Adinà, la lebbrosa peccatrice guarita
È una donna lebbrosa che marcisce, insieme ad altri lebbrosi, nella Geenna, una desolata valle scavata dal torrente Hinnom, a sud di Gerusalemme. Simone Zelote, che conosce i luoghi per aver abitato tra i lebbrosi, conduce una prima volta Gesù dai malati che si nascondono tra i sepolcri di Siloan e nella valle di Ben Innom:
«E ora andiamo da questi infelici!», dice Gesù e volgendo le spalle alla città va verso un luogo desolato, situato sulle pendici di un colle roccioso che è fra le due strade che da Gerico portano a Gerusalemme. Uno strano luogo fatto come a gradinate, dopo la prima salita sulla quale si inerpica un sentiero, di modo che il primo balzo è sopraelevato a picco per almeno tre metri sul sentiero, e così il secondo. Arido, morto… Tristissimo.«Maestro», grida Simone lo Zelote, «sono qui. Fermati che ti insegno la via…»; e lo Zelote, che si era addossato alla roccia per avere un poco d’ombra, viene avanti e conduce Gesù per un sentiero a gradini diretto verso il Getsemani, ma separato da questo dalla strada che dal monte Uliveto va a Betania.
«Eccoci. Fra i sepolcri di Siloan io vissi, e qui ci sono i miei amici. Parte di essi. Gli altri sono a Ben Innom, ma non possono venire… Dovrebbero traversare la strada e sarebbero visti».
«Andremo anche da loro». (EMV 199.4)
I lebbrosi che hanno fede nel Signore vengono guariti, sia nel corpo che nell'anima, mentre gli altri, miscredenti come Adinà, non vengono guariti:
Gesù fa un cenno d’approvazione, sorridendo luminosamente, e poi alza le braccia e grida: «Siate esauditi. Lo voglio».Esauditi! Può essere per il peccato come per la malattia, o per tutte e due le cose, e i cinque infelici restano incerti. Ma incerti non sono gli apostoli, e non possono che urlare il loro osanna vedendo la lebbra sparire rapida come sparisce il fiocco di neve caduto su un fuoco. E allora i cinque comprendono di essere stati esauditi completamente. Il loro grido risuona come uno squillo di vittoria. Si abbracciano fra di loro e gettano baci a Gesù non potendo precipitarsi ai suoi piedi, e poi si volgono ai compagni dicendo: «E voi non volete ancora credere? Ma che infelici siete?».
«Buoni! Siate buoni! I poveri fratelli hanno bisogno di pensare. Non dite loro nulla. La fede non si impone, si predica con pace, dolcezza, pazienza, costanza. Quello che voi farete dopo la vostra purificazione, come Simone fece con voi. Del resto, il miracolo predica già di suo. Voi, guariti, andrete dal sacerdote al più presto. Voi, malati, attendeteci a sera. Vi porteremo cibarie. La pace sia con voi». (EMV 199.4)
L'anno successivo, quando Gesù si reca nuovamente nella valle di Ben Innom per portare del cibo e conforto ai lebbrosi, Adinà non osa più presentarsi perché si vergogna di non aver prestato fede al Signore la volta precedente:
«Guarda! Sta venendo. Avverti i compagni e torna qui. Egli passerà e ti sanerà».L’uomo arranca su per la costa e chiama: «Uria! Gioab! Adinà! E anche voi che non credete. Viene il Signore a salvarci».
Una, due, tre. Tre sventure sempre più grandi si fanno avanti. La donna però si affaccia appena. È un orrore vivente… Forse piange e forse parla, ma non è possibile capire niente, perché la sua voce è uno squittio uscente da ciò che era la bocca, ma che ora non è più che due mascelle seminude di denti, scoperte, orrende…
«Sì. Ti dico che mi hanno detto di andare a chiamarvi. Che viene a guarirci».
«Io no! Io non gli ho creduto le altre volte… e non mi ascolterà più… e poi non posso più camminare», dice più distintamente la donna, chissà con che fatica. Si aiuta persino con le dita a tenere i lembi delle labbra per farsi intendere.
«Ti portiamo noi, Adinà…», dicono i due uomini e quello della brocchetta.
«No… No… Io ho troppo peccato…», e si accascia là dove è… (EMV 536.3)
Ma Gesù legge il pentimento nel cuore di Adinà e chiede agli altri lebbrosi di portarle la donna aiutandola a camminare:
«Dove è la donna? Perché non viene? Non osa affrontare il volto del Figlio dell’uomo, quando non ha temuto di avere ad incontrare il volto di Dio quando peccava? Andate e ditele che molto le è stato perdonato per il suo pentimento e la sua rassegnazione, e che l’Eterno mi ha mandato ad assolvere ogni peccato di coloro che sono pentiti del loro passato».«Maestro, Adinà non può più camminare…».
«Andate ed aiutatela a scendere qui. E portate un altro recipiente. Vi daremo altro olio…». (EMV 536.4)
Alla fine Adinà implora il perdono e chiede di essere guarita nel corpo e nell’anima, il miracolo della sua guarigione e salvezza testimoniano il potere di redenzione di Cristo. Insieme a lei guariscono anche i compagni Gioab e Uria:
Portata a braccia, scende la donna… e geme, come le è concesso: «Perdono! Del passato! Di non aver chiesto perdono le altre volte!… Gesù, Figlio di Davide, pietà di me!».La depongono ai piedi del masso. E sul masso depongono una specie di pentola tutta sbocconcellata.
Gesù chiede: «Che dite voi? Che sia più facile far aumentare l’olio in un vaso o far crescere la carne là dove la lebbra ha distrutto?».
Un silenzio… Poi proprio la donna dice: «L’olio. Ma anche la carne, perché Tu tutto puoi. E anche puoi darmi l’anima dei miei primi anni. Io credo, Signore».
Oh! il sorriso divino! È come una luce che si spande dolce, ilare, soave! Ed è negli occhi, e sulle labbra, e nella voce mentre dice: «Per la tua fede sii sanata e perdonata. E così voi. E abbiate olio e cibo per ristorarvi. E andate a farvi vedere dal sacerdote come è prescritto. Domani. All’aurora Io tornerò con delle vesti e potrete andare, avendo salva la decenza. Su! Lodate il Signore. Non siete lebbrosi più!».
È allora che i quattro, che sino allora avevano gli occhi fissi sul Signore, si guardano e urlano il loro stupore.
La donna vorrebbe drizzarsi, ma è troppo nuda per farlo. La sua veste cade a brandelli, ed è più il nudo che il coperto in lei. Stando seminascosta dal masso, in un pudore che non è soltanto per Gesù ma per i suoi compagni, col volto ricomposto nelle fattezze che sono soltanto affilate dagli stenti, piange dicendo senza sosta: «Benedetto! Benedetto! Benedetto!». (EMV 536.5)
Origine del nome
Adinà è un nome femminile ebraico dal significato di bella, delicata, elegante. Adinà, figlio di Siza il Rubenita, è anche il nome di uno dei prodi soldati del Re Davide[1]
Dove la incontriamo nell’Opera?
EMV 199 ; EMV 368 ; EMV 536 ; EMV 541