

Sulle carte dell’epoca romana, Alessandroscene corrisponderebbe a una località denominata Mazi, identificata probabilmente con l’odierna Naqura nel Libano meridionale.

L’esistenza di Alessandroscene è attestata ancora nel IV secolo dall’Itinerarium Burdigalense, il racconto del viaggio compiuto nel 333 dal pellegrino di Bordeaux. L’itinerario la presenta come una stazione (mutatio) situata tra Tiro ed Ecdeppa (Akhziv): «Da Tiro ad Alessandroscene, una tappa, 28 miglia; da qui a Ecdeppa, una tappa, 9 miglia»[6].

Nel 1880 Victor Guérin descrive il luogo osservando la presenza di numerose cavità scavate nel terreno per estrarre pietre provenienti da abitazioni o edifici crollati. Vi nota inoltre resti di colonne e una volta a ogiva che ricopriva un bacino circolare[7].

Anche il piccolo torrente situato nei pressi delle porte della città, ricordato da Maria Valtorta, trova riscontro nella topografia della zona.

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33° 09’ 04’’ N / 35° 10’ 04’’ E

+34 m

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Note

  1. 1,0 1,1 Vangelo di Matteo: Mt 20,1-16
  2. è il più antico racconto di un pellegrinaggio in Terra Santa che possediamo, redatto da un anonimo pellegrino francese, in viaggio da Burdigala (l’attuale Bordeaux), fino a Gerusalemme, dov’era diretto per venerare il Santo Sepolcro.
  3. EMV 323.8
  4. EMV 328
  5. Charles Wilson, Picturesque Palestine, vol. 3, pp. 67-69. Raccolta di incisioni realizzate nel 1881 in quattro volumi.
  6. Itinerarium Burdigalense, itinerario di un pellegrino anonimo di Bordeaux, 333 d.C. Il testo menziona Alexandroschena tra Tiro ed Ecdeppa (Akhziv): «De Tyro usque ad Alexandroschena mansio una, milia XXVIII; inde usque ad Ecdeppa mansio una, milia IX».
  7. Victor Guérin, La Terre Sainte, II parte (1884), p. 143: «Il luogo occupato da questa città [Alessandroscene] è interamente disseminato di numerose cavità, scavate per estrarne pietre provenienti da case o edifici crollati. In mezzo ai cumuli di materiali che giacciono ancora sul terreno, si osservano diversi fusti di colonne, per la maggior parte spezzati. Una volta a ogiva, a forma di cono, ricopre un bacino circolare…».