Mageddo

Da Wiki Maria Valtorta.
Cartina della Palestina: Mageddo

Mageddo è un luogo menzionato nel L’Evangelo come mi è stato rivelato di Maria Valtorta, presso il margine della pianura di Esdrelon, nell’area dell’antica Megiddo.

Nell’Opera è una località di passaggio durante i viaggi di Gesù e dei suoi compagni: vi si svolge una sosta presso una fonte e viene ricordata una residenza di campagna del fariseo Ismael ben Fabi.

L’inquadramento geografico richiede di distinguere il sito della città antica, Tel Megiddo, dai vicini insediamenti di epoca romana e successiva.

Importanza storica e biblica[modifica | modifica sorgente]

L’antica Megiddo, oggi Tel Megiddo o Tell el-Mutesellim, fu una delle città più importanti della Palestina in epoca biblica. Sorgeva su un’altura dominante la fertile pianura di Jezreel, chiamata anche Esdrelon, e controllava lo sbocco orientale del passo di ‘Iron, che collegava la pianura costiera a quella interna.[1]

Attraverso questo passaggio transitava la grande direttrice fra l’Egitto, la costa palestinese e le regioni della Siria e della Mesopotamia, comunemente conosciuta come Via Maris o Via del Mare. Il percorso, dunque, non si sviluppava interamente lungo la costa: presso il Carmelo penetrava nell’interno attraverso il passo di ‘Iron, raggiungendo la pianura di Esdrelon. Megiddo controllava questo collegamento strategico, assumendo un ruolo di primo piano nei commerci e nelle operazioni militari.[1]

La Bibbia ricorda Megiddo in diversi momenti della storia d’Israele. Il cantico di Debora menziona la battaglia combattuta «a Taanach, presso le acque di Meghiddo» (Giudici 5,19). Il Primo libro dei Re annovera la città fra quelle interessate dalle opere di costruzione di Salomone, insieme a Gerusalemme, Asor e Ghezer (1 Re 9,15). A Megiddo è inoltre legata la morte del re Giosia, che affrontò il faraone Necao, avvenimento ricordato in 2 Re 23,29–30 e narrato più ampiamente in 2 Cronache 35,20–25.

La lunga storia dell’insediamento è documentata dalla sovrapposizione di circa venti città, costruite nel corso di millenni. Il sito costituisce un’importante testimonianza archeologica delle civiltà e delle vicende della Palestina antica.[1]

Il nome di Megiddo è infine comunemente collegato ad Armaghedon, il luogo del raduno dei re per lo scontro finale nell’Apocalisse (16,16). L’interpretazione del nome come Har Megiddo, «monte di Megiddo», richiama il valore simbolico assunto da questo luogo, già teatro di scontri decisivi.[2]

Questa importanza storica riguarda anzitutto la città antica e il suo territorio. Per lo studio della Mageddo descritta da Maria Valtorta rimane necessario distinguere il tell dagli insediamenti vicini frequentati in epoca romana.

Abitanti o nativi del luogo[modifica | modifica sorgente]

Il fariseo Ismael ben Fabi possiede una residenza di campagna collegata a Mageddo. Il racconto ne documenta la presenza e la proprietà, senza indicarlo necessariamente come nativo del luogo.[3]

Durante la sosta presso la fonte compaiono due ragazzi di condizione agiata, uno dei quali si chiama Gioachino.[4]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Maria Valtorta non offre una descrizione complessiva della città, ma ne presenta alcuni elementi e la posizione rispetto agli itinerari percorsi.

In EMV 192 Gesù e i suoi compagni sostano presso una fonte abbondante, la cui acqua si riversa rumorosamente in un bacino di pietra scura. Il paese è frequentato da pellegrini diretti a Gerusalemme per la Pasqua, a piedi oppure su asinelli e mule.[4]

In EMV 423 Mageddo è richiamata durante un cammino serale attraverso la pianura. I viaggiatori hanno il Tabor e il Piccolo Hermon sulla destra, i monti della Samaria sulla sinistra e il Giordano alle spalle. Davanti a loro si trovano i colli presso i quali è indicata Mageddo; oltre questi rilievi il cammino prosegue verso la pianura di Saron e la costa mediterranea.[5]

Il nodo stradale[modifica | modifica sorgente]

Cartina della Palestina: Mageddo (Megiddo). Elaborazione cartografica di Gianluigi Porrà.

L’area di Megiddo occupa una posizione strategica fra la pianura di Esdrelon e i passaggi verso la costa. Jean-François Lavère ne sottolinea il ruolo nel controllo delle comunicazioni commerciali e militari presso l’estremità orientale del Carmelo.[2]

Per l’età romana, la documentazione dell’Università Ebraica di Gerusalemme segnala nell’area di Legio e Kefar ‘Otnay un crocevia con collegamenti verso Cesarea, Tolemaide, Neapolis, Diocaesarea e Scitopoli. La configurazione della rete e le denominazioni delle città appartengono a fasi storiche che devono essere distinte dal tempo di Gesù.[6]

Il percorso Cesarea–Legio attraverso il valico di ‘Iron è studiato da Yotam Tepper sulla base di resti stradali, miliari e altri elementi archeologici. La documentazione delle sistemazioni romane non dimostra, da sola, che ogni tratto avesse già la medesima configurazione nel I secolo d.C.[7]

Nell’Opera Mageddo compare lungo due direttrici narrative: il viaggio verso Engannim e Gerusalemme e il cammino dalla pianura di Esdrelon verso la costa.[4][5]

Eventi principali[modifica | modifica sorgente]

Nel secondo anno della vita pubblica[8], durante il viaggio verso Gerusalemme per la Pasqua, Gesù e i suoi compagni sostano presso la fonte di Mageddo. Due ragazzi deridono la povertà di Jabé; Pietro lo difende, gli lava i piedi feriti e gli manifesta il proprio affetto paterno. Il gruppo riprende poi il cammino verso Engannim.[4]

Nel terzo anno[8], Giuda Iscariota riferisce che Ismael ben Fabi desidera ospitare Gesù nella propria casa di campagna a Mageddo. Gesù decide di accettare l’invito[3].

Nel capitolo successivo Gesù raggiunge la proprietà del fariseo, dopo una sosta presso una famiglia povera. Durante il convito guarisce un uomo idropico in giorno di sabato e richiama i presenti alla misericordia e all’umiltà. La scena si svolge in una residenza rurale, non identificata con un edificio archeologico conosciuto.[9]

Durante un successivo viaggio verso la costa, l’Iscariota chiede di fermarsi presso un conoscente che abita poco fuori Mageddo e si separa dal gruppo. Il racconto prosegue con un insegnamento di Gesù sulla carità e sul perdono.[5]

Toponimi[modifica | modifica sorgente]

Mageddo è la forma utilizzata nei passi italiani dell’Opera qui esaminati. Megiddo è la denominazione corrente dell’antica città, il cui sito archeologico è chiamato Tel Megiddo o Tell el-Mutesellim.[10]

Nello studio dell’area occorre distinguere:

  • Tel Megiddo: il tell della città antica;
  • Kefar ‘Otnay, scritto anche Kefar ‘Othnai o Capercotani: un vicino insediamento documentato in epoca romana;
  • Legio: il campo legionario e, per estensione, una denominazione dell’area circostante;
  • Maximianopolis: nome appartenente alla storia successiva dell’area;
  • Lajjun, scritto anche Lejjun: località ricordata, fra l’altro, per il ponte sul torrente Qeni e il khan.

Queste denominazioni ricorrono nella bibliografia dello stesso comprensorio, ma non devono essere considerate tutte equivalenti dal punto di vista topografico e cronologico.[6][11][7]

Jean-François Lavère richiama anche il nome Armaghedon, interpretato come Har Megiddo, «monte di Megiddo», in relazione al luogo simbolico del combattimento finale nell’Apocalisse.[2]

Dove se ne parla nell’Opera?[modifica | modifica sorgente]

Principali riferimenti individuati:

  • EMV 192.3–4: sosta alla fonte ed episodio di Pietro con Jabé;
  • EMV 334.7: invito di Ismael ben Fabi e progetto del viaggio a Mageddo;
  • EMV 335: visita alla residenza rurale di Ismael e guarigione dell’idropico;
  • EMV 423.1–3: posizione di Mageddo lungo il percorso verso la costa e separazione dell’Iscariota dal gruppo.

L’elenco raccoglie i riferimenti esaminati e non costituisce un censimento completo delle occorrenze.

Per saperne di più su questo luogo[modifica | modifica sorgente]

Nel suo Dictionnaire géographique de l’Évangile d’après Maria Valtorta, Jean-François Lavère mette in relazione i ripetuti passaggi di Gesù e dei suoi compagni con la posizione strategica di Mageddo.[2]

L’autore richiama soprattutto la fonte descritta in EMV 192.3 e l’orientamento geografico fornito da EMV 423.1. Osserva che, pur senza descrivere estesamente la città, Maria Valtorta la colloca rispetto alla pianura, ai rilievi e al Giordano. La scheda non propone però l’identificazione archeologica di una specifica fonte o del suo bacino.[2]

Lavère riferisce inoltre che san Girolamo identificava Megiddo con la Legio romana. Il richiamo va distinto dalla localizzazione puntuale del paese narrato nell’Opera e dalla distinzione archeologica fra il tell, l’insediamento civile e il campo legionario.[2][11]

Archeologia e approfondimenti[modifica | modifica sorgente]

Le ricerche archeologiche distinguono Tel Megiddo dai vicini insediamenti di età romana. A Kefar ‘Otnay sono stati individuati edifici con fasi datate al I–II secolo d.C., oltre a strutture dei secoli successivi.[11]

Il paese frequentato dai pellegrini descritto nell’Opera non può essere collocato automaticamente sulla sommità del tell: la sua identificazione richiede il confronto fra testo, topografia e cronologia degli insediamenti.

A Kefar ‘Otnay è stata scoperta anche una sala di preghiera cristiana con mosaici e iscrizioni greche, datata dagli scavatori al III secolo d.C.; si tratta quindi di una testimonianza successiva al tempo di Gesù.[11]

A Legio gli scavi hanno indagato il campo legionario, compreso il complesso del comando, i principia.[12]

Per approfondire:

Explorer[modifica | modifica sorgente]

Riferimento cartografico al sito archeologico di Tel Megiddo, secondo la localizzazione utilizzata nella cartografia di Gianluigi Porrà:

  • 32°35′05,99″ N / 35°11′03,01″ E
  • Quota riportata nella banca dati cartografica: 166 m.

Il marker individua il sito archeologico come riferimento geografico; non costituisce un’identificazione puntuale della fonte o del paese descritto nell’Opera.

Caricamento in corso...

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ↑ 1,0 1,1 1,2 Ministero degli Affari Esteri israeliano, Megiddo – The Solomonic Chariot City, presentazione storica e archeologica del sito.
  2. ↑ 2,0 2,1 2,2 2,3 2,4 2,5 Jean-François Lavère, Dictionnaire géographique de l’Évangile d’après Maria Valtorta. Lieux, monuments, peuples, voce «Mageddo, Megiddo», pp. 239–240.
  3. ↑ 3,0 3,1 EMV 334.7.
  4. ↑ 4,0 4,1 4,2 4,3 EMV 192.3–4.
  5. ↑ 5,0 5,1 5,2 EMV 423.1–3.
  6. ↑ 6,0 6,1 Università Ebraica di Gerusalemme, Kefar ‘Othnai – Megiddo Prison, scheda topografica e archeologica.
  7. ↑ 7,0 7,1 Yotam Tepper, studio del 2004 sulla strada romana Cesarea–Legio nel valico di ‘Iron, pp. 47–82: testo e figure.
  8. ↑ 8,0 8,1 nel primo periodo di 4 mesi
  9. ↑ Maria Valtorta, L’Evangelo come mi è stato rivelato, EMV 335; testo disponibile in francese.
  10. ↑ Ministero degli Affari Esteri israeliano, Megiddo – The Solomonic Chariot City, presentazione del sito archeologico.
  11. ↑ 11,0 11,1 11,2 11,3 Yotam Tepper, Legio, Kefar ‘Otnay, Hadashot Arkheologiyot, 118, 2006.
  12. ↑ Yotam Tepper, Matthew J. Adams ed Eileen Ernenwein, The Principia of the Sixth Legion at Legio/Caparcotani: Ground Penetrating Radar and Excavations in a Legionary Base, ‘Atiqot, 111, 2024.