Aglae (la velata)
Dopo la sua conversione Aglae diventa una discepola del Signore e Maria Valtorta ci informa che fa parte della schiera delle sante che risplendono in Cielo: «l'antico fango divenuto luce»[1].
Aglae è una provocante donna di 26 anni, molto bella, snella, con un portamento sinuoso e delle mani affusolate. Nata a Siracusa in Sicilia, unica figlia dell'intendente di un potente romano, fin dai 14 anni ha inseguito il suo sogno di divenire mima e ballerina. Ma da questa professione è gradualmente scivolata verso la prostituzione. Gesù la incontra a Ebron, nella casa che fu di Giovanni Battista e di cui si è ora impossessato un cortigiano del Re Erode Antipa, del quale ella è l'amante. Ma il suo breve incontro con Gesù la scuote al punto da infonderle il coraggio di reagire per cambiare radicalmente vita.
Gesù con i discepoli si era recato a Ebron per visitare la casa e pregare sul sepolcro di Zaccaria, la casa che ha visto nascere Giovanni il Battista e che ha accolto e ospitato la Beata Vergine Maria nell'episodio della visitazione alla cugina Elisabetta[2]. Ma dopo l'arresto del Battista la casa è stata espropriata, dispersi i resti mortali di Zaccaria e l'erodiano Sciammai di Elchi l'ha profanata facendone un suo lupanare dove accoglie le proprie amanti, tra esse vi è Aglae che accoglie Gesù sul portone della casa di Zaccaria. Questo è il racconto del primo incontro tra Aglae e il Signore Gesù:
Sul portone è una donna giovane e sfacciatamente vestita. Bellissima. «Signore, vuoi entrare nella casa? Entra».Gesù la fissa, severo come un giudice, e non parla.
Parla Giuda, in questo spalleggiato da tutti. «Rientra, spudorata! Non profanarci col tuo alito, cagna famelica».
La donna ha un vivo rossore e china il capo. Fa per scomparire confusa, beffata da monelli e passanti.
«Chi è tanto puro da dire: “Non ho mai desiderato il pomo offerto da Eva?”», dice Gesù severo e aggiunge: «Indicatemi costui ed Io lo saluterò “santo”. Nessuno? E allora se, non per ribrezzo ma per debolezza, vi sentite incapaci di avvicinare costei, ritiratevi. Non obbligo i deboli a lotte impari. Donna, vorrei entrare. Questa casa era di un mio parente. Mi è cara».
«Entra, Signore, se non hai schifo di me».
«Lascia aperta la porta. Che il mondo veda e non mormori…».
Gesù passa serio, solenne. La donna lo inchina soggiogata e non osa muoversi. Ma i lazzi della folla la pungono a sangue. Fugge di corsa sino in fondo al giardino, mentre Gesù va sino ai piedi della scala, sogguarda per le porte socchiuse, ma non entra. Poi va dove era il sepolcro, e dove ora è una specie di tempietto pagano.
«Le ossa dei giusti, anche se inaridite e disperse, gemono balsamo di purificazione e spargono semi di vita eterna. Pace ai morti vissuti nel bene! Pace ai puri che dormono nel Signore! Pace a coloro che soffersero, ma non vollero conoscere vizio! Pace ai veri grandi del mondo e del Cielo! Pace!».
La donna, costeggiando una siepe che la ripara, lo ha raggiunto. «Signore!».
«Donna».
«Il tuo nome, Signore».
«Gesù».
«Non l'ho mai udito. Sono romana, mima e ballerina. Non sono esperta che in lascivie. Che vuol dire quel Nome? Il mio è Aglae e… e vuol dire: vizio».
«Il mio vuol dire: Salvatore».
«Come salvi? Chi?».
«Chi ha buona volontà di salvezza. Salvo insegnando ad esser puri, a volere il dolore ma l'onore, il bene ad ogni costo». Gesù parla senza acredine, ma senza neppure voltarsi verso la donna.
«Io sono perduta…».
«Io sono Colui che ricerca i perduti».
«Io sono morta».
«Io sono Colui che dà Vita».
«Io sono sudiciume e menzogna».
«Io sono Purezza e Verità».
«Anche Bontà sei, Tu che non mi guardi, non mi tocchi e non mi calpesti. Pietà di me…».
«Tu abbiti, per prima, pietà. Dell'anima tua».
«Cosa è l'anima?».
«È ciò che dell'uomo fa un dio e non un animale. Il vizio, il peccato l'uccide e, uccisa che sia, l'uomo torna animale repellente».
«Ti potrò vedere ancora?».
«Chi mi cerca mi trova».
«Dove stai?».
«Dove i cuori hanno bisogno di medico e medicina per tornare onesti».
«Allora… non ti vedrò più… Io sto dove non si vuole medico, medicina e onestà».
«Nulla ti impedisce di venire dove sono. Il mio Nome sarà gridato per le vie e verrà fino a te. Addio».
«Addio, Signore. Lascia che ti chiami “Gesù”. Oh! non per famigliarità!… Perché entri un poco di salvezza in me. Sono Aglae, ricordati di me».
«Sì. Addio».
La donna resta nel fondo, Gesù esce severo. Guarda tutti. Vede perplessità nei discepoli, scherno negli ebroniti. Un servo chiude il portone. (EMV 77.6-7)
Percorso apostolico
Tramite il pastore Elia, Aglae dona una borsa con dei gioielli preziosi per i poveri di Gesù che però, una volta monetizzati da Giuda, vengono usati per corrompere il carceriere e liberare Giovanni il Battista, che sta scontando il suo primo arresto ed è prigioniero nella fortezza di Macheronte.
«[…] Fai vedere, Elia, la borsa». E Giuda rovescia su un lembo del mantello, poiché si è seduto sull’erba, il contenuto della borsa. Anelli, armille, braccialetti, una collana rotolano: giallo oro sul giallo opaco della veste di Giuda. «Tutti gioielli!… Che ce ne facciamo?».«Si possono vendere», dice Simone.
«Sono cose noiose», obbietta Giuda che però li ammira.
«Gliel’ho detto anche io, nel prenderli; ho anche detto: “Il tuo signore ti batterà”. Mi ha risposto: “Non è roba sua. Mia è, ne faccio ciò che voglio. So che è oro di peccato… ma diventerà buono se usato per chi è povero e santo. Perché si ricordi di me”, e piangeva». (EMV 79.5)
Aglae si converte, scappa dal suo padrone Sciammai di Elchi, diviene una fuggiasca ricercata e, per ascoltare gli insegnamenti di Gesù, lo segue di nascosto, completamente velata, da qui il soprannome con il quale il gruppo apostolico la indica: “la velata”.
«A proposito di donne», dice Pietro che, forse perché è seduto presso Gesù, è talmente in solluchero che è buono buono. «È un poco di giorni, e anzi da quando hai parlato a Betania la prima volta dopo il ritorno in Giudea, che una donna, tutta velata, ci segue sempre. Non so come faccia a sapere le nostre intenzioni. So che, o in fondo alle ultime file di popolo che ascolta se Tu parli, o dietro al popolo che ti segue se cammini, o anche dietro a noi se andiamo ad annunciarti per le campagne, c'è quasi sempre. A Betania la prima volta mi ha sussurrato dietro al velo: “Quell'uomo che dici parlerà è proprio Gesù di Nazaret?”. Le ho risposto di sì, e la sera era dietro il tronco di un albero ad udirti. Poi l'avevo persa di vista. Ma ora, qui a Gerusalemme, l'ho già vista due o tre volte. Oggi le ho chiesto: “Hai bisogno di Lui? Sei malata? Vuoi l'obolo?”. Ha risposto sempre di no col capo, perché non parla mai con nessuno». (EMV 116.3)
Al termine di una predica sulla virtù della purezza fatto all'Acqua Speciosa, Gesù pronuncia parole che sembrano rivolte direttamente a lei:
«Pentiti, figlia di Dio. Il pentimento rinnova. Il pentimento purifica. Il pentimento sublima. L'uomo non ti può perdonare? Neppure tuo padre potrebbe più? Ma Dio può. Perché la bontà di Dio non ha paragone con la bontà umana e la sua misericordia è infinitamente più grande della umana miseria. Onora te stessa rendendo, con una vita onesta, onorevole la tua anima. Giustificati presso Iddio non peccando più contro la tua anima. Fatti un nome nuovo presso Dio. È quello che vale. Sei il vizio. Diventa l'onestà. Diventa il sacrificio. Diventa la martire del tuo pentimento. Sapesti bene martirizzare il tuo cuore per far godere la carne. Ora sappi martirizzare la carne per dare un'eterna pace al tuo cuore. Vai. Andate tutti. Ognuno col suo peso e col suo pensiero, e meditate. Dio tutti attende e non rigetta nessuno di quelli che si pentono. Il Signore vi dia la sua luce per conoscere la vostra anima. Andate». (EMV 123.5)
Aglae, per stare vicino a Gesù e ascoltare i suoi ammaestramenti, si accontenta di dormire in un ricovero di fortuna fatto di rami e foglie che però non la ripara dalla pioggia e dal freddo. Per darle un po' di conforto e ristoro viene ospitata da Gesù e dagli apostoli nella casetta dell'Acqua Speciosa che Lazzaro gli ha messo a disposizione:
«E ora a tutti un ordine: per nessuna ragione si va allo stanzone. Domani provvederemo. Abituatevi a fare il bene per il bene, senza curiosità e desideri di avere da esso una distrazione o altro. Vedete? Vi rammaricavate che oggi non si sarebbe fatto nulla di utile. Abbiamo amato il prossimo. E che di più grande potevamo fare? Se, e lo è certo, costei è un'infelice, non può il nostro aiuto darle un ristoro, un calore, una protezione ben più profonda del poco cibo, della misera veste, del tetto solido che le abbiamo dato? Se è una colpevole, una peccatrice, una creatura che cerca Dio, il nostro amore non sarà la più bella lezione, la più potente parola, la più netta indicazione per metterla sulla strada di Dio?».Pietro entra piano piano e ascolta il suo Maestro.
«Vedete, amici. Molti maestri ha Israele e parlano, parlano… Ma le anime restano quali sono. Perché? Perché le anime odono le parole dei maestri ma vedono anche le loro azioni. E queste distruggono quelle. E le anime restano dove erano, se pure non retrocedono. Ma quando un maestro fa ciò che dice e agisce da santo in ogni sua azione, anche se fa solo delle azioni materiali come quella di dare un pane, una veste, un alloggio alla carne sofferente del prossimo, ottiene che le anime procedano e giungano a Dio, perché sono le sue stesse azioni che dicono ai fratelli: “Dio è; e qui è Dio”. Oh! l'amore! In verità vi dico che chi ama salva se stesso e gli altri». (EMV 124.5)
Nel discorso conclusivo all'Acqua Speciosa Gesù intercede, presso il Padre, in favore di Aglae:
«Venite! Andiamo al Signore. Io avanti, voi dietro. Andiamo alle acque di salute, andiamo nei pascoli santi, andiamo nelle terre di Dio. Dimenticate il passato. Sorridete al futuro. Non pensate al fango, ma guardate le stelle. Non dite: “Son tenebra”; dite: “Dio è Luce”. Io sono venuto ad annunziarvi la pace, a dire ai mansueti la Buona Novella, a curare quelli che hanno il cuore infranto da troppe cose, a predicare la libertà a tutti gli schiavi, primi fra tutti quelli di Mammona, a liberare i prigionieri dalle concupiscenze.Io vi dico: l'anno di grazia è venuto. Non piangete voi tristi della tristezza di chi si sente peccatore, non lacrimate, esuli dal Regno di Dio. Io sostituisco la cenere con l'oro, l'olio alle lacrime. A festa vi vesto per presentarvi al Signore e dire: “Ecco le pecorelle che Tu mi mandasti a cercare. Io le ho visitate e radunate, le ho contate, ho cercato le disperse e te le ho portate sottraendole ai nuvoli e alle caligini. Le ho prese frammezzo a tutti i popoli, le ho riunite da tutte le regioni per condurle alla Terra non più terra che per esse Tu hai preparato, o Padre santo, per portarle sulle cime paradisiache dei tuoi monti opimi dove tutto è luce e bellezza, lungo i rivi delle celesti beatitudini dove si satollano di Te gli spiriti da Te amati. Sono andato in cerca anche delle ferite, ho guarito le fratturate, ho ristorato le deboli, non ne ho trascurato una sola. E la più sbranata dagli avidi lupi dei sensi me la sono messa come un giogo d'amore sulle spalle e te la poso ai piedi, Padre benigno e santo, perché ella non può più camminare, non sa le tue parole, è una povera anima inseguita dai rimorsi e dagli uomini, è uno spirito che rimpiange e trema, è come un'onda spinta e respinta dal flutto sul lido. Viene col desiderio, la respinge la cognizione di sé… Aprile il tuo seno, Padre tutto amore, perché in esso trovi pace questa creatura smarrita. Dille: ‘ Vieni ’. Dille: ‘ Sei mia ’. Fu di tutto un mondo. Ma ne ha nausea e paura. Dice: ‘ Ogni padrone è uno sgherro lurido ’. Fa' che possa dire: ‘ Questo mio Re mi ha dato la gioia d'esser presa! ’. Non sa cosa sia l'amore. Ma se Tu l'accogli saprà cosa è questo amore celeste che è l'amore nuziale fra Dio e lo spirito umano, e come un uccello liberato dalle gabbie dei crudeli salirà, salirà, sempre più in alto, sino a Te, al Cielo, alla gioia, alla gloria, cantando: ‘ Ho trovato Colui che cercavo. Non ha altro desiderio il mio cuore. In Te mi poso e giubilo, Signore eterno, nei secoli dei secoli beata! ’”.
Andate. Con spirito nuovo celebrate la festa della Purificazione. E la luce di Dio si accenda in voi».
Gesù è stato travolgente nella chiusa del suo discorso. Un volto luminoso dagli occhi raggianti, un sorriso e delle note che sono di una dolcezza non conosciuta. (EMV 132.5)
Nel suo errare, Aglae trova rifugio a casa della Vergine Maria a Nazareth, apre il suo cuore e la sua anima alla Madre che, dopo aver ascoltato con grande compassione la drammatica storia della sua vita e della sua conversione, l'affida temporaneamente a Susanna, la giovane sposa di Cana, una delle donne discepole, le fa deporre per sempre la veste di “velata” e le dice:
«Credi tu che sia puro solo chi non ha conosciuto il senso? Credi tu che l'anima non possa tornare mai più vergine e bella? Oh! figlia! Ma fra la mia purezza che è tutta grazia del Signore e la tua eroica ascesa a ritroso verso la vetta della tua purezza perduta, credi che è più grande la tua. Tu la costruisci: contro il senso, il bisogno e l'abitudine. Per me è la dote naturale come il respiro. Tu devi stroncare il pensiero, gli affetti, la carne, per non ricordare, per non appetire, per non secondare. Io… oh! può mai una creaturina di poche ore desiderare la carne? E ne ha merito di non farlo? Così io. Io non so che sia questa tragica fame che ha fatto dell'umanità una vittima. Io non so altro che la santissima fame di Dio. Ma tu questa non la conoscevi e da te l'hai appresa. Ma tu l'altra, tragica e orrenda, l'hai domata per amore di Dio, tuo unico amore ora. Sorridi, figlia della Misericordia divina! Mio Figlio fa in te ciò che ti ha detto ad Ebron. Lo ha già fatto. Tu sei già salvata perché hai avuto buona volontà di salvarti, perché hai appreso la purezza, il dolore, il Bene. L'anima è rinata. Sì. Ti occorre la sua parola per dirti in nome di Dio: “Sei perdonata”. Io questo non lo posso dire. Ma ti do il mio bacio a promessa, a principio di perdono… ». (EMV 168.9)
Ma, perseguitata dai farisei, Aglae è costretta a rifugiarsi, su richiesta di Gesù, in un luogo deserto dove terminerà il suo cammino di purificazione e anche la sua breve vita. Nel colloquio finale con Gesù viene perdonata dalla Misericordia di Dio:
«Oh! Salvatore mio! Ma allora io sono proprio perdonata? Amata proprio io sono? Lo devo credere?».«Ti ho mai mentito?».
«Oh! no, Signore! Tutto quanto mi hai detto ad Ebron si è avverato. Tu mi hai salvata come è detto dal tuo Nome. Tu mi hai cercata, povera anima perduta. Tu mi hai dato la vita di quest'anima che io portavo in me morta. Tu mi hai detto che se ti avessi cercato ti avrei trovato. E fu vero. Tu mi hai detto che sei dovunque l'uomo ha bisogno di medico e medicina. Ed è vero. Tutto, tutto quanto hai detto alla povera Aglae, da quelle parole del mattino di giugno, alle altre dell'Acqua Speciosa…».
«Devi allora credere anche a queste».
«Sì, credo, credo! Ma Tu dimmi: “Io ti perdono!”».
«Io ti perdono in nome di Dio e di Gesù».
«Grazie… Ma ora… Ora che devo fare? Dimmi, Salvatore mio, che cosa devo fare per avere la Vita eterna? L'uomo si corrompe solo nel guardarmi… Io non posso vivere col tremito continuo di essere scoperta e circuita… In questo viaggio io tremavo ad ogni sguardo d'uomo… Io non voglio più peccare né fare peccare. Dammi la via da seguire. Qual che sia la seguirò. Tu vedi che sono forte anche negli stenti… E anche se per troppo stento incontrassi la morte non ne ho paura. La chiamerò “amica mia” perché mi leverà dai pericoli della Terra, e per sempre. Parla, mio Salvatore».
«Va' in luogo deserto».
«Dove, Signore?».
«Dove vuoi. Dove ti porterà il tuo spirito».
«Sarà capace di tanto il mio spirito appena formato?».
«Sì, perché Dio ti conduce».
«E chi mi parlerà più di Dio?».
«La tua anima risorta, per ora…».
«Ti vedrò mai più?».
«Mai più sulla Terra. Ma fra poco ti avrò redenta del tutto e allora verrò al tuo spirito per prepararti all’ascesa a Dio».
«Come avverrà la mia completa redenzione se non ti vedrò più? Come me la darai?».
«Morendo per tutti i peccatori».
«Oh! no! Tu no, morire!».
«Per darvi la Vita devo darmi la morte. Sono venuto per questo in veste umana. Non piangere… Mi raggiungerai presto dove Io sarò dopo il sacrificio mio e tuo».
«Mio, Signore? Io pure morrò per Te?».
«Sì. Ma in altra maniera. Morirà ora per ora la tua carne e per volere della tua volontà. È quasi un anno che sta morendo. Quando essa sarà tutta morta, Io ti chiamerò».
«Avrò la forza di distruggere la mia carne colpevole?».
«Nella solitudine dove sarai e dove Satana ti assalirà con livida violenza quanto più tu diverrai dei Cieli, troverai un mio apostolo, già peccatore e poi redento».
«Allora non il benedetto che mi parlava di Te [Andrea]? Egli è troppo onesto per essere stato peccatore».
«Non quello. Un altro. Ti raggiungerà all'ora giusta. Ti dirà quanto ancora non puoi sapere. Va' in pace. La benedizione di Dio sia su di te». (EMV 200.4)
Poi, prima di ritirarsi nel deserto, Aglae compie un gesto molto simile a quello di Maria Maddalena, sorella nel percorso di redenzione, disperdendo un profumo prezioso ai piedi del Signore Gesù:
Aglae, che è sempre stata in ginocchio, si curva a baciare i piedi del Signore. Non osa di più. Poi afferra il suo sacco, lo capovolge. Ne cadono semplici vesti, un piccolo sacchetto che risuona e un’anfora di un delicato alabastro rosa.Aglae ripone le vesti, raccoglie il sacchetto e dice: «Questo per i tuoi poveri. È il resto dei miei gioielli. Non ho serbato che delle monete per viatico durante il viaggio… perché, se anche Tu non lo avessi detto, sarei andata in luogo remoto. E questo è per Te. Meno soave del profumo della tua santità. Ma è tutto quello che può dare di meglio la Terra. E mi serviva per fare il peggio… Ecco. Dio mi conceda di odorare almeno come questo, al tuo cospetto, in Cielo», e stappa l’anfora dal tappo prezioso spargendone il contenuto al suolo. Un odore acuto di rose sale a ondate dai mattoni che si impregnano dell’essenza preziosa.
Aglae ritira l’anfora vuota. «Per ricordo di quest’ora», dice e poi si curva ancora a baciare i piedi di Gesù e si rialza, si ritira a ritroso, esce, chiude la porta… Si sente il suo passo allontanarsi verso la scala, la sua voce scambiare poche parole con Maria, e poi il rumore dei sandali che scendono la scala, e poi più nulla. Di Aglae non resta che il sacchettino ai piedi di Gesù e l’aroma acutissimo per tutta la stanza. (EMV 200.5)
Infine, nel discorso di commiato fatto ai cittadini di Ebron per confermarli e fortificarli nella fede, Gesù la propone come modello ai suoi discepoli:
«[…] Ricordate la donna che abitava là dentro?…».«Chi? Aglae?», chiedono in molti.
«Essa. Io l'ho rinverdita, non nelle viscere ma nell'anima essiccata dal paganesimo e dal peccato, e l'ho fatta feconda di giustizia, liberandola da ciò che la teneva, aiutato dalla sua buona volontà. E ve la propongo a modello. Non vi scandalizzate. In verità vi dico che ella è da citarsi ad esempio e da imitarsi, perché pochi in Israele hanno fatto tanta via quanto la pagana e peccatrice per raggiungere le fonti di Dio».
«Noi la credevamo fuggita con altri amanti… C'era chi diceva che era mutata, che era buona… Ma dicevamo: “È un capriccio!”. C'era anche chi diceva che era venuta da Te per… peccare…», spiega il sinagogo.
«È venuta infatti da Me. Ma per essere redenta».
«Abbiamo peccato di giudizio…».
«Per questo Io dico: “Non giudicate”».
«E dove è ora?».
«Solo Dio lo sa. In aspra penitenza certo. Pregate per sostenerla… ». (EMV 398.1)
Origine del suo nome
Lei stessa dice che il suo nome significa “viziosa”[3]. In realtà, è una distorsione morale della sua etimologia greca: Aglaïa, che significa “splendente di bellezza” o “la lucente”.
Dove la incontriamo nell’Opera?
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EMV 647
Maggiori informazioni su questo personaggio
In una 'visione' del 25 Febbraio 1946 Santa Aglae appare a Maria Valtorta per confortare e sostenere l'anima di una donna tentata nella carne e le racconta la fine della sua vita:
Una voce lieve, dolcissima, come stanca, come spossata di chi ha molto sofferto, in una luminosità candidissima che ha forma di corpo spiritualizzato. Dice:«Sono io. Non mi riconosci? Aglae sono. L’antico fango divenuto luce. […]
Nella mia epoca penitenziale ho sofferto le sue pene. E so. Ma non mi scoraggiavo. Come uno malato di una piaga che fete, e che la deve sopportare perché meglio è che il marciume esca anziché rimanere nel sangue a corromperlo, ho sopportato con lo spirito le reminiscenze della carne, i suoi urli di follia… L'anima era più in alto, e non consentiva. La carne, come una lupa, ululava in basso. Talora l'ululo mi impediva anche di pregare. Offrivo al Signore l’orazione della sopportazione. E con gli occhi dello spirito guardavo il Salvatore e mi ripetevo, con lo spirito, le sue parole. Quando sono morta!… Un angelo, il mio, il mio che non mi aveva lasciata neppure quando ero un mostro di libidine, mi disse, raccogliendomi l'anima nelle sue mani purissime: “Più che questo martirio, ti ha fatta bianca ostia l'altro, quello ignoto, incruento, in cui t'era torturatore e carnefice il senso. Godi perché hai trionfato. Il senso non è più. È la pace”.»
Nella stessa 'visione', l'interno ammonitore di Maria Valtorta le rivela che Aglae è tra le sante:
“Fra poco verrà a te, dal Cielo, la santa che tu hai visto peccatrice e che, se avessi un indice dei santi, troveresti nominata oggi. Solo che non è nota ai più […]”.
Maria Valtorta precisa:
«Ma mi sono dovuta fermare subito dopo il saluto di Aglae perché mi è venuta una crisi cardiaca forte. E le altre parole le ho messe dopo passata la crisi; sono perciò incerta se l’angelo mi ha detto che è nominata oggi 25 febbraio, o se è ancora nominata al giorno d’oggi. Tanto per amore di esattezza». (I Quaderni del 1945-1950, 25 Febbraio 1946)
Concordanze storiche
La Leggenda Aurea, al numero d'ordine LXXI, conserva il nome di San Bonifacio martire che nel IV secolo si recò a Tarso, su ordine della sua padrona Aglaida Giusti di Roma, di cui era intendente. Il pellegrinaggio in Terra Santa aveva come scopo quello di raccogliere le sante reliquie dei martiri cristiani e portarle a Roma, ma Bonifacio vi trovò il martirio per essersi dichiarato cristiano. In memoria di Bonifacio, Aglaide fece costruire sull'Aventino una chiesa, divenuta poi la Basilica dei Santi Bonifacio e Alessio. Nel 1969 la vita del santo è stata considerata leggendaria e il suo nome rimosso dal Martirologio Romano mentre, in precedenza, era ricordato il 14 maggio. La chiesa ortodossa invece lo venera il 19 dicembre assieme ad Santa Aglaida Giusti di Roma. La vita di Santa Aglaida che ci è stata tramandata, in alcuni punti, presenta delle forti analogie con quella di Aglae, in un commento al dipinto a olio di Alexandre Cabanel che raffigura Aglaia e Bonifacio leggiamo:

La bella Aglaida era una nobildonna romana socialmente ambiziosa e lasciva, nota per i suoi spettacoli pubblici e le sue feste. Aveva una relazione intima con il suo servo Bonifacio, lui stesso dissoluto e spesso ubriaco diverrà, dopo il suo martirio, proprio il patrono contro gli stati d'ebbrezza. Dopo alcuni anni, cominciarono a lottare con la loro coscienza e l'insensatezza della loro esistenza insoddisfatta, cercando di purificarsi dai loro vizi. Dopo aver appreso che una persona che custodisce e venera le reliquie dei santi martiri nella propria casa potesse ricevere la salvezza, Aglaida ordinò a Bonifacio di andare in Oriente dove i cristiani stavano affrontando una feroce persecuzione, per riportare le spoglie di uno dei martiri. Mentre viaggiava Bonifacio fu sopraffatto dal pentimento per i suoi peccati passati e quando raggiunse i cristiani che stavano affrontando la tortura a Tarso, in Cilicia, abbracciò la loro fede. Dopo aver rifiutato di adorare gli idoli, fu spogliato e perseguitato dal governatore prima di essere decapitato. Quando i suoi resti furono riportati a Roma, Aglaida costruì una cappella sulla sua tomba, distribuì le sue ricchezze tra i poveri e trascorse i suoi ultimi diciotto anni in un pentimento isolato. Le sue reliquie furono sepolte accanto a quelle di Bonifacio. (Ars Europa)
Da l'articolo de “L'Osservatore Romano” del 6 gennaio 1960
Nell'articolo “Una vita di Gesù malamente romanzata” redatto da un autore anonimo e pubblicato nel “L'Osservatore Romano” in data 6 gennaio 1960, a commento della messa all'Indice dei libri proibiti degli scritti di Maria Valtorta, vengono criticate alcune pagine ritenute troppo audaci, citando proprio la figura di Aglae:
“la confessione fatta a Maria da una certa Aglae, donna di vita dissoluta”.
Note
- ↑ I Quaderni del 1945-1950, 25 Febbraio 1946
- ↑ Lc 1, 39-56
- ↑ EMV 77.7