Bel Nidrasc
Questo termine, trascritto foneticamente da Maria Valtorta in diverse varianti ortografiche, corrisponde al Bet Midrash[1]. Oggi questa espressione indica una sala o un luogo destinato allo studio della Torah e del Talmud[2].
All’epoca di Gesù, era uno dei luoghi privilegiati, nel recinto del Tempio, per ascoltare l’insegnamento dei rabbini.
Descrizione
Nell’Opera di Maria Valtorta, il “Bel Nidrasc” è chiaramente identificato come un luogo del Tempio destinato all’insegnamento:
[Dice Gesù:] «Eccoci al Tempio. Io vado nel Bel Nidrasc[3] ad ammaestrare le folle. (EMV 67.6)
Esso è situato “dopo aver superato la prima terrazza, o scaglione se piace più dirla così”, laddove Maria Valtorta vede Gesù che “si ferma in un luogo porticato che costeggia un ampio cortile, lastricato con marmi di diverso colore. Il luogo è molto bello e affollato”[4].
Per insegnarvi, era necessario chiedere l’autorizzazione a un magistrato e dimostrare di possedere i requisiti per essere riconosciuti come rabbino. Il luogo potrebbe corrispondere al Portico di Salomone, situato a est del Cortile dei Gentili, dove i discepoli si riuniscono ancora dopo l’Ascensione del Signore[5].
Anche il cugino Giuseppe di Alfeo lo esorta a insediarsi nel Tempio di Gerusalemme per farsi “conoscere dai grandi d’Israele” e gli dice: “Sali al Tempio e insediati nel Portico di Salomone — sei della stirpe di Davide e profeta, quel posto ti spetta, a nessuno come a Te spetta, di diritto — e parla»[6].
I posti considerati “migliori” erano quelli situati proprio di fronte alla Porta Bella. Gesù, invece, si collocava generalmente nel posto più “modesto”, all’estremità nord-orientale del cortile, e spesso persino al di sotto del livello del Cortile dei Gentili.
Nel dialogo con Giuda di Keriot, Gesù chiarisce anche perché i rabbini e i maestri d’Israele tengano i loro insegnamenti proprio in quel luogo:
[Dice Gesù:] «E non è questo il luogo dove solitamente si adunano i rabbi per parlare? Essere fuori di qui per parlare e ammaestrare è l’eccezione, e può rappresentare il riposo preso da un rabbi, o una necessità personale. Ma il luogo dove ognuno ama tenere scuola ai discepoli è questo. Non vedete intorno ai rabbi gente di ogni nazionalità, che si accosta a sentire almeno una volta i celebri rabbi? Se non altro per poter dire, tornando al paese natio: “Abbiamo sentito un maestro o un filosofo parlare secondo il modo d’Israele”. Maestro, per quelli che già sono o tendono d’essere ebrei; filosofo, per i gentili veri e propri. Né i rabbi sdegnano di essere ascoltati da questi ultimi, poiché sperano di farne dei proseliti. Senza questa speranza, che se fosse umile sarebbe santa, essi non starebbero nel cortile dei Pagani, ma esigerebbero di parlare in quello degli Ebrei e, fosse possibile, nel Santo stesso, ché, secondo il loro giudizio verso se stessi, essi sono tanto santi che solo Dio è a loro superiore… Ed Io, Maestro, parlo dove i maestri parlano. Ma non temete! Non è ancora il momento loro. Quando sarà il momento loro, Io ve lo dirò, perché voi fortifichiate il vostro cuore». (EMV 507.1)
Il Bel Midrash era dunque un luogo riservato esclusivamente agli Israeliti[7].
Eventi principali
Questo è uno dei numerosi casi in cui Maria Valtorta trascrive foneticamente termini specialistici o nomi propri. La sua fonte è infatti ciò che sente (e vede), non ciò che ha appreso (e letto). Inoltre, la grafia di una stessa parola o di uno stesso nome può variare da un episodio all’altro. È il caso del Bet Midrash, trascritto foneticamente come Bel Nidrasc o Bel Nisdrasc.
È il luogo in cui Gesù, all’età di dodici anni, dialogò con i dottori del Tempio[8].
Era un luogo abituale per Gesù[9] che vi si recava spesso. Proprio in questo luogo Gesù da appuntamento al barcaiolo Salomon: “Vieni fra tre giorni nel Bel Nidrasc”[10].
Gesù paragona la premura di Susanna nei confronti di Aglae a un insegnamento impartito nel Beth Midrash: “E hai fatto più che se avessi predicato nel Bel Nisdrasc”[11]. h
Toponimi
Il nome ebraico Bet Midrash o Beth Midrash è formato da bet o beth, “casa”, e midrash, termine derivato dalla radice ebraica (darash), “cercare”, “studiare”, “indagare”, con riferimento all’attività di interpretazione ed esposizione dei testi sacri. Beit Midrash significa pertanto letteralmente “casa di studio” o “casa dell’insegnamento”.
La denominazione è riportata nelle fonti con diverse forme di traslitterazione, tra cui Beth Midrash, Beit Midrash, Bet Midrash, Beth Midrasch e Bet Midrach. Queste variazioni dipendono dalle differenti convenzioni utilizzate per rendere in caratteri latini i termini ebraici.
Nell’Opera di Maria Valtorta, il termine non compare in tali forme convenzionali, ma viene trascritto foneticamente come Bel Nidrasc e Bel Nisdrasc. Le due forme costituiscono varianti grafiche della medesima denominazione e sono riconducibili alla trascrizione di ciò che Maria Valtorta percepisce uditivamente.
Il termine Beth Midrash designava un luogo di studio e d’insegnamento della Torah. Le fonti rabbiniche attestano attività di insegnamento nell’area del Monte del Tempio, ma non consentono di stabilire con certezza l’esistenza, all’epoca di Gesù, di una sala permanente del Tempio formalmente denominata Beth Midrash. Nel Nuovo Testamento, invece, il Portico di Salomone è esplicitamente attestato come luogo d’insegnamento e di riunione.
Dove se ne parla nell’Opera?
Volume 1: EMV 41 EMV 67 EMV 68
Volume 2: EMV 111
Volume 4: EMV 243
Volume 7: EMV 492
Volume 8: EMV 507
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- 31° 46’ 48’’ N / 35° 14’ 13’’ E
- +735 m
Note
- ↑ o Beth midrash.
- ↑ Il Bet Midrash, o “casa di studio”, è un luogo centrale nella tradizione ebraica, dedicato allo studio della Torah e dei testi rabbinici. È menzionato frequentemente nel Talmud, in particolare nel trattato Shabbat. Si distingue dalla sinagoga (Bet Knesset), sebbene i due luoghi si trovino spesso nello stesso edificio.
- ↑ parole molto probabilmente fraintese per Beth-Midrash (Casa dell'Apprendimento), situata in una parte del Tempio dove i Dottori della Legge erano soliti studiare e insegnare le Scritture.
- ↑ EMV 68.1
- ↑ Atti degli Apostoli: At 3,11-26; At 5,12-25
- ↑ EMV 478.5
- ↑ EMV 492.2
- ↑ EMV 41.2
- ↑ Vangelo di Giovanni: Gv 10,23
- ↑ EMV 111.3
- ↑ EMV 243.3