Sant’Uffizio e Maria Valtorta

Da Wiki Maria Valtorta.
Il Palazzo del Sant’Uffizio a Roma, sede del Dicastero per la Dottrina della Fede

Il 26 febbraio 1948, al termine di un’udienza privata concessa ai padri dell’Ordine dei Servi di Maria, promotori dell’opera di Maria Valtorta, il pontefice Pio XII avrebbe espresso un incoraggiamento alla pubblicazione degli scritti con queste parole[1][2]:

«Pubblicate quest'opera così come sta; chi legge capirà».

E aggiunse:

«Si sente parlare di tante visioni e rivelazioni. Io non dico che tutte siano vere; ma qualcuna vera ci può essere».

Tale giudizio, pur provenendo dalla suprema autorità ecclesiastica, ebbe carattere strettamente privato e informale, e non assunse la forma di un pronunciamento ufficiale. Lo stesso pontefice indicò ai padri serviti di rivolgersi a un Ordinario[3][2] per ottenere un regolare imprimatur secondo le norme del diritto canonico. L’iniziativa editoriale, resa possibile da questo orientamento, era tuttavia nota al Sant’Uffizio, che la guardava con disapprovazione.

A distanza di quasi un anno, nel febbraio del 1949, il Sant’Uffizio tentò di bloccare definitivamente la pubblicazione dell’opera di Maria Valtorta, cercando di confiscare tutti i manoscritti originali e le copie degli scritti. Un ulteriore tentativo di bloccare la pubblicazione fu avviato nel 1952, ma anch’esso non raggiunse l’esito sperato. Ulteriori tentativi non furono fatti mentre papa Pio XII era ancora in vita.

L’anno successivo alla morte di papa Pio XII, avvenuta il 9 ottobre 1958, il Sant’Uffizio prese la decisione di condannare l’opera di Maria Valtorta che era stata pubblicata nella prima edizione del Il Poema dell’Uomo-Dio (oggi L’Evangelo come mi è stato rivelato) in quattro grandi volumi a partire dal 1956 fino al 1959, un volume all’anno.

La inserì nell’Indice dei Libri Proibiti con la Notifica di Condanna pubblicata su L’Osservatore Romano del 6 Gennaio 1960.

Cronologia degli eventi

Antecedenti

  • 13 marzo 1946: il Sant’Uffizio emanò un decreto con cui ingiungeva al P. Generale dell’Ordine dei Servi di Maria di richiamare padre Romualdo Migliorini da Viareggio e trasferirlo a Roma o in altra sede fuori dalla Toscana. Contestualmente, fu interessato l’Arcivescovo della diocesi di Lucca affinché provvedesse all’assegnazione di un nuovo confessore alla veggente, con l’incarico di vigilare e impedire la diffusione tra i fedeli dei cosiddetti “dettati” e delle “visioni” di Maria Valtorta[3].
  • 14 marzo 1946: il Santo Padre approva il decreto che venne subito eseguito[3]. Padre Migliorini viene trasferito da Viareggio a Roma e il giorno 17 marzo 1946 comunica la notizia a Maria Valtorta[4][5].
  • 23 marzo 1946: mons. Antonio Torrini, Arcivescovo di Lucca, espresse apprezzamento per il provvedimento, dichiarando di non avere stima di padre Migliorini, che considerava “un esaltato che vede l’intervento degli angeli e dei demòni dove non sono che manifestazioni di isterismo[3].
  • luglio 1946: il P. Generale dell’Ordine dei Servi di Maria chiese che padre Migliorini fosse trasferito al convento di Monte Senario, a nord di Firenze, ma la richiesta fu respinta dal Sant’Uffizio perché il luogo fu ritenuto troppo vicino a Viareggio. “E l’esaltato confessore della Valtorta rimase a Roma[3].

Preparativi per la pubblicazione

Ultima pagina dell’opuscolo Parole di Vita eterna che riporta l’imprimatur di mons. Costantino M. Barneschi O.S.M. (1892-1965)
  • 11 aprile 1948: mons. Alfonso Carinci, Segretario della Congregazione dei Riti[6] e stretto collaboratore di Pio XII, si recò a Viareggio per incontrare Maria Valtorta e accettò d’interessarsi affinchè l’approvazione dell’opera avvenisse “per il supremo interessamento del Santo Padre[7].
  • 29 giugno 1948: padre Corrado Berti scrive al Santo Padre che “avendo invano bussato alla porta di numerosi episcopi[3] per ottenere l’imprimatur, decide di rivolgersi a mons. Costantino Barneschi, un vescovo del suo Ordine dei Servi di Maria.
  • Estate 1948: mons. Barneschi concede l’imprimatur a un libretto di 32 pagine, intitolato Parole di Vita Eterna (Laboremus, Roma, 1948). Questo opuscolo conteneva alcuni estratti e la struttura dell’opera di Maria Valtorta che doveva essere pubblicata a breve. Era destinato a raccogliere fondi e prenotazioni per poter realizzare la pubblicazione. L’autore degli scritti era anonimo. Questo libretto circolava liberamente in Vaticano, compreso il Sant’Uffizio.
  • 14 ottobre 1948: il quotidiano storico italiano Il Giornale d'Italia pubblica un appello per una sottoscrizione a favore dell’edizione delle opere di Maria Valtorta[3][8].
  • 25 ottobre 1948: Maria Valtorta annuncia a Madre Teresa Maria, la suora carmelitana sua confidente epistolare, la probabile uscita del primo volume già alla fine del mese di novembre del 1948[9].
  • 11 novembre 1948: papa Pio XII, attraverso i monsignori Montini e Tardini, fece sapere a padre Enrico M. Gargiani procuratore generale dell’Ordine dei Servi di Maria, di rivolgersi a mons. Michele Fontevecchia, Vescovo della Diocesi di Aquino-Sora-Pontecorvo: “per ottenere una seconda e più valida approvazione e di stampare e tenere conferenze in tipografie e sale non appartenenti alla Città del Vaticano, per non suscitare danni all’opera da parte di prelati ostili[10]. Mons. Fontevecchia, esaminò la questione e si disse disposto ad approvare.

Le prime difficoltà con il Sant’Uffizio

Palazzo del Sant’Uffizio (1514)
  • 24 novembre 1948: il Sant’Uffizio si riunì e adottò un decreto con cui incaricava padre Enrico M. Gargiani, procuratore generale dei Servi di Maria, di intimare ai padri Berti e Migliorini la cessazione di ogni attività editoriale relativa agli scritti di Maria Valtorta. Contestualmente, l’insigne biblista padre Alberto Vaccari fu incaricato di redigere un parere autorevole sull’opera. Nella medesima sessione si deliberò inoltre di fermare “la raccolta delle adesioni e delle quote per gli abbonamenti all’opera[3].
  • 25 novembre 1948: secondo quanto riferito da mons. Giovanni Pepe, il Santo Padre “approvò il decreto; e questo venne subito eseguito[3].
  • 29 novembre 1948: il Sant’Uffizio intimava ai Padri Berti e Migliorini di non occuparsi più della diffusione dell’opera. L’imprimatur ottenuto non era ritenuto conforme alle norme del Diritto Canonico in quanto mons. Barneschi era solo il vescovo “degli zulù” e non era l’Ordinario né del luogo dell’autore, né dell’editore, né dello stampatore dell’opera. Si minacciavano gravi sanzioni disciplinari ai padri serviti in caso di disobbedienza[11].
  • 23 dicembre 1948: Maria Valtorta riceve un raro ‘dettato’[12] da l’Eterno Padre, contenente un profetico messaggio per la Chiesa e un potente appello rivolto direttamente a papa Pio XII, in cui lo invita a difendere con autorità e fermezza l’Opera donata attraverso Maria Valtorta, perché sarà la gloria del suo pontificato[13].
  • 25 dicembre 1948: il quotidiano storico italiano Il Giornale d’Italia pubblica un articolo titolato: “La Nascita di Gesù, nel racconto e nella visione di un anonimo cristiano” con il testo degli attuali capitoli EMV 29.1-5 e EMV 207.1-7 del “L’Evangelo come mi è stato rivelato[14].
  • 9 gennaio 1949: prendendo atto delle difficoltà, Maria Valtorta scrive direttamente a mons. Alfonso Carinci, comunicandogli “che continue e sempre più forti difficoltà vengono innalzate da alcuni Prelati ad impedire la soluzione della faccenda dell’Opera[15].
  • 17 gennaio 1949: mons. Carinci temporeggia, scrive a Maria Valtorta per rassicurarla e si dice “moralmente certo” che il Sant’Uffizio ha avocato a sé l’opera per un accurato esame della stessa, prima della pubblicazione[16].
  • 20 gennaio 1949: Maria Valtorta gli risponde immediatamente assicurandogli la propria fiducia e obbedienza[17]. Il giorno 28 gennaio 1949 mons. Carinci mostrerà questa lettera al Santo Padre, annotando la reazione favorevole di Pio XII, che gli conferma che della pubblicazione dell'Opera si occuperà il Sant’Uffizio[18].

Primo tentativo di condanna respinto dal Papa

  • 26 gennaio 1949: padre Alberto Vaccari SJ conclude il suo parere, parziale e molto critico, sull’opera di Maria Valtorta. Il suo giudizio come qualificatore del Sant’Uffizio, circa il valore di questi scritti, si può riassumere con l’ultima frase della sua relazione: “come interpretazione del santo Vangelo questa faraginosa opera vale zero”.
  • 2 febbraio 1949: mons. Giovanni Pepe, sostituto e archivista della Sezione della Censura dei Libri del Sant’Uffizio, pubblica un durissimo rapporto su “i « dettati » e le « visioni » della isterica Maria Valtorta di Viareggio, cui ciecamente crede il P. Migliorini, dei Servi di Maria, suo confessore”. In una sua lettera Maria Valtorta scrive: “Mi si disse che il 2 febbraio all’offerta dei ceri a Sua Santità Egli ripete a P. B. e a uno studente S. di M. questo suo volere: di approvare presto... e 20 giorni dopo si condannava!”[19].
  • 14 febbraio 1949: i Consultori del Sant’Uffizio (teologi), accolgono all’unanimità la proposta del relatore di bloccare la pubblicazione dell’opera di Maria Valtorta, si tratta di un provvedimento disciplinare di interdizione: “Si pubblichi che è proibita la stampa dell’opera, perché l’Autorità Ecclesiastica vi ha trovato degli errori, e nelle asserite visioni non vi è nessun fondamento di sopranaturale[20].
  • 16 febbraio 1949: i cardinali membri del Sant'Uffizio fanno proprio il parere dei Consultori e confermano il blocco dell’opera trasformandolo in decisione ufficiale del Sant’Uffizio. Nello stesso giorno, padre Berti scrive a Maria Valtorta che tutto sembra andare per il verso giusto[21].
  • 17 febbraio 1949: papa Pio XII approva le misure cautelari del decreto del Sant’Uffizio, ma non accoglie la proposta di una notificazione perché la giudica “eccessiva o superflua”[22]..

WORK IN PROGRESS

Il Tentativo segreto di distruzione

  • martedì 22 febbraio 1949: padre Berti viene convocato da due censori, monsignor Giovanni Pepe, responsabile della censura dei libri, e padre Girolamo Berruti. Non gli è permesso parlare, ma solo firmare la lettera del Sant’Uffizio e consegnare i manoscritti in suo possesso. «Qui rimarranno come in una tomba», dice mons. Pepe. In quel momento, mentre Maria Valtorta non è a conoscenza di questo tentativo di distruzione, Gesù commenta profeticamente: «Quanto a te, gioisci, anima mia, perché così hai il segno che sei veramente mia. A coloro che mi appartengono, do il mio segno: essere perseguitati, accusati, condannati ingiustamente. Ricordati: interrogati sempre sulla verità delle persone che si fingono miei servitori o lo professano, se non le vedi perseguitate».
  • Mercoledì 23 febbraio 1949: giorno dell'inizio della Quaresima (Mercoledì delle Ceneri), un suo amico laico andò ad annunciare a Maria Valtorta che l'opera era stata condannata. Il Sant'Uffizio aveva preso tutte le precauzioni affinché la notizia rimanesse segreta, ma era trapelata. Le inviava un avvocato per intimare ai Serviti di Maria di conformarsi a tale condanna. L'avvocato, in quell'occasione, informava Maria Valtorta di tutte le disposizioni del codice di diritto canonico che tale condanna aveva violato.

Elementi di contesto

Nel 1952, il Sant'Uffizio commissionò a padre Agostino Bea un parere sulla decisione da prendere riguardo all'opera di Maria Valtorta. Il 17 ottobre 1952, esso concluderà che non è opportuno pubblicare un'opera ambigua. Questo documento, per la sua natura, il suo destinatario e le sue conclusioni, dimostra che la decisione non era stata presa in precedenza. Ciò invalida di conseguenza:

  • La tesi secondo cui la decisione di vietarlo sarebbe stata presa il 17 febbraio 1949 con l'approvazione del Santo Padre.
  • La legittimità dell'interrogatorio di Mons. Giovanni Pepe del 22 febbraio 1949, in cui si chiedeva a padre Berti non solo di non pubblicare l'opera, ma anche di restituire i manoscritti.

Ciò spiega anche perché l'articolo dell'Osservatore Romano del 1960, che commentava l'inserimento nell'Indice, faccia riferimento in modo impreciso e insolito a «ricordi di circa dieci anni fa». È quindi errato tradurre questa imprecisione con «1949» e confermare che la decisione del Sant'Uffizio del 1959 si riferisse solo al proprio parere, non convalidato dal Santo Padre all'epoca, come di diritto.

Note

  1. Padre Berti rese testimonianza delle parole di papa Pio XII nella sua dichiarazione giurata dell’8 dicembre 1978 (Compendio ed Esposizione, § 3), rinnovò la sua testimonianza anche in un articolo pubblicato il 20 febbraio 1980 su Vita Cristiana (già Rivista di Ascetica e Mistica) 1980 – Anno 49°, N. 3 – Luglio-Settembre, dei Padri Domenicani di S. Marco a Firenze. Le sue affermazioni non sono mai state smentite.
  2. 2,0 2,1 Padre Berti - Punti Cruciali, §.20 del capitolo “Sincera relazione delle vicissitudini”, pag. 85-86, Centro Editoriale Valtortiano (2025)
  3. 3,0 3,1 3,2 3,3 3,4 3,5 3,6 3,7 3,8 Vedi documento: Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949), relazione di mons. Giovanni Pepe
  4. Maria Valtorta, I Quaderni del 1945-1950, 17 marzo 1946, pag. 208, Centro Editoriale Valtortiano (2006)
  5. Maria Valtorta, Lettere a Madre Teresa Maria – volume primo, lettera del 17 marzo 1946, pag. 84, Centro Editoriale Valtortiano (2012)
  6. attualmente Dicastero delle cause dei santi
  7. Maria Valtorta, Lettere a Mons. Carinci, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 24, Centro Editoriale Valtortiano (2006)
  8. lettera di Maria Valtorta al sig. Arturo Bottai del 10 novembre 1948 (ancora inedita), Archivio della Fondazione Erede di Maria Valtorta
  9. Maria Valtorta, Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo, lettera del 25 ottobre 1948, pag. 158, Centro Editoriale Valtortiano (2013)
  10. Maria Valtorta, Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo, lettera dell’11 novembre 1948, pag. 160, Centro Editoriale Valtortiano (2013)
  11. Maria Valtorta, Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo, lettera del 16 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2013)
  12. Maria Valtorta, Quadernetti, 23 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2006)
  13. Non sappiamo se papa Pio XII ha avuto modo di leggere questo ‘dettato’, sappiamo però che i membri del Sant’Uffizio l’hanno letto perché, parte di esso, viene trascritto alle pagine 5 e 6 della relazione del Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)
  14. pagina 3 del Il Giornale d’Italia del 25 12 1948, Archivio privato della Fondazione Erede di Maria Valtorta
  15. Maria Valtorta, Lettere a Mons. Carinci, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 20, Centro Editoriale Valtortiano (2006)
  16. Maria Valtorta, Lettere a Mons. Carinci, lettera del 17 gennaio 1949, pag. 25, Centro Editoriale Valtortiano (2006)
  17. Maria Valtorta, Lettere a Mons. Carinci, lettera del 20 gennaio 1949, pag. 26, Centro Editoriale Valtortiano (2006)
  18. Maria Valtorta, Lettere a Mons. Carinci, vedi annotazione di Mons. Carinci sul margine del foglio della lettera del 20 gennaio 1949, pag. 28, Centro Editoriale Valtortiano (2006)
  19. Maria Valtorta, Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo, lettera senza data, pag. 180, Centro Editoriale Valtortiano (2013)
  20. punto n. 2 del verbale delle decisioni
  21. Padre Berti – punti cruciali, lettera di P. Berti a Maria Valtorta del 16 febbraio 1949, pag. 134, Centro Editoriale Valtortiano (2025)
  22. ultima parte del testo in latino del verbale delle decisioni